Articoli

Pudore, di Marta Ferro

L’imbarazzo del prof

(L’immagine in evidenza di questo articolo è un disegno di Marta Ferro)

A scuola per anni non ho mai parlato apertamente della mia attività letteraria, né in classe né con i colleghi. Non che fosse un argomento tabù, ma di fatto non ho mai raccontato nulla. Qualcuno, ovviamente, finiva per intercettare qualche notizia, ma un’allusione di tanto in tanto scappava come una scintilla perdendosi nell’aria e tutto finiva lì. Qualcuno un giorno addirittura appese in bacheca in corridoio alcuni miei testi apparsi in rivista, con tanto di fotografia. Ci fu chi mi fece notare, perfettamente in buona fede, quanto mi assomigliasse, il poeta. Del resto il nome, a chiare lettere, non era il mio.
Con il tempo, però, almeno tra i colleghi di più lungo corso, la consapevolezza della mia attività e del mio nom de plume si è consolidata. Tuttavia, soltanto pochi, due o tre, in rare occasioni mi hanno chiesto qualcosa di più specifico. Con una persona soltanto sono entrato nel merito più spesso, a partire da riflessioni e da scambi di opinioni intorno alla letteratura contemporanea da affrontare agli ultimi anni del liceo. Forse qualcuno ha pensato che il mio riserbo fosse una buona ragione per frenare la curiosità. Trovo comunque abbastanza normale che i miei colleghi ignorino i miei libri o li abbiano, al più, sentiti nominare.
Comunque, negli ultimi anni mi è capitato in qualche classe di uscire allo scoperto. All’improvviso. Forse l’ho fatto per trovare un ultimo espediente buono per sorprenderli, per spezzare qualche momento eccessivamente inerte. Così è stato recentemente nell’attuale Quinta Ginnasio.

“Oggi, visto che dovremmo trattare la ballata, analizzeremo una mia poesia”. Continua a leggere

Andrea Temporelli, Il cielo di Marte e Terramadre

La fine del “lutto” (di Giuliano Ladolfi)

Andrea Temporelli rappresenta il talento poetico più emblematico dei poeti della generazione Anni Settanta. […] Con lui il processo di distacco dal “novecento” appare giunto al termine. La sua poesia […] si radica in una acuta consapevolezza artistica maturata su una diuturna attività di critico.

Andrea Temporelli rappresenta il talento poetico più emblematico dei poeti della generazione Anni Settanta. Questo giudizio è supportato dall’autorevole parere di Giovanni Raboni, di Maurizio Cucchi e di Roberto Galaverni. Con lui il processo di distacco dal “novecento” appare giunto al termine. La sua poesia, nata e coltivata nel respiro di «Atelier», si radica in una acuta consapevolezza artistica maturata su una diuturna attività di critico. Del resto, la prestigiosa “bianca” di Einaudi ha tenuto a battesimo il suo esordio poetico, Il cielo di Marte (2005).

Il risultato è un miracolo di stile che con una perizia insuperata Continua a leggere

Andrea Temporelli, Terramadre (2012)

Una calma nervosa, un allarme potenziale (di Paolo Febbraro)

La poesia di Temporelli [Teatro delle selve, ndr] ha una sua caratteristica calma nervosa, un allarme potenziale, un’insidia alla quale rispondere con un fatalismo robusto, una parola netta. Le selve, le balze e i dirupi lo tentano, lo rispecchiano, mostrandogli obliquamente tutti i pericoli che corre: lo mettono nella situazione estrema gradita a colui che per la chiarezza esistenziale mette a rischio molto, forse tutto. Onestà perentoria e ascesa agonistica verso una presa d’atto inderogabile; ecco la musica severa di questo poeta, che riesce a moralizzare il paesaggio senza farlo sbiadire in un’idea: «La metrica / dei piedi e dei polmoni / non vuole suggestione. / Morde la terra il fiato di chi è perso». «Con tutto ciò», aggiunge il poeta, non ogni cosa corrisponde a quest’asprezza, qualcosa si sfila e va a costituire un altro mondo, un’apertura. Persino le pietre possono essere smosse con cura, e l’avventura di chi si espone ai dirupi può trovare un sentiero, un’arte antica, la composizione e il tramandarsi degli affetti.

(Paolo Febbraro, Poesia d’oggiNota di lettura alla poesia Teatro delle selve, “Il Sole 24 Ore”, 21 luglio 2013, p. 29)

Andrea Temporelli, Terramadre (2012)

Un delicato passaggio (di Salvatore Ritrovato)

Ogni sezione del libro presenta un suo peculiare equilibrio che si proietta in un nucleo inabissato del volume, e nello stesso tempo delinea un disegno decentrato che attende la sua chiusura, sia pure provvisoria, in un orizzonte più vasto di opere.

La seconda raccolta di Andrea Temporelli, dopo Il cielo di Marte (Torino, Einaudi, 2005) è un pullulante eterogeneo sistema di diversi insiemi poetici, noti e venuti alla luce in diversi momento del percorso del poeta come, per esempio, la silloge La buonastella, nel collettivo Poesia contemporanea. Settimo quaderno italiano (Marcos y Marcos 2001). Dunque, se è vero che Terramadre può apparire come il «risultato di uno sviluppo nervoso, a scatti, con improvvisi scarti anche all’indietro» — avverte l’autore nella nota finale — fra «agglomerazioni provvisorie di poesie collassate in scritture sommerse, costellazioni che non si sono fissate malgrado la struttura compatta», senza dimenticare Continua a leggere

Andrea Temporelli, Terramadre (2012)

Una natura sempre in bilico (di Alida Airaghi)

Una natura sempre in bilico tra promessa e minaccia, seduzione e sfida […], provocando fantasmagoriche allucinazioni mentali […], a cui il poeta oppone una dignitosa ed esplorativa resistenza.

Sei sezioni compongono questo libro di Andrea Temporelli, contrassegnate da titoli che rimandano alla natura o al dominio dello spirito, temi che si rincorrono e intrecciano in tutto il volume. Una natura sempre in bilico tra promessa e minaccia, seduzione e sfida («Certe mattine il cielo è una promessa», «il ticchettio spaventa i nidi, il vento / turbina foglie e lacera giornali, / promette brace fuoco e zolfo»), provocando fantasmagoriche allucinazioni mentali («crepita il fuoco e accresce in mostri / piccoli insetti»), a cui il poeta oppone una dignitosa ed esplorativa resistenza: «lui rimarrà lì immobile ad attendere», «io assisto allo spettacolo da qui, / semplicemente. / … non attendo nessuno / non ho nulla da dire / piuttosto prendo appunti». Continua a leggere

Andrea Temporelli, Terramadre (2012)

Serata con il gruppo Acàrya (di Antonio Bianchetti)

in questa sua ultima prova invece, l’ho sentito più battagliero, più deciso, più intraprendente dentro a quella “repubblica dei poeti” che circonda la sincerità, e la trasforma.

Splendida serata l’altra sera nella sede del Gruppo Acàrya di Como, che ha visto come protagonista Andrea Temporelli con la sua poesia. Come avevo scritto nel post precedente, essendo la sua firma uno pseudonimo, siamo riusciti a entrare, o meglio, si è svelato l’autore con le sue due personalità. Da una parte, Marco Merlin: il direttore della rivista Atelier, il critico letterario, (colui che ha cercato di dare un senso a questo lavoro importante, perso nella banalità clientelare di questi ultimi anni), l’insegnante, e se vogliamo anche l’uomo qualunque, inteso come lettore attento alle dinamiche di oggi. E dall’altra parte invece, Continua a leggere

Andrea Temporelli, Terramadre (2012)

Un canto sublime e devastante (di Antonio Bianchetti)

Straordinario è il poemetto al centro della raccolta dove, dentro sette pagine intensissime, si raggruma e si contorce, si sviluppa e prende il volo, un canto sublime e devastante al tempo stesso

Per il ciclo L’altra Italia – percorsi di poesia contemporanea, venerdì 19 ottobre presso la sede del Gruppo Letterario Acàrya in Via Grandi 21 a Como (alle ore 21,30) si terrà il secondo appuntamento, con la presentazione del libro di poesie Terramadre (edizioni Il Ponte del Sale) di Andrea Temporelli, uno degli autori giovani più interessanti del panorama culturale del nostro paese. Continua a leggere

Andrea Temporelli, Il cielo di Marte e Terramadre

Senza alibi (di Matteo Marchesini)

In questo poeta, fortissimo è il senso della sintassi, e non comune la capacità di orchestrare la trama dei versi secondo un’armonia assai articolata, puntellata (anche qui) da lontani echi di rime interne, da riprese e avvolgenti curvature del discorso

A differenza di Fiori, il giovane Andrea Temporelli vuole ospitare nei suoi versi la maggior fetta di realtà possibile, in un equilibrato compromesso tra la via intensiva e quella estensiva. Con molti equivoci, ma anche con molta onestà, crede davvero nelle alte temperature della poesia. Prende di petto la Tradizione Letteraria con coraggio, senza paracadute: e tuttavia sia l’ipercoscienza critica, sia una costante misura artigianale, lo preservano da ogni sgradevole confidenza e da ogni pressappochismo nel rapporto con quelli che, usando il suo linguaggio, potremmo definire «i padri». Si tratta, prima di tutto, dei vessilli della sua tradizione personale: Luzi e Sereni. Dal primo, Continua a leggere

Andrea Temporelli, Terramadre (2012)

Da un punto di quiete (di Sebastiano Aglieco)

La ricerca di una comunità poetica, finisce per rappresentare l’estensione parenterale di costrutti emotivi, di sperequazioni significanti, persino nel chiamare in causa, attraverso la forma dell’invettiva, i poeti e la poesia, i fratelli e i nemici.

È lo stesso autore a rivendicare nelle note di questo libro, uno «sviluppo nervoso, con improvvisi scatti anche all’indietro» della sua scrittura, «agglomerazioni provvisorie di poesie collassate in scritture sommerse», implose o addirittura rifiutate, e tra l’altro il libro si situa nelle complesse vicende cronologiche di composizione che hanno interessato anche Il cielo di Marte, l’opera precedente di Temporelli. Ma, insomma, l’autore rivendica anche il raggiungimento di un punto di quiete, «una sosta al momento necessaria», nell’evoluzione della sua scrittura. È dunque un libro che, pur nella complessità della vicenda compositiva, Continua a leggere

Andrea Temporelli, Terramadre (2012)

Il lamento del Padre (di Gianni Priano)

Questa storia credo debba cominciare dal nome dell’autore, anzi dal suo nome e dal suo cognome poiché la scelta radicale che fonda l’opera, qui, è segnata dal passaggio che trasforma la finzione anagrafica in realtà poetica

Una madre non basta a cento figli
e cento figli non bastano a una madre.
(antico detto)

Questa storia credo debba cominciare dal nome dell’autore, anzi dal suo nome e dal suo cognome poiché la scelta radicale che fonda l’opera, qui, è segnata dal passaggio che trasforma la finzione anagrafica in realtà poetica. Se, dunque, Marco Merlin si occupa delle impiegatizie questioni della critica Andrea Temporelli scrive versi. Marco Merlin risulta certificato in vita ma senza Andrea Temporelli sarebbe, appunto, soltanto un uomo fintamente vivo, Continua a leggere