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Il duplice respiro (di Matteo Veronesi)

Temporelli «scrive per uccidere». Vengono in mente […] certi versi dell’ultimo Wilde, quello della Ballata del carcere di Reading: «Ognuno uccide la cosa che ama».

Due libri, l’uno di poesia, l’altro di critica (Il cielo di Marte, Einaudi, Torino 2006, e Nodi di Hartmann, Atelier, Borgomanero 2006), giungono fra le nostre mani, direbbe Renato Serra, come un «dono», come un frutto puro, limpido e fresco, madido della stessa linfa vitale e vivificante che pervade i due risvolti e i due dominî (contrassegnati e marcati dalla distinzione, o dall’indistinzione, dell’identità una e duplice – quasi ricoeuriana dialettica di ipse e idem – suggerita dal binomio di pseudonimo e nome) in cui si manifesta e si articola una autentica esperienza esistenziale e creativa. Continua a leggere

La voce fuori dal limbo (di Luca Cignetti)

Attenzione alla funzione e rifiuto di esibizione della forma conducono la lingua di Temporelli su un versante opposto, insomma, rispetto a poetiche della dissémination […], ma anche rispetto ai “rovesciamenti” ironici deliberati e virulenti

Proprio il rapporto con la tradizione è la migliore chiave di lettura del poeta novarese Andrea Temporelli, i cui temi centrali sono sintetizzabili nella «tensione tra identità e scrittura, tra verità poetica e verità autobiografica, etica, esistenziale»[1]. Questo atteggiamento compare nell’eco dei molti maestri, dichiarati e no, risuonante in ogni sezione dell’opera: Sereni, Eliot, Montale, Luzi, per citare i più ricorrenti.

Già nella Buonastella (2001), dove il tema del padre compare come dato biologico, Continua a leggere

Un’anticipazione in tre frammenti (di Rossano Astremo)

Una voce che fa i conti con la tradizione italiana, ma è sempre attenta a cogliere ogni possibile parabola di un suo oltrepassamento

Andrea Temporelli, pseudonimo di Marco Merlin, nato nel 1973 e direttore della rivista «Atelier», fucina di contenuti creativi e critici di alta qualità, lettura indispensabile per tutti coloro i quali amano la poesia italiana contemporanea, ha all’attivo la pubblicazione di un importante libro di versi, Il cielo di Marte, edito nel 2005 da Einaudi.

Nei versi inediti donati a «Ore piccole» Temporelli conferma Continua a leggere

Un verso libero originale (di Alberto Bertoni)

questo libro di Andrea Temporelli […] crea un’osmosi felice perché affabile tra mondo della veglia e stato onirico

Primo nucleo costitutivo di un’opera in fieri, questo libro di Andrea Temporelli (pseudonimo di Marco Merlin, Borgomanero, No, 1973: anche, con l’identità anagrafica, critico attento alle dialettiche generazionali della produzione poetica, nonché condirettore – con Giuliano Ladolfi – dell’ottima rivista “Atelier”) crea un’osmosi felice perché affabile tra mondo della veglia e stato onirico, sfondo delle guerre occidentali e cronaca minuta, pulsione della poesia alla canzone e rigore di un verso libero per una volta originale, autentico.

(Alberto Bertoni, Trent’anni di Novecento. Libri italiani di poesia e dintorni (1971-2000), Castel Maggiore, Book Editore 2005, p. 280)

L’estremismo della consapevolezza (di Matteo Marchesini)

Se c’è un altro poeta cui potrebbe adattarsi, per motivi diversi, la definizione di “estremismo della consapevolezza” […], questo è di sicuro Andrea Temporelli

Se c’è un altro poeta cui potrebbe adattarsi, per motivi diversi, la definizione di “estremismo della consapevolezza” usata riguardo a Deidier, questo è di sicuro Andrea Temporelli (1973), nom de plume di Marco Merlin, fondatore e direttore della rivista «Atelier». Suoi testi sono apparsi nelle antologie L’opera comune (Atelier, 1999), I poeti di vent’anni (Stampa, 2000), Dieci poeti italiani (Pendragon, 2002), e sul Settimo quaderno uscito per Marcos y Marcos nel 2001. In proprio ha pubblicato la plaquette Il cielo di Marte (Atelier, 1999). Già la scelta dello pseudonimo, rarissima negli autori giovani Continua a leggere

L’autobiografia di un altro (di Umberto Fiori)

In terza, in seconda, in prima persona, è la propria autobiografia come biografia di un altro che “Andrea Temporelli” ha scelto di consegnarci.

Andrea Temporelli è uno pseudonimo. Il dato potrebbe apparire trascurabile, sotto il profilo critico: non è certo la prima volta che uno scrittore decide di celarsi dietro un nom de plume; ma – a parte la rarità di questa pratica nell’ultima generazione di poeti – il fatto è che, nel caso di Temporelli, la scelta si fa anche motivo di ispirazione. Motivo carico di complesse valenze etiche e psicologiche: Andrea, infatti, Continua a leggere