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Un'altra storia

È un’altra storia, adesso

Questo che segue è il brano che ho letto ieri nell’evento teatrale per Simone Cattaneo. Si tratta di un brano cruciale alla fine del mio romanzo, quando la storia (e il romanzo stesso) si rompe e inizia, appunto, qualcosa d’altro. Chi era presente, e ancor più chi era con me in faccia al lago buio, dopo cena, saprà captare ancor meglio tra le righe, spero, ciò che è accaduto, ciò che accade ancora adesso: l’evento in cui siamo immersi.

Del canto di Davide, nella pienezza della vita

“Faccio un salto per cambiare la storia. Così. Proprio adesso. Continua a leggere

Taglia e incolla

Zmorovič prigioniero di sé stesso

Un altro brano a suo tempo tagliato dal romanzo Tutte le voci di questo aldilà.

Intanto Silvio aveva raggiunto l’aula per il ricevimento.

«Professore buongiorno», disse l’illustre genitore. Continua a leggere

Rifiutato

Fuori catalogo (4)

Tornando a loro, lasciarono automaticamente e in perfetta sintonia che gli sguardi planassero dalle fotografie sulle pareti alla scrivania. Elio si sentì quasi in dovere di giustificarsi di non avere nulla di interessante, davanti a sé, da esibire, tanto che invece di tergiversare, esibì la situazione. «Al momento non ho nulla di speciale tra le mani. Stavo anzi dando un’occhiata a qualche proposta di esordienti, a qualche suggerimento di alcuni nostri autori…» Max pensò che quello fosse l’attimo perfetto per dire: “Ah, sì? Che magnifica coincidenza! Io sarei venuto qui proprio per parlarti di un inedito che mi è capitato tra le mani e che mi ha, credimi, folgorato…”, ma tentennò come al solito ed Elio, con un perfetto anticipo da stopper d’altri tempi, gli porse la lettera che aveva poco prima adocchiato e tenuto a portata di mano, dicendogli perentorio: «Leggi.» Continua a leggere

catalogo

Fuori catalogo (3)

Elio Balestrieri non era in sé l’Editore vero e proprio, benché ne rappresentasse la visibile incarnazione. L’Eccelso, Max non l’aveva mai visto di persona, ne aveva soltanto sentito parlare con deferenza. Il dott. Balestrieri stava all’Eccelso come il Figlio sta al Padre. Continua a leggere

Abbandono, di Carola Balma, olio, 90x100 cm

Fuori catalogo (2)

(L’opera scelta come copertina è di Carola Balma.
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Tutti sperano di essere rimpianti dalle proprie ex fidanzate. Sognano di diventare famosi, o ricchi, o di incontrarla di nuovo, un giorno, e leggerle incontestabilmente negli occhi la frase: «Sì, lo confesso, ho proprio sbagliato a lasciarti: ti scongiuro, torna con me!» Così accade anche per gli scrittori abbandonati: dopo tante lettere, brillanti e sbarazzine al punto giusto, ma anche argute, senza ottenere tre righe tre di risposta, sognano, all’indomani del premio Nobel, di ricevere una disperata e patetica lettera del loro ex editore: «Lo ammetto, ho sbagliato tutto, ti supplico, torna con me!», al quale rispondere: «Non fare così, non ti abbattere in questo modo, d’altronde te l’avevo detto che non dovevi lasciarmi, però non ti preoccupare, vedremo, chissà, magari per qualche libro di prose estravaganti, qualche operetta minore, potrei farci un pensierino…», esattamente come, in un romanzo d’altri tempi, ci si avvicinerebbe a una donna in lacrime, porgendole magari un fazzolettino candido, sostenendole una mano e sussurrandole: «Su, non faccia così, in fondo non è una tragedia.» Ma il romanticismo dei nostri banali sospiri si scontra con una realtà in cui non hanno più cittadinanza le svenevoli fanciulle dell’Ottocento, sostituito da forti amazzoni dalla risata disinibita e feroce. E l’uomo può sopportare tutto, ma non una donna che ride, felice senza di lui. Continua a leggere

Belen Rodriguez

Fuori catalogo (1)

Questo capitoletto che ho sacrificato, a suo tempo, durante la revisione del mio romanzo, mi pare abbia una certa autonomia. Come racconto ve lo offro comunque a dosi omeopatiche, in più puntate

Immaginate di essere stati, da ragazzi, il primo fidanzatino, che ne so, della Belen, quando il suo corpo cominciava appena a turbare la magrezza infantile con qualche curva sospetta. Tutti gli adolescenti, del resto, durante quella che gli psicologi definiscono “l’età negata” e i genitori, concordemente, “l’età della stupidera”, commettono delle sciocchezze (e sia chiaro che, nel nostro ragionamento per assurdo, a commettere l’errore sarebbe stata lei). Immaginate poi che lei sia diventata lei e voi siate rimasti voi. Non vi rimarrebbe, per dirla con un grande poeta, che vivere per dire eternamente addio. Così stava accadendo in effetti a Max, anche se soltanto la vicenda di Davide gli stava lasciando lentamente prendere consapevolezza di ciò. Continua a leggere

Specchio rotto

Rompere lo Specchio (in fraterna vigilanza). Lettera aperta a Davide Brullo

Caro Davide,

se scrivi qualcosa su di me, un dato è certo: non sei credibile. Lo stesso vale, ovviamente, per quello che io scrivo di te. Ci vogliamo bene e ci stimiamo e, purtroppo, a queste latitudini ciò si tramuta in una prova provata di partigianeria preconcetta. Peggio: siamo anche due irregolari, politicamente scorretti e tendenzialmente solitari, quindi apparteniamo alla razza peggiore: i cani sciolti che fanno pericolosamente branco, le rare volte che. Mi tocca pure ribadirlo in tutte le occasioni, per rovesciare il problema (ci pensi?, se in Italia le raccomandazioni fossero “pubbliche”, ovvero chi promuove qualcuno ci mettesse la faccia e si giocasse davvero la propria credibilità, il paese entro un paio di generazioni si sarebbe rigenerato). Continua a leggere

Monologo di Lapo

«Io non scrivo più da tempo, da quando conobbi Davide. Probabilmente, se non avessi conosciuto Davide, non avrei smesso di scrivere, e sarei diventato un autore. “Autore” per Davide era quasi una bestemmia. Per Davide dire “autore” era come dire “scribacchino”. Sì, io sarei diventato un autore, se non avessi conosciuto Davide, un buon autore, un onesto mestierante consapevole delle proprie virtù. Ma se si incontra il più bravo di tutti, se si incontra un vero poeta, bisogna rinunciare. Se incontri un autore ti metti a scrivere anche tu, si dice la gente. Ma se incontri un poeta vero, se sei sufficientemente bravo da capire che lui è un poeta vero, non puoi che metterti a tacere. E io incontrai Davide, che era il migliore. Diventammo presto amici. Un autore, mi diceva, è convinto di conoscere la propria arte, ma un poeta invece sa di non sapere un bel nulla. Un poeta, disse, non concettualizza la propria arte, è un dilettante. È vero, risposi, perché capii che lui aveva un’idea altissima della poesia, che non è qualcosa di dominabile. Il vero poeta è un dilettante, mi ripetei da allora in poi, e smisi di scrivere, perché io ero troppo pieno delle teorie di cui mi ero imbevuto, delle poetiche che avevo studiato, delle visioni dell’arte che ci insegnavano, fino a farci nascere contraffatti, fino a farci nascere autori e non più poeti. Un vero poeta non ha alcuna concezione dell’arte, diceva Davide. E adesso che l’unico poeta che abbia mai conosciuto è morto, mi vergogno di essere ancora in vita io. Perché merito di essere sopravvissuto al suo genio? Io non posso essere, adesso, accondiscendente con me stesso, perché ho conosciuto Davide. Davide era intransigente con sé stesso. Non si concedeva la minima inesattezza, non si perdonava nessuna sillaba di troppo. Detestava quelli che parlavano senza aver prima pensato a lungo, e fino in fondo, il loro pensiero. Continua a leggere

Ricordi, disegno di Teresa Sarno, cm 21x29

A qualcuno in qualche luogo

(L’opera scelta come copertina è di Teresa Sarno.
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Da qualche parte, adesso, una donna, molto giovane, quasi vecchia, custodisce un quadernetto e sta leggendo un messaggio che non capisce, oscilla sulla sedia avanti e indietro, si culla come recitasse da un tempo immemorabile un salmo segreto, scritto in una lingua ignota, che dice: Continua a leggere