Articoli

Rubinetto (dettaglio), di Simone Giaiacopi

“Tutte le voci di questo aldilà” ci chiamano a veglia (di Franco Acquaviva)

Andrea Temporelli non è uno scrittore di cui parlano le riviste, le radio, le televisioni. Non è un volto noto, le sue opere non finiscono sugli scaffali dei supermercati, o nelle edicole o nelle librerie-bar-enogastronomie;  nei titoli dei suoi libri la parola “vita” non la si trova; la sua raccolta di poesia più importante, pubblicata da Einaudi, s’intitola “Il cielo di Marte”; ed è difficile immaginare un sigillo più eloquente alla palese, voluta estraneità di questo Autore poco più che quarantenne alle dinamiche del sistema e del mercato editoriale italiano. Come se collocarsi al margine dell’establishment letterario italiano dovesse significare per forza dover subire lo stigma di una condizione di marginalità, residualità, emarginazione, isolamento, e non contribuire invece a delineare un luogo dove progettare, un luogo di trasformazione e di conoscenza, dove si può difendere una propria alterità creativa proprio perché si è meno soggetti alla spinta omologante che il Centro esercita a ogni livello. Difendere i margini per chi fa arte, poesia, allora può equivalere alla resistenza che i contadini del sud del mondo esercitano nei confronti delle multinazionali che vorrebbero imporre le loro sementi. Continua a leggere

Sfuggendo alla critica, di Pere Borrell del Caso

Estrema serietà e irriverente ironia (di Andrea Rompianesi)

Andrea Temporelli è alter ego poetico del critico letterario Marco Merlin, per anni responsabile, con Giuliano Ladolfi, della rivista di poesia Atelier. Un’esperienza forte, militante, anche molto polemica nei confronti di una letteratura caratterizzata da certi aspetti peculiari del Secondo Novecento.

Qui Temporelli, allontanatosi ora dall’esperienza della rivista, si fa narratore; intraprende, nel senso pieno del termine, il robusto percorso del romanzo. “Tutte le voci di questo aldilà” (Guaraldi, 2015), già nel sommario iniziale che annuncia i capitoli, esplicita dei contenuti stessi, quasi si procedesse con un ritmo alla Cervantes. Estrema serietà e irriverente ironia si profilano da subito come correlativi atti a preparare il lettore ad un percorso che non farà sconti e non concederà condoni ad un mondo, quello letterario contemporaneo, che diviene bersaglio di una disamina feroce.

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Gioconda Punk, di Emanuele Taglieri

Antichi contro Moderni

Sono assediato dai libri. Quelli che mi procuro sono sempre più di quelli che riesco a leggere. E la vita, per fortuna, non dà tregua, quindi comincio a credere che molti, troppi, rimarranno intonsi. Come recuperare terreno, come risolvere il problema? E, soprattutto, perché non riesco a limitarmi ai libri davvero fondamentali, ma inseguo il presente, e cerco autori che magari pochissimi conoscono?

Su questo, cercherò di dire qualcosa domani, ho bisogno di andare a rileggere (!) il saggio di un poeta. Intanto, ho immaginato i due professori del mio romanzo che discutevano proprio su tale argomento. Continua a leggere

Cielo cittadino, di Salvo Misseri

Cari poeti, convertitevi alla prosa!

I poeti sono misconosciuti, sfigati, si persuadono della loro superiorità, si chiudono in combriccole, si consolano fra di loro, salvo poi scannarsi alla prima briciola caduta dal banchetto del mondo

  • Ho sempre avvertito la scrittura poetica e quella in prosa come due modalità espressive che hanno radici diverse. Essere scrittore non coincide necessariamente, per me, con l’essere poeta, anche se comprendo tutte le reciproche gradazioni, e contaminazioni, e influenze, fra i due generi. Nel passaggio dalla poesia alla prosa, o viceversa, c’è spazio per infinite sfumature e sovrapposizioni. Ma resto dell’idea che il pensiero poetico abbia un quid qualitativo specifico. Con ciò non intendo asserire che la poesia sia superiore, né che lo sia la prosa. Una buona prosa è indubbiamente superiore a una poesia mediocre.
    E un’ottima prosa, invece, è superiore o inferiore a un’ottima poesia? Il paragone non si pone, perché la loro qualità si gioca, appunto, su terreni diversi.
  • La prosa ha bisogno della poesia.
    La poesia ha bisogno della prosa? Continua a leggere
untitled .oil on canvas. 2015. Angela Velleca

Uno sberleffo al mediocre mondo della cultura (di Davide Brullo)

Ho sulla scrivania, tra i libri da leggere in questi giorni, Il grande animale di Gabriele Di Fronzo. Domenica scorsa ho avuto la sorpresa di aprire “il Giornale” e di trovare, accanto a uno strillo di Davide Brullo sul mio romanzo, un analogo intervento di Paolo Sortino proprio sul libro in questione. Segnali?

Comunque, del Grande animale dirò io stesso qualcosa, presumo. Intanto, ecco le parole con cui Davide ha sintetizzato il mio esordio narrativo:

Davide Scardanelli ha vent’anni ed è un poeta geniale. Il professor Max Lipparini tenta di convincerlo a pubblicare. Di fronte al netto rifiuto di Davide (perché «non c’è una comunità letteraria autentica») Max architetta un tragicomico convegno con i big della letteratura. Al suo primo romanzo, Andrea Temporelli (poeta in catalogo Einaudi) squassa il mondo di cartongesso della letteratura odierna. Necessario l’Epilogo: due pagine e mezzo di istruzioni per scrittori in cerca di fama. Ferocissime.

(L’opera scelta come copertina – cliccare sull’immagine per la visualizzazione completa – è di Angela Velleca, la riproduzione è vietata. Si ringrazia per la gentile concessione)

 

Ceci n'est pas une pipe (questa non è una pipa), di René Magritte

Questa non è una difesa

Qualche precisazione rapida, in merito al saggio di Giuliano Ladolfi pubblicato ieri, in forma di sequenza di pensieri forse un po’ criptici e disordinati, in attesa di raccogliere meglio diverse riflessioni che si annuvolano nella mia testa.

1) Questa non è una difesa del mio libro, per due buone ragioni:
a) l’intervento di Giuliano non esprime un giudizio negativo;
b) i miei libri devono sempre difendersi da soli, non mi permetterai mai di ritenermi il custode del loro valore; se talvolta intervengo, è per entrare nella logica dell’interpretazione, perché questa mi interessa sempre, anche per imparare a valutare meglio le mie stesse esperienze Continua a leggere

Citazione al rovescio da Tutte le voci di questo aldilà

Leggere il mio romanzo nel verso sbagliato. Un saggio di Ladolfi

Andare in pellegrinaggio sull’ermo colle, serve all’interpretazione dell’Infinito?

Sul numero 80 di Atelier, dicembre 2015, Giuliano Ladolfi dedica diverse pagine al mio romanzo, in una lettura tanto generosa e appassionata quanto, a mio parere, incapace di oltrepassare quella soglia di sbarramento, quel limite iniziatico e protettivo che, me ne rendo sempre più conto, metto a recinzione delle mie opere.

Questo lavoro mi appare quindi, in definitiva, depistante, almeno per una certa tipologia di potenziali lettori, ancorché ovviamente rimanga una lettura del tutto legittima. Si sta sommando ad altre interpretazioni che mi giungono, anche in modo informale, che stanno generando in me una serie di riflessioni, che mi riprometto di formalizzare e pubblicare quanto prima. Intanto, basti questo spunto: il romanzo, afferma Ladolfi, è la “trasfigurazione” di eventi di cui egli stesso è stato testimone. Ebbene, possono l’aneddotica delle origini, il feticismo biografico, la storia spicciola spiegare il valore dell’opera? Grazie comunque a Giuliano per il suo amarcord, che ci ha permesso di incrociarci ancora, sebbene si andasse in direzioni opposte: lo rileggo con piacere, senza nostalgia, misurando anzi il senso di allontanamento, di crescita, di sviluppo del desiderio. Continua a leggere

Benvenuti!, di Nicola Bucci

Coro di poeti al bar Boni

Ieri dicevo di aver recentemente conosciuto un poeta che, di diritto, entra nel mio romanzo.

Anzi, ne era già parte. Sì, ne sono sicuro, era uno di quelli che al bar Boni ha partecipato all’improvvisazione corale che ho registrato. Non saprei dire esattamente quale sia il suo verso, fra quelli riportati, forse era addirittura il tizio che ha dato il via al coro. Dario, hai per caso un alibi? Oppure, confessa: hai parlato con Silvio, quella sera? Perché non ci siamo conosciuti direttamente lì? Se hai altri dettagli da ricordarmi, prenderò volentieri in considerazione la possibilità di ampliare il capitoletto del mio romanzo che adesso trascrivo (e magari qualche altro lettore si ricorda un passaggio dell’improvvisazione che mi è sfuggito?): Continua a leggere

Una bevuta di birra in compagnia

Di un poeta che diventa un personaggio del mio romanzo

Dopo la sorpresa del personaggio del mio romanzo che ha deciso di uscire dal libro e rivelarsi in carne e ossa, ci mancava solo qualcuno che, senza chiedermi nulla, avesse deciso di intraprendere la strada opposta.

Questo è infatti ciò che mi è successo poco tempo fa, quando ho conosciuto di persona Dario Bertini, a Pavia. Me ne sono tornato a casa con le belle impressioni suscitate da un ragazzo simpatico, a modo, intelligente, molto informato, che sa prendere con leggerezza sé stesso senza misconoscere il valore delle proprie passioni. Continua a leggere

Bagliori di luce Caterina Matricardi

Bagnasco lo sciamano cita voci dell’aldilà

Ci sono molti modi di leggere e di recensire un libro. Claudio Bagnasco ha scelto di dialogare con il mio romanzo, di rimuginarne alcuni frammenti, in parte per lasciarsi da essi interrogare in parte per esprimere, per contrasto, il proprio pensiero, nei silenzi dei passaggi, nelle omissioni luminose.

Sceglie insomma la via della mimesi e si rintana egli stesso, cerca la delicatezza di una sospensione piuttosto che la frontalità di un giudizio. C’è dunque qualcosa che vuol suggerirmi senza entrare nel merito. Ma se fra la manciata di scrittori cui ho chiesto al mio editore di inviare il libro c’è anche lui è perché mi aspettavo esprimesse certe considerazioni che mi prefiguravo io stesso, mettendomi nei suoi panni. Gliele ho poi estorte per lettera, e me le tengo care. È possibile anzi che ci torni su, sto solo aspettando che sedimentino insieme ad altre considerazioni di qualche lettore generoso. Continua a leggere