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Cercando una meta (2010), di Francesca Bersani

Monologo del dittatore

Festeggio oggi il mio compleanno con una poesia inedita, scritta tre anni fa per i miei quarant’anni. [Aggiornamento pomeridiano: non perdetevi, in coda, la poesia del mio secondogenito, di dieci anni, buttata giù di getto ieri sera…]

(L’opera scelta come copertina – cliccare sull’immagine per la visualizzazione completa – è di Francesca Bersani)

Adesso conta e canta gli anni, venti
e venti, enumera i giorni di sole
e di sale, poi chiedi dove porta
l’intransigenza, se non dentro al cantico
di solitudine. Chi come te
mi cerca non mi avrà se non in pianto. Continua a leggere

La morte di un angelo, fotografia di Wanda D'Onofrio

Quattro poesie

(L’opera scelta come copertina – cliccare sulla immagine per la visualizzazione completa – è di Wanda D’Onofrio)

Queste quattro poesie sono accomunate dalla presenza dell’angelo, presenza alla quale mi è già capitato di accennare qualcosa. La prima era apparsa solo in Così pregano i poeti. Raccolta di preghiere in forma poetica (San Paolo, 2001) e dev’essere stata scritta uno o due anni prima almeno; le altre tre fanno parte della raccolta Terramadre (2012).

Degli angeli ciascuno è tremendo
R.M. Rilke Continua a leggere

Anonimo, di Tiziano Masini

Il Grande Autore Sconosciuto

(L’opera scelta come copertina – cliccare sull’immagine per la visualizzazione completa – è di Tiziano Masini)

Benché non avesse pubblicato pressoché nulla, a parte un manipolo di poesie su rivistine ciclostilate, il Grande Autore Sconosciuto, che il più delle volte coincideva con il Giovane Autodidatta Solitario (d’ora in poi, amichevolmente, Gas) era in attesa della sua necessaria consacrazione. E per consacrazione, nel suo caso, intendeva esattamente l’assunzione nell’olimpo dei classici. Il fatto che non avesse ancora scritto una paginetta dei suoi capolavori era in fondo un dettaglio. La sua occupazione principale era quella di smaniare per la pubblicazione, di predisporre i contatti e le occasioni per preparare l’evento, di progettare i suoi scritti — di tutti i generi: poesia anzitutto, certo, ma anche racconti, romanzi, pièce teatrali, saggi critici, radiodrammi, sceneggiature: la sua fantasia non aveva limiti. E si stupiva di come il mondo della cultura potesse ancora andare avanti senza di lui. Anche quella rivista così combattiva intraprendente e lungimirante, perché non aveva ancora chiesto a lui di rispondere all’inchiesta carina che stava portando avanti da qualche numero? Continua a leggere

Normal Madness, di Maurizio Milanesio

I poeti sono tutti pazzi

(L’opera scelta come copertina – cliccare sull’immagine per la visualizzazione completa –
è di Maurizio Milanesio. La riproduzione è vietata)

Il mio romanzo, che intreccia varie storie d’amore, dominate da due vicende, una relativa a una coppia di sposi senza figli e l’altra con protagonisti due giovani, si apre con un prologo e si chiude con un epilogo, che rispetto alla storia si pongono come delle specie di ali, in cui si sviluppano dei ragionamenti sull’attività poetica. Vi propongo qui di seguito il Prologo.

Dove si allerta il lettore intorno al male della poesia e alle follie degli scrittori, mettendolo duramente alla prova, per iniziarlo alle amene vicende del presente libro

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Kosovo 1999, Fatmir Trashani

Ballata del mese di maggio

(L’immagine in evidenza di questo articolo viene da qui)

Riprendiamo l’esperienza raccontata ieri. Dopo la prima lettura ci siamo limitati a riconoscere la struttura della ballata, qui con un ritornello che effettivamente si ripete dopo la prima stanza, per essere sostituito invece alla fine. Poi, per mettere a fuoco meglio le diverse impressioni, abbiamo riletto, senza fretta:

Pristina rosa, rosa dolorosa,
stelo ubriaco e vulva spappolata,
dei figli che tu spandi
ne farò marmellata. Continua a leggere

Pudore, di Marta Ferro

L’imbarazzo del prof

(L’immagine in evidenza di questo articolo è un disegno di Marta Ferro)

A scuola per anni non ho mai parlato apertamente della mia attività letteraria, né in classe né con i colleghi. Non che fosse un argomento tabù, ma di fatto non ho mai raccontato nulla. Qualcuno, ovviamente, finiva per intercettare qualche notizia, ma un’allusione di tanto in tanto scappava come una scintilla perdendosi nell’aria e tutto finiva lì. Qualcuno un giorno addirittura appese in bacheca in corridoio alcuni miei testi apparsi in rivista, con tanto di fotografia. Ci fu chi mi fece notare, perfettamente in buona fede, quanto mi assomigliasse, il poeta. Del resto il nome, a chiare lettere, non era il mio.
Con il tempo, però, almeno tra i colleghi di più lungo corso, la consapevolezza della mia attività e del mio nom de plume si è consolidata. Tuttavia, soltanto pochi, due o tre, in rare occasioni mi hanno chiesto qualcosa di più specifico. Con una persona soltanto sono entrato nel merito più spesso, a partire da riflessioni e da scambi di opinioni intorno alla letteratura contemporanea da affrontare agli ultimi anni del liceo. Forse qualcuno ha pensato che il mio riserbo fosse una buona ragione per frenare la curiosità. Trovo comunque abbastanza normale che i miei colleghi ignorino i miei libri o li abbiano, al più, sentiti nominare.
Comunque, negli ultimi anni mi è capitato in qualche classe di uscire allo scoperto. All’improvviso. Forse l’ho fatto per trovare un ultimo espediente buono per sorprenderli, per spezzare qualche momento eccessivamente inerte. Così è stato recentemente nell’attuale Quinta Ginnasio.

“Oggi, visto che dovremmo trattare la ballata, analizzeremo una mia poesia”. Continua a leggere

Caramella al veleno

Fino a poco tempo fa non avrei mai pensato di aprire un sito personale e tantomeno mi sarei sognato di buttarmi nella mischia dei social. Ma la vita è così, ci si contraddice. Le ragioni del mio mutamento, non tanto di opinioni quanto di atteggiamento, le ho spiegate nella pagina “manifesto” di questo sito, che trovate alla voce “Profezia”, cliccando sul bottone blu “Scrittura” in alto a destra.

Così, la caramella al veleno che avevo preparato per quelli che continuavano a invitarmi a entrare in Facebook e Twitter e quant’altro, me la mangio io:

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Michelangelo, I Prigioni

In levare

E adesso voglio un nome impronunciato,
bianchi tutti i quaderni, persi i crediti,
confusi gli indirizzi e irraggiungibile
il mio telefono. Pretendo siano
cancellate le lettere parola
per parola e gli amici abbandonati
alle loro carriere o alla famiglia,
eccetto uno, forse due, distanti
quanto basta per starmi sottopelle
come un vizio mortale.
.                                          Darsi inizio
così. Smarcarsi. Vivere in levare.
Tu dimmi che divento, cosa vendico
mendicando una voce che non mente
mentre scrivo di me dimenticandomi.

(Pubblicata in 50 anni di bianca. 1964-2014, Torino, Einaudi, 2014, p. 40)

 

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