Articoli

Dove sono finiti i maestri?

Lo sterminio dei maestri (di Davide Brullo)

Su Pangea Davide Brullo, qualche settimana fa, aveva ripreso e sviluppato la mia provocazione intorno all’assenza di maestri, oggidì. Mi è rimasta in gola, rispetto al tema, una certa parte del discorso, più personale, rispetto a quell’asettica, oggettiva constatazione. Forse un giorno ci sarà modo di svilupparla, ma intanto il pezzo di Davide compie già uno scarto in questa direzione, per cui lo ripropongo qui. Continua a leggere

Per Simone, ancora (qualche parola e qualche foto)

Giovanni Succi, che, come ho raccontato, dedica il podcast di questo mese a Simone Cattaneo, mi ha posto qualche domanda e ne è venuta fuori una breve intervista per inquadrare la figura e la poesia di Simone. Potete leggerla per esteso qui.

Tra le altre questioni, si è detto delle poche immagini di Simone, e mi è venuta voglia di sfogliare qualche vecchia cartella. A lavorarci con calma, chiedendo anche ad altri di raccogliere materiali simili e confrontare le informazioni, ne verrebbe fuori un bel racconto – di Simone ma anche di quello che è stato il gruppo di Atelier.

La prima fotografia che vorrei segnalare è relativa al 17 giugno 2006, quando alla Villa Marazza di Borgomanero festeggiammo il decennale della rivista. Come in una formazione calcistica, ecco il gruppo dei presenti nell’occasione: in piedi, da sinistra: Cesare Viviani, Tiziana Cera Rosco, Massimo Gezzi, Giuliano Ladolfi, Simone Cattaneo, Federico Italiano. Accosciati: Andrea Temporelli, Alessandro Rivali, Giovanni Tuzet, Davide Brullo. Continua a leggere

Simone Cattaneo

Di incontri fuori tempo: Giovanni Succi e Simone Cattaneo, artisti di nicchia

La vita di tutti è costellata di incontri avvenuti fuori tempo. L’amore dei vent’anni. Il padre a cui si saprebbe che rispondere quando è troppo tardi. Il fratello rimasto alle spalle per sempre, durante la rincorsa. Lo sconosciuto a cui si poteva tendere la mano e non sarebbe costato nulla, a pensarci bene. Quel professore più volte maledetto, e poi invece vallo a indovinare che aveva ragione. E chissà quanti altri volti, quante altre mani o voci, incontrate in seguito per giorni, mesi, anni − magari solo nei sogni, nelle pieghe del pensiero.

Ma se c’è un luogo pensato apposta per gli incontri fuori tempo – fuori storia – questo è il luogo degli artisti. Che cosa sono la letteratura, l’arte, la musica, se non l’universo parallelo in cui vivi e morti continuano la disputa umana, infinita? Continua a leggere

La Luna e il tu nella poesia

Vergine Luna: il tu nella poesia e nella preghiera

Il politico si rivolge alla folla. Il poeta si rivolge a un individuo. Se anche quest’ultimo giungesse a pensare a una moltitudine, sarebbe sempre una somma di tante, irriducibili individualità.
Lo sa bene anche Anna Maria D’Ambrosio (non a caso autrice anche di raccolte poetiche e narrative), che con Vergine Luna ha condotto una personale indagine del Tu nella poesia e nella preghiera, come recita il sottotitolo. Continua a leggere

Lo scalpellino

Fraternità in poesia. La letteratura è costellata di omaggi

Ripropongo qui un articolo di Giorgio Anelli, uscito originariamente su Pangea.

La poesia è sempre un atto di riconoscenza

Da svariati anni nutro gratitudine, oltre che rispetto, verso il poeta Andrea Temporelli. Il motivo è presto detto: il suo avermi voluto incontrare, un tempo, sul lago Maggiore, ad Arona. Nonostante fossimo l’uno per l’altro due semplici sconosciuti. Certo, fedeli d’amore verso quell’arte implacabile che assume su di sé il nome grande di poesia. Ma nonostante io all’epoca fossi uno sbandato maudit, in balìa di crisi umorali mica da ridere. Eppure, a partire da lì, da quel vicendevole osare, e dal suo biblico accogliermi ‒ io mi porto dentro una riconoscenza. Che se all’inizio aveva preso la forma, quanto mai incosciente, dell’ossessione (ogni mio libro doveva contenere un cammeo su di lui ‒ e così è sempre stato, e forse sarà…), ora invece questa gratitudine si è trasformata in un legame di amicizia che cresce saltuariamente ma costante nel tempo, quasi forse che si possa parlare di fratellanza. Continua a leggere

Lo sguardo interno della scrittura. Avvicinamento alla poesia di Sanesi

E a questo proposito, vedi, non è che in certi momenti non abbia avvertito quella specie di prurito mentale accompagnato da assenza di peso e ronzìo negli orecchi e vaga sensazione di distacco che preannuncia lo stato poetico, ma qualsiasi cosa fosse quello che veniva fuori (“dentro”) fra me stesso e la mano in registrazione di parole mi pareva già perduto, ricalcato, come quando osservando il paesaggio da un’altura e vedendo che altre colline e avvallamenti e conche e rilievi prendevano forma in continua mutazione mi veniva suggerito che anche l’intelletto ha le sue colline e montagne e valli ecc., e tuttavia tutto, pronto a lasciarsi organizzare, l’avevo già sentito da qualche parte, variazione o metafora o che altro diavolo fosse, mentre mi pareva nello stesso tempo che ogni cosa fosse solo e semplicemente se stessa, in modo inequivocabile, e che farla “altra” non sarebbe stato che un inutile, risibile tradimento.

R. Sanesi, La polvere e il giaguaro

(L’opera scelta come copertina è di Alessandro Papetti.
Cliccare sull’immagine per la visualizzazione completa)

Italo Calvino dedicò una delle sue celeberrime Lezioni americane alla categoria estetica della visibilità. Scrisse: Continua a leggere

Kikuo Takano

Il sogno alchemico di fondere Occidente e Oriente: Kikuo Takano

Il sogno alchemico di fondere Occidente e Oriente, la terra delle ombre e la terra dell’alba, si realizza poeticamente nell’opera di Kikuo Takano.

Quanto il Giappone sia attratto dalla cultura occidentale è dato ormai secolare che trova riscontro in tutti i settori della vita moderna; quanto fascino la misteriosa e spesso segreta terra del Sol Levante eserciti sulla nostra fantasia è, parimenti, esperienza assodata. Eppure sorprende scoprire la voce di un poeta nipponico che si è imposto all’attenzione tardi, dopo una lunga disciplina personale, superate stagioni letterarie sperimentali e senza costrutto; sorprende trovarla intrisa di Heidegger, punta da tormenti esistenziali che consuonano perfettamente con i nostri; stupisce perché, questi elementi, fioriscono senza contraddizione nell’alveo di una lirica che è nello stesso tempo riconoscibilmente diversa dalla nostra. Continua a leggere

Bernard Noël

Il rumore dell’aria: la poesia di Bernard Noël

«Ti do il mio cuore per il tuo fegato», recita un testo di Bernard Noël compreso nell’antologia Il rumore dell’aria (Poesie scelte 1956-1993, Ed. del Leone, 1996). Ma non sono poesie che si crogiolano macabramente in contorti avvinghiamenti fisici quelle di Noël, seppure alcuni versi siano intrisi di un forte senso del corpo e della materia in generale. Continua a leggere

Montale e Contini - Eusebio e Trabucco

Eusebio e Trabucco (e la fortuna di Montale)

Nella sua grandezza poetica, Montale è stato anche abile e fortunato, per la gestione della propria carriera. Ne parlo nella videolezione qui sotto (terza e ultima parte).

Tra i vari aspetti che mi intrigano, nella faccenda, c’è in particolare il rapporto con Gianfranco Contini, probabilmente il più grande critico del Novecento (ma non vorrei suscitare altre reazioni, proponendo una nuova “centralità” nel canone). Trovo che il carteggio fra i due (curato da Dante Isella, secondo sul podio e allievo dello stesso Contini, parimenti legato a un altro grande poeta del Novecento: Vittorio Sereni…) sia bellissimo. Ma, a parte questo, si potrebbero rinvenire molti segnali delle ripercussioni che l’azione critica di Contini ha esercitato nello stesso svolgimento della poesia montaliana.

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Montale Luzi Sereni Rilke Eliot

Montale e il paesaggio del Novecento

Dunque il grande arco della poesia montaliana è alle spalle, lontano, in parte diroccato. Alcune pietre splendono ancora, altre sono slavate, infestate da rampicanti. Stanno lì, monumentali, a delimitare un’epoca lontana – sebbene continui a rigurgitare i suoi replicanti nel nostro presente. Continua a leggere