Articoli

Abissi

Dare una possibilità ai capolavori del presente

E dunque, per la latitanza di un discorso critico capace di fornire indicazioni intorno al presente, tocca a noi, per un’ultima volta, cercare di arginare la dispersione, in disperata resistenza al vuoto. Perché in questi giorni ho tra le mani, edito, un libro che mi è toccato persino battezzare (io che odio le pre-post-fazioni di qualsiasi genere) con un discorsetto mio, che pubblicherò qui nei prossimi giorni.

E, a distanza di mesi, confermo quanto ho osato scrivere in quelle pagine. Si tratta di un libro che affronta le immense correnti della letteratura contemporanea – un oceano ormai indomabile – con le esili prospettive di un autore italiano – di poesia, per giunta. E poesia ardua, altissima. Eppure, è un libro che affronterà gli abissi come un pesce che si pasce del suo elemento naturale. Si tratta infatti di un libro tanto piccolo di costituzione (oltre la settantina di pagine giusto grazie al mio sproloquio finale) quanto titanico nell’anima. Continua a leggere

Il divenire

La forza della dispersione e la critica che non c’è più

Nel suo bell’articolo di denuncia, Alessandro Moscè ci ricorda questioni note da tempo: soprattutto per quanto riguarda la poesia, non esiste più una critica attiva e attenta, nemmeno da parte delle voci critiche contemporanee (dei vecchi decrepiti maestri, già sapevamo). E ripropone una domanda semplice e sconvolgente:

dov’è finita la nettezza di giudizio che non indugia su rapide semplificazioni, specie quando riconosce che la bellezza di un’opera sta nel circolo delle sue continue metamorfosi e nel possesso delle dimensioni spirituali?

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Assaggi di libri (3)

Dulcis in fundo, due libri delle edizioni Aguaplano (che non conoscevo). Per ragioni diverse, si tratta di libri che otterranno spontaneamente tutta la mia attenzione.

Il primo è per me prezioso in partenza perché ho molto apprezzato, tre anni fa, il romanzo del suo autore, Fabio Greco (ho recensito Il nome dell’isola qui). Ed è un altro libro di poesia: Ragli Continua a leggere

Scorcio della mia biblioteca

Assaggi di libri (2)

Isidoro Aiello invece mi ha spedito i suoi Crittogrammi: non è il primo suo libro che leggo. Ma ricordavo anche un altro Aiello, suppergiù coetaneo, che mi mandò a suo tempo un libricino delle edizioni Lietocolle: è un’altra persona, ma ancora una volta mi chiedo quanto numerosi siano, i poeti… (E, l’ho già detto, sarei felice se tutti scrivessero poesie: il problema resta semmai l’eccesso di pubblicazioni, e la pretesa di essere autori).

Ma questi pensieri sono un’interferenza: nulla hanno a che fare con il libro che tengo ora in mano, di una semplicità e pulizia grafica disarmante e preziosa. Continua a leggere

contenuti

Assaggi di libri (1)

Ho ovviamente un percorso di letture personale da compiere, tra il metodico e il capriccioso. Ho accumulato negli anni titoli in particolare di narrativa a cui mi dedicherò, spero, per il resto della vita, con particolare riguardo per gli autori prediletti.

In questi giorni però ho ricevuto anche diversi omaggi. Sono sempre commosso, in questi casi – e non è un’affermazione ruffiana.

I libri sono sempre preziosi, anche e talvolta soprattutto quelli che vengono dalle periferie della grande editoria. Racchiudono spesso il senso di un percorso originale, sofferto. O anche libero e sbarazzino. Continua a leggere

Humanitas, grafite su tavola (2014), 105 x 69 cm, di Massimo Ezio Domenico Costanzo

Fine della tradizione

Ho impegnato anni con l’intento di dragare i fondali invisibili e fangosi della letteratura contemporanea, cercando la faglia che congiungesse la fine con un nuovo cominciamento.

Ho anche steso una mappa, obbligandomi ai panni dello studioso. (Leggere solo per me valeva nulla: a che serve una poltrona sui fondali del presente?)

Ora penso sia istruttivo, per chiunque abbia il desiderio di pubblicare, guardarsi intorno, e constatare di essere uno fra molti, molti altri. Qualche critico ha parlato di “angoscia della quantità”, io mi sono espresso in termini di fine della tradizione stessa. Quando tutti sono bravini, poeti da “sette più” o “sette meno”, non si va da nessuna parte. La cultura reale affonda, mentre in superficie l’editoria o l’accademia salvano qualcuno pescandolo non si sa esattamente secondo quale criterio. Sì, la tradizione è finita, collassata su sé stessa per eccesso di quantità. Continua a leggere

Giuseppe Ungaretti

Considerazione impopolare su Ungaretti

C’è un criterio per valutare la vitalità di un poeta all’interno della letteratura: è la sua influenza sugli altri scrittori. Ci sono infatti autori con cui i contemporanei non possono evitare il confronto, per motivi stilistici oppure di pensiero, per la memorabilità delle immagini o per la visione del mondo che hanno elaborato. La voce di questi scrittori sopravvive nel coro della tradizione, che venga contraffatta contraddetta imitata plagiata assorbita neutralizzata amplificata o altro ancora, in modo consapevole o ancor più significativamente in modo inconsapevole. Continua a leggere

Incontro di Ettore con Andromaca, dipinto di Gaspare Landi (1756-1830)

Visioni della battaglia gloriosa

Che fatica, questa fine di scuola! E ancora c’è lavoro da sbrigare. Anche per questo non ho avuto modo di aggiornare queste pagine – ma ho già idee e appunti su molte questioni che mi piacerebbe sviluppare prossimamente.

Intanto, ecco una poesia, legata a un aneddoto di quest’anno. Per un’attività in classe, al liceo, mio figlio mi ha chiesto una poesia che parlasse del figlio. Gli stavo proponendo testi di poeti noti, mi sembrava ovvio. Lui invece ha voluto un testo mio – forse per comodità, ho pensato maliziosamente. Così ho ripescato da Il cielo di Marte questa poesia, che si riferiva ai giorni in cui attendevo la sua nascita. Gli ho spiegato al volo qualcosa in merito alla struttura della canzone, con rime ben distanziate e dissimulate, ecc., e l’ho imboccato appena su qualche passaggio più difficile: i “delitti obbrobriosi” sono cronaca di quegli anni; le “civiltà in declino” e i nuovi “popoli oppressi” sono un riferimento alla situazione geopolitica, nei rapporti tra Europa e resto del mondo in particolare; i “traditori” sono certi presunti amici in ambito letterario, ai tempi in cui mi occupavo di “Atelier”; il “corpo dato in pasto” è quello, evidentemente, della madre dopo il parto; e così via, fino alle immagini della lotta tra padre e figlio, tra gioco infantile e previsione degli scontri adolescenziali.  Continua a leggere

Stiamo diventando tutti uguali?

E alla fine divennero tutti uguali

Qualcuno era partito da toni vertiginosi, che fecero parlare di nuovo orfismo; altri nacque come campione della linea lombarda, svezzato con un certo espressionismo sperimentale; altri furiosamente abitava il linguaggio con estro psicanalitico, prima di trovare una dizione tersa e persino sapienziale.

Strano che alla fine tutti (e altri poeti ancora si potrebbero accostare, con appena qualche forzatura in più) si siano messi a scrivere libri composti per lo più da poesie brevi, spesso di un solo periodo, che diventano tasselli di un diario compatto di riflessioni. Poesie scarsamente caratterizzate da elementi strutturali forti, appena distinguibili in qualche scelta lessicale o qualche inflessione sintattica tipica.

Ecco, qui sotto vi presento una poesia di Milo De Angelis, una di Maurizio Cucchi, una di Cesare Viviani. Continua a leggere

catalogo

Antologie dell’ultimo Novecento (di Valentino Fossati)

Ieri mi è capitato a scuola, durante una lezione facoltativa pomeridiana, in cui tentavo di fornire agli studenti una visione d’insieme del Novecento letterario, di far riferimento alle molte antologie che attraversano e modellano il secolo. Quasi ogni decennio è stato segnato da importanti riflessioni che hanno condotto alla compilazione di repertori: pensiamo per esempio a Poeti d’oggi di Papini e Pancrazi (1920), a Scrittori nuovi di Falqui e Vittorini (1930), Lirica del Novecento di Anceschi e Antonielli (1953), a Poesia del Novecento di Sanguineti (1969) e ai Poeti italiani del Novecento di Mengaldo (1978). Continua a leggere