Articoli

Difendersi dai lapsus della tastiera

Ops! C’è un errore di stompa

E poi ci sono i lapsus, i refusi, le sviste. C’è chi come Amelia Rosselli ha elaborato una poetica che trova proprio nei lapsus un sintomo creativo peculiare. Ma viene in mente anche Cesare Viviani, quello della prima maniera (“Odora il padre”), oppure l’ironica e malinconia poesia di Giovanni Raboni intitolata Ricevitoria del lutto.

Ma oggi, nei tempi in cui la tecnologia ci assiste, ci assedia, ci assilla, ci assale e ci assoggetta, chi non conosce gli errori dovuti dai vari correttori automatici a disposizione?

Alberto Bertoni (tranquillizzo i lettori un po’ a digiuno di poesia contemporanea: questo non è un  lapsus calami, ma il nome esatto di un esimio professore, critico e poeta) ha scritto una poesia memorabile, sul tema: Continua a leggere

Ushuaia, Terra del Fuoco, Argentina

Per una nuova stagione letteraria

fu un appello nel ghiaccio – la mia gratitudine
è avversa alla grandezza per questo ho scelto
una lingua impervia – santa alla sparizione

dimmi se è australe il riposo e che astuzia
specifica freddo e desiderio –
hai dovuto invecchiare per riconoscermi – perché
non ci siamo incontrati in un prato?

Così comincia, dopo una sorta di prologo, la Lettera a Ushuaia contenuta in Gries, di Davide Brullo. A questo libro alludevo appunto l’altro giorno. Continua a leggere

Abissi

Dare una possibilità ai capolavori del presente

E dunque, per la latitanza di un discorso critico capace di fornire indicazioni intorno al presente, tocca a noi, per un’ultima volta, cercare di arginare la dispersione, in disperata resistenza al vuoto. Perché in questi giorni ho tra le mani, edito, un libro che mi è toccato persino battezzare (io che odio le pre-post-fazioni di qualsiasi genere) con un discorsetto mio, che pubblicherò qui nei prossimi giorni.

E, a distanza di mesi, confermo quanto ho osato scrivere in quelle pagine. Si tratta di un libro che affronta le immense correnti della letteratura contemporanea – un oceano ormai indomabile – con le esili prospettive di un autore italiano – di poesia, per giunta. E poesia ardua, altissima. Eppure, è un libro che affronterà gli abissi come un pesce che si pasce del suo elemento naturale. Si tratta infatti di un libro tanto piccolo di costituzione (oltre la settantina di pagine giusto grazie al mio sproloquio finale) quanto titanico nell’anima. Continua a leggere

Il divenire

La forza della dispersione e la critica che non c’è più

Nel suo bell’articolo di denuncia, Alessandro Moscè ci ricorda questioni note da tempo: soprattutto per quanto riguarda la poesia, non esiste più una critica attiva e attenta, nemmeno da parte delle voci critiche contemporanee (dei vecchi decrepiti maestri, già sapevamo). E ripropone una domanda semplice e sconvolgente:

dov’è finita la nettezza di giudizio che non indugia su rapide semplificazioni, specie quando riconosce che la bellezza di un’opera sta nel circolo delle sue continue metamorfosi e nel possesso delle dimensioni spirituali?

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Assaggi di libri (3)

Dulcis in fundo, due libri delle edizioni Aguaplano (che non conoscevo). Per ragioni diverse, si tratta di libri che otterranno spontaneamente tutta la mia attenzione.

Il primo è per me prezioso in partenza perché ho molto apprezzato, tre anni fa, il romanzo del suo autore, Fabio Greco (ho recensito Il nome dell’isola qui). Ed è un altro libro di poesia: Ragli Continua a leggere

Scorcio della mia biblioteca

Assaggi di libri (2)

Isidoro Aiello invece mi ha spedito i suoi Crittogrammi: non è il primo suo libro che leggo. Ma ricordavo anche un altro Aiello, suppergiù coetaneo, che mi mandò a suo tempo un libricino delle edizioni Lietocolle: è un’altra persona, ma ancora una volta mi chiedo quanto numerosi siano, i poeti… (E, l’ho già detto, sarei felice se tutti scrivessero poesie: il problema resta semmai l’eccesso di pubblicazioni, e la pretesa di essere autori).

Ma questi pensieri sono un’interferenza: nulla hanno a che fare con il libro che tengo ora in mano, di una semplicità e pulizia grafica disarmante e preziosa. Continua a leggere

contenuti

Assaggi di libri (1)

Ho ovviamente un percorso di letture personale da compiere, tra il metodico e il capriccioso. Ho accumulato negli anni titoli in particolare di narrativa a cui mi dedicherò, spero, per il resto della vita, con particolare riguardo per gli autori prediletti.

In questi giorni però ho ricevuto anche diversi omaggi. Sono sempre commosso, in questi casi – e non è un’affermazione ruffiana.

I libri sono sempre preziosi, anche e talvolta soprattutto quelli che vengono dalle periferie della grande editoria. Racchiudono spesso il senso di un percorso originale, sofferto. O anche libero e sbarazzino. Continua a leggere

Humanitas, grafite su tavola (2014), 105 x 69 cm, di Massimo Ezio Domenico Costanzo

Fine della tradizione

Ho impegnato anni con l’intento di dragare i fondali invisibili e fangosi della letteratura contemporanea, cercando la faglia che congiungesse la fine con un nuovo cominciamento.

Ho anche steso una mappa, obbligandomi ai panni dello studioso. (Leggere solo per me valeva nulla: a che serve una poltrona sui fondali del presente?)

Ora penso sia istruttivo, per chiunque abbia il desiderio di pubblicare, guardarsi intorno, e constatare di essere uno fra molti, molti altri. Qualche critico ha parlato di “angoscia della quantità”, io mi sono espresso in termini di fine della tradizione stessa. Quando tutti sono bravini, poeti da “sette più” o “sette meno”, non si va da nessuna parte. La cultura reale affonda, mentre in superficie l’editoria o l’accademia salvano qualcuno pescandolo non si sa esattamente secondo quale criterio. Sì, la tradizione è finita, collassata su sé stessa per eccesso di quantità. Continua a leggere

Giuseppe Ungaretti

Considerazione impopolare su Ungaretti

C’è un criterio per valutare la vitalità di un poeta all’interno della letteratura: è la sua influenza sugli altri scrittori. Ci sono infatti autori con cui i contemporanei non possono evitare il confronto, per motivi stilistici oppure di pensiero, per la memorabilità delle immagini o per la visione del mondo che hanno elaborato. La voce di questi scrittori sopravvive nel coro della tradizione, che venga contraffatta contraddetta imitata plagiata assorbita neutralizzata amplificata o altro ancora, in modo consapevole o ancor più significativamente in modo inconsapevole. Continua a leggere

Incontro di Ettore con Andromaca, dipinto di Gaspare Landi (1756-1830)

Visioni della battaglia gloriosa

Che fatica, questa fine di scuola! E ancora c’è lavoro da sbrigare. Anche per questo non ho avuto modo di aggiornare queste pagine – ma ho già idee e appunti su molte questioni che mi piacerebbe sviluppare prossimamente.

Intanto, ecco una poesia, legata a un aneddoto di quest’anno. Per un’attività in classe, al liceo, mio figlio mi ha chiesto una poesia che parlasse del figlio. Gli stavo proponendo testi di poeti noti, mi sembrava ovvio. Lui invece ha voluto un testo mio – forse per comodità, ho pensato maliziosamente. Così ho ripescato da Il cielo di Marte questa poesia, che si riferiva ai giorni in cui attendevo la sua nascita. Gli ho spiegato al volo qualcosa in merito alla struttura della canzone, con rime ben distanziate e dissimulate, ecc., e l’ho imboccato appena su qualche passaggio più difficile: i “delitti obbrobriosi” sono cronaca di quegli anni; le “civiltà in declino” e i nuovi “popoli oppressi” sono un riferimento alla situazione geopolitica, nei rapporti tra Europa e resto del mondo in particolare; i “traditori” sono certi presunti amici in ambito letterario, ai tempi in cui mi occupavo di “Atelier”; il “corpo dato in pasto” è quello, evidentemente, della madre dopo il parto; e così via, fino alle immagini della lotta tra padre e figlio, tra gioco infantile e previsione degli scontri adolescenziali.  Continua a leggere