Articoli

Remo Pagnanelli

Le prose di Remo Pagnanelli

Più noto come poeta e come critico, Remo Pagnanelli, dopo la sua tragica scomparsa nel 1987 (era nato a Macerata nel ‘55), ci lascia anche alcune prove narrative inedite, raggruppate in un fascicolo dal titolo Prime scene da manuale e altri racconti. Continua a leggere

Il coronavirus ha già contagiato anche la letteratura

Gli Italiani in questo periodo soffrono di uno strano patriottismo di riflusso (anzi, più propriamente di reflusso). Prima trattati come appestati dalla comunità internazionale, ora sono presi come modello da seguire da quei Paesi di un’Europa che si accorge per l’ennesima volta di non essere ancora nata (non c’era nemmeno un protocollo preventivo di fronte a una minaccia più che nota a tutti…).  Così gli Italiani adesso mettono in circolo tante rivisitazioni di quelle barzellette in cui comparivano un francese, un inglese e un tedesco, con buon ultimo l’italiano a recitare, appunto, la propria parte da macchietta. Ora abbiamo invece il drammatico privilegio di sentirci in anticipo rispetto agli altri, una volta tanto. Così pure ci dimentichiamo che noi stessi eravamo a nostra volta clamorosamente impreparati e che le misure adottate sono state introdotte forse tardivamente. Primi arrivarono i Cinesi, insomma. Tant’è vero che adesso in Cina temono soprattutto il contagio di ritorno. Continua a leggere

Gabriele D'Annunzio

La pioggia nel pineto, di Gabriele D’Annunzio

Gabriele D’Annunzio, piaccia o no, è insieme a Pascoli un “padre del Novecento”. Per decenni la poesia ha subito il suo magistero, sia a livello immaginifico sia a livello linguistico-formale.

Così a scuola, anche semplicemente in terza media, anche quando non lo affronto direttamente come autore o non inserisco nel programma qualche suo testo, mi capita spesso di dover leggere almeno La pioggia nel pineto, la sua poesia più celebre. Continua a leggere

Munaro, Ruggine e oro

Ruggine e oro, di Marco Munaro

A proposito di libri autentici che sfidano l’oblio, perché vivono ai margini del circuito editoriale autoreferenziale e centrato sulla moneta anziché sul valore: a pescare nei titoli delle edizioni Il Ponte del Sale difficilmente si rimarrà delusi. Continua a leggere

Untore di letteratura

Dei libri autentici che si perdono nel vuoto, costantemente

Ebbene sì, una volta nutrivo l’ambizione di farmi untore. Avrei voluto diffondere letteratura con una stretta di mano, un bacio, una parola sussurrata all’orecchio – ma anche sputando sentenze in piazza o pennellando sulle porte chiuse poche parole velenose, se fosse servito. E l’ho fatto, in effetti, per diversi lustri.

Ho appestato un’intera generazione, e attraverso di essa anche le altre. Li volevo legati per sempre – i miei consanguinei – alla ferocia dello sguardo reciproco, alla fame di sapere, di sapersi. Sognavo che ogni “nostro” libro fosse atteso, accolto, sbranato. Sentivo che le sacrosante differenze potevano annullarsi in un unico fuoco, per riemergere fortificate dalla prova, salde nella fede.

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Il Bohémien, di Thomas Eakins (1890)

Decadentismo e Novecento. Una liaison certificata anche da Czesław Miłosz

Per quanto si cerchi di circoscrivere il Novecento, di individuarne la fisionomia, di esorcizzarne il fantasma, alla fine, per parlare di questo secolo breve che a ben vedere è un secolo infinito, che ha deciso di non finire – una protratta, estenuante apocalissi, che dopo la catastrofe si distende nella bonaccia, nel nichilismo quieto – alla fine, dicevamo, per parlare del Novecento dobbiamo tornare sempre alle sue radici, al cuore del Decadentismo da cui si è generato.

Così, riprendo le pagine conclusive della prima delle sei lezioni “sulla vulnerabilità del Novecento” che Czesław Miłosz tenne all’Università di Harvard nell’anno accademico 1981-82 (raccolte nel volume La testimonianza della poesia). Continua a leggere

Cheloidi

Queste mie poesie, inedite in volume, sono apparse, nel dicembre 2013, sul numero 72 di Atelier.

Rappresentano, come implicitamente suggerito dal titolo, qualcosa di anomalo, di mostruoso, all’interno di quanto mi è capitato finora di scrivere. Continua a leggere

Difendersi dai lapsus della tastiera

Ops! C’è un errore di stompa

E poi ci sono i lapsus, i refusi, le sviste. C’è chi come Amelia Rosselli ha elaborato una poetica che trova proprio nei lapsus un sintomo creativo peculiare. Ma viene in mente anche Cesare Viviani, quello della prima maniera (“Odora il padre”), oppure l’ironica e malinconia poesia di Giovanni Raboni intitolata Ricevitoria del lutto.

Ma oggi, nei tempi in cui la tecnologia ci assiste, ci assedia, ci assilla, ci assale e ci assoggetta, chi non conosce gli errori dovuti dai vari correttori automatici a disposizione?

Alberto Bertoni (tranquillizzo i lettori un po’ a digiuno di poesia contemporanea: questo non è un  lapsus calami, ma il nome esatto di un esimio professore, critico e poeta) ha scritto una poesia memorabile, sul tema: Continua a leggere

Ushuaia, Terra del Fuoco, Argentina

Per una nuova stagione letteraria

fu un appello nel ghiaccio – la mia gratitudine
è avversa alla grandezza per questo ho scelto
una lingua impervia – santa alla sparizione

dimmi se è australe il riposo e che astuzia
specifica freddo e desiderio –
hai dovuto invecchiare per riconoscermi – perché
non ci siamo incontrati in un prato?

Così comincia, dopo una sorta di prologo, la Lettera a Ushuaia contenuta in Gries, di Davide Brullo. A questo libro alludevo appunto l’altro giorno. Continua a leggere

Abissi

Dare una possibilità ai capolavori del presente

E dunque, per la latitanza di un discorso critico capace di fornire indicazioni intorno al presente, tocca a noi, per un’ultima volta, cercare di arginare la dispersione, in disperata resistenza al vuoto. Perché in questi giorni ho tra le mani, edito, un libro che mi è toccato persino battezzare (io che odio le pre-post-fazioni di qualsiasi genere) con un discorsetto mio, che pubblicherò qui nei prossimi giorni.

E, a distanza di mesi, confermo quanto ho osato scrivere in quelle pagine. Si tratta di un libro che affronta le immense correnti della letteratura contemporanea – un oceano ormai indomabile – con le esili prospettive di un autore italiano – di poesia, per giunta. E poesia ardua, altissima. Eppure, è un libro che affronterà gli abissi come un pesce che si pasce del suo elemento naturale. Si tratta infatti di un libro tanto piccolo di costituzione (oltre la settantina di pagine giusto grazie al mio sproloquio finale) quanto titanico nell’anima. Continua a leggere