Tag Archivio per: POESIA CONTEMPORANEA

Lorenzo

Quale pubblico? Si scrive per i figli

Non si può scrivere per nessuno, anche se nessuno ascolta. E nel rovello di un’opera che si compie nel totale abbandono, c’è la serenità che viene da alcuni occhi che rendono familiare, a tratti, il volto di gorgone che nella tenebra attende ogni slancio per voltarlo in lapide. Così io intravedo lo sguardo dei miei figli a dare senso e vita alle pagine che accumulo – se non ora, in un ideale futuro.

Oggi Lorenzo, il primogenito, compie diciott’anni. Dovrebbe essere un momento di festa, ma la vita ha voluto riservargli le prime dure prove per saggiare la sua tempra d’uomo. Io lo precedo e tento di esorcizzare la sorte. Ma forse è il contrario, è lui a guidarmi verso il futuro…

Questa manciata di versi, comunque, è per lui. Come sempre. Continua a leggere

L'inferno va nominato

L’inferno va nominato

Rilancio qui un articolo di Davide Brullo, apparso qui.

“Sì, va nominato l’inferno, talvolta”. Intorno ad Andrea Temporelli

di Davide Brullo

Ultima viene la vergogna, ed è quella – sorella della vanità – la parte buona, l’estremo esordio, la suprema nudità. Bisogna vergognarsi dei propri testi, allontanarli per eccesso d’amore, neppure parlarne, cucirsi la bocca donando lo scritto al segreto, al falò nero, sabba di tutti i canoni. Che epoca strana, questa: non bisognerebbe discutere che di poesia, invece, incuneati in una cattedrale di glossolalie, ma c’è sempre il più importante che preme, la vaga foga dei frustrati, impegnati nel mondo, indotti alla guerra civile, alla cagnara. D’altronde, dov’è la poesia quando è la falsa profezia – come sempre – a dominare?, dove si va a scavare come volpi il verbo, tra tane e anfratti, a predare lo scritto, raggiera di vipere? E chi lo sa. Da tempo la poesia si trova negli spazi impropri, negli incontri intrepidi, senza timore di apparire poveri, scemi. Continua a leggere

Cristina Campo (Vittoria Guerrini)

Cristina Campo

Cristina Campo è figura di culto, misconosciuta ed eletta, nel nostro Novecento. Viene ciclicamente riscoperta e rilanciata, ma in definitiva la si consegna a una piccola nicchia, per quanto di prestigio. Ma è questa la dimensione che la stessa Vittoria Guerrini (così, infatti, all’anagrafe) aveva predisposto, lasciandoci solo un numero discreto di testi poetici o di saggi – lei che amava frequentare la letteratura in modo diretto, intimo, in particolare tramite la traduzione o lo scambio di lettere con molti interlocutori. Sentiva anzi la necessità di proteggere questo recinto sacro con rigore estremo, e quando proprio doveva infrangerlo ricorreva a diversi pseudonimi, per preservare comunque la solitudine e la concentrazione per lei fondamentali. Continua a leggere

Come tornare a casa

Come tornare a casa

Ho tra le mani Come tornare a casa, l’antologia collettiva che inaugura la collana “Opale”, che curerò per Ladolfi editore. Il senso dell’iniziativa è stato spiegato qui. Nel frattempo, ho già avviato il lavoro con i due primi poeti scelti per i titoli successivi. Si tratterà, ovviamente, sempre di autori di primissimo piano della poesia contemporanea, che hanno alle spalle un percorso ormai pluridecennale che non è stato ancora sufficientemente messo in luce, appunto, con uno sguardo complessivo – un po’ come accadeva con i numeri monografici che curai per Atelier.

Per i lettori esperti di poesia sarà un’occasione per recuperare in gran parte testi che, come capita nella poesia, sono a loro tempo stati pubblicati in edizioni introvabili da anni. Continua a leggere

Milo De Angelis, di Cristiano Poletti, olio su tela

Ancora su Milo il grande, l’ultimo maestro

Considero – e l’ho già detto più volte – Milo De Angelis l’unico poeta tra Novecento e Duemila che si è conquistato una canonizzazione certa. Questo, al netto di tutte le riserve che nutro verso la sua poesia, fin da tempi non sospetti. Semplicemente, al di là di preferenze personali, credo che da un punto di vista storico-letterario Milo sia l’ultimo maestro riconoscibile, l’unico che abbia fatto scuola. A suo fianco, semmai, si aggiungerà Valerio Magrelli, più algido e accademico. Tutti gli altri, magari anche più bravi, sono storicamente distanziati di oltre una spanna. Almeno per ora. E tuttavia Linea intera, linea spezzata, l’ultima raccolta del poeta, ha tristemente confermato il mio scetticismo. Continua a leggere

Opale

Una nuova collana di poesia: opale

Per Giuliano Ladolfi Editore curerò una nuova collana di poesia, che darà spazio ad autoantologie d’autore. Per me si tratta di un tassello successivo in linea con il lavoro di ricerca svolto a suo tempo con le pubblicazioni di Atelier, non a caso il primo titolo in preparazione è un florilegio da tutti i testi ospitati nella serie Parsifal e Macadamia (con l’eccezione di Massimo Sannelli, per sua scelta).

Come ho già avuto modo di affermare, potrei essere e rimanere uno scrittore mediocre, come critico avrò anche detto una serie di fregnacce, ma su un punto d’onore non transigo: sono stato un piccolo, grande editore. Ho avuto la ventura di pubblicare diversi libri, e di pubblicarli davvero: senza chiedere un euro agli autori, consegnando agli stessi duecento copie della loro opera (gratuite!). Non basta: ho studiato e preparato tutte le copertine delle collezioni di “Atelier” (tranne la più bella, quella dedicata alla poesia europea), ho preparato un indirizzario specifico per ciascun autore, li ho promossi come ho potuto presso critici e scrittori, regalando centinaia di copie. Sono stato davvero puro e folle, sostenuto in questo, sia chiaro, da Giuliano Ladolfi, la cui capacità organizzativa è ormai proverbiale. Continua a leggere

"La rosa di qualcuno"

Tutto ha sede nel suo sterminio

Note leggendo la poesia di Francesca Serragnoli

“Si scrive per ritornare bambini, per disimparare la tecnica, il saper vivere”, ci avverte Francesca Serragnoli, al suo quarto libro di poesia: La quasi notte (MC edizioni).

“Il saper scrivere viene annientato dalla realtà, non serve a nulla. La rondine di cui si parla è morta, e se la rigiriamo con la tecnica, con le metafore piano piano si dissolve anche la sua stessa polvere”. Non c’è dunque bravura artistica o trucco letterario in grado di salvare la vita: “O ci si scava una fossa, decorando una piramide o si crede fermamente all’eternità e si parte per una terra nuova, promessa. Io su questo mi sento abbastanza radicale”.

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Iosif Brodskij

Una poesia di Brodskij

24 dicembre 1971

a V.S.

Tutti a Natale siamo un poco Magi.
.    Nei negozi c’è fango, e ressa. Per
un barattolo di chalvà al caffè
.    di assediare botteghe son capaci,
avvolte nei pacchetti, intere folle;
.    ognuno per se stesso Re e cammello. Continua a leggere

Veduta del lago d'Orta

Due poesie (e una nota critica)

Sul numero 100 di Atelier sono state ospitate due mie poesie. Si tratta di testi estratti da un manipolo di inediti (almeno in volume) e che non hanno alcun legame particolare. Eppure, al critico Daniele Maria Pegorari, che si è occupato di redigere una nota critica su questi versi, sono bastati queste due prove per indovinare una costellazione, per perimetrare con perizia una poetica, specialmente per la precisazione finale: chapeauContinua a leggere

La rivista Atelier

Cento volte Atelier: evviva!

I numeri vanno sempre interpretati, come si sa. Ma comunque li si guardi, certi numeri rappresentano un traguardo sorprendente, come i cento numeri di una rivista dedicata alla poesia in particolare, e alla letteratura contemporanea in generale.

Il Novecento è stato il secolo delle riviste. Molte di esse hanno addirittura scandito le stagioni letterarie, formato generazioni di scrittori, alimentato internamente la cultura – ma anche portato dall’estero linfe vitali, creato traiettorie in verticale fra generazioni differenti, dato visibilità a voci sommerse. Alcune, pur folgoranti, si sono spente dopo pochi numeri. Altre, nella continuità garantita dal prestigio raggiunto e dal radicamento nei poteri editoriali, sono sopravvissute più volte a loro stesse. Imbalsamate, magari, come ancora ne vediamo. Continua a leggere