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Snoopy: incipit

Sulla soglia di un nuovo romanzo

Sull’importanza dell’incipit di un romanzo e in particolare delle prime pagine si è già detto tutto. E’ dunque ben chiaro che se il matrimonio tra lettore e scrittore s’ha da fare, dipende proprio dall’inizio dell’opera. Forse però si può sottolineare ancora quanto le prime righe siano fondamentali per la generazione stessa dell’opera. Prima ancora che il lettore esista, quando è ancora solo un fantasma dietro la schiena dell’autore, l’avvio dell’opera è lo schiudersi dell’orizzonte definitivo. Se tale orizzonte verrà tradito, se dovesse esserci per qualsiasi ragione una superfetazione creativa, l’opera risulterà probabilmente corrotta, ibrida. Piuttosto, allora, converrà sostare davvero sull’incipit e provare tutte le variazioni possibili. Poi, trovata l’intonazione, sarà possibile procedere.

Oppure l’inizio si può anche fraintendere, trovare in seguito la giusta dimensione, e spostare la soglia più in là, cancellando la precedente e rimuovendone ogni traccia, ogni ombra, ogni odore?

Ricordare il piccolo trucco offerto ai miei alunni, bloccati sulla soglia di un tema: saltare l’inizio.

 

Il pubblico è la somma impossibile di uno più uno

Lo scrittore è come Dio

Lo scrittore è come Dio: non sa contare, non sa andare oltre al numero uno. Continua a leggere

Social learning

Il pensiero dell’altro

«Pensare è spostarsi» (P. Bigongiari); pensare è andare altrove, per cogliere l’hic et nunc nel suo fondamento.

E l’altrove non è evasione, ma inabissamento. L’altrove è ovunque. Stare altrove è la condizione eterna del viaggio, la radice (fissa) della metamorfosi.

Solo tale radice garantisce la sensatezza del delirio (de-lirare, uscire dal solco): perché sia un delirio fecondo, che dà nuova forma, trasforma l’alveo d’origine. Continua a leggere

La rivista Atelier in esposizione

L’amore che fu

Accolgo ogni nuovo numero di Atelier con sentimenti contrastanti. Il moto spontaneo di interesse si dissolve quasi sempre al primo impatto. Mi basta sfogliarla e adocchiare i titoli per sentire il bisogno di archiviarla. È stata la mia rivista, ora mi appare completamente estranea.

Immagino sia un problema mio e non voglio ricavarne immediatamente un giudizio di valore. È come quando si lascia una ragazza amata perdutamente. Del resto, anche  la rivista ha rimosso il mio nome. Non che debba ovviamente comparire nell’attuale redazione, ma c’è stata, di fatto, una prima serie, anche se questa discontinuità non è stata riconosciuta. E  di quella serie, peraltro, non ero solo uno dei due direttori, ma l’ideatore. Continua a leggere

Senza patria

Senza patria

Dall’atomo alla molecola, dalla molecola all’organulo, dall’organulo alla cellula, dalla cellula al tessuto, dal tessuto all’organo, dall’organo all’apparato, dall’apparato all’organismo; e poi dall’organismo alla popolazione, dalla popolazione alla comunità, dalla comunità all’ecosistema, dall’ecosistema alla biosfera: il viaggio della coscienza dal nulla al trascendimento di sé stessa è inscritto anzitutto nella natura. Continua a leggere

Dissipatio

Dissipatio

Non riesco a invidiare il successo degli altri. Ciò che invidio, semmai, è la capacità di tollerare la mercificazione della propria opera.

Per ogni dettaglio che squalifica anche solo un rigo di ciò che scrivo, provo una fitta di dolore. Anche solo una virgola sbagliata mi procura angoscia. (Non mi riferisco, ovviamente, al refuso, all’incidente di distrazione, all’errore – umanamente amabile.) Per ottenere il successo, invece, è necessario scendere a compromessi: adattarsi alle esigenze dell’editor, assecondare il pubblico, restare entro ritmi produttivi adeguati, e così via. Io, per me, continuerei a riscrivere la stessa opera. Continua a leggere

L'autore non è un testimone del tutto credibile

Il testimone infido

Le teorie letterarie che uno scrittore porta con sé sono un carico che lo condiziona fino a un certo punto. Quando scatta l’ispirazione, infatti, il sacco viene rovesciato avanti a sé e tutto torna in discussione. Per lo scrittore conta sempre e soltanto l’esperienza della scrittura.
Può darsi persino che, terminata l’opera, l’armamentario teorico risulti in parte fuorviante. Occorre dunque diffidare, almeno un poco, delle spiegazioni che un autore ci fornisce, quand’anche fossero in perfetta buona fede. Continua a leggere

Scrivere, come pregare

Abitudine e ispirazione

Scrivere tutti i giorni, o quasi. Forzare l’attesa con l’abitudine. Come abitare un rito.

Come pregare senza fede. Continua a leggere

Le insidie dell'equilibrio

Scomfort

Una volta mi affidavo all’arena dell’opera comune per proiettarmi in nuovi orizzonti. Ingozzavo suggerimenti, sprofondavo in ammirazioni, spartivo ambizioni, spiavo desideri, mi fendevano critiche, assorbivo silenzi, addomesticavo paure, accettavo sfide, sorbivo veleni, e a mia volta colpivo, cospiravo, ispiravo, difendevo, curavo, travisavo e amavo.

Quella era la mia esaltante scomfort zone.  Continua a leggere

Eruzione

Non c’è più tempo

Non c’è più tempo. La disciplina non basta più. Occorre darsi inizio, prima che.

Ormai tutto è definitivo. Non potrebbe essere altrimenti. Continua a leggere