Articoli

Corona d'alloro e vanità

Controcanto del poeta

Da secoli il poeta ha perso l’aureola. Eppure, proprio per questa marginalità la sua figura s’ammanta ancora di misticismo, di eroismo, di fascinosa dannazione. Il poeta è diventato il reietto, l’escluso, l’incompreso, il solitario. In virtù di un amore totalizzante e irragionevole, esiliato dalla società contemporanea, ora può glorificarsi nella polvere, perché è il più consapevole della falsità dell’alloro con cui ora s’incoronano insulsi pennivendoli, star della mediocrità imperante. E come gode mentre nell’ombra aspira avidamente l’acre vanità che lo circonda! Continua a leggere

Non costruiamoci maschere peggiori

Lo spavento di scoprirsi vivi

Stiamo tutti quanti attraversando mesi traumatici, o quantomeno faticosi. In merito alla pandemia si sono sollevati mille discorsi e, giustamente, tutti i pensatori cercano di progettare sé stessi e l’umanità oltre l’improvvisa capriola che la natura ha imposto alle nostre abitudini e ai nostri paradigmi globali. La crisi deve trasformarsi in un’occasione di rilancio. I più, ovviamente, guardano l’immediato in termini economici, gli innovatori più lungimiranti parlano in termini antropologici. Molti di questi discorsi sono interessanti e lucidi.

Resta di fatto che, al momento, siamo impantanati, soffocati da zaffate di tristezza. L’umanità è depressa, e ne ha ben donde.

Che fare?

Io ho di fronte, gran parte della giornata, ragazzini di undici, dodici, tredici anni. Alcuni (ancora per quanto?) ho la possibilità di incontrarli in aula e in cortile; altri, i più, dietro a uno schermo. Sono i più giovani arruolati nella più grande prova di solidarietà globale che la storia abbia mai sperimentato. Continua a leggere

Pirlo, l'imperturbabile

Del distacco e dell’intransigenza

ovvero
Della vecchiaia

Mi considero una persona aperta al dialogo. Amo la dialettica. Mi infervoro su qualsiasi argomento intorno al quale abbia maturato una mia opinione, dal calcio liquido spinto verso il 3-2-5 sognato da Pirlo al giusto orientamento del rotolo della carta igienica da appendere. Figuriamoci quando si parla di letteratura. D’altro canto, rispetto a ciò su cui non ho un’idea personale, mi affido ciecamente a chi è al mio fianco. Continua a leggere

Francis Ponge

Dalla parte delle cose (Ponge)

Strane coincidenze. Su Instagram vado pubblicando le foto dei libri della mia biblioteca. Ho da poco postato Il sole in abisso di Francis Ponge e ora mi imbatto, cercando altro sul pc, in un appunto del 2003, suggerito proprio da quel libro. Eccolo:  Continua a leggere

Natura ed eccedenza

Del disinteresse

Ogni opera d’arte si fa luminosa per mezzo di una eccedenza disinteressata di senso, che le è fondamentale. Continua a leggere

Fuorigioco

L’arte e la regola del fuorigioco

L’opera d’arte inibisce.
Il chiacchiericcio viene attivato o fomentato da un commento, da un giudizio critico, da un pensiero razionale. Si può arrivare facilmente a discutere e persino litigare su un rigo che esprima un’opinione. Di fronte a un verso, no. Ti puoi imbattere in una poesia orrenda, non mostrerai all’autore la tua indignazione. Farai finta di niente, o cederai all’ipocrisia del “mi piace” per quieto vivere. Una pacca di incoraggiamento non si nega a nessuno. Perché, appunto, l’opera d’arte ha inibito l’aggressività, il senso del controllo, ha posto il suo oggetto fuori dal mondo.
È una dinamica consueta nei social. Continua a leggere

Una biblioteca viva

Di tanto in tanto, per la gioia dei bibliofili, compaiono libri che si occupano, per esempio, di come ordinare la propria biblioteca, oppure di come completarla con criterio, o di altri argomenti affini. Io constato periodicamente la mobilità della mia biblioteca. Non è solo questione di nuovi spazi da conquistare per i volumi che non ci stanno più, negli scaffali, o di ritocchi estetici. E non è nemmeno la migrazione epocale che accompagna le evoluzioni della vita. Anni fa, per esempio, ero circondato da libri di poesia, ora ridotti in poche nicchie, mentre la maggior parte sono stati provvisoriamente archiviati magari nell’autorimessa o negli scaffali della casa paterna, dal momento che oggi, invece, ho intorno soprattutto testi di narrativa. No, non si tratta solo di questo. Più volte, durante l’anno, devo compiere delle revisioni nell’ordine dei libri quasi per un bisogno psicologico di riassetto delle idee o anche solo per sperimentare una nuova prospettiva – ma forse anche per il semplice piacere fisico del contatto con questi oggetti, che si tramuta in una piccola terapia. Così nella mia casa si sono alternati libri avvicinati per argomento, per genere, per autore, per formato, per criteri misti, per utilità in previsione di qualche ipotesi di lavoro, per appartenenza geografia, per ordine cronologico… Interi scaffali diventavano improvvisamente prioritari, libri in seconda fila a un certo punto sopravanzavano i loro prevaricatori, volumi distanti rivelavano sintonie inattese e costituivano nuove costellazioni che io solo scorgevo, di cui io solo potevo essere l’interprete. Insomma, la mia biblioteca è viva, continua a muoversi, al di là del problema della sua inesorabile crescita.
Ogni tanto sogno la disponibilità di diverse sale, da organizzare a mio piacere in funzione di tutti i libri. Mi prefiguro una certa stabilità, l’equilibrio perfetto di ordine e disordine. Ma sono persuaso che si tratta di una necessaria, beata illusione. Anche in quel caso, lo so, i volumi continuerebbero a vibrare, a spiccare il volo da uno scaffale all’altro, a coinvolgermi nel movimento incessante del pensiero…

Un fiume carsico

Come un fiume carsico

La prima stesura del nuovo romanzo continua con estrema naturalezza.

Davvero ogni opera ha una genesi unica, un processo formativo del tutto originale. Alla furia e al caos del primo, ora è subentrata una regolarità che mi sorprende.

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Scrivere come assecondare le onde

Dalla trama alla musica

La regola che governa la memoria della propria vita, secondo la quale non si ricordano gli anni o i mesi, insomma il nesso delle vicende, ma gli attimi vissuti, alcune Scene Fondamentali, ovvero alcuni momenti di grande emozione, che formano una collana discontinua e a volte intricata anziché un percorso lineare – ecco, questa regola per me vale anche per i romanzi letti. Quando qualcuno mi chiede di raccontare un romanzo che vede nella mia libreria, mi accorgo che a fatica tratteggio in punti essenziali la cornice della storia, lasciandola per lo più aperta, mentre mi verrebbe voglia di spiegare – e non sarebbe facile – ciò che quel libro ha sedimentato in me: alcune scene, volti, situazioni, magari anche dettagli molto secondari eppure illuminanti, insomma una serie di atmosfere, di squarci su un mondo. Continua a leggere

Giorgio Vigolo

La Vergogna di scrivere

Scrivere dà gioia. Scrivere dà noia.
Scrivere consola. Scrivere dispera.
Scrivere incanta e disincanta.
Scrivere è naturale come un respiro. Scrivere è faticoso come allenamento alla corsa.
Scrivere è anarchia, rivoluzione. Scrivere è disciplina, obbedienza. Continua a leggere