Articoli

Francis Ponge

Dalla parte delle cose (Ponge)

Strane coincidenze. Su Instagram vado pubblicando le foto dei libri della mia biblioteca. Ho da poco postato Il sole in abisso di Francis Ponge e ora mi imbatto, cercando altro sul pc, in un appunto del 2003, suggerito proprio da quel libro. Eccolo:  Continua a leggere

Natura ed eccedenza

Del disinteresse

Ogni opera d’arte si fa luminosa per mezzo di una eccedenza disinteressata di senso, che le è fondamentale. Continua a leggere

Fuorigioco

L’arte e la regola del fuorigioco

L’opera d’arte inibisce.
Il chiacchiericcio viene attivato o fomentato da un commento, da un giudizio critico, da un pensiero razionale. Si può arrivare facilmente a discutere e persino litigare su un rigo che esprima un’opinione. Di fronte a un verso, no. Ti puoi imbattere in una poesia orrenda, non mostrerai all’autore la tua indignazione. Farai finta di niente, o cederai all’ipocrisia del “mi piace” per quieto vivere. Una pacca di incoraggiamento non si nega a nessuno. Perché, appunto, l’opera d’arte ha inibito l’aggressività, il senso del controllo, ha posto il suo oggetto fuori dal mondo.
È una dinamica consueta nei social. Continua a leggere

Una biblioteca viva

Di tanto in tanto, per la gioia dei bibliofili, compaiono libri che si occupano, per esempio, di come ordinare la propria biblioteca, oppure di come completarla con criterio, o di altri argomenti affini. Io constato periodicamente la mobilità della mia biblioteca. Non è solo questione di nuovi spazi da conquistare per i volumi che non ci stanno più, negli scaffali, o di ritocchi estetici. E non è nemmeno la migrazione epocale che accompagna le evoluzioni della vita. Anni fa, per esempio, ero circondato da libri di poesia, ora ridotti in poche nicchie, mentre la maggior parte sono stati provvisoriamente archiviati magari nell’autorimessa o negli scaffali della casa paterna, dal momento che oggi, invece, ho intorno soprattutto testi di narrativa. No, non si tratta solo di questo. Più volte, durante l’anno, devo compiere delle revisioni nell’ordine dei libri quasi per un bisogno psicologico di riassetto delle idee o anche solo per sperimentare una nuova prospettiva – ma forse anche per il semplice piacere fisico del contatto con questi oggetti, che si tramuta in una piccola terapia. Così nella mia casa si sono alternati libri avvicinati per argomento, per genere, per autore, per formato, per criteri misti, per utilità in previsione di qualche ipotesi di lavoro, per appartenenza geografia, per ordine cronologico… Interi scaffali diventavano improvvisamente prioritari, libri in seconda fila a un certo punto sopravanzavano i loro prevaricatori, volumi distanti rivelavano sintonie inattese e costituivano nuove costellazioni che io solo scorgevo, di cui io solo potevo essere l’interprete. Insomma, la mia biblioteca è viva, continua a muoversi, al di là del problema della sua inesorabile crescita.
Ogni tanto sogno la disponibilità di diverse sale, da organizzare a mio piacere in funzione di tutti i libri. Mi prefiguro una certa stabilità, l’equilibrio perfetto di ordine e disordine. Ma sono persuaso che si tratta di una necessaria, beata illusione. Anche in quel caso, lo so, i volumi continuerebbero a vibrare, a spiccare il volo da uno scaffale all’altro, a coinvolgermi nel movimento incessante del pensiero…

Un fiume carsico

Come un fiume carsico

La prima stesura del nuovo romanzo continua con estrema naturalezza.

Davvero ogni opera ha una genesi unica, un processo formativo del tutto originale. Alla furia e al caos del primo, ora è subentrata una regolarità che mi sorprende.

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Scrivere come assecondare le onde

Dalla trama alla musica

La regola che governa la memoria della propria vita, secondo la quale non si ricordano gli anni o i mesi, insomma il nesso delle vicende, ma gli attimi vissuti, alcune Scene Fondamentali, ovvero alcuni momenti di grande emozione, che formano una collana discontinua e a volte intricata anziché un percorso lineare – ecco, questa regola per me vale anche per i romanzi letti. Quando qualcuno mi chiede di raccontare un romanzo che vede nella mia libreria, mi accorgo che a fatica tratteggio in punti essenziali la cornice della storia, lasciandola per lo più aperta, mentre mi verrebbe voglia di spiegare – e non sarebbe facile – ciò che quel libro ha sedimentato in me: alcune scene, volti, situazioni, magari anche dettagli molto secondari eppure illuminanti, insomma una serie di atmosfere, di squarci su un mondo. Continua a leggere

Giorgio Vigolo

La Vergogna di scrivere

Scrivere dà gioia. Scrivere dà noia.
Scrivere consola. Scrivere dispera.
Scrivere incanta e disincanta.
Scrivere è naturale come un respiro. Scrivere è faticoso come allenamento alla corsa.
Scrivere è anarchia, rivoluzione. Scrivere è disciplina, obbedienza. Continua a leggere

La fine della tradizione

Dove sono finiti i maestri?

Il capolavoro si può scrivere a vent’anni come a novanta, non si discute. Però credo che si possa sensatamente affermare che quelli della mia generazione sono entrati nel decennio decisivo. Ormai uomini fatti e a nostro modo collocati nel mondo (con tutte le differenze rispetto alle incertezze del tempo attuale rispetto al passato, con la relativa liquidità evaporante di ogni identificazione), dovremmo in questi anni attraversare la congiuntura fondamentale del nostro percorso.

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Bufalino

La prova del nove

Bisognerebbe davvero avere la forza di lasciare nel cassetto la propria opera per nove anni. Di tornare a rileggerla quando si è completamente un’altra persona, trasformati senza infingimenti nel proprio lettore. Sarebbe l’unico modo per essere certi di aver fatto i conti con il narcisismo intossicante e di aver verificato se l’opera ha superato il canto delle sirene, e può continuare a viaggiare.

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Prosa

La narrativa senza la poesia è cieca

Sono un narratore, e prima ancora un lettore, figlio della poesia. L’intreccio ha potere seduttivo, ma se un romanzo non innesca una trama di rimandi interni, una rete di temi e di visioni, non crea soste o persino trappole, se insomma non lascia intendere che la sua verità eccede la trama e si fa stile, visione, struttura, architettura di senso, per me quel romanzo scade a prodotto di consumo. E ho molti narratori di talento che finiscono in scaffali non destinati a una seconda visita. Continua a leggere