Una nuova stagione poetica

Se con l’autoantologia L’amore e tutto il resto ripercorrevo, pur attraverso sentieri nuovi, la mia prima produzione in versi, con l’uscita su Poesia di maggio-giugno di alcuni inediti avvio ufficialmente un nuova stagione poetica.

Qualche lettore ha già voluto testimoniarmi una certa sorpresa, di fronte a questi versi, che si smarcano nettamente dai precedenti. Forse, se avessi pubblicato un paio di micro-raccolte che tengo ancora nel cassetto, e che rappresentano due sillogi-satellite di quanto finora scritto (si intitolano Corona del respiro e Arcadia/Inferno), l’impressione sarebbe attenuata – ma non è detto. Anzi. Fatto sta che la linearità del tempo umano, le circostanze e i ritmi del mondo editoriale, la volontà di lasciar sedimentare il proprio lavoro e altri fattori ancora accentuano un’idea di svolgimento più o meno consequenziale che non fotografa il tempo non lineare in cui agisce la coscienza creativa – quantomeno la mia.

Rilancio qui, sulla scia di tale riflessione, gli appunti con cui licenzio su “Poesia” gli inediti. Vi invito a leggere direttamente sulla rivista le poesie, nel caso. Ci sono peraltro diversi altri interventi interessanti.

La gestazione e il gesto

Ho scritto, nell’ultimo biennio, più di quanto mi sia capitato nei due decenni precedenti. Ma i tempi della creazione letteraria sono complicati. Quella che apparirà all’esterno come un’improvvisa ventata creativa in effetti era già stata presagita molto prima. Fosse dipeso da me, avrei scritto quella che è la mia attuale raccolta, ormai quasi completa, già nel millennio precedente. Ma mi sono imbattuto in una materia iniziale che si è dimostrata più resistente del previsto e a certi appuntamenti occorre prepararsi al meglio. I tempi non vanno forzati, malgrado le pressioni del desiderio, altrimenti si può compromettere l’esito ab origine. L’autore ha un controllo limitato rispetto all’evoluzione della sua stessa opera, da cui è formato a sua volta. L’amore non è concupiscenza, perché si apre all’alterità.

A dirla tutta, ci sarebbe, accanto al nuovo libro in formazione, un altro testo, ma che attualmente non ha una forma sufficientemente chiara, sebbene sia stato concepito prima. Ecco un’altra prova di quanto sia menzognera la cronologia delle opere di un poeta, già di per sé sofisticata, talvolta, dalle contingenze editoriali.

Con il senno di poi, un autore potrebbe comunque spiegare, almeno in parte, la propria evoluzione, ma nella nostra epoca l’autoesegesi è percepita come una perversione e io ho già peccato in eccesso, in passato. Il lettore oggi è sovrano, anche se dietro l’umiltà esibita del poeta talvolta si cela la furbizia di chi non deve rendere conto di nulla. Ci troveremmo di fronte, in casi simili, a un’autorialità addirittura rafforzata, alla seconda, specialmente qualora i versi, come non di rado accade nella poesia contemporanea, risultassero oscuri.

E oscuri, suppongo, appariranno anche la maggior parte dei testi che qui anticipo. Ma rispetto al continuo alternarsi o addirittura mescolarsi fra trobar clus e trobar leu in ciò che scrivo ho una posizione netta: non è un problema mio. Quando scrivo, cerco soltanto di aderire al meglio alla materia che mi occupa. Mi auspico, come tutti, di risultare leggibile, possibilmente immediato, ma la comprensione di una poesia resta un lungo viaggio anche nel caso dei versi apparentemente meno opachi. Non è il caso, dunque, di fornire troppe spiegazioni introduttive, nemmeno, come mi era capitato in altri casi, sotto forma di ipotesi, senza pretesa di sensatezza e di verità. Le intenzioni vengono bruciate durante il processo creativo e spesso danno vita ad altro, e un buon poeta sa riconoscere e accogliere ciò che emerge, durante la formazione di un’opera: doni preziosi, benché sospetti, poiché legati anche alla luce con cui il contesto li inquadra.

Ho già fornito troppi indizi. Qualcosa, suppongo, dovrei aggiungere ancora almeno sul titolo generale del nuovo libro: Luz. Ma, in attesa del senno di poi, mentre mi trovo ancora nel mezzo del cammino e dunque con percezioni che possono risultare vaghe e fuorvianti, convertito a questo punto al modello vigente dell’autore modesto che si eclissa, me la sbrigo con una citazione. Ha annotato David Grossman in Che tu sia per me il coltello:

«Ho letto una volta che gli antichi saggi credevano che nel corpo ci fosse un ossicino minuscolo, indistruttibile, posto all’estremità della spina dorsale. Si chiama luz in ebraico, e non si decompone dopo la morte né brucia nel fuoco. Da lì, da quell’ossicino, l’uomo verrà ricreato al momento della resurrezione dei morti. Così per un certo periodo ho fatto un piccolo gioco: cercavo di indovinare quale fosse il luz delle persone che conoscevo. Voglio dire, quale fosse l’ultima cosa che sarebbe rimasta di loro, impossibile da distruggere e dalla quale sarebbero stati ricreati. Ovviamente ho cercato anche il mio, ma nessuna parte soddisfaceva tutte le condizioni. Allora ho smesso di cercarlo. L’ho dichiarato disperso finché l’ho visto nel cortile della scuola. Subito quell’idea si è risvegliata in me e con lei è sorto il pensiero, folle e dolce, che forse il mio luz non si trova dentro di me, bensì in un’altra persona».

Magari, perché no, l’altra persona da cui dipende la nostra salvezza potrebbe rivelarsi persino colui che ci appare di primo acchito come nemico. Questa è l’epoca, in effetti, in cui l’uomo è chiamato a pensarsi finalmente come specie, non più come semplice individuo. Anche la poesia, che vive nel presente, sente prima del pensiero comune l’aurora necessaria, che tuttavia non è scontata, non è destinata a schiudersi senza l’attiva e responsabile partecipazione dell’uomo, chiamato a compiere scelte ricche di futuro. Fosse anche il semplice gesto di evocarla, tale aurora, di suscitarla con il canto.

Anche in questo orizzonte più vasto, che chiama in causa l’intera umanità, e non solo per ciò che riguarda la scrittura di un singolo autore, si spera che il gesto, dopo lunga, millenaria gestazione, dopo essere stato ripetutamente evocato dalle menti e dai cuori più sensibili lungo la catena delle epoche, sia pronto per essere eseguito. Con maestria e bellezza, se possibile.

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