Articoli

Cercando una meta (2010), di Francesca Bersani

Il monologo del dittatore

In questi giorni di tregua dalla scuola mi sto concedendo un po’ di ozio (attività in famiglia, letture, preparazione di lezioni…).
Colgo l’occasione per ripensare al percorso compiuto quest’anno con il sito e rilancio alcuni vecchi articoli, cui sono particolarmente affezionato. Questo era apparso il 4 aprile.

Adesso conta e canta gli anni, venti
e venti, enumera i giorni di sole
e di sale, poi chiedi dove porta
l’intransigenza, se non dentro al cantico
di solitudine. Chi come te
mi cerca non mi avrà se non in pianto. Continua a leggere

La morte di un angelo, fotografia di Wanda D'Onofrio

Quattro poesie per l’angelo

In questi giorni di tregua dalla scuola mi sto concedendo un po’ di ozio (attività in famiglia, letture, preparazione di lezioni…).
Colgo l’occasione per ripensare al percorso compiuto quest’anno con il sito e rilancio alcuni vecchi articoli, cui sono particolarmente affezionato. Questo era apparso il 29 marzo di quest’anno.

Queste quattro poesie sono accomunate dalla presenza dell’angelo, presenza alla quale mi è già capitato di accennare qualcosa. La prima era apparsa solo in Così pregano i poeti. Raccolta di preghiere in forma poetica (San Paolo, 2001) e dev’essere stata scritta uno o due anni prima almeno; le altre tre fanno parte della raccolta Terramadre (2012).

Degli angeli ciascuno è tremendo
R.M. Rilke Continua a leggere

Matrix: red or blue?

Della poesia non bisognerebbe mai scrivere (di Davide Brullo)

Svetta sul nuovo numero di Atelier (il numero 81) l’articolo di Davide Brullo intitolato La mia Africa. Lo ripropongo qui di seguito. Ne approfitto per annotare che, nella risposta di Giuliano Ladolfi a tale articolo, si racconta che «la rivista ha vissuto un momento di grande disorientamento, quando da un giorno all’altro» io avrei «per una diversità di opinioni sulla pubblicazione di una poesia di pochi versi» «comunicato in modo irrevocabile» la decisione di abbandonare il periodico che avevo inventato, insieme a Giuliano. Mi sembra che questa descrizione degli eventi mi faccia passare per qualcuno che, in modo irresponsabile e a cuor leggero, per mero puntiglio e su una questione irrilevante, abbia arrecato un danno soltanto ad altri. Non mi interessa rimestare su eventi che riguardano un frangente delicato e anche doloroso della mia vita, voglio ricordare quell’età dell’oro con equilibrio, senza idealizzazioni nostalgiche o strappi rancorosi. Mi preme però annotare che le vicende che mi hanno condotto ad abbandonare Atelier non corrispondono a quel resoconto troppo sommario e di parte e tanto meno al senso suggerito da tutti gli impliciti di quelle frasi.

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sucCesso, installazione di Simona Vanetti

Le cinque vie del successo

(L’opera scelta come copertina – cliccare sull’immagine per la visualizzazione completa – è di Simona Vanetti)

Nell’epoca dei talent show se c’è un fatto evidente a tutti è la nostra incapacità di valorizzare i talenti. Prendiamo proprio l’esempio del mondo dello spettacolo, con più lustrini e coriandoli di quello letterario. Dove sono finiti i cantautori? Semplicemente, non hanno la possibilità di emergere, sono schiacciati dal sistema, che funziona secondo regole spietate che nulla hanno a che vedere con la reale promozione del talento. Proviamo a spiegarle.
Oggi nessuno si sogna di far quattrini vendendo CD. Le case discografiche puntano allora tutto su determinate canzoni, preconfezionate, di repertorio, oppure scritte da chi è parte del giro che conta. E poi che accade? Bisogna promuoverle nelle radio e nelle tivù, così che esse paghino la Siae, che a sua volta pagherà le case discografiche. Quindi si organizzano i talent show, per prendere il fantoccino di turno, gettarlo nell’arena, sfruttarlo per un paio di anni. Poi gli si permetterà di girare qualche pubblicità, magari della TIM, e in seguito si vedrà se sarà disponibile qualche trasmissione di riciclo. Altrimenti, chi s’è visto s’è visto. Sostenendo peraltro l’ultima catena della filiera: gli psicologi di alto rango, pronti a soccorrere i nuovi, illustri e giovani depressi (agli psicologi di rango inferiore resta invece da sfangare tutti i vari problemi legati all’emergenza educativa del nostro Paese, con i vari disturbi di apprendimento annessi).
Lo spiegavo in questi giorni ai miei studenti: “Amate la musica? Cercate gli autori di cui nessuno parla, sostenete chi cerca di trovare una via di fuga dalle fauci onnivore del Mercato, lasciatevi attrarre dai nomi sconosciuti”.
E in letteratura, invece? Quali sono le strade percorribili per ottenere non tanto il successo (e bisognerebbe chiarirsi sul termine – ma questo, un’altra volta. All’immagine di copertina demando lo spernacchiamento del fantoccio), ma la creazione di un circuito virtuoso che permetta l’eventuale valorizzazione del talento? A me ne vengono in mente cinque. (Se qualcuno ne conosce altre, le indichi pure nei commenti: prenderò nota). Continua a leggere

Cercando una meta (2010), di Francesca Bersani

Monologo del dittatore

Festeggio oggi il mio compleanno con una poesia inedita, scritta tre anni fa per i miei quarant’anni. [Aggiornamento pomeridiano: non perdetevi, in coda, la poesia del mio secondogenito, di dieci anni, buttata giù di getto ieri sera…]

(L’opera scelta come copertina – cliccare sull’immagine per la visualizzazione completa – è di Francesca Bersani)

Adesso conta e canta gli anni, venti
e venti, enumera i giorni di sole
e di sale, poi chiedi dove porta
l’intransigenza, se non dentro al cantico
di solitudine. Chi come te
mi cerca non mi avrà se non in pianto. Continua a leggere

La morte di un angelo, fotografia di Wanda D'Onofrio

Quattro poesie

(L’opera scelta come copertina – cliccare sulla immagine per la visualizzazione completa – è di Wanda D’Onofrio)

Queste quattro poesie sono accomunate dalla presenza dell’angelo, presenza alla quale mi è già capitato di accennare qualcosa. La prima era apparsa solo in Così pregano i poeti. Raccolta di preghiere in forma poetica (San Paolo, 2001) e dev’essere stata scritta uno o due anni prima almeno; le altre tre fanno parte della raccolta Terramadre (2012).

Degli angeli ciascuno è tremendo
R.M. Rilke Continua a leggere

Anonimo, di Tiziano Masini

Il Grande Autore Sconosciuto

(L’opera scelta come copertina – cliccare sull’immagine per la visualizzazione completa – è di Tiziano Masini)

Benché non avesse pubblicato pressoché nulla, a parte un manipolo di poesie su rivistine ciclostilate, il Grande Autore Sconosciuto, che il più delle volte coincideva con il Giovane Autodidatta Solitario (d’ora in poi, amichevolmente, Gas) era in attesa della sua necessaria consacrazione. E per consacrazione, nel suo caso, intendeva esattamente l’assunzione nell’olimpo dei classici. Il fatto che non avesse ancora scritto una paginetta dei suoi capolavori era in fondo un dettaglio. La sua occupazione principale era quella di smaniare per la pubblicazione, di predisporre i contatti e le occasioni per preparare l’evento, di progettare i suoi scritti — di tutti i generi: poesia anzitutto, certo, ma anche racconti, romanzi, pièce teatrali, saggi critici, radiodrammi, sceneggiature: la sua fantasia non aveva limiti. E si stupiva di come il mondo della cultura potesse ancora andare avanti senza di lui. Anche quella rivista così combattiva intraprendente e lungimirante, perché non aveva ancora chiesto a lui di rispondere all’inchiesta carina che stava portando avanti da qualche numero? Continua a leggere

Normal Madness, di Maurizio Milanesio

I poeti sono tutti pazzi

(L’opera scelta come copertina – cliccare sull’immagine per la visualizzazione completa –
è di Maurizio Milanesio. La riproduzione è vietata)

Il mio romanzo, che intreccia varie storie d’amore, dominate da due vicende, una relativa a una coppia di sposi senza figli e l’altra con protagonisti due giovani, si apre con un prologo e si chiude con un epilogo, che rispetto alla storia si pongono come delle specie di ali, in cui si sviluppano dei ragionamenti sull’attività poetica. Vi propongo qui di seguito il Prologo.

Dove si allerta il lettore intorno al male della poesia e alle follie degli scrittori, mettendolo duramente alla prova, per iniziarlo alle amene vicende del presente libro

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Kosovo 1999, Fatmir Trashani

Ballata del mese di maggio

(L’immagine in evidenza di questo articolo viene da qui)

Riprendiamo l’esperienza raccontata ieri. Dopo la prima lettura ci siamo limitati a riconoscere la struttura della ballata, qui con un ritornello che effettivamente si ripete dopo la prima stanza, per essere sostituito invece alla fine. Poi, per mettere a fuoco meglio le diverse impressioni, abbiamo riletto, senza fretta:

Pristina rosa, rosa dolorosa,
stelo ubriaco e vulva spappolata,
dei figli che tu spandi
ne farò marmellata. Continua a leggere

Pudore, di Marta Ferro

L’imbarazzo del prof

(L’immagine in evidenza di questo articolo è un disegno di Marta Ferro)

A scuola per anni non ho mai parlato apertamente della mia attività letteraria, né in classe né con i colleghi. Non che fosse un argomento tabù, ma di fatto non ho mai raccontato nulla. Qualcuno, ovviamente, finiva per intercettare qualche notizia, ma un’allusione di tanto in tanto scappava come una scintilla perdendosi nell’aria e tutto finiva lì. Qualcuno un giorno addirittura appese in bacheca in corridoio alcuni miei testi apparsi in rivista, con tanto di fotografia. Ci fu chi mi fece notare, perfettamente in buona fede, quanto mi assomigliasse, il poeta. Del resto il nome, a chiare lettere, non era il mio.
Con il tempo, però, almeno tra i colleghi di più lungo corso, la consapevolezza della mia attività e del mio nom de plume si è consolidata. Tuttavia, soltanto pochi, due o tre, in rare occasioni mi hanno chiesto qualcosa di più specifico. Con una persona soltanto sono entrato nel merito più spesso, a partire da riflessioni e da scambi di opinioni intorno alla letteratura contemporanea da affrontare agli ultimi anni del liceo. Forse qualcuno ha pensato che il mio riserbo fosse una buona ragione per frenare la curiosità. Trovo comunque abbastanza normale che i miei colleghi ignorino i miei libri o li abbiano, al più, sentiti nominare.
Comunque, negli ultimi anni mi è capitato in qualche classe di uscire allo scoperto. All’improvviso. Forse l’ho fatto per trovare un ultimo espediente buono per sorprenderli, per spezzare qualche momento eccessivamente inerte. Così è stato recentemente nell’attuale Quinta Ginnasio.

“Oggi, visto che dovremmo trattare la ballata, analizzeremo una mia poesia”. Continua a leggere