Articoli

Scemo chi legge

La beatitudine dei non lettori

Miei adorati, fidatevi di me: non leggete. Non sprecate tempo. Non cercate di vivere più vite, prendete possesso dell’unica che avete: la vostra.

E vivetela stando nell’unico tempo che esiste: il presente. Carpe diem: ogni occasione lasciata è persa. Mica penserete davvero, del resto, di poter espandere il vostro tempo. Fate surf sui vostri piaceri. Attardarvi nei regni dell’oltremondo con Dante, sugli oceani con Conrad, o specchiarvi con Capote negli occhi di un assassino non vi servirà a nulla. Tanto, qualora vi trovaste malauguratamente davanti a un demonio, con buona pace di Dante vi caghereste addosso senza profferir verbo. E su una nave in tempesta non trovereste un trinchetto terzarolato manco se vi ci impiccassero. E nello sguardo di un assassino non c’è mai nulla da vedere, se non la vostra paura. Continua a leggere

Propositi

Propositi per il 2018

Ascoltare molto e parlare poco.

Leggere 100 romanzi. Studiare, di tutto un po’. Imparare due-tre lingue. Scrivere un nuovo romanzo. Completare le 7-8 opere già progettate e avviate. Continua a leggere

Jove decadent. Després del ball, di Ramon Casas

Contro l’arte decadente

Foss’anche vero che la cultura odierna, se appena avessimo la forza di rileggere la nostra esperienza compiendo quel minimo distacco dal presente che dovrebbe presiedere a ogni riflessione sulla propria epoca, risultasse ancora del tutto implicata nel movimento del Decadentismo, che rappresenta appunto l’appercezione drammatica della crisi dell’Occidente, sentita come irreversibile; e ammettendo anche che alla deriva nello sfaldamento delle nostre identità non si chiede più agli scrittori (ridotti peraltro essi stessi a figure residuali ai margini dei sistemi di sapere e di prefigurazione del domani) alcun conforto illusorio, ma semmai il coraggio di denunciare la nostra condizione reale  –  del resto, chi potrebbe negare la disaffezione verso qualsiasi conato di rinnovamento politico, la disillusione nei confronti di una scienza che serve solo a prolungare l’agonia, la strapotenza di tutti gli altri media che assoldati ai dettami dell’economia mirano solo a ottenebrare la vigilanza critica delle coscienze per propinarci la pace ottusa della narcosi, e via sullo stesso tono per ogni altra istituzione attuale  –  corrispondesse pure, tutto ciò, dicevamo, al nostro sentimento della verità, chi l’ha mai detto che all’arte, alla letteratura e alla poesia non sia concesso nessun’altra opportunità, oltre a quella di rispettare il tema e di conformarsi al senso del declino, della sconfitta, della fine inevitabile? Continua a leggere

Corea del Nord: la bandiera del Partito dei Lavoratori

Agonia, infinita fine

In questi giorni, nel valzer dei fuochi d’artificio che provenivano da tutto il mondo per festeggiare il nuovo anno, le immagini dalla Corea del Nord hanno un sapore, per noi, di vecchio. Il regime di Kim Jong-un e la minaccia nucleare ci rispediscono con la memoria indietro di ottant’anni. Poi, appena ci illudiamo di essere più avanti, in un’ideale scala del progresso, ecco che la faccia di Trump, contrapposta a quella di Jong-un, mortifica subito la nostra presunzione. Continua a leggere

Per-donare, ridare vita

Il perdono e il ricatto

L’esercizio del perdono è fondamentale per l’uomo in generale e strategico per ogni educatore. Per-donare significa donare nuovamente la vita.

Spesso però si cade in un terribile equivoco e si rimane imprigionati in una sorta di ricatto morale: si pretende il perdono. Ma il perdono per sua natura si può chiedere, ma non pretendere. Continua a leggere

Admo, per la donazione del midollo osseo

Johnny, mio fratello

Oggi, una breve rappresentazione teatrale, che spiega qualcosa intorno alla donazione di midollo osseo…

Cliccate anche sulla foto per ingrandirla e scoprire i dettagli importanti.

Informazioni precise ovviamente potrete trovarne qui. Continua a leggere

Uomo in preghiera, di Nacha Piattini

Religione

La dimensione religiosa di ogni individuo abbraccia una sfera pubblica e una sfera privata, una parte visibile e una parte in ombra. E, come ogni aspetto o atteggiamento percepibile all’esterno affonda le radici in una zona profonda, così anche un discorso sulla fede di una persona alla fine sollecita radici intime. Per questo non è sempre agevole chiedere conto a qualcuno di questa sua realtà. Continua a leggere

Perché e quando divenni juventino (fino alla fine)

Mi dissi:
Buffalo! – e il nome agì
E. Montale

Ricordo vividamente l’istante preciso in cui divenni juventino.

Era l’estate mundial del 1982 e io, educato da mio padre al tifo per la nazionale, l’unico che fosse pulito (“Se i tuoi amici ti chiedono di quale squadra sei, tu rispondi: «L’Italia!»”, mi ripeteva), tiravo il pallone contro la rampa di scale che portava all’ingresso del mio appartamento. La casa della mia infanzia è infatti leggermente sopraelevata perché doveva, secondo le norme di quella zona semi-industriale, crescere su un “laboratorio”, ovvero la “cantina” dove effettivamente mio padre portava avanti un po’ di lavoro domestico: minuteria legata alla produzione di rubinetti, che si portava direttamente dalla fabbrica, per arrotondare lo stipendio da operaio con l’aiuto dei genitori. Continua a leggere

Don Luigi Ciotti

Don Ciotti: riempire di vita la vita

Ieri nella mia scuola abbiamo avuto come ospite don Luigi Ciotti, che ci ha lasciato una luminosa testimonianza civile, colta molto bene anche da centinaia di studenti affascinati e colpiti.

È l’esempio di un uomo che combatte contro la malattia peggiore del nostro Paese: la delega, l’indifferenza, la rassegnazione – perché commuoversi non basta, occorre anche muoversi. Ed è l’esempio di un sacerdote che ha, come ama dire, aperto una società per azioni con Dio – perché conviene, dal momento che il pacchetto di maggioranza lo impegna Lui. Un sacerdote che accanto al Vangelo pone la Costituzione; che ama citare don Tonino Bello: “Non mi importa sapere chi sia Dio, ma sapere da che parte sta”. Ed è la parte, ovviamente, degli emarginati.

Dio è certo un compagno scomodo, ma da lui c’è da attendersi, ripete Ciotti, la dolce pedata quotidiana che agita la coscienza, che muove l’indignazione per il male che ci circonda. Solo così potremo seguire il monito di papa Francesco ad andare verso le Periferie – e non solo le periferie geografiche, ma anche le periferie dell’anima, ovvero quei luoghi e quelle persone abitate dalla fatica, dallo sconforto, dalla mancanza di libertà. Solo lì è possibile incontrare i poveri, gli ultimi, le persone che hanno bisogno, cioè i “veri maestri” che ciascuno dovrebbe riconoscere.

Don Ciotti ha popolato il suo discorso di nomi, senza rifarsi solo a quelli più noti, come gli eroi Falcone e Borsellino. Ha ricordato anche Antonio Montinaro, Vito Schifani, Rocco Dicillo, Francesca Morvillo, eroi ugualmente. E ha ricordato, tra tanti altri, Rosario Livatino, magistrato capace in pubblico di combattere chi commetteva crimini e, in privato, di spendere buona parte dei propri guadagni per sostenere le famiglie disagiate di chi aveva incarcerato. Non importa essere credenti, ribadiva, ma essere credibili. E allora il cristianesimo smette di essere una conventicola e diviene un’avventura che apre agli altri, anche e soprattutto a chi non crede; perché Dio (secondo le parole di Carlo Maria Martini) non è cattolico. Ama tutti. È di tutti.

Il piacere di incontrare persone come don Ciotti è precisamente quello che viene dalla scoperta che tanti discorsi che siamo abituati a sentire come retorici, ancorché giusti, retorici non sono affatto, perché dietro a certe facili bandiere (che pure a tratti servono, come la bandiera della “legalità”, che però è solo uno strumento: il fine resta infatti la giustizia) si celano volti, nomi, esperienze concrete, e soprattutto ideali che riempiono di vita la nostra vita.

 

Scuola: il mio credo

Questa è la dichiarazione che ho voluto appendere nella mia aula. La rileggo quasi tutti i giorni, mentre attendo i miei alunni.

Credo che l’essere partecipi a una realtà al di fuori del tempo, dello spazio e del determinismo, pertanto riconosco in ogni individuo un mio simile per natura e per diritto. Provo questa convinzione nell’incontro quotidiano con la vita in tutte le sue manifestazioni, con gli altri, con me stesso.

Tuttavia, in quanto essere di carne, sono anche mortale, limitato, determinato a livello biologico, sociale e culturale. Tratto con comprensione lucida e benevola questo aspetto, nella convinzione che, più della tastiera che ci è data, conti la musica che si suonerà.

Questa comprensione si sviluppa nella misura in cui approfondisco giorno per giorno  la conoscenza del mio essere – corpo, anima e spirito. Ciò migliora la mia capacità di incontrare la storia comune e la mia propria esistenza nelle situazioni in cui divento responsabile, perché libero, per quanto mi è possibile esserlo in quel frangente.

Naturalmente, alcune mie azioni sono maldestre e inadeguate. Devo esaminare serenamente i miei errori per trarne profitto, a partire anzitutto da quelli che chiamano in causa la relazione con i giovani. Di fronte ai miei alunni non mi considero un professore, ma uno studente esperto, che ambisce semmai al ruolo di studente saggio. Riconosco che nella reciprocità del rapporto con gli altri, come in ogni relazione d’amore, riuscire a donare qualcosa di sé significa ricevere quantomeno altrettanto. Mi applico per mantenere desto il senso critico, affinché le mie convinzioni non si innalzino rigide davanti a me. I miei “sì” avranno slancio solo quando nasceranno come dei “no al no”, ovvero quando avrò considerato fino in fondo le ragioni opposte alle mie.

A ogni modo, tutto ciò che esprimo, compio, sento e penso in un certo momento sono veramente io e la realtà che m’include. Sono davvero io a disporre dei mezzi per dare un senso al mondo in me e attorno a me. Per questo intravedo spesso in fondo alle passioni che mi tormentano una promessa di pace e vigilo perché il mio ego non prevalga: limiterò il più possibile le parole, rafforzando l’ascolto e perfezionando il gesto. Ciononostante, mai esiterò a denunciare ciò che si presenterà contrario ai miei principi e offensivo per la vita.

Mi riconosco, in quanto essere umano, insolvente rispetto al dono immenso che ho ricevuto, per cui mi impegno a restituirlo a mia volta compiendo il mio destino. Poiché l’essere è essenzialmente relazione, cosciente dei diritti, dei doveri, dei doni e dei privilegi della mia condizione, ringrazio la vita, e accetto la mia esperienza passata, presente e futura.