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Metamorfosi - Un altro me, Marco Paradisi, fotografia digitale

L’arte di smarcarsi

(L’opera scelta come copertina è di Marco Paradisi.
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Tempi grami, questi. Gli autori faticano a trovare critici capaci di masticare con competenza la loro opera, tanto che verrebbe voglia di imitare Umberto Saba, che scrisse, con Storia e cronistoria del Canzoniere, la propria autoesegesi.

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Busto di Vittorio Alfieri, Asti, Palazzo Alfieri

Imparare a bottega (1)

Nell’occasione di un confronto con un lettore su un brano del mio romanzo, sono tornato su un tema a me caro: il ragionamento applicato al testo, per verificare nei tratti concreti dell’opera le varie opzioni stilistiche. Credo che l’arte si apprendi fondamentalmente ancora a bottega.

Penso addirittura che questo esercizio sia uno dei più validi in assoluto per esercitare l’intelligenza, perché impone di comprendere le ragioni altrui e di affrontare la complessità. Non è un caso che abbia voluto chiamare la rivista che fondai nel 1996 con Giuliano Ladolfi “Atelier”, ma, soprattutto, non è un caso che, oltre al lavoro evidente sulle pagine di quel periodico, con le recensioni, le poesie e le riflessioni critiche, ci fossimo imposti un immenso lavoro sommerso di lettura e di confronto con tutti gli autori che ci proponevano dei loro componimenti. Continua a leggere

Banderas e Rosita

La gallina e l’ortografia. Quattro chiacchiere sul mio romanzo

È successo che una cara lettrice (che sarei pronto ormai a definire un’amica, ma questa parola pretende l’incontro reale: prima o poi…) ha voluto segnalare in un forum del Corriere della Sera il mio romanzo. Un paio di altri frequentatori del sito si sono incuriositi e hanno letto sul web qualche pagina. Sono emerse delle osservazioni critiche. Così sono intervenuto sinteticamente anch’io, in attesa di sviluppare meglio la questione, come mi appresto a fare ora.

Qui sotto trovate la discussione, riprodotta almeno nei termini essenziali e, di seguito, il mio ragionamento. Continua a leggere

Tutte le voci di questo aldilà, libro e stesure precedenti

Tutto il mio romanzo

Disse il mio editore Mario Guaraldi un dì: “Il tuo indice è quasi un capitolo a sé, da leggersi da solo”. Lo perdonai all’istante, perché si era al termine di una cena sontuosa.

Ora però l’indice del mio romanzo lo pubblico qui, non tanto per verificare se qualcuno di voi abbia davvero l’ardire di immaginarsi-reinventarsi l’intera storia, guidato dalle suggestioni e dai depistaggi dei miei titoli, ma perché a questo apparato dovrò far riferimento, in un prossimo articolo.

Piccola curiosità: l’idea di inserire i titoli, per esplicitare un certo tono necessario per avvicinare l’opera e per accompagnare il lettore in certi passaggi, soprattutto quelli più ellittici in prossimità della conclusione, covava in me da tempo, ma è stata l’ultima operazione compiuta sul testo. Continua a leggere

Wisława Szymborska

Il successo è sempre uno sbaglio

Ripropongo qui l’audio della puntata di mercoledì scorso, 20 aprile 2016, di Fahrenheit, in cui mi hanno coinvolto in una discussione che chiamava in causa anche Tomaso Kemeny, uno dei protagonisti del movimento mitomodernista, e Giovanna Tomassucci, esperta della poesia di Wisława Szymborska.

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Poveri professori

Poveri professori

Questo è un brano espunto dal mio romanzo. Ne ero particolarmente affezionato, ma ogni potatura comporta i suoi sacrifici. Vediamo se l’innesto a spacco su questa pagina funziona.

Poveri professori. Una volta erano delle autorità. In paese si salutavano con ossequio: «Professore, buongiorno!», con la parola detta solennemente, per esteso, con la stessa deferenza con cui si salutava un medico o un avvocato. Se un professore si trovava a passare in un locale, nel bel mezzo di una discussione, lo si coinvolgeva per ottenere la soluzione della disputa, e tutti ascoltavano ammirati e anche coloro i quali si scoprivano dalla parte del torto assentivano come bambini ubbidienti. Una volta l’insegnamento era una professione ambita e i genitori ascoltavano le parole degli insegnanti dei loro figli come quelle di un luminare. Continua a leggere

Mina, di Elena Boccoli [dettaglio - tecnica mista su tavola, 62x81 cm, 2012]

La colonna sonora del mio romanzo

(L’opera scelta come copertina – cliccare sull’immagine per la visualizzazione completa – è di Elena Boccoli)

In Tutte le voci di questo aldilà il tema più appariscente e dichiarato è la passione per la poesia, ma forse il tema centrale è l’amore in senso lato, in svariate sue manifestazioni. Secondo una strategia calcolata, alla poesia si allude, ma non compare mai esplicitamente.

Quando mi sono trovato costretto a riportare dei versi (ma scelti da un repertorio classico) li ho addirittura trascritti di seguito, senza gli ‘a capo’ identificativi. Come se i versi si dovessero cercare nella prosa (e mi chiedo io stesso se il titolo sia un endecasillabo solo casualmente). Al posto della poesia di tanto in tanto compaiono dei brani di canzoni piuttosto celebri: «citazioni di canzoni che restituiscono lo sfondo poetico dello spirito del tempo un po’ pedestre anche se efficacemente seduttivo», ha spiegato bene Tiziano Scarpa. Continua a leggere

Castelporziano, Festival 1979

La giornata mondiale della poesia

È primavera, amici, sbocciano i fiori, la luce risveglia la vita in ogni anfratto del mondo, gli uccellini cominciano a cantare… Ed è anche la Giornata Mondiale della Poesia, come ha decretato l’Unesco. Allora, almeno una volta all’anno, senza troppi imbarazzi, mettiamoci in fila per salire sul palco, prendere il microfono e magnificare le bellezze del creato, della vita, dei buoni sentimenti che ci ispirano…

Come non risultare snob nell’affermare apertamente che, a me, la Giornata Mondiale della Poesia sembra una Mondiale Cavolata?

Per carità, se vi serve mettere un appunto sul diario con scritto: “È l’ora della tua buona azione quotidiana” – se vi serve questo appunto, per compiere davvero una buona azione, prendete appunti, lasciate trillare i promemoria sui vostri cellulari, fatevi un nodo alla lingua. Se vi serve la retorica della poesia per cercare un libro di versi, ecco, oggi è il giorno giusto. Speriamo almeno che finiate per cercare della poesia buona, non il solito poeticume. Io, per me, rileggo la provocazione di Davide Brullo (apparsa ieri su “Libero”): Continua a leggere

Normal Madness, di Maurizio Milanesio

I poeti sono tutti pazzi

(L’opera scelta come copertina – cliccare sull’immagine per la visualizzazione completa –
è di Maurizio Milanesio. La riproduzione è vietata)

Il mio romanzo, che intreccia varie storie d’amore, dominate da due vicende, una relativa a una coppia di sposi senza figli e l’altra con protagonisti due giovani, si apre con un prologo e si chiude con un epilogo, che rispetto alla storia si pongono come delle specie di ali, in cui si sviluppano dei ragionamenti sull’attività poetica. Vi propongo qui di seguito il Prologo.

Dove si allerta il lettore intorno al male della poesia e alle follie degli scrittori, mettendolo duramente alla prova, per iniziarlo alle amene vicende del presente libro

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Ammesso e non concesso

Mi sono imbattuto in questa segnalazione breve, ma incoraggiante, al mio romanzo. Non so a chi la devo, il pezzo non è firmato, ma è apparsa l’11 gennaio sul sito denominato “La Voce che stecca. Notizie, opinioni, interviste controcorrente” (precisamente, qui). Per comodità riporto comunque di seguito il testo, ringraziando l’anonimo redattore.

Ammesso e non concesso che esistano oggi dei nuovi Rimbaud o Dickinson, questi accetterebbero di farsi pubblicare? È l’interrogativo a cui tenta di fornire una risposta Andrea Temporelli in questo romanzo: un professore scopre un giovane poeta autore di versi straordinari che, se dipendesse da lui, non verrebbero mai pubblicati. Per convincerlo ad affidare i componimenti a un editore, il docente organizza un incontro di poesia così da mostrare al giovane l’essenza dell’ambiente di cui entrerebbe a far parte. Romanzo scritto con una maestria e una sensibilità difficili da trovare nei viventi senza andare a bussare ai mostri sacri, Tutte le voci di questo aldilà ci ricorda – soprattutto nella forma – i grandi classici del passato a partire dalla titolazione dei capitoli, volta a spiegare in poche righe il contenuto di quel che ci accingiamo a leggere: «IV: di come e perché l’illustre Zmorovic accetti di partecipare al progetto di Max». Contemporaneità e classicità, oggi e ieri, si fondono in un romanzo che, pagina dopo pagina, seguita a muoversi fra narrazione e riflessione, fra invenzione e realtà, fra intrattenimento e saggistica, rendendo così molto difficile affibbiargli un’etichetta. Non possiamo aggiungere altro, per non dare risposte che sarebbero riduttive di fronte alla ricchezza del testo, perciò vi consigliamo caldamente la lettura di Tutte le voci di questo aldilà.

(L’opera scelta come copertina – cliccare sull’immagine per la visualizzazione completa – è di Emanuele Sartori)