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Uno sberleffo al mediocre mondo della cultura (di Davide Brullo)

Ho sulla scrivania, tra i libri da leggere in questi giorni, Il grande animale di Gabriele Di Fronzo. Domenica scorsa ho avuto la sorpresa di aprire “il Giornale” e di trovare, accanto a uno strillo di Davide Brullo sul mio romanzo, un analogo intervento di Paolo Sortino proprio sul libro in questione. Segnali?

Comunque, del Grande animale dirò io stesso qualcosa, presumo. Intanto, ecco le parole con cui Davide ha sintetizzato il mio esordio narrativo:

Davide Scardanelli ha vent’anni ed è un poeta geniale. Il professor Max Lipparini tenta di convincerlo a pubblicare. Di fronte al netto rifiuto di Davide (perché «non c’è una comunità letteraria autentica») Max architetta un tragicomico convegno con i big della letteratura. Al suo primo romanzo, Andrea Temporelli (poeta in catalogo Einaudi) squassa il mondo di cartongesso della letteratura odierna. Necessario l’Epilogo: due pagine e mezzo di istruzioni per scrittori in cerca di fama. Ferocissime.

(L’opera scelta come copertina – cliccare sull’immagine per la visualizzazione completa – è di Angela Velleca, la riproduzione è vietata. Si ringrazia per la gentile concessione)

 

Questa non è una difesa

Qualche precisazione rapida, in merito al saggio di Giuliano Ladolfi pubblicato ieri, in forma di sequenza di pensieri forse un po’ criptici e disordinati, in attesa di raccogliere meglio diverse riflessioni che si annuvolano nella mia testa.

1) Questa non è una difesa del mio libro, per due buone ragioni:
a) l’intervento di Giuliano non esprime un giudizio negativo;
b) i miei libri devono sempre difendersi da soli, non mi permetterai mai di ritenermi il custode del loro valore; se talvolta intervengo, è per entrare nella logica dell’interpretazione, perché questa mi interessa sempre, anche per imparare a valutare meglio le mie stesse esperienze Continua a leggere

Leggere il mio romanzo nel verso sbagliato. Un saggio di Ladolfi

Andare in pellegrinaggio sull’ermo colle, serve all’interpretazione dell’Infinito?

Sul numero 80 di Atelier, dicembre 2015, Giuliano Ladolfi dedica diverse pagine al mio romanzo, in una lettura tanto generosa e appassionata quanto, a mio parere, incapace di oltrepassare quella soglia di sbarramento, quel limite iniziatico e protettivo che, me ne rendo sempre più conto, metto a recinzione delle mie opere.

Questo lavoro mi appare quindi, in definitiva, depistante, almeno per una certa tipologia di potenziali lettori, ancorché ovviamente rimanga una lettura del tutto legittima. Si sta sommando ad altre interpretazioni che mi giungono, anche in modo informale, che stanno generando in me una serie di riflessioni, che mi riprometto di formalizzare e pubblicare quanto prima. Intanto, basti questo spunto: il romanzo, afferma Ladolfi, è la “trasfigurazione” di eventi di cui egli stesso è stato testimone. Ebbene, possono l’aneddotica delle origini, il feticismo biografico, la storia spicciola spiegare il valore dell’opera? Grazie comunque a Giuliano per il suo amarcord, che ci ha permesso di incrociarci ancora, sebbene si andasse in direzioni opposte: lo rileggo con piacere, senza nostalgia, misurando anzi il senso di allontanamento, di crescita, di sviluppo del desiderio. Continua a leggere

Coro di poeti al bar Boni

Ieri dicevo di aver recentemente conosciuto un poeta che, di diritto, entra nel mio romanzo.

Anzi, ne era già parte. Sì, ne sono sicuro, era uno di quelli che al bar Boni ha partecipato all’improvvisazione corale che ho registrato. Non saprei dire esattamente quale sia il suo verso, fra quelli riportati, forse era addirittura il tizio che ha dato il via al coro. Dario, hai per caso un alibi? Oppure, confessa: hai parlato con Silvio, quella sera? Perché non ci siamo conosciuti direttamente lì? Se hai altri dettagli da ricordarmi, prenderò volentieri in considerazione la possibilità di ampliare il capitoletto del mio romanzo che adesso trascrivo (e magari qualche altro lettore si ricorda un passaggio dell’improvvisazione che mi è sfuggito?): Continua a leggere

Di un poeta che diventa un personaggio del mio romanzo

Dopo la sorpresa del personaggio del mio romanzo che ha deciso di uscire dal libro e rivelarsi in carne e ossa, ci mancava solo qualcuno che, senza chiedermi nulla, avesse deciso di intraprendere la strada opposta.

Questo è infatti ciò che mi è successo poco tempo fa, quando ho conosciuto di persona Dario Bertini, a Pavia. Me ne sono tornato a casa con le belle impressioni suscitate da un ragazzo simpatico, a modo, intelligente, molto informato, che sa prendere con leggerezza sé stesso senza misconoscere il valore delle proprie passioni. Continua a leggere

Bagnasco lo sciamano cita voci dell’aldilà

Ci sono molti modi di leggere e di recensire un libro. Claudio Bagnasco ha scelto di dialogare con il mio romanzo, di rimuginarne alcuni frammenti, in parte per lasciarsi da essi interrogare in parte per esprimere, per contrasto, il proprio pensiero, nei silenzi dei passaggi, nelle omissioni luminose.

Sceglie insomma la via della mimesi e si rintana egli stesso, cerca la delicatezza di una sospensione piuttosto che la frontalità di un giudizio. C’è dunque qualcosa che vuol suggerirmi senza entrare nel merito. Ma se fra la manciata di scrittori cui ho chiesto al mio editore di inviare il libro c’è anche lui è perché mi aspettavo esprimesse certe considerazioni che mi prefiguravo io stesso, mettendomi nei suoi panni. Gliele ho poi estorte per lettera, e me le tengo care. È possibile anzi che ci torni su, sto solo aspettando che sedimentino insieme ad altre considerazioni di qualche lettore generoso. Continua a leggere

Di un personaggio del romanzo diventato reale

Si scrive, talvolta, per liberarsi dai propri fantasmi. Ma che succederebbe se i personaggi di una storia «vera, verissima, quasi inventata» cominciassero a uscire dal libro, a vivere di vita propria e addirittura a cercarti? Sì, lo so, anche questa trama è già stata elaborata. Eppure, a me sta succedendo proprio questo.

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Difendere i margini per chi fa arte (di Franco Acquaviva)

Alcune note sul primo romanzo del poeta Andrea Temporelli (con cenni a un dibattito tra Tiziano Scarpa e Davide Brullo)

Andrea Temporelli non è uno scrittore di cui parlano le riviste, le radio, le televisioni. Non è un volto noto, le sue opere non finiscono sugli scaffali dei supermercati, o nelle edicole o nelle librerie-bar-enogastronomie; nei titoli dei suoi libri la parola “vita” non la si trova; la sua raccolta di poesia più importante, pubblicata da Einaudi, s’intitola Il cielodi Marte; ed è difficile immaginare un sigillo più eloquente alla palese, voluta estraneità di questo Autore poco più che quarantenne alle dinamiche del sistema  e del mercato editoriale italiano. Come se collocarsi al margine dell’establishment letterario italiano dovesse significare per forza dover subire lo stigma di una condizione di marginalità, residualità, emarginazione, isolamento, e non contribuire invece a delineare un luogo dove progettare, un luogo di trasformazione e di conoscenza, dove si può difendere una propria alterità creativa proprio perché si è meno soggetti alla spinta omologante che il Centro esercita a ogni livello. Difendere i margini per chi fa arte, poesia, allora può equivalere alla resistenza che i contadini del sud del mondo esercitano nei confronti delle multinazionali che vorrebbero imporre le loro sementi e dunque una monocultura tendente a uniformare la grande ricchezza di colture possibili. Continua a leggere

Restare vergini o vendersi (di Tiziano Scarpa)

Tiziano Scarpa risponde alla lettera aperta di Davide Brullo in merito al mio romanzo. La risposta di Tiziano era stata pubblicata il 19 dicembre su ilprimoamore.com, precisamente qui

Caro Davide,
non ci conosciamo, non ci siamo ancora incontrati di persona, e forse anche per questo mi stai mitizzando. Ma io mi sento inadempiente. Non riesco a stare dietro a tutto. Ci sarebbe da impegnarsi su mille fronti, sono tante le situazioni insoddisfacenti, nell’editoria, nella cultura, nella politica: sento spesso un impulso a fare da supplente, in tante cose, ma ovviamente non ce la faccio, perché non sono in grado, non ho le forze né le competenze; e, soprattutto, credere di essere utile a troppe cose è un sintomo di megalomania: “Il primo fondamento dell’essere apparecchiato in giuste occasioni a spendersi, è il molto apprezzarsi” (Leopardi). Continua a leggere

Fuori tutti! (di Davide Brullo)

Nel suo romanzo Andrea Temporelli mette in crisi il mondo dei letterati con il tutù, sconfigge i poeti laureati frollati nell’invidia. E scandisce una pazzesca dichiarazione di poetica

Se fossimo in un Paese normale, non si parlerebbe d’altro. In Tutte le voci di questo aldilà Andrea Temporelli mette a soqquadro il claustrofobico continente della poesia italiana. Anzi, squarta i totem della letteratura tutta. A pagina 125 appare Alessandro D’Avenia, a pagina 143 è citato Alessandro Baricco («è una brava persona, ti convinci, amabile»), a pagina 134 il «panciuto signore con barba e occhiali» che si inalbera all’urlo di Non sa chi sono io, è l’«illustre ospite» Umberto Eco, che se la prende con un tizio che ha dipinto «un enorme sesso femminile» nel bagno dell’albergo. Ci sono anche i poeti, ovvio: a pagina 150 due liceali citano «Zanzotto, Cazzotto o quel diavolo che è» mentre discettano dei loro amorazzi; a pagina 163 Giuseppe Conte (a cui Mondadori ha appena dedicato un Oscar) è citato insieme a Maradona («finora avevo sentito solo due uomini parlare di se stessi in terza persona»: loro); a pagina 176, invece, è citato Milo De Angelis, ma la citazione più bella riguarda Gabriella Sica, «ha uno stile davvero originale, provi a sentire: “Se vado troppo a lungo in bicicletta, / Mi fa poi un po’ male la cosetta”». Sono citati anche poeti più giovani e meno noti al tronfio pubblico come Alessandro Rivali e Riccardo Ielmini (a pagina 94); «il mio amico Simone Cattaneo», invece, è a pagina 163 (è quello che fa la battuta su Conte) ed è forse quello che conta più di tutti. Cattaneo, poeta scoperto da Andrea Temporelli nel 2001, quando per le edizioni della rivista “Atelier” gli ha pubblicato la prima raccolta poetica, Nome e soprannome, si è ucciso, gettandosi dal suo appartamento a Saronno, nel 2009. Continua a leggere