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L’arte di smarcarsi

(L’opera scelta come copertina è di Marco Paradisi.
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Tempi grami, questi. Gli autori faticano a trovare critici capaci di masticare con competenza la loro opera, tanto che verrebbe voglia di imitare Umberto Saba, che scrisse, con Storia e cronistoria del Canzoniere, la propria autoesegesi.

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Tutto il mio romanzo

Disse il mio editore Mario Guaraldi un dì: “Il tuo indice è quasi un capitolo a sé, da leggersi da solo”. Lo perdonai all’istante, perché si era al termine di una cena sontuosa.

Ora però l’indice del mio romanzo lo pubblico qui, non tanto per verificare se qualcuno di voi abbia davvero l’ardire di immaginarsi-reinventarsi l’intera storia, guidato dalle suggestioni e dai depistaggi dei miei titoli, ma perché a questo apparato dovrò far riferimento, in un prossimo articolo.

Piccola curiosità: l’idea di inserire i titoli, per esplicitare un certo tono necessario per avvicinare l’opera e per accompagnare il lettore in certi passaggi, soprattutto quelli più ellittici in prossimità della conclusione, covava in me da tempo, ma è stata l’ultima operazione compiuta sul testo. Continua a leggere

Il successo è sempre uno sbaglio

Ripropongo qui l’audio della puntata di mercoledì scorso, 20 aprile 2016, di Fahrenheit, in cui mi hanno coinvolto in una discussione che chiamava in causa anche Tomaso Kemeny, uno dei protagonisti del movimento mitomodernista, e Giovanna Tomassucci, esperta della poesia di Wisława Szymborska.

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La giornata mondiale della poesia

È primavera, amici, sbocciano i fiori, la luce risveglia la vita in ogni anfratto del mondo, gli uccellini cominciano a cantare… Ed è anche la Giornata Mondiale della Poesia, come ha decretato l’Unesco. Allora, almeno una volta all’anno, senza troppi imbarazzi, mettiamoci in fila per salire sul palco, prendere il microfono e magnificare le bellezze del creato, della vita, dei buoni sentimenti che ci ispirano…

Come non risultare snob nell’affermare apertamente che, a me, la Giornata Mondiale della Poesia sembra una Mondiale Cavolata?

Per carità, se vi serve mettere un appunto sul diario con scritto: “È l’ora della tua buona azione quotidiana” – se vi serve questo appunto, per compiere davvero una buona azione, prendete appunti, lasciate trillare i promemoria sui vostri cellulari, fatevi un nodo alla lingua. Se vi serve la retorica della poesia per cercare un libro di versi, ecco, oggi è il giorno giusto. Speriamo almeno che finiate per cercare della poesia buona, non il solito poeticume. Io, per me, rileggo la provocazione di Davide Brullo (apparsa ieri su “Libero”): Continua a leggere

I poeti sono tutti pazzi

(L’opera scelta come copertina – cliccare sull’immagine per la visualizzazione completa –
è di Maurizio Milanesio. La riproduzione è vietata)

Il mio romanzo, che intreccia varie storie d’amore, dominate da due vicende, una relativa a una coppia di sposi senza figli e l’altra con protagonisti due giovani, si apre con un prologo e si chiude con un epilogo, che rispetto alla storia si pongono come delle specie di ali, in cui si sviluppano dei ragionamenti sull’attività poetica. Vi propongo qui di seguito il Prologo.

Dove si allerta il lettore intorno al male della poesia e alle follie degli scrittori, mettendolo duramente alla prova, per iniziarlo alle amene vicende del presente libro

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Ammesso e non concesso

Mi sono imbattuto in questa segnalazione breve, ma incoraggiante, al mio romanzo. Non so a chi la devo, il pezzo non è firmato, ma è apparsa l’11 gennaio sul sito denominato “La Voce che stecca. Notizie, opinioni, interviste controcorrente” (precisamente, qui). Per comodità riporto comunque di seguito il testo, ringraziando l’anonimo redattore.

Ammesso e non concesso che esistano oggi dei nuovi Rimbaud o Dickinson, questi accetterebbero di farsi pubblicare? È l’interrogativo a cui tenta di fornire una risposta Andrea Temporelli in questo romanzo: un professore scopre un giovane poeta autore di versi straordinari che, se dipendesse da lui, non verrebbero mai pubblicati. Per convincerlo ad affidare i componimenti a un editore, il docente organizza un incontro di poesia così da mostrare al giovane l’essenza dell’ambiente di cui entrerebbe a far parte. Romanzo scritto con una maestria e una sensibilità difficili da trovare nei viventi senza andare a bussare ai mostri sacri, Tutte le voci di questo aldilà ci ricorda – soprattutto nella forma – i grandi classici del passato a partire dalla titolazione dei capitoli, volta a spiegare in poche righe il contenuto di quel che ci accingiamo a leggere: «IV: di come e perché l’illustre Zmorovic accetti di partecipare al progetto di Max». Contemporaneità e classicità, oggi e ieri, si fondono in un romanzo che, pagina dopo pagina, seguita a muoversi fra narrazione e riflessione, fra invenzione e realtà, fra intrattenimento e saggistica, rendendo così molto difficile affibbiargli un’etichetta. Non possiamo aggiungere altro, per non dare risposte che sarebbero riduttive di fronte alla ricchezza del testo, perciò vi consigliamo caldamente la lettura di Tutte le voci di questo aldilà.

(L’opera scelta come copertina – cliccare sull’immagine per la visualizzazione completa – è di Emanuele Sartori)

 

“Tutte le voci di questo aldilà” ci chiamano a veglia (di Franco Acquaviva)

Andrea Temporelli non è uno scrittore di cui parlano le riviste, le radio, le televisioni. Non è un volto noto, le sue opere non finiscono sugli scaffali dei supermercati, o nelle edicole o nelle librerie-bar-enogastronomie;  nei titoli dei suoi libri la parola “vita” non la si trova; la sua raccolta di poesia più importante, pubblicata da Einaudi, s’intitola “Il cielo di Marte”; ed è difficile immaginare un sigillo più eloquente alla palese, voluta estraneità di questo Autore poco più che quarantenne alle dinamiche del sistema e del mercato editoriale italiano. Come se collocarsi al margine dell’establishment letterario italiano dovesse significare per forza dover subire lo stigma di una condizione di marginalità, residualità, emarginazione, isolamento, e non contribuire invece a delineare un luogo dove progettare, un luogo di trasformazione e di conoscenza, dove si può difendere una propria alterità creativa proprio perché si è meno soggetti alla spinta omologante che il Centro esercita a ogni livello. Difendere i margini per chi fa arte, poesia, allora può equivalere alla resistenza che i contadini del sud del mondo esercitano nei confronti delle multinazionali che vorrebbero imporre le loro sementi. Continua a leggere

Estrema serietà e irriverente ironia (di Andrea Rompianesi)

Andrea Temporelli è alter ego poetico del critico letterario Marco Merlin, per anni responsabile, con Giuliano Ladolfi, della rivista di poesia Atelier. Un’esperienza forte, militante, anche molto polemica nei confronti di una letteratura caratterizzata da certi aspetti peculiari del Secondo Novecento.

Qui Temporelli, allontanatosi ora dall’esperienza della rivista, si fa narratore; intraprende, nel senso pieno del termine, il robusto percorso del romanzo. “Tutte le voci di questo aldilà” (Guaraldi, 2015), già nel sommario iniziale che annuncia i capitoli, esplicita dei contenuti stessi, quasi si procedesse con un ritmo alla Cervantes. Estrema serietà e irriverente ironia si profilano da subito come correlativi atti a preparare il lettore ad un percorso che non farà sconti e non concederà condoni ad un mondo, quello letterario contemporaneo, che diviene bersaglio di una disamina feroce.

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Antichi contro Moderni

Sono assediato dai libri. Quelli che mi procuro sono sempre più di quelli che riesco a leggere. E la vita, per fortuna, non dà tregua, quindi comincio a credere che molti, troppi, rimarranno intonsi. Come recuperare terreno, come risolvere il problema? E, soprattutto, perché non riesco a limitarmi ai libri davvero fondamentali, ma inseguo il presente, e cerco autori che magari pochissimi conoscono?

Su questo, cercherò di dire qualcosa domani, ho bisogno di andare a rileggere (!) il saggio di un poeta. Intanto, ho immaginato i due professori del mio romanzo che discutevano proprio su tale argomento. Continua a leggere

Cari poeti, convertitevi alla prosa!

I poeti sono misconosciuti, sfigati, si persuadono della loro superiorità, si chiudono in combriccole, si consolano fra di loro, salvo poi scannarsi alla prima briciola caduta dal banchetto del mondo

  • Ho sempre avvertito la scrittura poetica e quella in prosa come due modalità espressive che hanno radici diverse. Essere scrittore non coincide necessariamente, per me, con l’essere poeta, anche se comprendo tutte le reciproche gradazioni, e contaminazioni, e influenze, fra i due generi. Nel passaggio dalla poesia alla prosa, o viceversa, c’è spazio per infinite sfumature e sovrapposizioni. Ma resto dell’idea che il pensiero poetico abbia un quid qualitativo specifico. Con ciò non intendo asserire che la poesia sia superiore, né che lo sia la prosa. Una buona prosa è indubbiamente superiore a una poesia mediocre.
    E un’ottima prosa, invece, è superiore o inferiore a un’ottima poesia? Il paragone non si pone, perché la loro qualità si gioca, appunto, su terreni diversi.
  • La prosa ha bisogno della poesia.
    La poesia ha bisogno della prosa? Continua a leggere