Rubinetto (dettaglio), di Simone Giaiacopi

“Tutte le voci di questo aldilà” ci chiamano a veglia (di Franco Acquaviva)

Andrea Temporelli non è uno scrittore di cui parlano le riviste, le radio, le televisioni. Non è un volto noto, le sue opere non finiscono sugli scaffali dei supermercati, o nelle edicole o nelle librerie-bar-enogastronomie;  nei titoli dei suoi libri la parola “vita” non la si trova; la sua raccolta di poesia più importante, pubblicata da Einaudi, s’intitola “Il cielo di Marte”; ed è difficile immaginare un sigillo più eloquente alla palese, voluta estraneità di questo Autore poco più che quarantenne alle dinamiche del sistema e del mercato editoriale italiano. Come se collocarsi al margine dell’establishment letterario italiano dovesse significare per forza dover subire lo stigma di una condizione di marginalità, residualità, emarginazione, isolamento, e non contribuire invece a delineare un luogo dove progettare, un luogo di trasformazione e di conoscenza, dove si può difendere una propria alterità creativa proprio perché si è meno soggetti alla spinta omologante che il Centro esercita a ogni livello. Difendere i margini per chi fa arte, poesia, allora può equivalere alla resistenza che i contadini del sud del mondo esercitano nei confronti delle multinazionali che vorrebbero imporre le loro sementi.

Il margine abitato da Temporelli è identificabile in un luogo geografico ben preciso che coincide più o meno con il nostro lago. Sì perché egli – al secolo Marco Merlin – è nato e vissuto in quella parte del Cusio che siamo più propensi ad associare ai rubinetti che alla poesia; inoltre Merlin è stato, insieme a Giuliano Ladolfi e a un gruppo di giovani poeti nati negli anni ’70, animatore e direttore della rivista “Atelier”: un unicum nel panorama letterario italiano sia per la resistenza nella durata (esiste dal 1996), sia per la tenacia con cui ha sempre difeso i propri valori di militanza culturale. Recentemente Merlin/Temporelli si è prodotto nella prima prova narrativa con “Tutte le voci di questo aldilà”, edito dall’agguerrita Guaraldi di Rimini. Tiziano Scarpa (già Premio Strega) ha pubblicamente lodato il romanzo in una quarta di copertina a dir poco entusiasta, e in un puntuale e articolato intervento saggistico su “Il primo amore”. È un grande scrittore Temporelli, e lo si può considerare una creatura del nostro paesaggio, del nostro lago, ma verrebbe da dire più del cielo sopra il lago, sempre che accettiamo l’evidenza che i paesaggi, pur in quella che a noi appare la loro irriducibile identità, non possono che accogliere il disarmo dell’individuazione di fronte all’immensità dei cieli sopra di noi.

(Franco Acquaviva, “Tutte le voci di questo aldilà” ci chiamano a veglia, “Ecorisveglio”, 10 febbraio 2016, p. 39)

(L’immagine scelta come copertina – cliccare sulla stessa per la visualizzazione completa – è il dettaglio di un’opera di Simone Giaiacopi ed è ripresa da qui)

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