Michele Cara, NON ALLINEAMENTO – 2015 – pennarelli su tela, cm 40*40 – collezione MURRU

La tentazione del metodo

Il mitico Giuliano Ladolfi ha scritto questa recensione al mio ultimo libro di saggi:

(L’opera scelta come copertina è di Michele Cara.
Cliccare sull’immagine per la visualizzazione completa)

Marco Merlin del critico ha l’aspetto personale, calmo e penetrante, quello intellettivo formato sui migliori studi estetici italiani e stranieri, quello creativo per indole naturale e quello discorsivo raffinato in anni di lavoro. Conosco ben pochi altri studiosi che abbiano come lui sondato i testi, le problematiche della poesia contemporanea, che come lui abbiano creato dibattiti, abbiano suscitato critiche e consensi e abbiamo mietuto incomprensioni. In 18 anni di conduzione della rivista «Atelier» si è guadagnato fiducia, ammirazione e rancori a non finire, perché fin dall’età di 23 anni non ha guardato in faccia a nessuno, non ha inseguito una carriera universitaria, non ha bussato alle porte dei “potenti”, non ha scalato le vette della direzione di prestigiose collane in case editrici nazionali, non ha inseguito il plauso: è rimasto “libero”, profondamente libero con i vantaggi e gli svantaggi che ogni assenza di vincoli comporta.

Questo non significa che si sia chiuso in uno sdegnoso riserbo con il mondo, segregato in un angolo della galassia letteraria, corrucciato per non essere compreso. No, Marco Merlin è un lottatore nato, capace di grandi entusiasmi e incapace di qualsiasi compromesso.

E questo nell’odierno mondo di arrivisti non è poco. Certo l’ambiente della critica ha poco a che fare con il “rampantismo” aziendale o politico, ma anche nelle guerre tra poveri ci sono generali e soldati.

Eppure il suo nome è indissolubilmente legato agli studi sulla poesia contemporanea sia come poeta sia come critico. Non dimentichiamo che con Poeti nel limbo (Interlinea, 2006) ha definitamente confutato la convinzione che durante gli Anni Ottanta e Novanta non si scrivesse più poesia. E, se oggi non si parla più di “morte della poesia”, gran parte del merito spetta a lui, perché non ha combattuto la falsa concezione con argomenti retorici, ha studiato il periodo, ha letto, analizzato e presentato più di sessanta scrittori diversi con un metodo critico affinato da un decennale tirocinio sulla rivista, lavoro completato con la raccolta di saggi Nel foco che li affina (Atelier, 2009).

Da circa un mese è uscito per Moretti & Vitali nella collana diretta da Paolo Lagazzi e Giancarlo Pontiggia La tentazione del metodo. Letture critiche.

Il testo si articola in quattro parti.

La prima raccoglie veri e propri saggi dedicati a poeti diversi per temperamento: Marco Guzzi, Giuliano Ladolfi, Amedeo Giacomini, Roberto Bertoldo, Mauro Ferrari, Roberto Sanesi, Rocco Scotellaro.

Nella seconda l’attenzione si fissa su un particolare aspetto della produzione di diversi autori: Salvatore Ritrovato, Elio Fiore, Bruna Dell’Agnese, Lucia Sollazzo, Giulio Cottini, Elio Pecora, Chiara Scalesse, Pasquale Maffeo, Massimo Scrignoli, Chiara Guarducci, Cosimo Ortesta, Vincenzo Anania, Silvio Ramat, Franco Tralli, Giorgio Luzzi, Mauro Germani, Remo Pagnanelli, giovane poesia inglese, Bernard Noël, Giovanni Giudici, Michael Krüger, poeti portoghesi, Kikuo Takano, Domatella Bisutti, Novecento strozzato, Poesia e sacro, Roberto Carnero su Pier Vittorio Tondelli, Giorgio Manganelli su Stephen Spender, Daniele Piccini, Simona Morando su Giovanni Giudici, Stefano Verdino su Cesare Viviani, Czesław Miłosz, Tiziano Fratus.

La parte terza, Misletture, rivela in modo particolare l’acume del critico militante, finalizzato a smantellare i “luoghi comuni” universalmente e supinamente accettati. E qui passa in rassegna tematiche legate ai seguenti poeti: Davide Brullo, Marcello Fois, Davide Nota, Chiara Daino, Gabriele Dadati (I), Gian Ruggero Manzoni, Andrea Di Consoli, Leonardo Colombati, Rosella Postorino, Valter Binaghi, Alessandro Zaccuri, Stelvio Di Spigno, Giuseppe Carracchia, Mario Luzi, Fabrizio Bernini e Carlo Carabba, Alberto Pellegatta e Andrea Ponso, Gabriele Dadati (II), Martino Magliani.

Chiude il testo la sezione Postille, dove parla di Un’inchiesta sulla critica e sulla poesia, di Inchiesta sulla narrativa d’oggidì. Qualche punto conclusivo e Errata corrige con noterelle personali concludono l’opera.

Con l’eccezione del lavoro su Mauro Ferrari, tutti gli altri testi sono già stati pubblicati in prevalenza su diverse riviste.

A chi ha seguito da vicino questo itinerario, iniziato sui banchi del liceo, preme sottolineare che non si tratta di una miscellanea, nella quale si raccolgono testi di un recensore. Chi si occupa di libri su un quotidiano avrebbe altrettanto materiale e un simile orizzonte di lettura. Marco Merlin ha steso tali testi in modo organico con una precisa idea di militanza: «Letture, purché critiche, capaci, in nome dell’affetto che le muove, di affondare la lama del giudizio, dal momento che ogni amore è elettivo e geloso e goni incontro ricostruisce l’illusione che tutto sia “per sempre”». Il sostrato estetico di tutto questo lavoro va rintracciato nei primi 72 numeri di «Atelier», dove ha combattuto una buona battaglia con entusiasmo e delusione, accompagnato da amici sinceri e da occasionali compagni in cerca di fama e di successo, da un duro, veramente duro lavoro di preparazione e da un impegno inimitabile.

 

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