Marco Merlin - Andrea Temporelli: libri

L’autobiografia di un altro (di Umberto Fiori)

In terza, in seconda, in prima persona, è la propria autobiografia come biografia di un altro che “Andrea Temporelli” ha scelto di consegnarci.

Andrea Temporelli è uno pseudonimo. Il dato potrebbe apparire trascurabile, sotto il profilo critico: non è certo la prima volta che uno scrittore decide di celarsi dietro un nom de plume; ma – a parte la rarità di questa pratica nell’ultima generazione di poeti – il fatto è che, nel caso di Temporelli, la scelta si fa anche motivo di ispirazione. Motivo carico di complesse valenze etiche e psicologiche: Andrea, infatti, Continua a leggere

Libri di Andrea Temporelli

La responsabilità del poeta (di Sandro Montalto)

Consapevole della forza della parola poetica […] Temporelli si adopera perché sia rimessa in primo piano la dimensione etica della poesia

In questa breve silloge Temporelli ripercorre i momenti più importanti della sua formazione poetica e della sua crescita nel mondo letterario, avvenuta tutta all’interno della redazione della rivista «Atelier» di cui è redattore. Sigilla i temi del fare poesia e della fine dell’adolescenza (intesa sia come epoca che come modo) Continua a leggere

L'opera comune. Antologia di poeti nati negli Anni Settanta (1999)

La generazione postmoderna (di Giovanni Raboni)

A loro e a qualcun altro sento che dovremo, nei prossimi anni, attenzione

Ci sono davvero, dunque, i poeti di vent’anni. A fugare ogni dubbio in proposito sono uscite, a breve distanza l’una dall’altra, due interessanti anto­logie: L’opera comune a cura di Giuliano Ladolfì (Atelier) e, appunto, I poeti di vent’anni a cura di Mario Santagostini (Stampa). E perché, poi, avrem­mo dovuto dubitarne? Continua a leggere

Marco Merlin - Andrea Temporelli: libri

Tra invettiva e sentimentalismo (di Sandro Montalto)

lontano dall’esaltare la tradizione e la sua retorica trova un delicato equilibrio tra invettiva e sentimentalismo

Andrea Temporelli (1973) presenta una silloge che affronta direttamente il problema del fare poesia, la questione dello scrivere che può con la sua forza anche portare al male («Ti giuro c’è chi scrive / per uccidere»), del bisogno di una ritrovata dimensione morale e di un impegno politico latamente inteso: «Avere molto scritto / conta poco. Serve ascoltare sempre / sotto tutti i governi / quando la voce viene come un tuono». Fra dichiarazioni di amicizia verso chi ha lavorato per modificare il concetto di letteratura, di delusione verso i “padri” poetici che diventa appello ai coetanei (e qui, dove tutto si fa show, una certa ironia si fa strada), rievocazioni di esperienze personali come le vicende familiari o il servizio civile, il poeta dimostra di fare affidamento su una parola che pur essendo irrimediabilmente polisemica (egli è cosciente della mobilità del reale) vuole riportare ai fatti e alle cose, e lontano dall’esaltare la tradizione e la sua retorica trova un delicato equilibrio tra invettiva e sentimentalismo.

(Sandro Montalto, «Hebenon», V, 5, apr. 2000, p. 90)

Libri di Andrea Temporelli

Una vena poetica curata e slang (di Fabio Simonelli)

In alcuni punti appare in tutta la sua forza trattenuta la linea di un ipotetico Tondelli poeta

Una vena poetica curata e slang quella di Andrea Temporelli, che in questa sua opera prima (Il cielo di Marte, Edizioni Atelier, Borgomanero), si indigna e ama a un tempo. Il tono alterna una sapienza versificatoria costantemente cercata in letture di autori della poesia del Novecento (italiana e no) e l’impeto descrittivo di chi, se pur giovane, ha già avuto modo di saggiare le arcate spigolose della vita. In alcuni punti appare in tutta la sua forza trattenuta la linea di un ipotetico Tondelli poeta, mentre altrove uno straniamento triste e coraggioso regna sovrano, “(come svegliarsi nel sogno di un altro)”.

(Fabio Simonelli, I libri di poesia, «Poesia», XIII, 138, aprile 2000, p. 26)

Marco Merlin - Andrea Temporelli: libri

Oltre la struttura lirica (di Roberto Bertoldo)

L’assenza quasi totale in questo libro della “struttura” lirica, però, non deve far pensare allo smarrimento dello stile lirico

Presentando nell’aprile del 1999 su Hebenon la silloge Stelle imperfette di Andrea Temporelli concludevo il mio discorso, che insisteva sul dissidio presente nella silloge tra la poesia, da una parte, e la vita, l’amore e la donna, dall’altra, dicendo che la scrittura, infine abbracciata con coraggio nonostante il suo preteso «alibi», diveniva “specchio del dissidio, dissidio essa stessa”. Continua a leggere

Libri di Andrea Temporelli

E l’esito non è rappacificante (di Giuliano Ladolfi)

l’ardore giovanile cede il posto ad un rapporto più ampio, più contraddittorio, più sofferto

La silloge di Andrea Temporelli costituisce lo sviluppo tematico della sua prima pubblicazione Il cielo di Marte (Borgomanero, Atelier, 1999). Se nella raccolta dello scorso anno egli ha rivissuto i momenti della sua formazione poetica e letteraria, ora avverte le necessità di risolvere o, almeno, di chiarire questa bruciante materia che, comunque la si rivolga, risulta sempre magmatica. Non deve ingannare il tenace vigore stilistico, frutto di una lunga lotta con la parola, né la maestria del ritmo e della scansione che ne piega il valore fonosimbolico a significati suggestivi ed emotivi. Continua a leggere

I poeti di vent'anni. Antologia (2000)

Una sorta di inedito romanzo dalla trama frantumata (di Mario Santagostini)

c’è in tutto l’eccellente lavoro di Temporelli un lucido e consapevole rinvio alla tradizione che si traduce in una adesione non tanto a modelli o a maestri quanto a una lingua letteraria “lombarda”

Andrea Temporelli è nato nel 1973 a Borgomanero (Novara). Ha pubblicato, oltre che su varie riviste, la notevole plaquette Il cielo di Marte (Ed. Atelier, 1999). Nelle sue poesie prevale un verso che sembra inseguire una misura endecasillabica ricca di variazioni per quanto concerne la posizione degli accenti, sempre assai irregolare (“Ma un soffio almeno correva sui fili / a far pompare laggiù in fondo il cuore / di Lombardia che sentiva rimordere”). Continua a leggere

L'opera comune. Antologia di poeti nati negli Anni Settanta (1999)

La consapevolezza acuta del fare poesia (di Giuliano Ladolfi)

In questo modo egli supera d’un colpo ogni possibile residuo di lirismo novecentesco

Andrea Temporelli nella raccolta Il cielo di Marte attua coscientemente la sliricizzazione del verso attraverso una serie di procedimenti stilistici che non attenuano la forza del dettato, anzi lo corroborano in funzione polisemica. Anzi tutto evita la prima persona singolare ed usa la terza non come sdoppiamento del soggetto poetante, ma come affermazione che l’atto poetico non si risolve i una conoscenza eidetica (Husserl), ma nella ricognizione del reale, di tutto il reale, sia interno sia esterno: Continua a leggere

Marco Merlin - Andrea Temporelli: libri

Il dissidio della poesia (di Roberto Bertoldo)

La scrittura, allora, […] “mette ordine” in riflesso al disordine emotivo e diviene “specchio” del dissidio, dissidio essa stessa.

Il dissidio (lo scontro tra la poesia, vissuta quasi con un senso di colpa – l’“inutilità” delle “sillabe leggere”, “l’alibi dei versi”, ecc. –, e la vita, l’amore, la donna) e lo stile petrarchesco-tassiani, assistiti sia da una chiara e spesso sottesa tendenza al parallelismo (e affini, come il climax) – che, oltre ad essere indice della linea classicistica e tassiana (il Tasso pacato dei Madrigali, al quale è per esempio collegabile anche il tema, per quanto non connesso come in Tasso Continua a leggere