Il poeta oggi è un deficiente (di Fabrizio Bajec)

La poesia sta uscendo fuori dai canali della cultura e affondando sempre più in una letteratura elitaria

Pordenone, sabato 20 settembre, ex-convento di San Francesco. Primo pomeriggio. La sala è piena. […] Così, seduti intorno al grande palco, da sinistra a destra ritroviamo in ordine: Paolo Febbraro, Fabrizio Lombardo, Igor De Marchi, Flavio Santi, il già nominato Garlini, Stefano Raimondi, Andrea Gibellini, Elisa Biagini, Antonio [Giovanni, ndr] Turra e Marco Merlin. […]

Neanche Marco Merlin si preoccupa della condizione d’anonimato di cui gode la recente poesia. Continua a leggere

L’estremismo della consapevolezza (di Matteo Marchesini)

Se c’è un altro poeta cui potrebbe adattarsi, per motivi diversi, la definizione di “estremismo della consapevolezza” […], questo è di sicuro Andrea Temporelli

Se c’è un altro poeta cui potrebbe adattarsi, per motivi diversi, la definizione di “estremismo della consapevolezza” usata riguardo a Deidier, questo è di sicuro Andrea Temporelli (1973), nom de plume di Marco Merlin, fondatore e direttore della rivista «Atelier». Suoi testi sono apparsi nelle antologie L’opera comune (Atelier, 1999), I poeti di vent’anni (Stampa, 2000), Dieci poeti italiani (Pendragon, 2002), e sul Settimo quaderno uscito per Marcos y Marcos nel 2001. In proprio ha pubblicato la plaquette Il cielo di Marte (Atelier, 1999). Già la scelta dello pseudonimo, rarissima negli autori giovani Continua a leggere

Intervista di Massimo Acciai

Ci sono nella mia poesia molti temi, che si diffondono e si aggregano molecolarmente.

Andrea Temporelli è nato a Borgomanero nel 1973 e si occupa della rivista “Atelier”, su cui compaiono suoi testi poetici. Ha pubblicato “Il cielo di Marte” (Atelier, 1999) e “La buonastella” (in “Poesia contemporanea. Settimo quaderno italiano, Marcos y Marcos, 2001); è inoltre incluso nelle antologie “L’opera comune. Antologia di poeti nati negli anni Settanta”, a cura di G. Ladolfi (Atelier, 1999) e “I poeti di vent’anni”, a cura di M. Santagostini (Stampa, 2000).(Da “Dieci poeti italiani”, Bologna, Edizioni Pendragon, 2002)

D: Roberto Roversi nel presentarti nell’antologia “Dieci poeti italiani” definisce “La voce e il tempo” “un testo centrale, per intendere e riflettere; direi, anzi, il centrale”. Continua a leggere

Come scritti su un lucido vetro ghiacciato (di Roberto Roversi)

La voce e il tempo a me pare un testo centrale, per intendere e riflettere; direi, anzi, il centrale.

La voce e il tempo a me pare un testo centrale, per intendere e riflettere; direi, anzi, il centrale. Rigorosamente denso, cioè riflessivo ma anche affabile, retto sulla punta delle dita e lavorato con estrema affidabilità. Il risultato, a mio parere, è eccellente; e accoglie, assemblandoli, i due aspetti, direi i due momenti di questo autore che ha già buona sapienza di scrittura; e vale a dire, la riflessione della testa e la riflessione, spesso acuta, degli occhi; non, e per sua fortuna considerando i contesti, la riflessione del cuore. Continua a leggere

L’autobiografia di un altro (di Umberto Fiori)

In terza, in seconda, in prima persona, è la propria autobiografia come biografia di un altro che “Andrea Temporelli” ha scelto di consegnarci.

Andrea Temporelli è uno pseudonimo. Il dato potrebbe apparire trascurabile, sotto il profilo critico: non è certo la prima volta che uno scrittore decide di celarsi dietro un nom de plume; ma – a parte la rarità di questa pratica nell’ultima generazione di poeti – il fatto è che, nel caso di Temporelli, la scelta si fa anche motivo di ispirazione. Motivo carico di complesse valenze etiche e psicologiche: Andrea, infatti, Continua a leggere

La responsabilità del poeta (di Sandro Montalto)

Consapevole della forza della parola poetica […] Temporelli si adopera perché sia rimessa in primo piano la dimensione etica della poesia

In questa breve silloge Temporelli ripercorre i momenti più importanti della sua formazione poetica e della sua crescita nel mondo letterario, avvenuta tutta all’interno della redazione della rivista «Atelier» di cui è redattore. Sigilla i temi del fare poesia e della fine dell’adolescenza (intesa sia come epoca che come modo) Continua a leggere

La generazione postmoderna (di Giovanni Raboni)

A loro e a qualcun altro sento che dovremo, nei prossimi anni, attenzione

Ci sono davvero, dunque, i poeti di vent’anni. A fugare ogni dubbio in proposito sono uscite, a breve distanza l’una dall’altra, due interessanti anto­logie: L’opera comune a cura di Giuliano Ladolfì (Atelier) e, appunto, I poeti di vent’anni a cura di Mario Santagostini (Stampa). E perché, poi, avrem­mo dovuto dubitarne? Continua a leggere

Tra invettiva e sentimentalismo (di Sandro Montalto)

lontano dall’esaltare la tradizione e la sua retorica trova un delicato equilibrio tra invettiva e sentimentalismo

Andrea Temporelli (1973) presenta una silloge che affronta direttamente il problema del fare poesia, la questione dello scrivere che può con la sua forza anche portare al male («Ti giuro c’è chi scrive / per uccidere»), del bisogno di una ritrovata dimensione morale e di un impegno politico latamente inteso: «Avere molto scritto / conta poco. Serve ascoltare sempre / sotto tutti i governi / quando la voce viene come un tuono». Fra dichiarazioni di amicizia verso chi ha lavorato per modificare il concetto di letteratura, di delusione verso i “padri” poetici che diventa appello ai coetanei (e qui, dove tutto si fa show, una certa ironia si fa strada), rievocazioni di esperienze personali come le vicende familiari o il servizio civile, il poeta dimostra di fare affidamento su una parola che pur essendo irrimediabilmente polisemica (egli è cosciente della mobilità del reale) vuole riportare ai fatti e alle cose, e lontano dall’esaltare la tradizione e la sua retorica trova un delicato equilibrio tra invettiva e sentimentalismo.

(Sandro Montalto, «Hebenon», V, 5, apr. 2000, p. 90)

Una vena poetica curata e slang (di Fabio Simonelli)

In alcuni punti appare in tutta la sua forza trattenuta la linea di un ipotetico Tondelli poeta

Una vena poetica curata e slang quella di Andrea Temporelli, che in questa sua opera prima (Il cielo di Marte, Edizioni Atelier, Borgomanero), si indigna e ama a un tempo. Il tono alterna una sapienza versificatoria costantemente cercata in letture di autori della poesia del Novecento (italiana e no) e l’impeto descrittivo di chi, se pur giovane, ha già avuto modo di saggiare le arcate spigolose della vita. In alcuni punti appare in tutta la sua forza trattenuta la linea di un ipotetico Tondelli poeta, mentre altrove uno straniamento triste e coraggioso regna sovrano, “(come svegliarsi nel sogno di un altro)”.

(Fabio Simonelli, I libri di poesia, «Poesia», XIII, 138, aprile 2000, p. 26)

Oltre la struttura lirica (di Roberto Bertoldo)

L’assenza quasi totale in questo libro della “struttura” lirica, però, non deve far pensare allo smarrimento dello stile lirico

Presentando nell’aprile del 1999 su Hebenon la silloge Stelle imperfette di Andrea Temporelli concludevo il mio discorso, che insisteva sul dissidio presente nella silloge tra la poesia, da una parte, e la vita, l’amore e la donna, dall’altra, dicendo che la scrittura, infine abbracciata con coraggio nonostante il suo preteso «alibi», diveniva “specchio del dissidio, dissidio essa stessa”. Continua a leggere