Una sorta di sobrio vangelo personale (di Paolo Febbraro)

La declinazione è spesso quella allegorica: Temporelli svolge la sua argomentazione più grazie alla poesia che attraverso di essa

 

L’annata è stata prodiga di testi poetici ascrivibili alla nuova leva. Lo testimonia fra gli altri Andrea Temporelli, con Il cielo di Marte (Einaudi). Temporelli replica il titolo del suo cripto-esordio del 1999, dimostrando la misura e la saggezza di un libro breve ma denso e di alto profilo discorsivo. La declinazione è spesso quella allegorica: Temporelli svolge la sua argomentazione più grazie alla poesia che attraverso di essa. Il tasso di figuralità è alto, Continua a leggere

Un poeta che rischia (di Alfonso Berardinelli)

Temporelli dimostra di avere un’eloquenza, un impeto che fanno pensare più a Luzi che a Sereni: monologhi drammatici di una voce in scena che non si dà limite

E Vittorio Sereni chi lo legge? Ci sarà qualcuno che sta imparando da lui? Me lo sono chiesto, in questi ultimi anni, ogni volta che mi capitava di rileggere qua e là “Gli strumenti umani” (1965) e “Stella variabile” (1981). Molti dei poeti italiani delle ultime generazioni si capisce che hanno cominciato a scrivere avendo in mente Penna, Amelia Rosselli, Caproni, Luzi, Giudici o Zanzotto, Pagliarani o Sanguineti, Pasolini e perfino Fortini, o chissà quale poeta straniero tradotto, o meglio chissà quale mescolanza di tutto questo. Ma Sereni? Continua a leggere

Una poetica inattuale (di Guido Mazzoni)

Il libro nasce da una poetica originale, inattuale e a suo modo coraggiosa

Andrea Temporelli è lo pseudonimo di Marco Merlin, nato nel 1973 e direttore di una delle più interessanti riviste italiane di poesia contemporanea, «Atelier». Il cielo di Marte è il suo secondo libro. Leggendolo, si rimane subito colpiti da un gesto che sembra al tempo stesso stilistico ed esistenziale: Il cielo di Marte si regge su una forma estrema, iperclassicistica di ordine e di controllo. Se ho visto bene, tutte le poesie della raccolta, tranne l’ultima, sono canzoni regolari o strofe di canzoni regolari: Continua a leggere

Temporelli insiste a non esistere (di Stelvio Di Spigno)

E per questo, il discorso di Temporelli, non può dirsi né tradizionale, perché anche la tradizione va rinnovata, né innovativo, ma soltanto epigonistico

 

Sono anni che Andrea Temporelli insiste, per così dire, a non esistere. Ossia a presentare come del tutto arbitraria quella illusoria linea di confine che separa l’autore e la sua strategia di scrittura dall’uomo reale che incombe alle sue spalle. Intendiamoci. Il più delle volte è l’autore a sgambettare l’essere umano che ha deciso preventivamente di invadere. Ma per Andrea Temporelli non è così. Temporelli è il nom de plume di Marco Merlin, classe 1973, direttore della solida rivista di poesia e letteratura «Atelier», palestra e fucina di molti giovani scrittori nati negli anni ’70. Una rivista che ha tra i suoi principi fondativi una moltitudine, talvolta un po’ confusa ma quasi sempre stimolante, di notificazioni di esistenza generazionali. Ma che possiede, tra i suoi punti di forza, Continua a leggere

E oggi un bel tris di poeti (di Davide Brullo)

 

[…] Dopo l’antipasto e il primo piatto, arriva la carne. E con quale razza di condimento. Andrea Temporelli esordisce con Il cielo di Marte, edito (cosa rarissima che i giganti si occupino di giovincelli dediti al verso) da Einaudi (Torino 2005, pp. 60, € 9,50). Carne da ristorante di lusso la sua. Non fosse che di grasso ce n’è pochino. Assai meno delle due scorpacciate precedenti. Trenta poesie (o poemetti o come diavolo vi pare, l’autore gorgheggia e inventa sterzando soluzioni tecniche diverse tra loro) Continua a leggere

Frontalità dell’antinovecentismo (di Giampiero Marano)

il segno distintivo della generazione perduta pare essere proprio l’assenza di comunità

Poeti nel limbo di Marco Merlin (ed. Interlinea, Novara 2005) è un documentato studio di trecento pagine sulla «generazione perduta»: quella che, situata anagraficamente a metà strada fra la generazione del ‘68 (De Angelis, Conte, Cucchi, Viviani, Magrelli) e i poeti nati negli anni Settanta, è stata secondo l’autore trascurata sia dalla critica militante sia dalla critica accademica e ha trovato alla fine «tutti gli spazi occupati». L’attento lavoro di Merlin, Continua a leggere

Un verso libero originale (di Alberto Bertoni)

questo libro di Andrea Temporelli […] crea un’osmosi felice perché affabile tra mondo della veglia e stato onirico

Primo nucleo costitutivo di un’opera in fieri, questo libro di Andrea Temporelli (pseudonimo di Marco Merlin, Borgomanero, No, 1973: anche, con l’identità anagrafica, critico attento alle dialettiche generazionali della produzione poetica, nonché condirettore – con Giuliano Ladolfi – dell’ottima rivista “Atelier”) crea un’osmosi felice perché affabile tra mondo della veglia e stato onirico, sfondo delle guerre occidentali e cronaca minuta, pulsione della poesia alla canzone e rigore di un verso libero per una volta originale, autentico.

(Alberto Bertoni, Trent’anni di Novecento. Libri italiani di poesia e dintorni (1971-2000), Castel Maggiore, Book Editore 2005, p. 280)

Un critico allo specchio (di Cesare Cavalleri)

la materia mediocre a cui si applica sembra scelta quasi apposta per far emergere soltanto l’eccellenza del critico

Non è un’antologia di testi, ma un’incalzante collezione di saggi dello stesso autore, il lavoro di Marco Merlin intitolato Poeti nel limbo – Studio sulla generazione perduta e sulla fine della tradizione (Interlinea, Novara 2004, pp. 320, Euro 20). Se l’interesse di Cucchi e Giovanardi si appuntava ai libri pubblicati da editori a diffusione nazionale, la lente di Merlin Continua a leggere

La generazione da trovare (di Paolo Febbraro)

Generazione è proprio il termine su cui Merlin scommette molto, e non da oggi.

Sono tutt’altro che convinto del fatto che, per trovare un og­getto sfuggente, occorra allargare i fori del setaccio. Accanto al­le imprese antologiche, il 2004 ci ha consegnato due volumi cri­tici dedicati alla poesia degli ultimi decenni. In maggio è appar­so Sotto la superficie. Letture di poeti italiani contemporanei (1970-2004) (Fratelli Bocca), un volume curato da Gabriela Fantato, che in dieci raggruppamenti tematici propone ottantasette autori, ognuno col suo ritratto critico di due-tre pagine, a cura di critici co­me Mauro Ferrari, Edoardo Zuccato, Flavio Santi, Simone Giu­sti, Sandro Montalto o Luigi Cannillo. A dicembre è giunto inve­ce il volume che Marco Merlin ha dedicato ai Poeti nel limbo, con un sottotitolo che recita Continua a leggere

Una poesia ostinatamente accampata nella Tradizione (di Matteo Marchesini)

Eppure, il punto di maggior rischio è anche il luogo in cui Temporelli raggiunge talvolta una piena autonomia di sguardo.

Un discorso diverso, infine, va fatto per Andrea Temporelli, nom de plume di Marco Merlin. Temporelli, infatti, ha davvero trovato in Sereni il suo poeta, l’adeguato catalizzatore delle os­sessioni di morte che invadono i suoi versi e delle immagini gioiosamente feroci che li solcano, il patrimonio poetico attra­verso cui soddisfare la necessità subito avvertita di forgiarsi un timbro insieme dichiarativo e lirico, colloquiale ed “eroico”, pri­vo di paracadute autoironico Continua a leggere