Marco Merlin, Nodi di Hartmann (2006)

In difesa del valore della poesia (di Giuliano Ladolfi)

Merlin ha avuto il merito di catalizzare e di indirizzare il dibattito critico nazionale su una serie di fronti come il rapporto con la tradizione, la generazione dei quarantenni da lui chiamata “invisibile”, la scoperta dei giovani poeti a lui coetanei, la questione del canone, la moralità nelle pubblicazioni e nelle recensioni, l’omertà della critica

«Il Novecento letterario potrebbe essere definito, a buon diritto, il “secolo delle riviste”, allo stesso modo in cui si discorre di “cultura accademica” o di “età delle corti” con riferimento, cioè, ai luoghi di volta in volta deputati all’elaborazione, ricezione e fruizione delle opere, sulle quali esercitano una forte azione omologante. Nel corso del Novecento, o per un buon tratto almeno, le riviste hanno saputo assolvere così egregiamente queste funzione, catalizzando l’intera vita letteraria, che nessun bilancio attendibile del secolo potrebbe prescindere senza danno da una valutazione del loro apporto. Continua a leggere

Marco Merlin, Nodi di Hartmann (2006)

Una pietra sopra il decennio appena trascorso (di Martino Baldi)

Merlin scopre alla vista pubblica scorci e ragioni interne del proprio fare, così come ribadisce posizioni di critica e poetica già passionalmente sostenute, costituite sull’imperativo categorico dell’attraversamento del Novecento

Le edizioni Atelier hanno salutato l’anno appena trascorso con un fuoco d’artificio inaspettato e tutto rivolto al futuro. Ha visto la luce, infatti, proprio nelle ultime settimane dell’anno il primo volume di una nuova collana di critica letteraria, intitolata 900 e oltre e diretta da Giuliano Ladolfi. Continua a leggere

Il cielo di Marte (Einaudi, 2005)

Un esperimento interessante (di Attilio Motta)

la raccolta si fa notare subito per l’uso sistematico […] della forma più nobile della tradizione poetica italiana classica, ovverosia la canzone di endecasillabi e settenari

Esordio ‘secondo’ sotto mentite spoglie di un giovane redattore di «Atelier» (classe ’73), la raccolta si fa notare subito per l’uso sistematico, con le specificazioni che diremo, della forma più nobile della tradizione poetica italiana classica, ovverosia la canzone di endecasillabi e settenari, in 30 testi titolati e quasi tutti pluristrofici (12 da due, 6 da tre e quattro, tre da cinque, uno solo da sei), con stanze fra 8 e 35 versi (ma per lo più contenute fra 10 e 20), organizzate secondo schemi rimici finissimi specie per l’uso di sdrucciole, ritmiche, irrelate ed interne. Continua a leggere

Il cielo di Marte (Einaudi, 2005)

Il problema è il tempo, il problema è la parola (di Mimmo Cangiano)

Sbaglierò, ma il tentativo di […] Temporelli mi sembra sia tutto giocato sul problema del superamento della forma, e questa è una sfida etica che ha in sé dell’impossibile

Sono due a mio giudizio i versanti principali del libro einaudiano di Marco Merlin: la colpa e il problema del consistere, ci torneremo in seguito.

Cominciamo dall’epigrafe sereniana [1] su cui qualcuno troppo facilmente si è avventato Continua a leggere

Il cielo di Marte (Einaudi, 2005)

Un senso di ineluttabilità (di Alex Caselli)

Anche nel ritmo queste poesie procedono con un senso d’inevitabilità: un’amara litania che non diventa macabra o grottesca, ma rimane fissata in versi quasi sempre sobri, a volte misteriosi.

 

Una raccolta di Temporelli — all’anagrafe Marco Merlin — è stata edita nel 1999 con questo stesso titolo dalle edizioni della rivista «Atelier», di cui il poeta è fondatore e condirettore. Viene ripresentata ora da una grande casa editrice come Einaudi, il che è veramente un successo per un poeta nato nel 1973 e quindi ancora giovanissimo. Certo, nel corso degli anni Andrea Temporelli Continua a leggere

Marco Merlin, Poeti nel limbo (2005)

Un tentativo di bonifica (di Francesco S. Mangone)

Marco Merlin tenta di bonificare, col suo lavoro, il pantano in cui sono “sommersi” questi nostri poeti contemporanei

Viviamo in un’epoca tragica, sospesa tra l’inessenzialità della parola (il suo svuotamento) e l’impossibilità di intravedere all’orizzonte un sistema di senso altro, radicalmente altro (mi verrebbe da dire) che la possa rinsanguare.

È in questa ferita aperta che si muove lo studio di Marco Merlin “Poeti nel LimboContinua a leggere

Il cielo di Marte (Einaudi, 2005)

Una sorta di sobrio vangelo personale (di Paolo Febbraro)

La declinazione è spesso quella allegorica: Temporelli svolge la sua argomentazione più grazie alla poesia che attraverso di essa

 

L’annata è stata prodiga di testi poetici ascrivibili alla nuova leva. Lo testimonia fra gli altri Andrea Temporelli, con Il cielo di Marte (Einaudi). Temporelli replica il titolo del suo cripto-esordio del 1999, dimostrando la misura e la saggezza di un libro breve ma denso e di alto profilo discorsivo. La declinazione è spesso quella allegorica: Temporelli svolge la sua argomentazione più grazie alla poesia che attraverso di essa. Il tasso di figuralità è alto, Continua a leggere

Il cielo di Marte (Einaudi, 2005)

Un poeta che rischia (di Alfonso Berardinelli)

Temporelli dimostra di avere un’eloquenza, un impeto che fanno pensare più a Luzi che a Sereni: monologhi drammatici di una voce in scena che non si dà limite

E Vittorio Sereni chi lo legge? Ci sarà qualcuno che sta imparando da lui? Me lo sono chiesto, in questi ultimi anni, ogni volta che mi capitava di rileggere qua e là “Gli strumenti umani” (1965) e “Stella variabile” (1981). Molti dei poeti italiani delle ultime generazioni si capisce che hanno cominciato a scrivere avendo in mente Penna, Amelia Rosselli, Caproni, Luzi, Giudici o Zanzotto, Pagliarani o Sanguineti, Pasolini e perfino Fortini, o chissà quale poeta straniero tradotto, o meglio chissà quale mescolanza di tutto questo. Ma Sereni? Continua a leggere

Il cielo di Marte (Einaudi, 2005)

Una poetica inattuale (di Guido Mazzoni)

Il libro nasce da una poetica originale, inattuale e a suo modo coraggiosa

Andrea Temporelli è lo pseudonimo di Marco Merlin, nato nel 1973 e direttore di una delle più interessanti riviste italiane di poesia contemporanea, «Atelier». Il cielo di Marte è il suo secondo libro. Leggendolo, si rimane subito colpiti da un gesto che sembra al tempo stesso stilistico ed esistenziale: Il cielo di Marte si regge su una forma estrema, iperclassicistica di ordine e di controllo. Se ho visto bene, tutte le poesie della raccolta, tranne l’ultima, sono canzoni regolari o strofe di canzoni regolari: Continua a leggere

Il cielo di Marte (Einaudi, 2005)

Temporelli insiste a non esistere (di Stelvio Di Spigno)

E per questo, il discorso di Temporelli, non può dirsi né tradizionale, perché anche la tradizione va rinnovata, né innovativo, ma soltanto epigonistico

 

Sono anni che Andrea Temporelli insiste, per così dire, a non esistere. Ossia a presentare come del tutto arbitraria quella illusoria linea di confine che separa l’autore e la sua strategia di scrittura dall’uomo reale che incombe alle sue spalle. Intendiamoci. Il più delle volte è l’autore a sgambettare l’essere umano che ha deciso preventivamente di invadere. Ma per Andrea Temporelli non è così. Temporelli è il nom de plume di Marco Merlin, classe 1973, direttore della solida rivista di poesia e letteratura «Atelier», palestra e fucina di molti giovani scrittori nati negli anni ’70. Una rivista che ha tra i suoi principi fondativi una moltitudine, talvolta un po’ confusa ma quasi sempre stimolante, di notificazioni di esistenza generazionali. Ma che possiede, tra i suoi punti di forza, Continua a leggere