Il cielo di Marte (Einaudi, 2005)

Quando il critico è anche poeta (di Carlo Cipparrone)

la sua produzione letteraria infatti non è mai gioco esibizionistico, compiaciuto exploit di erudito specialismo fine a se stesso, ma impegno totale, in cui si coglie etica e sentimento, slancio e conoscenza, profondità e disciplina tecnica, confessione e gusto della rappresentazione.

È accaduto spesso in passato che vari autori assumessero uno pseudonimo, usandolo stabilmente per firmare le proprie opere (vedi, per limitarci al Novecento letterario italiano, Svevo per Schmitz, Palazzeschi per Giurlani, Aleramo per Faccio, Moravia per Pincherle, Silone per Tranquilli, Banti per Lopresti, Fortini per Lattes, ecc.). Difficile era invece, fino a qualche tempo addietro, Continua a leggere

Andrea Temporelli, Il cielo di Marte e Terramadre

La voce fuori dal limbo (di Luca Cignetti)

Attenzione alla funzione e rifiuto di esibizione della forma conducono la lingua di Temporelli su un versante opposto, insomma, rispetto a poetiche della dissémination […], ma anche rispetto ai “rovesciamenti” ironici deliberati e virulenti

Proprio il rapporto con la tradizione è la migliore chiave di lettura del poeta novarese Andrea Temporelli, i cui temi centrali sono sintetizzabili nella «tensione tra identità e scrittura, tra verità poetica e verità autobiografica, etica, esistenziale»[1]. Questo atteggiamento compare nell’eco dei molti maestri, dichiarati e no, risuonante in ogni sezione dell’opera: Sereni, Eliot, Montale, Luzi, per citare i più ricorrenti.

Già nella Buonastella (2001), dove il tema del padre compare come dato biologico, Continua a leggere

Il cielo di Marte (Einaudi, 2005)

La casa in cui hai sempre abitato (di Elisabetta Pigliapoco)

sembra che il poeta voglia sempre mantenere le distanze: in primo luogo da se stesso, scegliendo un altro sé, un’altra identità a partire dalla decisione di utilizzare uno pseudonimo, essere chi non è stato […], chi non è più; in secondo luogo dal lettore

È una poesia con la P maiuscola quella a cui guarda Andrea Temporelli, pseudonimo dietro il quale si cela/rivela l’identità di Marco Merlin, scelto per dare alla luce la sua creatura poetica, Il cielo di Marte (Einaudi, Torino 2005). Temporelli è un poeta padre (per parafrasare una formula cara a Pier Paolo Pasolini) che della paternità ha fatto metafora della poesia e dell’essere uomo. Essere padre significa fare i conti con la parola responsabilità («Quel giorno avrò sicura la pronuncia / mi farai responsabile») Continua a leggere

Marco Merlin, Mosse per la guerra dei talenti (2007)

Nel cuore pulsante dell’epoca (di Massimo Morasso)

E lo fa, tutto questo, con un candore radicale, quasi a riprendere, al di là del suo finora unico, “attrezzatissimo” volume di saggistica, lo strenuo corpo a corpo con l’idea della poesia che va inseguendo da anni nei suoi donchisciotteschi editoriali pubblicati su «Atelier»

Di questi tempi, ciò che salta agli occhi di fronte agli affondi militanti sulla poesia delle ultime generazioni in Italia è lo sforzo che la critica compie per consolidare un’autorità, dando per acquisito, ormai, l’oltrepassamento di quella “linea epocale” oltre la quale si va da anni preannunciando un al di là del Novecento (e del novecentismo). Continua a leggere

Marco Merlin, Nodi di Hartmann (2006)

Un insieme di saggi creativi (di Gian Ruggero Manzoni)

E Merlin, in definitiva, seppur si dica poeta prestato alla critica, è, sempre a mio avviso, un ottimo critico, seppure sui generis

Nodi di Hartmann-Sonnambulismi critici, di Marco Merlin, Ed. Atelier, nella collana curata da Giuliano Ladolfi, novembre 2006. Mi piace definirlo “un insieme di saggi creativi sul come fare critica letteraria” (dal 1995 al 2004) quest’ultimo libro dato alle stampe da Merlin, che, come uomo, pare abbia ritrovato una sua misura, dopo alcune fibrillazioni di percorso, esistenzial-artistiche, che, un paio di anni fa, gli vennero sottolineate, più o meno furentemente, anche dal sottoscritto… poi, e infine, il tempo credo abbia stemperato, così che se non tanto il personale, quanto l’opera, abbia, fra noi, il modo ancora di poter dire. Continua a leggere

Andrea Temporelli, Terramadre (2012)

Un’anticipazione in tre frammenti (di Rossano Astremo)

Una voce che fa i conti con la tradizione italiana, ma è sempre attenta a cogliere ogni possibile parabola di un suo oltrepassamento

Andrea Temporelli, pseudonimo di Marco Merlin, nato nel 1973 e direttore della rivista «Atelier», fucina di contenuti creativi e critici di alta qualità, lettura indispensabile per tutti coloro i quali amano la poesia italiana contemporanea, ha all’attivo la pubblicazione di un importante libro di versi, Il cielo di Marte, edito nel 2005 da Einaudi.

Nei versi inediti donati a «Ore piccole» Temporelli conferma Continua a leggere

Il cielo di Marte (Einaudi, 2005)

Una discendenza europea (di Salvatore Ritrovato)

Piemontese all’anagrafe, italiano di lingua, europeo di poesia

De Il cielo di Marte di Andrea Temporelli disarma, prima del titolo, il retrocopertina, privo di notizie biografiche ma pronto a fornire indicazioni su latitudine e longitudini poetiche (linea lombarda, impegno, quotidiano in forma di epopea, cronaca personale, fantastico…) intorno al noto melting pot tardo-novecentesco. Andrea Temporelli è Marco Merlin, e la sua poesia è anche il frutto di uno studio appassionato della poesia contemporanea (di cui è giusto rammentare l’ormai decennale direzione di «Atelier», e il recente saggio Poeti nel limbo, pubblicato da Interlinea). Continua a leggere

Il cielo di Marte (Einaudi, 2005)

Dedicato a chi crede che la poesia sia morta (di Luigi Mascheroni)

Accusato da più parti di essere una sorta di iceberg difficilmente digeribile per le anime belle, la raccolta-poemetto in trenta stazioni punta altissimo, guardando non tanto a Vittorio Sereni e a Mario Luzi […] quanto alle finezze di un Thomas S. Eliot

ANDREA TEMPORELLI, noto anche come lo spettro di Marco Merlin (1973), è uno dei “poeti nuovi” che si è imposto con precocità lampante all’attenzione della grande editoria. Il suo primo libro, lieve e abissale, dal titolo Il cielo di Marte, è stato infatti edito da Einaudi nel 2005. Continua a leggere

Volto su Marte (foto 1976)

Terra chiama Marte… Marte chiama Terra (Gian Ruggero Manzoni)

Forse che un dolore, già vissuto esistenzialmente, non voglia essere riportato o non lo si possa riportare su carta, ma ne vengano accennati solo certi fraseggi, solo certe sfumature?

In copertina della Bianca Einaudi, sotto il bel titolo “Il cielo di Marte”, appare questo stralcio di poesia messo in prima, redazionalmente (cioè come scelta di collana, da oltre 30anni), quale introduzione-cardine (che si reputa significativa-portante) al/il libro del poeta che si è dato alle stampe (mantengo gli a capo tipografici di copertina, non quelli che figurano nel componimento all’interno della raccolta da cui è tratto): “Ecco, quello che pensi sia dio e in / fondo / Continua a leggere

Marco Merlin, Nodi di Hartmann (2006)

A viso nudo nel mondo (di Davide Brullo)

non è tanto un libro di critica letteraria, quanto di teoria poetica

Da un’idea della letteratura come terra felice, quasi parallela al mondo dei mortali, alla scrittura come battaglia da fare in trincea, esposti a viso nudo nel mondo. Nodi di Hartmann, il volume di Merlin che inaugura la nuova collana delle Edizioni Atelier “900 e oltre” (Borgomanero, NO, 2006, pp. 172, € 15,00), mettiamo i puntini dove bisogna, non è tanto un libro di critica letteraria, quanto di teoria poetica. Continua a leggere