Danzare sul terremoto. Intervista di Davide Brullo

Il mondo, quando scocca la poesia, è una membrana che vibra, attorno alla domanda. Tutto il mondo, e in esso tutto il bene e tutto il male, sono un infinito, imbarazzante donativo, che scuote la nostra psiche, la risucchia nei suoi gorghi, la costringe a danzare sul terremoto.

La poesia è per te un’arma conoscitiva, una vanga per capire cosa sei, cos’è l’uomo?

Cos’altro potrebbe essere? Ogni verso nasce mettendo in dubbio ogni superficie, interna ed esterna, tangibile e immateriale. Il mondo, quando scocca la poesia, è una membrana che vibra, attorno alla domanda. Continua a leggere

Un incendio doloso (di Guido Mattia Gallerani)

Avremmo forse voluto ricevere da Merlin, conoscendo le sue potenzialità, un qualche segnale di maggiore fiducia

Dal trovatore provenzale, dall’Arnaldo Daniello dantesco, e dal suo fuoco purificatore è colta la citazione del titolo. Marco Merlin, con questi saggi apparsi fra il 1997 e il 2001 sulla rivista «Atelier», di cui è co-direttore, cerca parimenti quello strumento che possa chiarificare le opere di alcuni poeti di lungo studio, oggi riuniti sotto l’egida di un nuovo contenitore. Il percorso non avrà le false pretese del canone compilativo: quasi come il viaggio di Dante, ambirebbe piuttosto all’incontro con alcune figure della propria passione poetica nell’affinamento della conoscenza di una materia, come la poesia dei nostri ultimi anni, affollata quanto mai attorno a un purgatorio italiano troppo stretto. La direzione seguita da Merlin è quella del percorso attraverso due o tre generazioni: i capitoli procedono da una Nostalgia di futuro con due monografie cronologiche che ripercorrono quasi interamente la produzione di Giudici e di Raboni; attraversano la tappa Continua a leggere

Quasi a esorcizzare la brevità della vita (di Antonio Bianchetti)

È un lungo assolo di uno dei più promettenti autori del nostro tempo

Il cielo di marte” è il titolo di una delle più belle raccolte di poesie apparse in questi ultimi anni in Italia. Pubblicata nel 2005 dalla collana “bianca” di Einaudi e scritta da Andrea Temporelli, alias Marco Merlin, che usa pseudomino e nome legati alla sua vicenda personale (il nome è quello di un suo fratello morto in giovane età e il cognome è quello della madre da nubile, anch’ella prematuramente scomparsa), per unire in maniera lirica Continua a leggere

Passione e ideologia (di Salvatore Francesco Lattarulo)

La «morte» della poesia, o meglio la sua condizione ‘sospesa’, data dopo i primi anni Ottanta, quando al boom creativo successivo al biennio sessantottino, caratterizzato da una produzione tracimante di opere in versi, segue una fase di stagnazione e riflusso

Passione e ideologia. Si può condensare in questo binomio il percorso della rivista, anche sulla scorta dell’articolo pubblicato da Giuliano Ladolfi, uno dei due fondatori, in occasione del decennale. La prima ha per oggetto la poesia. La seconda nasce dal bisogno di reazione al declino della critica, stigmatizzata come «omertosa». Lo stesso stato di salute della poesia, ormai agonizzante, richiede che qualcuno si sieda al suo capezzale. Ne discute Marco Merlin, Continua a leggere

Cuore messo a nudo (di Alberto Casadei)

Si potrebbe forse sostenere che la scelta di avviarsi a una sorta di dover essere metrico consenta una maggior disponibilità alla rivelazione

Si affida invece a una serie di schermi (a cominciare dallo pseudonimo sottilmente dannunziano) Andrea Temporelli, ossia Marco Merlin, animatore di “Atelier” con Giuliano Ladolfi e già approdato alla ‘bianca’ di Einaudi con il Cielo di Marte (2005). Benché dall’antologizzazione non emerga un dato macroscopico dell’evoluzione poetica di Merlin, e cioè la scelta di affidarsi in toto alle forme chiuse più elevate della tradizione italiana (cioè non tanto il sonetto, ormai usatissimo, bensì la canzone), i componimenti proposti sono significativi perché evidenziano alcuni nuclei dolenti della sua opera, trattati a volte con risentimento a volte con maggior distacco: esemplari, fra gli altri, “Nel nome della madre” e “Domina”. Si potrebbe forse sostenere che la scelta di avviarsi a una sorta di dover essere metrico consenta una maggior disponibilità alla rivelazione, all’affrontarsi con il ‘cuore messo a nudo’.

(Alberto Casadei, Il miele del silenzio. Giovani poeti italiani, «Poesia», XXII, 242, ottobre 2009, p. 54)

L’iniziazione alla vita (di Giancarlo Pontiggia)

La poesia di Temporelli nasce, mi pare, proprio nel segno di Marte, il dio della guerra inscritto etimologicamente nel nome di battesimo

«Stando alle testimonianze più attendibili, Andrea Temporelli è nato nel ’73 a Borgomanero, anche se non è registrato in nessuna anagrafe. Attualmente vive tra San Maurizio d’Opaglio e Talonno di Invorio. Si occupa della rivista “Atelier”, in particolare la imbusta, vi appiccica le etichette con gli indirizzi, la infila negli scatoloni per la spedizione. È alto 175 cm, ha due figli ma solo una moglie. Ha pubblicato Il cielo di Marte (Einaudi 2005), che non ha vinto nessun premio letterario».

Se così recita, alla lettera, la biografia ufficiale, non me ne vorrà l’autore se mi accingo a svelare ciò che in fondo tutti sanno, Continua a leggere

Il superamento del lutto (di Giuliano Ladolfi)

In Andrea Temporelli (1973), poeta completamente estraneo al “Novecento”, l’aspetto stilistico e quello contenutistico coincidono e riconciliano la poesia con la realtà

In Andrea Temporelli (1973), poeta completamente estraneo al “Novecento”, l’aspetto stilistico e quello contenutistico coincidono e riconciliano la poesia con la realtà. La ripresa delle forme tradizionali — della canzone in particolare — non si attesta su posizioni anacronistiche come in D’Elia o in Conte, Continua a leggere

L’equivoco (di Paolo Febbraro)

Ma allora, oggi, chi è Marco Merlin?

È uno dei temi di riflessione che ha destato la lettera che Marco Merlin (inserito, come ci sembrava opportuno, nella schiera dei poeti-critici) ha voluto unire alla scelta dei suoi poeti. La lettera è da Nisini riprodotta per intero in Appendice all’Inchiesta, ma qui ne cito alcuni stralci:  Continua a leggere

Precondizioni interpretative o Nonostante la crisi (di Mimmo Cangiano)

La sua poesia lavora sui concetti di tempo e gioia, dove la seconda si caratterizza come superamento del primo (luogo in cui colpa e violenza sono inevitabili)

Retrocedo anagraficamente di qualche anno per parlare di quello che, a mio giudizio, è uno dei libri più interessanti di questi anni: Il cielo di Marte di Andrea Temporelli (pseudonimo di Marco Merlin, classe ’73).

La sua poesia lavora sui concetti di tempo e gioia, Continua a leggere

La fine del “novecento” (di Giuliano Ladolfi)

Il risultato fonde in modo originale tradizione e contemporaneità

La produzione poetica di Andrea Temporelli (1973) ha suscitato l’attenzione di autorevoli critici come Giovanni Raboni e Roberto Galaverni. Con lui il processo di distacco dal “novecento” appare giunto al termine. La sua poesia, nata e coltivata nel respiro di «Atelier», si radica su un’acuta consapevolezza artistica maturata in un decennio di attività di critico. Non è un caso Continua a leggere