Merlin, Oltre il varco. Occasioni luziane (2011)

Una monografia non apologetica (di Rinaldo Caddeo)

Mario Luzi, insomma, assurge al ruolo duplice di massimo interprete della tradizione sia simbolista sia ermetica e di principale traghettatore di questa tradizione (rivista e corretta) nel nuovo millennio

«Se Montale viene considerato, fra i contemporanei, il “poeta centrale, normativo, integralmente novecentesco”, il nostro secolo trova in Luzi il poeta che lo ha attraversato più intimamente e che si avvia ora a superarlo. Le sue opere si dispiegano, senza soluzione di continuità, lungo il corso di oltre sessant’anni, da La barca del ’35 all’attuale silloge inedita, anticipata in parte nell’Opera poetica curata da Verdino». Mario Luzi, insomma, assurge al ruolo duplice di massimo interprete della tradizione sia simbolista sia ermetica e di principale traghettatore di questa tradizione (rivista e corretta) nel nuovo millennio, oltre le secche della Neoavanguardia e le forche caudine degli schieramenti artistico-letterari secondo novecenteschi. Continua a leggere

Andrea Temporelli, Terramadre (2012)

Da un punto di quiete (di Sebastiano Aglieco)

La ricerca di una comunità poetica, finisce per rappresentare l’estensione parenterale di costrutti emotivi, di sperequazioni significanti, persino nel chiamare in causa, attraverso la forma dell’invettiva, i poeti e la poesia, i fratelli e i nemici.

È lo stesso autore a rivendicare nelle note di questo libro, uno «sviluppo nervoso, con improvvisi scatti anche all’indietro» della sua scrittura, «agglomerazioni provvisorie di poesie collassate in scritture sommerse», implose o addirittura rifiutate, e tra l’altro il libro si situa nelle complesse vicende cronologiche di composizione che hanno interessato anche Il cielo di Marte, l’opera precedente di Temporelli. Ma, insomma, l’autore rivendica anche il raggiungimento di un punto di quiete, «una sosta al momento necessaria», nell’evoluzione della sua scrittura. È dunque un libro che, pur nella complessità della vicenda compositiva, Continua a leggere

Il cielo di Marte (Einaudi, 2005)

Vanità della vanità (di Alida Airaghi)

In questo volume di versi pubblicato da Einaudi nel 2005, Andrea Temporelli […] rivela sia il suo debito verso la tradizione letteraria dal nostro dopoguerra in poi, sia l’originalità della sua poetica, decisamente e coraggiosamente orientata verso la meditazione filosofica e una narratività modulata ritmicamente.

In questo volume di versi pubblicato da Einaudi nel 2005, Andrea Temporelli (Borgomanero, 1973) rivela sia il suo debito verso la tradizione letteraria dal nostro dopoguerra in poi, sia l’originalità della sua poetica, decisamente e coraggiosamente orientata verso la meditazione filosofica e una narratività modulata ritmicamente. Molte delle trentuno composizioni presenti iniziano e terminano con endecasillabi assolutamente canonici e musicali Continua a leggere

Andrea Temporelli, Terramadre (2012)

Il lamento del Padre (di Gianni Priano)

Questa storia credo debba cominciare dal nome dell’autore, anzi dal suo nome e dal suo cognome poiché la scelta radicale che fonda l’opera, qui, è segnata dal passaggio che trasforma la finzione anagrafica in realtà poetica

Una madre non basta a cento figli
e cento figli non bastano a una madre.
(antico detto)

Questa storia credo debba cominciare dal nome dell’autore, anzi dal suo nome e dal suo cognome poiché la scelta radicale che fonda l’opera, qui, è segnata dal passaggio che trasforma la finzione anagrafica in realtà poetica. Se, dunque, Marco Merlin si occupa delle impiegatizie questioni della critica Andrea Temporelli scrive versi. Marco Merlin risulta certificato in vita ma senza Andrea Temporelli sarebbe, appunto, soltanto un uomo fintamente vivo, Continua a leggere

Andrea Temporelli, Terramadre (2012)

Perimetrare il disagio (di Paolo Febbraro)

Temporelli tende più alla parabola allegorica, che trasforma il piccolo in emblema del grande, e tuttavia è resa precisamente, con dei particolari ben nominati che non perdono, nell’ordine apparente, la loro carica accusatoria.

Chiamo questa antologia piccola perché è di necessità breve nel numero dei componimenti e ristretta in quello degli autori prescelti. Da tempo, siamo al centro di un apparente paradosso: si scrive troppa poesia, troppa se ne pubblica e pochissima se ne legge e se ne critica. Arte aristocratica ‒ dagli aedi nelle corti ai simposi, dai poemi sapienziali ai cenacoli umanistici, dalle accademie alle scapigliature giovanili ‒, la poesia ha visto il gran mare democratico giocargli un brutto scherzo: Continua a leggere

Il cielo di Marte (Einaudi, 2005)

La futura radura di sempre (di Roberto Caracci)

la lirica di Andrea Temporelli si presenta non solo come voce che si rivolge ad un tu, ma anche come voce che ascolta se stessa, scorre dentro se stessa sotto forma di affluenze, incisi, sovrapposizioni, raddoppiamenti

Fin dalla poesia di apertura, Diceria del poeta, la lirica di Andrea Temporelli si presenta non solo come voce che si rivolge ad un tu, ma anche come voce che ascolta se stessa, scorre dentro se stessa sotto forma di affluenze, incisi, sovrapposizioni, raddoppiamenti. Una meta-voce che non si accontenta di ‘dire’, Continua a leggere

Il cielo di Marte (Einaudi, 2005)

Danzare sul terremoto. Intervista di Davide Brullo

Il mondo, quando scocca la poesia, è una membrana che vibra, attorno alla domanda. Tutto il mondo, e in esso tutto il bene e tutto il male, sono un infinito, imbarazzante donativo, che scuote la nostra psiche, la risucchia nei suoi gorghi, la costringe a danzare sul terremoto.

La poesia è per te un’arma conoscitiva, una vanga per capire cosa sei, cos’è l’uomo?

Cos’altro potrebbe essere? Ogni verso nasce mettendo in dubbio ogni superficie, interna ed esterna, tangibile e immateriale. Il mondo, quando scocca la poesia, è una membrana che vibra, attorno alla domanda. Continua a leggere

Marco Merlin, Nel foco che li affina (2009)

Un incendio doloso (di Guido Mattia Gallerani)

Avremmo forse voluto ricevere da Merlin, conoscendo le sue potenzialità, un qualche segnale di maggiore fiducia

Dal trovatore provenzale, dall’Arnaldo Daniello dantesco, e dal suo fuoco purificatore è colta la citazione del titolo. Marco Merlin, con questi saggi apparsi fra il 1997 e il 2001 sulla rivista «Atelier», di cui è co-direttore, cerca parimenti quello strumento che possa chiarificare le opere di alcuni poeti di lungo studio, oggi riuniti sotto l’egida di un nuovo contenitore. Il percorso non avrà le false pretese del canone compilativo: quasi come il viaggio di Dante, ambirebbe piuttosto all’incontro con alcune figure della propria passione poetica nell’affinamento della conoscenza di una materia, come la poesia dei nostri ultimi anni, affollata quanto mai attorno a un purgatorio italiano troppo stretto. La direzione seguita da Merlin è quella del percorso attraverso due o tre generazioni: i capitoli procedono da una Nostalgia di futuro con due monografie cronologiche che ripercorrono quasi interamente la produzione di Giudici e di Raboni; attraversano la tappa Continua a leggere

Il cielo di Marte (Einaudi, 2005)

Quasi a esorcizzare la brevità della vita (di Antonio Bianchetti)

È un lungo assolo di uno dei più promettenti autori del nostro tempo

Il cielo di marte” è il titolo di una delle più belle raccolte di poesie apparse in questi ultimi anni in Italia. Pubblicata nel 2005 dalla collana “bianca” di Einaudi e scritta da Andrea Temporelli, alias Marco Merlin, che usa pseudomino e nome legati alla sua vicenda personale (il nome è quello di un suo fratello morto in giovane età e il cognome è quello della madre da nubile, anch’ella prematuramente scomparsa), per unire in maniera lirica Continua a leggere

Rivista Atelier

Passione e ideologia (di Salvatore Francesco Lattarulo)

La «morte» della poesia, o meglio la sua condizione ‘sospesa’, data dopo i primi anni Ottanta, quando al boom creativo successivo al biennio sessantottino, caratterizzato da una produzione tracimante di opere in versi, segue una fase di stagnazione e riflusso

Passione e ideologia. Si può condensare in questo binomio il percorso della rivista, anche sulla scorta dell’articolo pubblicato da Giuliano Ladolfi, uno dei due fondatori, in occasione del decennale. La prima ha per oggetto la poesia. La seconda nasce dal bisogno di reazione al declino della critica, stigmatizzata come «omertosa». Lo stesso stato di salute della poesia, ormai agonizzante, richiede che qualcuno si sieda al suo capezzale. Ne discute Marco Merlin, Continua a leggere