Una natura sempre in bilico (di Alida Airaghi)

Una natura sempre in bilico tra promessa e minaccia, seduzione e sfida […], provocando fantasmagoriche allucinazioni mentali […], a cui il poeta oppone una dignitosa ed esplorativa resistenza.

Sei sezioni compongono questo libro di Andrea Temporelli, contrassegnate da titoli che rimandano alla natura o al dominio dello spirito, temi che si rincorrono e intrecciano in tutto il volume. Una natura sempre in bilico tra promessa e minaccia, seduzione e sfida («Certe mattine il cielo è una promessa», «il ticchettio spaventa i nidi, il vento / turbina foglie e lacera giornali, / promette brace fuoco e zolfo»), provocando fantasmagoriche allucinazioni mentali («crepita il fuoco e accresce in mostri / piccoli insetti»), a cui il poeta oppone una dignitosa ed esplorativa resistenza: «lui rimarrà lì immobile ad attendere», «io assisto allo spettacolo da qui, / semplicemente. / … non attendo nessuno / non ho nulla da dire / piuttosto prendo appunti». Continua a leggere

Serata con il gruppo Acàrya (di Antonio Bianchetti)

in questa sua ultima prova invece, l’ho sentito più battagliero, più deciso, più intraprendente dentro a quella “repubblica dei poeti” che circonda la sincerità, e la trasforma.

Splendida serata l’altra sera nella sede del Gruppo Acàrya di Como, che ha visto come protagonista Andrea Temporelli con la sua poesia. Come avevo scritto nel post precedente, essendo la sua firma uno pseudonimo, siamo riusciti a entrare, o meglio, si è svelato l’autore con le sue due personalità. Da una parte, Marco Merlin: il direttore della rivista Atelier, il critico letterario, (colui che ha cercato di dare un senso a questo lavoro importante, perso nella banalità clientelare di questi ultimi anni), l’insegnante, e se vogliamo anche l’uomo qualunque, inteso come lettore attento alle dinamiche di oggi. E dall’altra parte invece, Continua a leggere

Un canto sublime e devastante (di Antonio Bianchetti)

Straordinario è il poemetto al centro della raccolta dove, dentro sette pagine intensissime, si raggruma e si contorce, si sviluppa e prende il volo, un canto sublime e devastante al tempo stesso

Per il ciclo L’altra Italia – percorsi di poesia contemporanea, venerdì 19 ottobre presso la sede del Gruppo Letterario Acàrya in Via Grandi 21 a Como (alle ore 21,30) si terrà il secondo appuntamento, con la presentazione del libro di poesie Terramadre (edizioni Il Ponte del Sale) di Andrea Temporelli, uno degli autori giovani più interessanti del panorama culturale del nostro paese. Continua a leggere

Senza alibi (di Matteo Marchesini)

In questo poeta, fortissimo è il senso della sintassi, e non comune la capacità di orchestrare la trama dei versi secondo un’armonia assai articolata, puntellata (anche qui) da lontani echi di rime interne, da riprese e avvolgenti curvature del discorso

A differenza di Fiori, il giovane Andrea Temporelli vuole ospitare nei suoi versi la maggior fetta di realtà possibile, in un equilibrato compromesso tra la via intensiva e quella estensiva. Con molti equivoci, ma anche con molta onestà, crede davvero nelle alte temperature della poesia. Prende di petto la Tradizione Letteraria con coraggio, senza paracadute: e tuttavia sia l’ipercoscienza critica, sia una costante misura artigianale, lo preservano da ogni sgradevole confidenza e da ogni pressappochismo nel rapporto con quelli che, usando il suo linguaggio, potremmo definire «i padri». Si tratta, prima di tutto, dei vessilli della sua tradizione personale: Luzi e Sereni. Dal primo, Continua a leggere

Una monografia non apologetica (di Rinaldo Caddeo)

Mario Luzi, insomma, assurge al ruolo duplice di massimo interprete della tradizione sia simbolista sia ermetica e di principale traghettatore di questa tradizione (rivista e corretta) nel nuovo millennio

«Se Montale viene considerato, fra i contemporanei, il “poeta centrale, normativo, integralmente novecentesco”, il nostro secolo trova in Luzi il poeta che lo ha attraversato più intimamente e che si avvia ora a superarlo. Le sue opere si dispiegano, senza soluzione di continuità, lungo il corso di oltre sessant’anni, da La barca del ’35 all’attuale silloge inedita, anticipata in parte nell’Opera poetica curata da Verdino». Mario Luzi, insomma, assurge al ruolo duplice di massimo interprete della tradizione sia simbolista sia ermetica e di principale traghettatore di questa tradizione (rivista e corretta) nel nuovo millennio, oltre le secche della Neoavanguardia e le forche caudine degli schieramenti artistico-letterari secondo novecenteschi. Continua a leggere

Da un punto di quiete (di Sebastiano Aglieco)

La ricerca di una comunità poetica, finisce per rappresentare l’estensione parenterale di costrutti emotivi, di sperequazioni significanti, persino nel chiamare in causa, attraverso la forma dell’invettiva, i poeti e la poesia, i fratelli e i nemici.

È lo stesso autore a rivendicare nelle note di questo libro, uno «sviluppo nervoso, con improvvisi scatti anche all’indietro» della sua scrittura, «agglomerazioni provvisorie di poesie collassate in scritture sommerse», implose o addirittura rifiutate, e tra l’altro il libro si situa nelle complesse vicende cronologiche di composizione che hanno interessato anche Il cielo di Marte, l’opera precedente di Temporelli. Ma, insomma, l’autore rivendica anche il raggiungimento di un punto di quiete, «una sosta al momento necessaria», nell’evoluzione della sua scrittura. È dunque un libro che, pur nella complessità della vicenda compositiva, Continua a leggere

Vanità della vanità (di Alida Airaghi)

In questo volume di versi pubblicato da Einaudi nel 2005, Andrea Temporelli […] rivela sia il suo debito verso la tradizione letteraria dal nostro dopoguerra in poi, sia l’originalità della sua poetica, decisamente e coraggiosamente orientata verso la meditazione filosofica e una narratività modulata ritmicamente.

In questo volume di versi pubblicato da Einaudi nel 2005, Andrea Temporelli (Borgomanero, 1973) rivela sia il suo debito verso la tradizione letteraria dal nostro dopoguerra in poi, sia l’originalità della sua poetica, decisamente e coraggiosamente orientata verso la meditazione filosofica e una narratività modulata ritmicamente. Molte delle trentuno composizioni presenti iniziano e terminano con endecasillabi assolutamente canonici e musicali Continua a leggere

Il lamento del Padre (di Gianni Priano)

Questa storia credo debba cominciare dal nome dell’autore, anzi dal suo nome e dal suo cognome poiché la scelta radicale che fonda l’opera, qui, è segnata dal passaggio che trasforma la finzione anagrafica in realtà poetica

Una madre non basta a cento figli
e cento figli non bastano a una madre.
(antico detto)

Questa storia credo debba cominciare dal nome dell’autore, anzi dal suo nome e dal suo cognome poiché la scelta radicale che fonda l’opera, qui, è segnata dal passaggio che trasforma la finzione anagrafica in realtà poetica. Se, dunque, Marco Merlin si occupa delle impiegatizie questioni della critica Andrea Temporelli scrive versi. Marco Merlin risulta certificato in vita ma senza Andrea Temporelli sarebbe, appunto, soltanto un uomo fintamente vivo, Continua a leggere

Perimetrare il disagio (di Paolo Febbraro)

Temporelli tende più alla parabola allegorica, che trasforma il piccolo in emblema del grande, e tuttavia è resa precisamente, con dei particolari ben nominati che non perdono, nell’ordine apparente, la loro carica accusatoria.

Chiamo questa antologia piccola perché è di necessità breve nel numero dei componimenti e ristretta in quello degli autori prescelti. Da tempo, siamo al centro di un apparente paradosso: si scrive troppa poesia, troppa se ne pubblica e pochissima se ne legge e se ne critica. Arte aristocratica ‒ dagli aedi nelle corti ai simposi, dai poemi sapienziali ai cenacoli umanistici, dalle accademie alle scapigliature giovanili ‒, la poesia ha visto il gran mare democratico giocargli un brutto scherzo: Continua a leggere

La futura radura di sempre (di Roberto Caracci)

la lirica di Andrea Temporelli si presenta non solo come voce che si rivolge ad un tu, ma anche come voce che ascolta se stessa, scorre dentro se stessa sotto forma di affluenze, incisi, sovrapposizioni, raddoppiamenti

Fin dalla poesia di apertura, Diceria del poeta, la lirica di Andrea Temporelli si presenta non solo come voce che si rivolge ad un tu, ma anche come voce che ascolta se stessa, scorre dentro se stessa sotto forma di affluenze, incisi, sovrapposizioni, raddoppiamenti. Una meta-voce che non si accontenta di ‘dire’, Continua a leggere