Senza aspettarsi niente (di Matteo Marchesini)

la sua è una figura senz’altro emblematica […] una figura in cui affiorano in maniera nitida e direi didascalica alcune contraddizioni tipiche di una larga fetta della generazione dei trentenni

Chi volesse ritrarre i letterati nati negli anni Sessanta in un breve fumetto, potrebbe intitolarlo I manager con le scarpe da tennis. Gli toccherebbe abbozzare per rapide pennellate una serie di personaggi pignoli come esperti di marketing, ma anche sportivi e alla mano come i compagni delle scuole superiori: gente che condivide volentieri le partite di calcetto o i concerti metal, ma considera pomposa ogni discussione sulla vecchia cultura umanistica, citata sempre con doveroso understatement. Continua a leggere

Dal figlio al padre sotto il Cielo di Marte (di Gianni Marchetti)

Sotto lo pseudonimo di Andrea Temporelli si nasconde e si rivela ad un tempo l’identità di Marco Merlin. Il fatto che un appena trentenne che al suo esordio ha avuto l’onore di essere pubblicato per la più prestigiosa collana di poesia italiana (“la bianca” di Einaudi) abbia scelto di celare il proprio vero nome, in un’epoca di imperante esibizionismo e smania di riconoscimento, denota un understatement che depone a favore di una posizione decisamente post adolescenziale e matura. È la creatura-poesia che deve andare avanti nel  mondo, non l’autore, tocca ad Astianatte farsi avanti, ad Ettore lasciargli il suo posto nel mondo adulto. Continua a leggere

Il duplice respiro (di Matteo Veronesi)

Temporelli «scrive per uccidere». Vengono in mente […] certi versi dell’ultimo Wilde, quello della Ballata del carcere di Reading: «Ognuno uccide la cosa che ama».

Due libri, l’uno di poesia, l’altro di critica (Il cielo di Marte, Einaudi, Torino 2006, e Nodi di Hartmann, Atelier, Borgomanero 2006), giungono fra le nostre mani, direbbe Renato Serra, come un «dono», come un frutto puro, limpido e fresco, madido della stessa linfa vitale e vivificante che pervade i due risvolti e i due dominî (contrassegnati e marcati dalla distinzione, o dall’indistinzione, dell’identità una e duplice – quasi ricoeuriana dialettica di ipse e idem – suggerita dal binomio di pseudonimo e nome) in cui si manifesta e si articola una autentica esperienza esistenziale e creativa. Continua a leggere

Microrisposte al volo. Intervista di Stefano Lorefice

sono d’accordo con Eliot: “il verso libero non esiste”

1) Poesia=arte marziale? C’è una disciplina di fondo di cui necessita la poesia?

“Marziale” sembra riferirsi perfettamente al mio modo di intendere la poesia, visto che la mia raccolta si intitola “Il cielo di Marte”… Ogni cosa, comunque, ha una propria disciplina. Anche la spontaneità. Anche il respiro. Continua a leggere

Quando il critico è anche poeta (di Carlo Cipparrone)

la sua produzione letteraria infatti non è mai gioco esibizionistico, compiaciuto exploit di erudito specialismo fine a se stesso, ma impegno totale, in cui si coglie etica e sentimento, slancio e conoscenza, profondità e disciplina tecnica, confessione e gusto della rappresentazione.

È accaduto spesso in passato che vari autori assumessero uno pseudonimo, usandolo stabilmente per firmare le proprie opere (vedi, per limitarci al Novecento letterario italiano, Svevo per Schmitz, Palazzeschi per Giurlani, Aleramo per Faccio, Moravia per Pincherle, Silone per Tranquilli, Banti per Lopresti, Fortini per Lattes, ecc.). Difficile era invece, fino a qualche tempo addietro, Continua a leggere

La voce fuori dal limbo (di Luca Cignetti)

Attenzione alla funzione e rifiuto di esibizione della forma conducono la lingua di Temporelli su un versante opposto, insomma, rispetto a poetiche della dissémination […], ma anche rispetto ai “rovesciamenti” ironici deliberati e virulenti

Proprio il rapporto con la tradizione è la migliore chiave di lettura del poeta novarese Andrea Temporelli, i cui temi centrali sono sintetizzabili nella «tensione tra identità e scrittura, tra verità poetica e verità autobiografica, etica, esistenziale»[1]. Questo atteggiamento compare nell’eco dei molti maestri, dichiarati e no, risuonante in ogni sezione dell’opera: Sereni, Eliot, Montale, Luzi, per citare i più ricorrenti.

Già nella Buonastella (2001), dove il tema del padre compare come dato biologico, Continua a leggere

La casa in cui hai sempre abitato (di Elisabetta Pigliapoco)

sembra che il poeta voglia sempre mantenere le distanze: in primo luogo da se stesso, scegliendo un altro sé, un’altra identità a partire dalla decisione di utilizzare uno pseudonimo, essere chi non è stato […], chi non è più; in secondo luogo dal lettore

È una poesia con la P maiuscola quella a cui guarda Andrea Temporelli, pseudonimo dietro il quale si cela/rivela l’identità di Marco Merlin, scelto per dare alla luce la sua creatura poetica, Il cielo di Marte (Einaudi, Torino 2005). Temporelli è un poeta padre (per parafrasare una formula cara a Pier Paolo Pasolini) che della paternità ha fatto metafora della poesia e dell’essere uomo. Essere padre significa fare i conti con la parola responsabilità («Quel giorno avrò sicura la pronuncia / mi farai responsabile») Continua a leggere

Nel cuore pulsante dell’epoca (di Massimo Morasso)

E lo fa, tutto questo, con un candore radicale, quasi a riprendere, al di là del suo finora unico, “attrezzatissimo” volume di saggistica, lo strenuo corpo a corpo con l’idea della poesia che va inseguendo da anni nei suoi donchisciotteschi editoriali pubblicati su «Atelier»

Di questi tempi, ciò che salta agli occhi di fronte agli affondi militanti sulla poesia delle ultime generazioni in Italia è lo sforzo che la critica compie per consolidare un’autorità, dando per acquisito, ormai, l’oltrepassamento di quella “linea epocale” oltre la quale si va da anni preannunciando un al di là del Novecento (e del novecentismo). Continua a leggere

Un insieme di saggi creativi (di Gian Ruggero Manzoni)

E Merlin, in definitiva, seppur si dica poeta prestato alla critica, è, sempre a mio avviso, un ottimo critico, seppure sui generis

Nodi di Hartmann-Sonnambulismi critici, di Marco Merlin, Ed. Atelier, nella collana curata da Giuliano Ladolfi, novembre 2006. Mi piace definirlo “un insieme di saggi creativi sul come fare critica letteraria” (dal 1995 al 2004) quest’ultimo libro dato alle stampe da Merlin, che, come uomo, pare abbia ritrovato una sua misura, dopo alcune fibrillazioni di percorso, esistenzial-artistiche, che, un paio di anni fa, gli vennero sottolineate, più o meno furentemente, anche dal sottoscritto… poi, e infine, il tempo credo abbia stemperato, così che se non tanto il personale, quanto l’opera, abbia, fra noi, il modo ancora di poter dire. Continua a leggere

Un’anticipazione in tre frammenti (di Rossano Astremo)

Una voce che fa i conti con la tradizione italiana, ma è sempre attenta a cogliere ogni possibile parabola di un suo oltrepassamento

Andrea Temporelli, pseudonimo di Marco Merlin, nato nel 1973 e direttore della rivista «Atelier», fucina di contenuti creativi e critici di alta qualità, lettura indispensabile per tutti coloro i quali amano la poesia italiana contemporanea, ha all’attivo la pubblicazione di un importante libro di versi, Il cielo di Marte, edito nel 2005 da Einaudi.

Nei versi inediti donati a «Ore piccole» Temporelli conferma Continua a leggere