Ceci n'est pas une pipe (questa non è una pipa), di René Magritte

Questa non è una difesa

Qualche precisazione rapida, in merito al saggio di Giuliano Ladolfi pubblicato ieri, in forma di sequenza di pensieri forse un po’ criptici e disordinati, in attesa di raccogliere meglio diverse riflessioni che si annuvolano nella mia testa.

1) Questa non è una difesa del mio libro, per due buone ragioni:
a) l’intervento di Giuliano non esprime un giudizio negativo;
b) i miei libri devono sempre difendersi da soli, non mi permetterai mai di ritenermi il custode del loro valore; se talvolta intervengo, è per entrare nella logica dell’interpretazione, perché questa mi interessa sempre, anche per imparare a valutare meglio le mie stesse esperienze Continua a leggere

Citazione al rovescio da Tutte le voci di questo aldilà

Leggere il mio romanzo nel verso sbagliato. Un saggio di Ladolfi

Andare in pellegrinaggio sull’ermo colle, serve all’interpretazione dell’Infinito?

Sul numero 80 di Atelier, dicembre 2015, Giuliano Ladolfi dedica diverse pagine al mio romanzo, in una lettura tanto generosa e appassionata quanto, a mio parere, incapace di oltrepassare quella soglia di sbarramento, quel limite iniziatico e protettivo che, me ne rendo sempre più conto, metto a recinzione delle mie opere.

Questo lavoro mi appare quindi, in definitiva, depistante, almeno per una certa tipologia di potenziali lettori, ancorché ovviamente rimanga una lettura del tutto legittima. Si sta sommando ad altre interpretazioni che mi giungono, anche in modo informale, che stanno generando in me una serie di riflessioni, che mi riprometto di formalizzare e pubblicare quanto prima. Intanto, basti questo spunto: il romanzo, afferma Ladolfi, è la “trasfigurazione” di eventi di cui egli stesso è stato testimone. Ebbene, possono l’aneddotica delle origini, il feticismo biografico, la storia spicciola spiegare il valore dell’opera? Grazie comunque a Giuliano per il suo amarcord, che ci ha permesso di incrociarci ancora, sebbene si andasse in direzioni opposte: lo rileggo con piacere, senza nostalgia, misurando anzi il senso di allontanamento, di crescita, di sviluppo del desiderio. Continua a leggere

Kosovo 1999, Fatmir Trashani

Ballata del mese di maggio

(L’immagine in evidenza di questo articolo viene da qui)

Riprendiamo l’esperienza raccontata ieri. Dopo la prima lettura ci siamo limitati a riconoscere la struttura della ballata, qui con un ritornello che effettivamente si ripete dopo la prima stanza, per essere sostituito invece alla fine. Poi, per mettere a fuoco meglio le diverse impressioni, abbiamo riletto, senza fretta:

Pristina rosa, rosa dolorosa,
stelo ubriaco e vulva spappolata,
dei figli che tu spandi
ne farò marmellata. Continua a leggere

Pudore, di Marta Ferro

L’imbarazzo del prof

(L’immagine in evidenza di questo articolo è un disegno di Marta Ferro)

A scuola per anni non ho mai parlato apertamente della mia attività letteraria, né in classe né con i colleghi. Non che fosse un argomento tabù, ma di fatto non ho mai raccontato nulla. Qualcuno, ovviamente, finiva per intercettare qualche notizia, ma un’allusione di tanto in tanto scappava come una scintilla perdendosi nell’aria e tutto finiva lì. Qualcuno un giorno addirittura appese in bacheca in corridoio alcuni miei testi apparsi in rivista, con tanto di fotografia. Ci fu chi mi fece notare, perfettamente in buona fede, quanto mi assomigliasse, il poeta. Del resto il nome, a chiare lettere, non era il mio.
Con il tempo, però, almeno tra i colleghi di più lungo corso, la consapevolezza della mia attività e del mio nom de plume si è consolidata. Tuttavia, soltanto pochi, due o tre, in rare occasioni mi hanno chiesto qualcosa di più specifico. Con una persona soltanto sono entrato nel merito più spesso, a partire da riflessioni e da scambi di opinioni intorno alla letteratura contemporanea da affrontare agli ultimi anni del liceo. Forse qualcuno ha pensato che il mio riserbo fosse una buona ragione per frenare la curiosità. Trovo comunque abbastanza normale che i miei colleghi ignorino i miei libri o li abbiano, al più, sentiti nominare.
Comunque, negli ultimi anni mi è capitato in qualche classe di uscire allo scoperto. All’improvviso. Forse l’ho fatto per trovare un ultimo espediente buono per sorprenderli, per spezzare qualche momento eccessivamente inerte. Così è stato recentemente nell’attuale Quinta Ginnasio.

“Oggi, visto che dovremmo trattare la ballata, analizzeremo una mia poesia”. Continua a leggere

Bagliori di luce Caterina Matricardi

Bagnasco lo sciamano cita voci dell’aldilà

Ci sono molti modi di leggere e di recensire un libro. Claudio Bagnasco ha scelto di dialogare con il mio romanzo, di rimuginarne alcuni frammenti, in parte per lasciarsi da essi interrogare in parte per esprimere, per contrasto, il proprio pensiero, nei silenzi dei passaggi, nelle omissioni luminose.

Sceglie insomma la via della mimesi e si rintana egli stesso, cerca la delicatezza di una sospensione piuttosto che la frontalità di un giudizio. C’è dunque qualcosa che vuol suggerirmi senza entrare nel merito. Ma se fra la manciata di scrittori cui ho chiesto al mio editore di inviare il libro c’è anche lui è perché mi aspettavo esprimesse certe considerazioni che mi prefiguravo io stesso, mettendomi nei suoi panni. Gliele ho poi estorte per lettera, e me le tengo care. È possibile anzi che ci torni su, sto solo aspettando che sedimentino insieme ad altre considerazioni di qualche lettore generoso. Continua a leggere

Scudo con testa di Medusa, di Caravaggio

I Nazirei e la Medusa

Diversi lettori si sono interrogati sull’impostazione grafica della copertina del mio romanzo, Tutte le voci di questo aldilà, uscito nella collana “I Nazirei” di Guaraldi. Devo dire che la maggior parte ha colto subito il richiamo grafico a una storica collana editoriale: mi fa piacere, perché vuol dire che la competenza letteraria di questi lettori è alta.

La collana i Nazirei alterna riproposte di titoli di spicco a nuove proposte editoriali. Mi hanno preceduto, in questa sede: Lion Feuchtwanger, Davide Brullo, Gian Ruggero Manzoni, Giorgio Saviane, Roberto Barbolini, Herman Melville.

Ma per presentare questa sigla editoriale mi sembra opportuno riprendere la nota dell’editore (Mario Guaraldi) che accompagna il primo libro della stessa, ovvero La distruzione del Tempo e le prime Comunità Cristiane, romanzo di Lion Feuchtwanger, appunto: Continua a leggere

Davide Coltro Installazione

Di un personaggio del romanzo diventato reale

Si scrive, talvolta, per liberarsi dai propri fantasmi. Ma che succederebbe se i personaggi di una storia «vera, verissima, quasi inventata» cominciassero a uscire dal libro, a vivere di vita propria e addirittura a cercarti? Sì, lo so, anche questa trama è già stata elaborata. Eppure, a me sta succedendo proprio questo.

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Difendere i margini per chi fa arte (di Franco Acquaviva)

Alcune note sul primo romanzo del poeta Andrea Temporelli (con cenni a un dibattito tra Tiziano Scarpa e Davide Brullo)

Andrea Temporelli non è uno scrittore di cui parlano le riviste, le radio, le televisioni. Non è un volto noto, le sue opere non finiscono sugli scaffali dei supermercati, o nelle edicole o nelle librerie-bar-enogastronomie; nei titoli dei suoi libri la parola “vita” non la si trova; la sua raccolta di poesia più importante, pubblicata da Einaudi, s’intitola Il cielodi Marte; ed è difficile immaginare un sigillo più eloquente alla palese, voluta estraneità di questo Autore poco più che quarantenne alle dinamiche del sistema  e del mercato editoriale italiano. Come se collocarsi al margine dell’establishment letterario italiano dovesse significare per forza dover subire lo stigma di una condizione di marginalità, residualità, emarginazione, isolamento, e non contribuire invece a delineare un luogo dove progettare, un luogo di trasformazione e di conoscenza, dove si può difendere una propria alterità creativa proprio perché si è meno soggetti alla spinta omologante che il Centro esercita a ogni livello. Difendere i margini per chi fa arte, poesia, allora può equivalere alla resistenza che i contadini del sud del mondo esercitano nei confronti delle multinazionali che vorrebbero imporre le loro sementi e dunque una monocultura tendente a uniformare la grande ricchezza di colture possibili. Continua a leggere

Restare vergini o vendersi (di Tiziano Scarpa)

Tiziano Scarpa risponde alla lettera aperta di Davide Brullo in merito al mio romanzo. La risposta di Tiziano era stata pubblicata il 19 dicembre su ilprimoamore.com, precisamente qui

Caro Davide,
non ci conosciamo, non ci siamo ancora incontrati di persona, e forse anche per questo mi stai mitizzando. Ma io mi sento inadempiente. Non riesco a stare dietro a tutto. Ci sarebbe da impegnarsi su mille fronti, sono tante le situazioni insoddisfacenti, nell’editoria, nella cultura, nella politica: sento spesso un impulso a fare da supplente, in tante cose, ma ovviamente non ce la faccio, perché non sono in grado, non ho le forze né le competenze; e, soprattutto, credere di essere utile a troppe cose è un sintomo di megalomania: “Il primo fondamento dell’essere apparecchiato in giuste occasioni a spendersi, è il molto apprezzarsi” (Leopardi). Continua a leggere

Fuori tutti! (di Davide Brullo)

Nel suo romanzo Andrea Temporelli mette in crisi il mondo dei letterati con il tutù, sconfigge i poeti laureati frollati nell’invidia. E scandisce una pazzesca dichiarazione di poetica

Se fossimo in un Paese normale, non si parlerebbe d’altro. In Tutte le voci di questo aldilà Andrea Temporelli mette a soqquadro il claustrofobico continente della poesia italiana. Anzi, squarta i totem della letteratura tutta. A pagina 125 appare Alessandro D’Avenia, a pagina 143 è citato Alessandro Baricco («è una brava persona, ti convinci, amabile»), a pagina 134 il «panciuto signore con barba e occhiali» che si inalbera all’urlo di Non sa chi sono io, è l’«illustre ospite» Umberto Eco, che se la prende con un tizio che ha dipinto «un enorme sesso femminile» nel bagno dell’albergo. Ci sono anche i poeti, ovvio: a pagina 150 due liceali citano «Zanzotto, Cazzotto o quel diavolo che è» mentre discettano dei loro amorazzi; a pagina 163 Giuseppe Conte (a cui Mondadori ha appena dedicato un Oscar) è citato insieme a Maradona («finora avevo sentito solo due uomini parlare di se stessi in terza persona»: loro); a pagina 176, invece, è citato Milo De Angelis, ma la citazione più bella riguarda Gabriella Sica, «ha uno stile davvero originale, provi a sentire: “Se vado troppo a lungo in bicicletta, / Mi fa poi un po’ male la cosetta”». Sono citati anche poeti più giovani e meno noti al tronfio pubblico come Alessandro Rivali e Riccardo Ielmini (a pagina 94); «il mio amico Simone Cattaneo», invece, è a pagina 163 (è quello che fa la battuta su Conte) ed è forse quello che conta più di tutti. Cattaneo, poeta scoperto da Andrea Temporelli nel 2001, quando per le edizioni della rivista “Atelier” gli ha pubblicato la prima raccolta poetica, Nome e soprannome, si è ucciso, gettandosi dal suo appartamento a Saronno, nel 2009. Continua a leggere