Tag Archivio per: VITA DA PROF

Allenare i genitori a scuola

Pensate, per intenderci, a quanto è cambiato il ruolo di un allenatore, in questi decenni. Una volta un allenatore… allenava. Adesso è uno che coordina i vari preparatori atletici, che sceglie la dieta della squadra, che si siede accanto ai manager della società per definire con loro il progetto complessivo, che studia i dati statistici e fisici dei giocatori, che avanza richieste di mercato, che gestisce la pressione dei media, che cura la psicologia del gruppo, che interviene sui social, che determina imponenti movimenti economici… Poi, sì, certo, manda i giocatori in campo, decide la tattica, interviene sulla partita – ma sui fondamentali ha poco da inventarsi: i giocatori se li trova già pronti, al più affina alcune loro qualità, ha qualche intuizione determinante sul loro ruolo, e così via.

Qualcosa di analogo si può dire a proposito del docente della scuola secondaria. Continua a leggere

La valutazione sintetica e intuitiva

Quell’anno avevo davvero esagerato. Mi ero imposto di organizzare quasi tutto il programma di geografia di seconda media attraverso delle esposizioni e di permettere agli alunni di valutare i propri compagni. Ero pronto, ovviamente, a correggere il voto, temendo dinamiche immature facilmente immaginabili. Ma era una classe numerosa e il voto di simpatia o antipatia sarebbe stato riassorbito dalla media complessiva. Continua a leggere

Fine della scuola

Così oggi si chiude un altro anno scolastico, con il consueto clima di festa, qualche lacrima, i propositi e le scaramanzie per gli esami: tutti rituali che ben conosciamo.

Nella testa di un prof questo passaggio può infatti incrostarsi di retorica, ma per i ragazzi è ogni volta la prima volta. In generale, a ben vedere, questo non è un problema che riguarda l’ultimo giorno di lezione, ma tutti gli altri: se il docente non riesce a ricongiungere sempre in sé il distacco che deriva dall’esperienza con l’entusiasmo dell’empatia, si sta incamminando verso la degenerazione. Continua a leggere

La disciplina è una forma d’amore

Capita spesso, a scuola, di dover intervenire per alcuni episodi disciplinari. Talvolta occorre anche procedere con una segnalazione alla famiglia, anche solo per motivi formali (meglio tutelarsi almeno un poco). Del resto si ha a che fare con ragazzi che devono appunto sviluppare le loro competenze relazionali e costruirsi il carattere: è inevitabile che si generino attriti, equivoci, tensioni con i compagni. Ma il quadro è sufficientemente chiaro a tutti, con le difficoltà (vedi: social network) che la nostra vita quotidiana aggiunge di suo. Continua a leggere

E se abolissimo i compiti a casa?

Ho sempre avuto un rapporto complicato con i compiti. Da ragazzo li percepivo, ovviamente, come una sorta di castigo e comunque una barriera tra me e il pallone, che mi aspettava fedele in cortile. Ricordo pochissimi lavori assegnati che mi avessero effettivamente coinvolto e appassionato; tra questi, una ricerca di geografia, ma si trattava di un compito facoltativo. Però avevo sfogliato i fogli protocollo, infilati l’uno nell’altro a mo’ di libro, della ricerca di un ragazzo più grande, con la bella copertina in cui campeggiava il disegno (rigorosamente ricalcato e colorato con i pastelli) della “Russia”, anzi, dell’URSS, e decisi che anch’io avrei realizzato la mia ricerca. Continua a leggere

Didattica della poesia ovvero insegnare poeticamente

Schiudere i cuori dei fanciulli alla Somma Conoscenza, è inutile negarlo, è un bel casino. Quando poi si tratta di insegnare poesia…

Con tutte le difficoltà che si trovano per far capire la differenza tra un verbo transitivo (“no, andare non transita!”) e un verbo intransitivo, com’è possibile iniziare i giovani alle prelibatezze della Sapienza, introdurli nelle Segrete Cose?

Eppure, i ragazzi sono lì, già tutti pronti a sporgersi sugli abissi della loro anima, frementi e impauriti come uccellini al primo volo. Noi adulti, invece? Ci buttiamo nelle aule come soldati in trincea. Continua a leggere

Atei e credenti (a scuola)

Mi rimarrà a lungo impresso nella memoria il fugace incontro avuto in un recente Open Day , al termine di una presentazione sulla “Didattica al Don Bosco” per un gruppo di persone in visita al nostro istituto. Una famiglia, prima di uscire, mi si è avvicinata, dichiarandosi atea, ma anche molto interessata all’impostazione metodologica della nostra scuola. “È possibile essere esentati dall’ora di religione anche da voi?”, mi è stato chiesto.

In pochi minuti, rubati al termine di una presentazione già tiratissima nei tempi e per nulla esaustiva, prima di una nuova presentazione per un altro gruppo di persone, elaborare una risposta completa ed esauriente non era possibile, per cui mi sono limitato a chiarire pochi elementi essenziali, cercando di rendere l’idea del nostro atteggiamento nei confronti del problema. Ma sento la necessità di scrivere in merito alla vicenda, perché la considero molto significativa in sé e ricca di implicazioni. Non che un tema del genere possa essere trattato a dovere in un articolo come questo: tuttavia, qualche chiarimento ulteriore è necessario offrirlo. Continua a leggere