Pro o contro la tradizione? (di Martino Baldi)
Riprendo volentieri questo intervento di Martino Baldi, su un tema che mi è caro. Ho sempre ragionato in termini di “tradizione interrotta”, perché a un certo punto il passaggio generazionale (comunque lo si voglia definire e intendere) è venuto meno, come ho registrato in questo libro.
Gran parte della mia attività letteraria, in quel mio primo giovenile errore, cercava di ripristinare ma soprattutto di reimpostare (considerati i nuovi paradigmi del nostro tempo) una connessione orizzontale, e quindi anche verticale, all’interno della comunità (nella sua natura di melting pot, ovviamente) degli scrittori, perché il presente avesse una forma, certamente complessa, ma pur sempre intelligibile, offerta al giudizio dei posteri.
Per intendere il problema, si potrebbe riesumare anche il concetto di post-moderno. La modernità è la tradizione che ci si offre ormai come repertorio completo e vario, in qualche modo anche piatto, perché con il crollo di ogni grande pensiero interpretativo del mondo è finito ogni storicismo, e se non c’è più progresso, il post-moderno è la libera rivisitazione e il libero rimescolamento di tutte le opzioni precedenti: non più “tradizioni” ma “esperienze”. Il pericolo che ci presenta Martino è quello di lasciarci incantare da tutto questo fenomeno, e di rimanere con la schiena rivolta alla storia e alla vita, per porre come oggetto della nostra arte la poesia stessa, elevata dunque a idolo o feticcio. Continua a leggere










