Appello per la liberazione di Santi
(L’opera scelta come copertina – tratta da questo video – è di Fulvio Rottichieri.
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Flavio Santi è un talento sprecato per il giallo.
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Flavio Santi è un talento sprecato per il giallo.
Jonathan Franzen da alcuni è considerato ormai il più grande scrittore americano vivente, ma queste sigle vanno prese per quello che valgono: pezze giornalistiche per scribacchiare un pezzo che per un pezzo convincerà qualche pazzo in più ad affrontare il prezzo del libro che impazzerà a priori nelle classifiche. Io provengo soprattutto da letture di poesia e di saggistica varia, ma sto affrontando la narrativa in modo sempre più sistematico, per cui quest’anno farò il mio compitino e leggerò anche Purity, il suo nuovo, recente titolo. È già qui accanto che mi aspetta. Ma sono così diligente che nel frattempo mi predispongo all’incontro con Franzen rileggendo le considerazioni di un caro amico in merito alle Correzioni, il romanzo che lo ha reso celebre.
Mi prefiguravo, una volta terminata la lettura dell’ultimo romanzo di Tiziano Scarpa, Il brevetto del geco, di lasciar decantare le mie impressioni ed eventualmente di discuterle con l’autore. Per varie ragioni, invece, licenzio questo testo appena scritto, quasi nemmeno senza averlo riletto. Sento che questa avventatezza corrisponde a ciò che il romanzo ha suscitato in me. Ci sarà comunque modo di riprendere, correggere, rintuzzare, se ce ne fosse bisogno. Del resto, siamo tutti parte di una creazione incessante.
(L’opera scelta come copertina – cliccare sull’immagine per la visualizzazione completa – è di Arianna Angelini)
– Scrittori e scrittori –
Ci sono scrittori che gestiscono la propria opera e ci sono scrittori avventurati, persino avventati in qualche passaggio rischioso e creativo. I primi sono saltimbanchi che recitano la perdita di equilibrio, tranquillizzati dalle reti di salvataggio ben predisposte e collaudate; i secondi sono così attratti dai loro miraggi o obiettivi che non calcolano i profitti o i danni immediati e hanno a volte movimenti bruschi, scatti d’umore. I primi percorrono sentieri noti, i secondi ne creano di nuovi – a costo di perdersi. Continua a leggere
(L’opera scelta come copertina – cliccare sull’immagine per la visualizzazione completa – è di Tiziano Masini)
Benché non avesse pubblicato pressoché nulla, a parte un manipolo di poesie su rivistine ciclostilate, il Grande Autore Sconosciuto, che il più delle volte coincideva con il Giovane Autodidatta Solitario (d’ora in poi, amichevolmente, Gas) era in attesa della sua necessaria consacrazione. E per consacrazione, nel suo caso, intendeva esattamente l’assunzione nell’olimpo dei classici. Il fatto che non avesse ancora scritto una paginetta dei suoi capolavori era in fondo un dettaglio. La sua occupazione principale era quella di smaniare per la pubblicazione, di predisporre i contatti e le occasioni per preparare l’evento, di progettare i suoi scritti — di tutti i generi: poesia anzitutto, certo, ma anche racconti, romanzi, pièce teatrali, saggi critici, radiodrammi, sceneggiature: la sua fantasia non aveva limiti. E si stupiva di come il mondo della cultura potesse ancora andare avanti senza di lui. Anche quella rivista così combattiva intraprendente e lungimirante, perché non aveva ancora chiesto a lui di rispondere all’inchiesta carina che stava portando avanti da qualche numero? Continua a leggere
C’è una battuta semplice e fenomenale, nell’opera Il gabbiano di Čechov, che viene pronunciata da Treplev:
È un uomo intelligente, alla mano, un po’, come dire, malinconico. Molto a posto. Ha quarant’anni ed è già famoso, non gli manca niente, ma proprio niente… Adesso non beve che birra e si innamora solo di donne di una certa età. Per quanto riguarda quello che scrive… che ti posso dire? Non è male, ha talento… ma… dopo Tolstoj o Zola non ti vien certo voglia di leggere Trigorin.
Invece, non so perché, a me viene spesso voglia di leggere un Trigorin. Non che consideri gli autori meno famosi di cui recupero qualche libro come destinati per forza a un destino di epigoni: chissà, forse una delle mie speranze è proprio quella di leggere un nuovo Tolstoj e riconoscerne il valore prima che sia riconosciuto da tutti. Continua a leggere
Sono assediato dai libri. Quelli che mi procuro sono sempre più di quelli che riesco a leggere. E la vita, per fortuna, non dà tregua, quindi comincio a credere che molti, troppi, rimarranno intonsi. Come recuperare terreno, come risolvere il problema? E, soprattutto, perché non riesco a limitarmi ai libri davvero fondamentali, ma inseguo il presente, e cerco autori che magari pochissimi conoscono?
Su questo, cercherò di dire qualcosa domani, ho bisogno di andare a rileggere (!) il saggio di un poeta. Intanto, ho immaginato i due professori del mio romanzo che discutevano proprio su tale argomento. Continua a leggere
I poeti sono misconosciuti, sfigati, si persuadono della loro superiorità, si chiudono in combriccole, si consolano fra di loro, salvo poi scannarsi alla prima briciola caduta dal banchetto del mondo
Ha da pochi giorni compiuto gli anni lo scrittore Guido Conti e mi piace rendergli omaggio riprendendo il racconto che pubblicammo sul numero 16 della rivista Atelier.
In quell’occasione Giuliano Ladolfi aveva introdotto il testo con queste parole:
Capacità di rappresentazione visiva, realismo di definizione spazio-temporale, sapienza nella costruzione delle sequenze narrative caratterizzano il racconto di un narratore già consacrato. L’elemento tragico è giocato sul contrasto tra le cieca furia del fiume e l’ostinato amore del protagonista per la propria casa, la propria famiglia, i propri animali: si tratta di una maniera artisticamente emotiva per rappresentare il “senso delle radici”, che contraddistingue la nostra millenaria cultura contadina Continua a leggere
Marco Merlin
MRLMRC73D04B019R
c/o Web’s River
Via Santa Maria 7
28010 Barengo [NO]
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