Tag Archivio per: NARRATIVA CONTEMPORANEA

Eraldo Affinati

Criticare il Premio Strega è da anni ormai un genere letterario specifico e molto frequentato. Chi volesse un aggiornamento sulla questione, legga per esempio ciò che ha scritto Antonio Moresco.  Un giorno, forse, mi cimenterò anch’io su un ragionamento intorno ai premi, ma la mia sintesi è semplice: il problema è stare nel sistema, senza appartenere al sistema. Questo è il solo modo per mandarlo in tilt. Credo che, in tal senso, Moresco ci abbia provato, anche se il suo sfogo finale lo riconsegna alla schiera dei contestatori del sistema, che in fondo non fanno altro che alimentare il sistema stesso. Non che sia facile, sia chiaro.  Continua a leggere

Di un libro che non avrete mai (per Danilo Laccetti)

Questa volta vi lascio un assaggio da un libro che non avrete mai. Si tratta di Unico viaggio. Sinfonia di racconti, prose e divagazioni per voce sola, di Danilo Laccetti. È stato stampato in 50 copie non venali, in questo 2016. Io ne conoscevo già parzialmente i contenuti e sarò tra i pochi privilegiati che potranno godersi quest’opera sublime.

Prima o poi, un discorso molto più articolato sul genio di Danilo dovrò abbozzarlo; e un discorso altrettanto articolato intorno alla nefasta incapacità del nostro mondo editoriale di accogliere e valorizzare i veri talenti letterari andrà a sua volta imbastito e pazientemente sviluppato (ma è per me un discorso vecchio; anzi, più che un discorso, è stato un lavoro di cambiamento tentato per più lustri).

Intanto, investito del privilegio di una lettura preziosa e segreta, condivido almeno in parte il dono, riproponendo un pezzo incluso nella sezione Presto, prestissimo (le altre si intitolano Arioso con lentezza, Adagio con calore e fuoco, Allegro ma non troppo, Allemanda fantasiosa, con qualche tremore, Vivace, con furore mesto). Continua a leggere

La vita breve dei libri

(L’opera scelta come copertina è di Andrea Lazzarotto.
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Quando si parla di libri, viene spontaneo pensare ai classici. Se si parla di biblioteca, e persino di biblioteca contemporanea, ci si forma probabilmente nella testa un’immagine statica di libri che, per quanti possano essere, compongono un universo ancora dominabile, rassicurante. Ma questa immagine è falsa. Continua a leggere

La forma minima della felicità

(L’opera scelta come copertina è di Paola Ruggieri.
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Francesca Marzia Esposito è una strega. Con il suo romanzo d’esordio, La forma minima della felicità, ha tentato la prima pozione magica.

Il segreto di una pozione è il perfetto equilibrio degli ingredienti e non sono certo che questo equilibrio sia stato raggiunto in modo perfetto, ma la verifica degli effetti richiede tempo – ed è già questo, a ben vedere, un tema della storia. Di certo, le streghe generano sospetto e paura ed è con questi sentimenti che in futuro, se mi capiterà, mi avvicinerò a una sua seconda prova. Continua a leggere

Edoardo Albinati (poeta)

Tra i diversi romanzi che mi sono ripromesso di leggere in questi mesi (domani, salvo imprevisti, una nuova recensione), al momento non ho messo a tiro La scuola cattolica di Edoardo Albinati, di cui molto si parla. Non c’è una ragione precisa. Magari scatterà in seguito un ripensamento e si creeranno le condizioni per la lettura di quest’opera monumentale. Del resto, di questo autore mi sono già occupato, analizzando nello specifico la sua produzione poetica. Continua a leggere

Scandalo senza scandalo. ‘Cella’ di Gilda Policastro

(L’opera scelta come copertina è di Giulia Gellini.
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Romanzo atroce, scomposto, di non semplice interpretazione, Cella di Gilda Policastro procede per rilanci, strappi, ondate, senza tuttavia che tale dinamismo sia dovuto alla trama. Le vicende risultano infatti scandite da una voce monologante che consegna i passaggi della storia alla fissità del dramma, al senso di una perenne ineluttabilità. Ciò che accade, è come se non accadesse. Ciò non significa che manchino sviluppi o colpi di scena, ma questi risultano come soggiogati ad altro. Il senso dei rilanci è infatti dovuto a elementi che in un primo momento parrebbero quasi incongruenze, come se il testo crescesse sulla base di superfetazioni o innesti. Si tratta di discrasie che si misurano a vari livelli: nei registri espressivi (improvvisi scarti verso la psicanalisi o il diario, senza trascurare l’imprevista inserzione nel testo di immagini), nella mimesi psicologica (parla una donna non istruita, che a tratti però sembra quasi colta), nella rilevanza dei temi e delle ossessioni (a un certo punto esplode per esempio il tema del nome, che si aggruma soprattutto in una porzione del romanzo anziché svilupparsi in modo organico lungo tutta la trama), e così via. Continua a leggere

Etica dell’acquario di Ilaria Gaspari

(L’opera scelta come copertina è di Alessandro Vascotto.
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È un reato tornare nei luoghi dove si è stati felici e Ilaria Gaspari è colpevole, perché con il suo romanzo d’esordio racconta la città di Pisa e l’ambiente universitario, canta la giovinezza e l’amore. Ma, consapevole della propria colpa, decide di rovesciare l’idillio e di mostrare come la felicità sia spesso una maschera dell’orrore.

Non esiste giovinezza senza tragedia, non esiste amore a vent’anni senza il morso futuro del rancore. Lo stesso sistema educativo, che costringe le menti più brillanti a mortificare gli anni dell’iniziazione alla vita adulta, ci insegna essenzialmente a trarre profitto da questo sacrificio, a sublimare la rabbia e la frustrazione. Ma se la vita adulta ne risultasse a questo punto irrimediabilmente invelenita, o addirittura falsificata? Continua a leggere

Fra me e Franzen

A inizio mese avevo rilanciato una recensione a Franzen, relativa a Le correzioni, il libro che avviò il suo successo planetario. Ora i più sono immersi nella lettura di Purity, che invece io sto rimandando, sia perché ho deciso di dar la precedenza a vari libri di autori italiani contemporanei, sia perché rispetto a certi colossi, a certe letture “dovute”, nutro una sorta di disagio, per cui mi piace affrontarle “fuori tempo”, quando ormai gli echi (positivi o negativi) che le accompagnano si sono affievoliti o spenti del tutto. Continuo questa pratica di distanziamento e ripropongo un’altra recensione, di Edoardo Gino, comparsa sul numero 65 di “Atelier”, sempre relativa a Le correzioni.

Ma quali libri ho frapposto fra me e Franzen? Ho appena letto (e recensito su questo sito) Il brevetto del geco di Tiziano Scarpa, La primavera tarda ad arrivare di Flavio Santi e Il grande animale di Gabriele Di Fronzo, mentre ora sto leggendo Etica dell’acquario di Ilaria Gaspari. Seguiranno (in ordine sparso), oltre a vari libri in formato digitale che ho sul desktop: La rancura di Romano Luperini, L’amore ai tempi di Batman di Massimiliano Parente, Una storia quasi solo d’amore di Paolo Di Paolo, L’addio di Antonio Moresco, Cella di Gilda Policastro, Cade la terra di Carmen Pellegrino, Le tartarughe tornano sempre di Enzo Gianmaria Napolillo, Non adesso, per favore di Annalisa De Simone, Conforme alla gloria di Demetrio Paolin, L’argine di Deborah Gambetta, Un terremoto a Borgo Propizio di Loredana Limone, Unico viaggio di Danilo Laccetti, La vita a rovescio di Simona Baldelli, La forma minima della felicità di Francesca Esposito, Maria di Ísili di Cristian Mannu, Dalle rovine di Luciano Funetta… Continua a leggere

L’arte è sottrarsi

Questa è la mia recensione a Il grande animale di Gabriele Di Fronzo.

Il tema di fondo del Grande animale è la pietà. Questa è l’ombra che si muove sotto la lastra di ghiaccio della scrittura di Gabriele Di Fronzo: tema mai enunciato, per questo ipnoticamente presente sotto ogni riga.

Per ottenere questo effetto così potentemente tragico (che è un carattere più nordico, non congenito alla tradizione italiana) l’autore si affida a un personaggio destinato a rimanere memorabile. Francesco Colloneve è un tassidermista che si rapporta a tutta la realtà a partire da questa sua dimensione: «Ho fatto esperienza che qualunque cosa non si voglia perdere va innanzitutto vuotata, bisogna fare spazio, sgomberare, portare via quello che c’era in precedenza, occorre sempre togliere: solo così, ciò che altrimenti subito scomparirebbe, rimarrà nostro per sempre». Per tanto, egli diviene un perfetto correlativo oggettivo dell’artista, che si affida alla tecnica paradossale dello svuotamento, per rendere la pienezza dell’opera («Vorrei eseguire le mie incombenze così bene», recita la citazione di Lucia Drudi Demby posta sulla soglia del libro, «che non ci si accorga che le ho eseguite»). Continua a leggere

Piuttosto per sempre sfigato e sconosciuto

(L’opera scelta come copertina è di Simona Vanetti.
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In questi giorni mi è capitato di abbozzare un ragionamento intorno al successo letterario. Come non citare questa pagina del libro di Tiziano Scarpa?

Inizio del capitolo Incontenibili sussulti interiori,
da Il brevetto del geco di Tiziano Scarpa

Morpio aveva un metodo per tenere a bada l’invidia. Faceva così. Si chiedeva: che cosa ti importa veramente? Le opere. Tutto il resto non conta. Che Mauro Giaccame esponga a Londra guadagnando carriole di sterline può farti dimenticare che quelle che fa sono orride puttanate? Che Gianna Belfrate sia la più celebre artista italiana nel mondo, può cancellare il fatto che ha avuto una sola idea e l’ha ripetuta in mille salse da vent’anni in qua? Eccetera. Continua a leggere