Flying, tecnica mista, Daniele Fedi

Ho voglia di leggere Trigorin

C’è una battuta semplice e fenomenale, nell’opera Il gabbiano di Čechov, che viene pronunciata da Treplev:

È un uomo intelligente, alla mano, un po’, come dire, malinconico. Molto a posto. Ha quarant’anni ed è già famoso, non gli manca niente, ma proprio niente… Adesso non beve che birra e si innamora solo di donne di una certa età. Per quanto riguarda quello che scrive… che ti posso dire? Non è male, ha talento… ma… dopo Tolstoj o Zola non ti vien certo voglia di leggere Trigorin.

Invece, non so perché, a me viene spesso voglia di leggere un Trigorin. Non che consideri gli autori meno famosi di cui recupero qualche libro come destinati per forza a un destino di epigoni: chissà, forse una delle mie speranze è proprio quella di leggere un nuovo Tolstoj e riconoscerne il valore prima che sia riconosciuto da tutti.

Comunque ci ho ragionato su, in questi giorni, in cui sto avendo uno dei miei ciclici attacchi di ansia da prestazione come lettore. E sono andato a rileggermi un bel saggio di  Thomas S. Eliot, Che cos’è la “poesia minore”? E mi chiedo anch’io: chi sarebbe, un autore minore, e perché andrebbe comunque letto?

Sono giunto a queste conclusioni. Intanto, un autore minore non è detto davvero che debba rimanere per sempre tale. Comunque, anche un autore minore ha scritto sicuramente un’opera compiuta, magari anche solo qualche pagina in cui ha toccato, entro la propria natura, quella che si potrebbe definire la sua specifica perfezione. Infine, un buon lettore eleggerà spontaneamente fra i propri autori prediletti qualche nome che magari solo per lui, o pochissimi altri, è degno di stare fra i classici. Non si tratta di una predilezione capricciosa, ma del riconoscimento di un’affinità elettiva. I classici si presume possano, debbano andar bene a tutti, e anche quelli più scettici e provocatori, pronti a criticare qualsiasi opera di genio, ammetteranno comunque la loro grandezza.

Ecco, ci sono autori la cui opera assume i tratti della grandezza, che vanno letti interamente, come spiega Eliot, perché ogni singola porzione del loro percorso contribuisce alla totalità della visione che vanno creando. Ci sono, però, altri autori che rimangono specifici, legati a una bellezza particolare, che possono essere letti anche parzialmente e che persino acquistano credito all’interno di una panoramica antologica.

A me, infine, il pensiero di svilire la bellezza, di non riconoscerla, di non salvarla dall’oblio in qualche modo, mi procura un senso mortale di tristezza. Per questo, sotto la minaccia di tali sensi di colpa, continuo a cercare negli scaffali delle libreria, in ordine alfabetico, tra Tolstoj e Zola, il mio speciale Trigorin.

Avete suggerimenti da darmi?

(L’opera in evidenza – clicca sull’immagine per vederla interamente – è di Daniele Fedi)

 

3 commenti
  1. Monica Ambrosi dice:

    Impresa ardua dare dei consigli di lettura a uno che sicuramente ha letto mille volte più di me ma ci provo, come se tu fossi un collega in corridoio. Lorenzo Gobbi, insegnante e scrittore anch’egli. Uomo di vasta cultura e profonda spiritualità che conosco indirettamente. Sul suo sito poesie e racconti che a me sono piaciuti molto ma non sono un critico letterario anzi. Aspetto di leggere le tue di critiche. Buona ricerca!

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  2. Adriana Gloria Marigo dice:

    Uno dei miei “Trigorin” preferiti è Paul Morand. Specialmente quel librino delizioso che è “Al mare”. Dopo aver letto gran parte dei classici, ora mi rivolgo a “piccoletti” che piccoli non sono proprio per le ragioni portate da Eliot.

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