Articoli

Kosovo 1999, Fatmir Trashani

Ballata del mese di maggio

(L’immagine in evidenza di questo articolo viene da qui)

Riprendiamo l’esperienza raccontata ieri. Dopo la prima lettura ci siamo limitati a riconoscere la struttura della ballata, qui con un ritornello che effettivamente si ripete dopo la prima stanza, per essere sostituito invece alla fine. Poi, per mettere a fuoco meglio le diverse impressioni, abbiamo riletto, senza fretta:

Pristina rosa, rosa dolorosa,
stelo ubriaco e vulva spappolata,
dei figli che tu spandi
ne farò marmellata. Continua a leggere

Pudore, di Marta Ferro

L’imbarazzo del prof

(L’immagine in evidenza di questo articolo è un disegno di Marta Ferro)

A scuola per anni non ho mai parlato apertamente della mia attività letteraria, né in classe né con i colleghi. Non che fosse un argomento tabù, ma di fatto non ho mai raccontato nulla. Qualcuno, ovviamente, finiva per intercettare qualche notizia, ma un’allusione di tanto in tanto scappava come una scintilla perdendosi nell’aria e tutto finiva lì. Qualcuno un giorno addirittura appese in bacheca in corridoio alcuni miei testi apparsi in rivista, con tanto di fotografia. Ci fu chi mi fece notare, perfettamente in buona fede, quanto mi assomigliasse, il poeta. Del resto il nome, a chiare lettere, non era il mio.
Con il tempo, però, almeno tra i colleghi di più lungo corso, la consapevolezza della mia attività e del mio nom de plume si è consolidata. Tuttavia, soltanto pochi, due o tre, in rare occasioni mi hanno chiesto qualcosa di più specifico. Con una persona soltanto sono entrato nel merito più spesso, a partire da riflessioni e da scambi di opinioni intorno alla letteratura contemporanea da affrontare agli ultimi anni del liceo. Forse qualcuno ha pensato che il mio riserbo fosse una buona ragione per frenare la curiosità. Trovo comunque abbastanza normale che i miei colleghi ignorino i miei libri o li abbiano, al più, sentiti nominare.
Comunque, negli ultimi anni mi è capitato in qualche classe di uscire allo scoperto. All’improvviso. Forse l’ho fatto per trovare un ultimo espediente buono per sorprenderli, per spezzare qualche momento eccessivamente inerte. Così è stato recentemente nell’attuale Quinta Ginnasio.

“Oggi, visto che dovremmo trattare la ballata, analizzeremo una mia poesia”. Continua a leggere

Uomo di spalle, fotografia di Davide Nesti

Che solitudine, che bella compagnia

Il sito è attivo da poco più di un mese, ma non è tempo nemmeno dei primi bilanci. Del resto il progetto da cui nasce è stato chiarito subito. Comunque, mi organizzo, prendo i ritmi, imparo questa nuova disciplina. Da lunedì a venerdì pubblico un post al giorno e, se mi riesce, al sabato carico un video – ma non ho vincoli assoluti. Alterno i miei percorsi letterari (Scritture) alle attività didattiche (Scuola) senza preoccuparmi se saltabecco qua e là con apparente disordine, se qualche sezione cresce molto più delle altre. La trama complessiva c’è, nella mia testa, e prenderà forma con pazienza. Crescerà anche il materiale reso disponibile nell’apposita cartella di download.

La novità di questi giorni è l’attivazione del campo che offre la possibilità di iscriversi alla Newsletter: il bottone compare nel menù principale e nel footer, ma chi legge adesso può cliccare direttamente qui, se è interessato. Servirà per orientare meglio chi ha voglia di seguire qualche mio passo, senza farsi prendere dalla frenesia dei miei ritmi. Chi avesse interesse, per esempio, solo per i contributi didattici, sarà facilitato nel rintracciare i post sull’argomento. Più o meno una volta al mese, non di più, manderò quindi agli iscritti un resoconto organizzato di quanto è apparso sul sito, con qualche notizia e qualche sorpresa estemporanea. Sto pensando anche a un dono di benvenuto. Alla fine di febbraio, al momento di inviare la prima newsletter, avrò preparato anche quello.

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Saponette colorate

I libri non sono saponette (lettera aperta a Paolo Di Paolo)

“Non facciamo gli ingenui: i libri, in fondo, sono saponette”
Antonio Manzini, Sull’orlo del precipizio

Caro Paolo,

mi sono imbattuto nella tua lettera a un ipotetico scrittore esordiente e ho finito per leggerla, malgrado la noia che solitamente mi prende di fronte al genere letterario, ormai logoro, della lamentazione culturale, che del resto è inevitabile, per chi in ambiti culturali si muove. La decadenza è un dato di fatto secolare, se non addirittura qualcosa di intrinseco alla letteratura, fin dalla notte dei tempi. Baudelaire è appena nostro nonno. E anch’io ho più volte stigmatizzato la desolazione del nostro contesto, per cui, nel tentare di rispondere alla tua provocazione, mi avvalgo della mia posizione decentrata. Sto tenendo palla e tentando un movimento interessante mentre è chiaro a tutti, anche a me stesso, che parto in fuorigioco: ho esordito da poco come narratore, ma, appunto, ho la ventura di essere invecchiato di un anno in un mese, e di non risultare in ogni caso un autore di primo pelo. Continua a leggere

Caramella al veleno

Fino a poco tempo fa non avrei mai pensato di aprire un sito personale e tantomeno mi sarei sognato di buttarmi nella mischia dei social. Ma la vita è così, ci si contraddice. Le ragioni del mio mutamento, non tanto di opinioni quanto di atteggiamento, le ho spiegate nella pagina “manifesto” di questo sito, che trovate alla voce “Profezia”, cliccando sul bottone blu “Scrittura” in alto a destra.

Così, la caramella al veleno che avevo preparato per quelli che continuavano a invitarmi a entrare in Facebook e Twitter e quant’altro, me la mangio io:

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Il poeta è un cavaliere Jedi

Le forze oscure ci stanno assediando. Il Mercato ci impone il ritorno della Grande Saga, che è poi la proiezione intergalattica di schemi narrativi piuttosto elementari. Come possiamo difendere il nostro piccolo immaginario personale? Leggendo, mi sono risposto.

Così sono tornato dal maestro Yoda Roberto Galaverni, autore nel 2006 di Una difesa della poesia (questo il sottotitolo) siglata dal motto Il poeta è un cavaliere Jedi (editore: Fazi).  Il nucleo di tale intervento, tra l’altro, affonda le radici nel convegno internazionale di poesia “Dopo il Novecento. Prospettive della poesia contemporanea”, organizzato dalla rivista di letteratura “Atelier”, tenutosi a Firenze il 5 dicembre 2003 nel Salone dei Dugento di Palazzo Vecchio a Firenze. Continua a leggere

Andrea Temporelli

Profezia privata (3)

Cucita dal filo dell’allitterazione, la profezia privata è un ossimoro: senso che respira attraverso la contraddizione, poesia che è inesorabilmente presente, eppure “pre-sente”, sente prima, o forse soltanto continua a sognare, le terre del domani dove potrà realizzarsi. Non esiste profezia che non si rivolga, pur supplicante, Continua a leggere

Rubinetteria Frattini di San Maurizio d'Opaglio (NO)

Profezia privata (2)

Chiamatemi Andrea Temporelli. Mi chiamo Andrea Temporelli, come tutti. Ma perché ti fai chiamare Andrea Temporelli?
La questione, su cui si è già ricamato troppo, sta divenendo viziosa. Che cos’è un nome? Ciò che chiamiamo rosa, anche con un altro nome conserva il proprio profumo. Ma è forse vero anche il contrario: nomen omen. Se rinunceremo a usare la parola amore, Continua a leggere

Schiele, Autoritratto, 1911

Profezia privata (1)

Mentre vaga tra le ombre delle opere compiute e i fantasmi di quelle da scrivere, l’autore viene pungolato dal dilemma intorno alla propria natura e allora si concede, di sbieco e furtivamente, quasi all’insaputa di sé, uno sguardo allo specchio, cercando una volta per tutte di mettersi a fuoco, tra genio e insignificanza.
Questa scena accade sempre. Ma, nell’epoca attuale, Continua a leggere

Insegnare ciò che non si può insegnare

Ho un caro amico che organizza laboratori di scrittura creativa. Ne ho un altro che non sopporta l’idea. Io mi sento sempre d’accordo con entrambi, fatto sta che più volte, anche dentro le mie lezioni, persino quelle più pedissequamente ligie al programma, finisco sempre per guardare fuori dalla finestra, insieme ai miei alunni. E, quando comincio a partire per la tangente, loro lo sanno, finisco per parlare di tutto, mescolando filosofia attualità teologia cultura pop psicologia e chi più ne ha più ne metta, per cercare di esporli all’esperienza, alla verità del nostro essere lì insieme, dentro a qualcosa di più grande che non si può completamente governare. Loro mi lasciano fare, in quei momenti, un po’ sbalorditi e un po’ ironici. Io penso a quanto sia necessariamente pericoloso, quel mio passo. Ma se voglio mostrare loro per un attimo l’abisso è perché sappiano resistere, un giorno, alla vertigine, nel caso in cui.