Articoli

Sala professori

In sala insegnanti

Un raccontino edificante, scritto a marzo.

Oggi due colleghi in sala insegnanti, in una pausa, si mettono a discutere di romanzi da leggere o in corso di lettura. Lui è preso da un giallo (ovviamente), lei ha appena terminato un libro sugli Elfi. Io mi sono messo a dialogare da solo, nella mia testa. Il dialogo, più o meno, era questo. Continua a leggere

Metamorfosi - Un altro me, Marco Paradisi, fotografia digitale

L’arte di smarcarsi

(L’opera scelta come copertina è di Marco Paradisi.
Cliccare sull’immagine per la visualizzazione completa)

Tempi grami, questi. Gli autori faticano a trovare critici capaci di masticare con competenza la loro opera, tanto che verrebbe voglia di imitare Umberto Saba, che scrisse, con Storia e cronistoria del Canzoniere, la propria autoesegesi.

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Atelier (scaffali, pitture, tracce a muro)

Imparare a bottega (4)

Questa è l’ultima serie di lettere, scelte come campione dall’esperienza di Atelier, per documentare il formarsi di una poetica attraverso l’esperienza diretta della lettura e del confronto con il testo.

24 aprile 2003

Gentile ***,

nessun fastidio, mi creda, per la sua olimpica risposta: sono abituato a sfoghi del genere. Piuttosto,  mi irretisce far fatica a insegnare la grammatica per mestiere e aprire libri con troppi strafalcioni. Idiosincrasia mia, per carità… Continua a leggere

Pennelli e attrezzi da lavoro (atelier)

Imparare a bottega (3)

Prosegue la pubblicazione di lettere avviate ieri.

27 febbraio 2000

Gent.ma Maria Pia,

[…] In onore di neve è un libretto che mi ha sorpreso. Potrà forse immaginare quanti libri semiclandestini riceviamo in redazione e quanto sia difficile, solitamente, trovare in essi qualcosa di interessante. (Ma ho sbagliato termine: tutti sono interessanti in quanto aprono a un nuovo rapporto, sono un piccolo incontro e una testimonianza, nel senso forte di trasposizione ad altri di un pezzo della propria vita. Intendevo dire, con interessanti, libri che oltre alla vita riescono a essere partecipi anche di un altro ordine di cose: la letteratura). Continua a leggere

Rubinetteria Frattini di San Maurizio d'Opaglio (NO)

Imparare a bottega (2)

Ieri raccontavo dell’«immenso lavoro sommerso di lettura e di confronto con tutti gli autori che ci proponevano dei loro componimenti» compiuto in seno alla rivista Atelier. Oggi, domani e dopodomani riproporrò alcune lettere, scelte come campionatura di quel lavoro sommerso. Mi sembra che da esse si ricavino tratti di una poetica ben marcata, che ha il pregio di emergere dal basso, dalla concretezza di un lavoro artigianale. Il pensiero mette dunque radici nell’esperienza.

Ovviamente, il linguaggio e il tono di queste lettere è diverso a seconda del destinatario, ma anche delle circostanze in cui sono nate. La prima lettera è evidentemente rivolta a Giuliano Ladolfi, che ha fondato e diretto con me la rivista, e che continua ancora a guidarla, dopo la mia decisione di distaccarmene.

L’immagine che ho scelto per questo post è la “copertina” generale del mio sito. La sua spiegazione si trova qui. Continua a leggere

Busto di Vittorio Alfieri, Asti, Palazzo Alfieri

Imparare a bottega (1)

Nell’occasione di un confronto con un lettore su un brano del mio romanzo, sono tornato su un tema a me caro: il ragionamento applicato al testo, per verificare nei tratti concreti dell’opera le varie opzioni stilistiche. Credo che l’arte si apprendi fondamentalmente ancora a bottega.

Penso addirittura che questo esercizio sia uno dei più validi in assoluto per esercitare l’intelligenza, perché impone di comprendere le ragioni altrui e di affrontare la complessità. Non è un caso che abbia voluto chiamare la rivista che fondai nel 1996 con Giuliano Ladolfi “Atelier”, ma, soprattutto, non è un caso che, oltre al lavoro evidente sulle pagine di quel periodico, con le recensioni, le poesie e le riflessioni critiche, ci fossimo imposti un immenso lavoro sommerso di lettura e di confronto con tutti gli autori che ci proponevano dei loro componimenti. Continua a leggere

Banderas e Rosita

La gallina e l’ortografia. Quattro chiacchiere sul mio romanzo

È successo che una cara lettrice (che sarei pronto ormai a definire un’amica, ma questa parola pretende l’incontro reale: prima o poi…) ha voluto segnalare in un forum del Corriere della Sera il mio romanzo. Un paio di altri frequentatori del sito si sono incuriositi e hanno letto sul web qualche pagina. Sono emerse delle osservazioni critiche. Così sono intervenuto sinteticamente anch’io, in attesa di sviluppare meglio la questione, come mi appresto a fare ora.

Qui sotto trovate la discussione, riprodotta almeno nei termini essenziali e, di seguito, il mio ragionamento. Continua a leggere

In the womb, acquerello (21x30 cm) di Antonella Lucchese

Chi può, preghi. Chi non può, preghi lo stesso

(L’opera scelta come copertina è di Antonella Lucchese.
Cliccare sull’immagine per la visualizzazione completa)

Di fronte al dolore non esistono parole. Ogni retorica è insulsa. Esiste solo il silenzio. Al più, per chi percepisce in questo silenzio la presenza di un dio (l’essenza stessa, di un dio?), esiste la preghiera.

Così, non mi è possibile oggi parlare. Sono ore di sofferenza per una persona cara, ore in cui si percepisce, fra gli amici, tutta l’impotenza umana. Continua a leggere

sucCesso, installazione di Simona Vanetti

Le cinque vie del successo

(L’opera scelta come copertina – cliccare sull’immagine per la visualizzazione completa – è di Simona Vanetti)

Nell’epoca dei talent show se c’è un fatto evidente a tutti è la nostra incapacità di valorizzare i talenti. Prendiamo proprio l’esempio del mondo dello spettacolo, con più lustrini e coriandoli di quello letterario. Dove sono finiti i cantautori? Semplicemente, non hanno la possibilità di emergere, sono schiacciati dal sistema, che funziona secondo regole spietate che nulla hanno a che vedere con la reale promozione del talento. Proviamo a spiegarle.
Oggi nessuno si sogna di far quattrini vendendo CD. Le case discografiche puntano allora tutto su determinate canzoni, preconfezionate, di repertorio, oppure scritte da chi è parte del giro che conta. E poi che accade? Bisogna promuoverle nelle radio e nelle tivù, così che esse paghino la Siae, che a sua volta pagherà le case discografiche. Quindi si organizzano i talent show, per prendere il fantoccino di turno, gettarlo nell’arena, sfruttarlo per un paio di anni. Poi gli si permetterà di girare qualche pubblicità, magari della TIM, e in seguito si vedrà se sarà disponibile qualche trasmissione di riciclo. Altrimenti, chi s’è visto s’è visto. Sostenendo peraltro l’ultima catena della filiera: gli psicologi di alto rango, pronti a soccorrere i nuovi, illustri e giovani depressi (agli psicologi di rango inferiore resta invece da sfangare tutti i vari problemi legati all’emergenza educativa del nostro Paese, con i vari disturbi di apprendimento annessi).
Lo spiegavo in questi giorni ai miei studenti: “Amate la musica? Cercate gli autori di cui nessuno parla, sostenete chi cerca di trovare una via di fuga dalle fauci onnivore del Mercato, lasciatevi attrarre dai nomi sconosciuti”.
E in letteratura, invece? Quali sono le strade percorribili per ottenere non tanto il successo (e bisognerebbe chiarirsi sul termine – ma questo, un’altra volta. All’immagine di copertina demando lo spernacchiamento del fantoccio), ma la creazione di un circuito virtuoso che permetta l’eventuale valorizzazione del talento? A me ne vengono in mente cinque. (Se qualcuno ne conosce altre, le indichi pure nei commenti: prenderò nota). Continua a leggere

L'ultimo abbraccio, di Wanda D'Onofrio, fotografia digitale, 40x40 cm

Appunti riservati (3)

XI.
Se il flusso della scrittura si sfilaccia, per il menage il lavoro l’intossicazione o per altre ragioni, distraiti definitivamente, prenditi una vacanza, abbandona il campo. Ma sia per un tempo ragionevole, un paio di settimane al massimo, e fallo nella consapevolezza che, appena terminata la pausa, il lavoro dovrà riprendere a pieno regime.

XII.
Tra la prima stesura di un’opera e la sua revisione, sogna altre opere, fai promesse ad altri progetti, datti impegni per il futuro. In questo modo stai già lavorando per l’abbandono, prefigurando l’irrimediabile scadenza. Continua a leggere