Riccardo Averini in tenuta da pilota dell'Aeronautica militare

L’aeropoeta Riccardo Averini

Vi avevo già raccontata la strana vicenda del personaggio del mio romanzo diventato reale. Ebbene, Alberto Toninello ha da poco dato alle stampe il volume L’aeropoeta Riccardo Averini. Intimista Futurista Diplomatico (GI&EMME edizioni, per informazioni: 049 9101032).

In apertura del libro è lo stesso Toninello (nipote del poeta futurista, in quanto figlio della sorella Emilia) a ricordare la genesi di questa sua monografia: la lettura di Tutte le voci di questo aldilà lo spinse a prendere contatto con me. Mi chiese se per caso l’omonimo personaggio del mio romanzo avesse qualcosa a che vedere con suo zio. Gli risposi in questi termini:

Gentile Alberto, torno a scriverle con più comodità, rientrato da scuola. Trovo straordinaria questa coincidenza. Non so come si sia imbattuto nel mio romanzo, però il nome assegnato a quello strampalato personaggio del mio libro deriva proprio dall’antologia “I poeti del Futurismo. 1909-1944”, a cura di Glauco Viazzi, da cui ho scelto anche suo zio. Ovviamente, non c’è nessuna connessione tra il personaggio della mia storia e il poeta reale, ma quando mi sono trovato nella necessità di scegliere alcuni nomi, ho deciso di rendere un omaggio a questo libro e ad alcuni autori che mi avevano intrigato. In un certo senso, mi sembrava anche di compiere un piccolo rito, quasi un ideale riscatto di poeti caduti nell’oblio. Ora, la situazione mi sembra così felice che vorrei leggerla come un bel segno del destino. Mi piacerebbe sapere di lei e della sua ricerca, come nasce e a che cosa è approdata. Anzi, le faccio una proposta: perché non prepara qualcosa (l’invito non ha una scadenza) che potrei pubblicare sul mio sito? Si potrebbe arrivare a un profilo di Riccardo Averini, a qualche testimonianza, a una antologia di testi, insomma a una piccola monografia. Ovviamente, se le va e se le sembra un gesto opportuno. Io, in ogni caso, vorrei già svelare la sorpresa sul sito, citando insomma la fonte da cui ho preso spunto. Intanto, la ringrazio per avermi contattato e regalato un soprassalto di gioia. La poesia accade, talvolta, nonostante tutto, a dispetto di noi.

Oggi dunque sono lieto di vedere che da quella circostanza è nato un libro, che si presenta come una vera rarità, una chicca da bibliofili.

Riccardo Averini (nato a Sarego il 3 aprile 1915, morto a Roma nel 1980) ha scritto poesie tutta la vita, ma dopo l’esperienza futurista non ha più voluto pubblicarle. Prima, dopo e forse durante l’adesione al futurismo, Averini scrisse testi che seguivano «Ungaretti, Saba […], l’atmosfera dell’ermetismo», come annotò Siro Angeli, curatore dell’antologia La vita e il tempo (Mursia, 1985).

Conclusasi la Seconda Guerra Mondiale, Averini si trasferì a Roma, per poi iniziare, nel 1957, con il trasferimento a Belo Horizonte, in Brasile (dove insegnò all’Università), una serie di spostamenti e una carriera diplomatica che lo porteranno prima a Tunisi (direttore dell’Istituto Italiano di Cultura), poi a Lisbona.

Come potete immaginare, a questo libro e a questo poeta non posso che sentirmi, ora, particolarmente affezionato. Vi ripropongo allora qualche altro verso di quest’autore:

FAUSTA

Così, ad un tratto, ci ritroveremo
a correre… poi ci arresteremo ansanti
a guardarci in silenzio chiusi e in palpito.
Come ci tremano le mani. Dolce
percuote i sensi un non so che di riemerso
da nebulose immagini remote.

Fausta non vedo dentro specchi mondi
di meraviglie che tu non vi salga
agile con il moto delle braccia
a sollevare l’onda dei capelli.

A UNGARETTI

Nella notte romana
d’alta primavera
sulla fresca altana
ti alzavi
a sentire
la parola da dire taciuta.

Ed era
il grido che levavi
come una stella caduta.

ESSERE

Essere è separare
la tua
da ogni altra voce

è sentirla entrare
nei lombi più fondi

e languire
e penare

perché essa sola
risuoni
nel deserto
del cuore lacerato

 

1 commento
  1. Avatar
    Alberto Toninello dice:

    Le sono grato per questa segnalazione e per come ha descritto il libro che è nato da quel nostro casuale incontro “virtuale”. Sono lieto che sia stata l’occasione per ricordare Riccardo Averini (fratello di mia madre Emilia), il suo sodalizio con Filippo Tommaso Marinetti, la sua figura di poeta, traduttore e diplomatico.

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