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L'insegnante è come un buon pastore

Pascolare la classe

22 Aprile 2019/1 Commento/in DIDATTICA/da Andrea Temporelli

C’è un’immagine molto antica di cui sento il bisogno di riappropriarmi, quando penso al ruolo di un docente rispetto ai suoi alunni. Si tratta dell’immagine del buon pastore.

Lo scopo non è denigrante (alunni = pecore), come l’uso dell’immagine nel senso comune odierno potrebbe lasciar intendere. Anzi, l’intenzione è nobilitante.

Di primo acchito, pensiamo forse al docente come a un condottiero, a una guida. Prevale in noi l’immaginario militare, imposto dalle stesse concezioni architettoniche della maggior parte degli edifici scolastici. La disciplina di gruppo e la dipendenza dal docente sono il messaggio principale nella prossemica delle aule tradizionali.

In latino, per suggerire la contrapposizione delle due figure di professore (come condottiero o come pastore) ricorreremmo a due differenti verbi, perfetti per descrivere il medesimo ruolo di guida del gruppo: dūcĕre e ăgĕre.

C’è chi si pone di fronte alla classe perché vuole guidarla, porsi come modello, anche con forza. È il professore dux, conducente – l’unico depositario della visione, l’unico che conosce la meta. Tutti gli altri devono stare nella sua scia, non sono concesse deroghe. L’ordine è la sua condizione esistenziale.

C’è chi invece ama guidare il gruppo stando dietro di esso, senza apparire. A tratti sembra persino seguire i suoi discenti, come fossero loro a decidere la meta. In questo procedere più lento e divagante, le pause e un certo disordine sono naturali. Alla fine, certo, è sempre il pastore/professore che stabilisce il traguardo, ma non c’è una linea perfetta da seguire e ci sono ampie distese in cui la libertà di ciascuno è rispettata. Evangelicamente, inoltre, il pastore ama stare in mezzo alle sue pecore, le conosce una a una, addirittura può permettersi a volte di abbandonare il gregge (della cui autogestione si fida) per dedicarsi completamente al recupero di un’unica pecorella smarrita.

Queste due immagini rappresentano bene la differenza fra la lezione trasmissiva e quella cooperativa.

Voi, quale tipo di insegnante avreste preferito avere?

 

Tags: TEORIE DELLA DIDATTICA, VITA DA PROF
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https://www.andreatemporelli.com/wp-content/uploads/2019/04/Il-buon-pastore.jpg 492 800 Andrea Temporelli https://www.andreatemporelli.com/wp-content/uploads/2015/09/andrea-temporelli-logo-header-website.png Andrea Temporelli2019-04-22 07:00:222019-04-14 14:35:53Pascolare la classe
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1 commento
  1. Salvatore Armando Santoro
    Salvatore Armando Santoro dice:
    1 Maggio 2019 in 11:27

    Quando arrivai ad Aosta nel 1963 avevo cominciato anche ad insegnare nei corsi organizzati dallo IAL (Istituto addestramento lavoratori) e mi ero accorto che riuscivo a coinvolgere i ragazzi nelle materie che curavo. In genere il metodo adoperato è stato quello del coinvolgimento spingendo i ragazzi a porre domande piuttosto che a farle, ma utilizzando un po’ di retorica per spingerli a discutere.
    Poi smisi ma è stato un errore perché ero portato all’insegnamento e di questo mi sono convinto negli anni scorsi quando sono stato coinvolto da qualche insegnante nella propria classe e l’esperienza più bella l’ho avuta in una scuola media di Taurisano dove ero stato invitato a fare una lezione sui sonetti.
    Ai ragazzi, all’inizio, avevo posto delle domande circa l’attualità, il valore etico ed il loro gradimento verso la la poesia, ma molti, tanti, si erano dimostranti indifferenti e tentennavano a dare una risposta.
    Con un po’ di pazienza ho aggirato la domanda ed ho chiesto se amavano le canzoni.
    I ragazzi si illuminarono e risposero in coro di sì.
    Chiesi allora come fosse composta una canzone, guidandoli nella risposto e anticipando che una canzone era composta da una parte musicale e da una parte poetica e chiesi, infatti, chi scrivesse il testo di una canzone.
    I ragazzi si illuminarono ancora di più e risposero in coro: “Sì, i poeti”!
    Il gelo si sciolse tra il docente ed i discenti e la discussione si sviluppò piacevole e con molte curiosità al punto che i ragazzi rinunciarono all’intervallo per continuare la discussione ed alla fine (ci rido ancora) mi pregavano di restare nell’ora successiva (quando sarebbe arrivata l’insegnante di matematica) per continuare la discussione.
    Cosa voglio dimostrare con questo?
    Che il discorso sviluppato da Temporelli regge ed anche bene. Il buon pastore può imporre o coinvolgere. Ritengo che coinvolgere sia il sistema migliore perché crea interesse ed attenzione.
    E per coinvolgere oggi gli insegnanti hanno un nuovo strumento di lavoro che potrebbe aiutarli. La LIM (Lavagna interattiva multimediale).
    Alcuni insegnanti l’hanno rifiutata subito e sono entrati in crisi, io ho approfondito la materia ed a qualche insegnante titubante ho spiegato che tale strumento potrebbe diventare un mezzo formidabile per coinvolgere gli allievi e trasformare l’insegnante dal solito pastore dux in un pastore che agisce per meglio rapportarsi e socializzare con la sua classe e far diventare più partecipata una lezione che potrebbe essere anche noiosa se ricca di nozioni ripetitive.
    Ma non solo questo: dal momento che i giovani sono più portati all’elettronica rispetto alla generazione passata, ed hanno più facilità alla navigazione sui social e su internet, penso che coinvolgere i ragazzi potrebbe tornar loro molto utile per chiedere agli allievi di “costruire” insieme le lezioni e lasciando ad essi la ricerca individuale di argomenti in rete compatibili con il programma scolastico ed il loro approfondimento collettivo in classe.
    In questo modo l’informazione diventerebbe circolare e non unidirezionale e sono certo che l’attenzione degli allievi aumenterebbe e calerebbe la noia ed il disinteresse di alcuni di essi che spesso creano tensioni, conflitti ed inagibilità nell’aula a causa della loro intolleranza che spesso è causata proprio dalla noia.

    Rispondi

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