La mia scuola

Contro la scuola del nulla (o delle molte idee)

All’inizio del Novecento, la Congregazione salesiana viveva la sua massima espansione. Varie ragioni si possono addurre, ma credo che un motivo strategico risiedeva nella nuova figura di educatore che il genio di don Bosco aveva costruito, in rapporto alle sfide dei tempi nuovi. Il nucleo di tale novità consisteva nello spiccato senso civile implicito nell’azione dei salesiani, come ricorda il celebre motto “buoni cristiani e onesti cittadini” che fissava l’obiettivo educativo da raggiungere.

Anche il pedagogista e filosofo Giuseppe Lombardo Radice, in un opuscolo polemico (Clericali e massoni di fronte al problema della scuola, Roma, La Voce, 1920), rendeva omaggio al sistema preventivo e al progetto di scuola-famiglia ideato da don Bosco:

Don Bosco. Era un grande che dovreste cercar di conoscere. Nell’ambito della chiesa fu il correttore del Gesuitismo, e pur senza avere la statura di Ignazio, seppe creare un imponente movimento di educazione, ridando alla Chiesa il contatto colle masse, che essa era venuta perdendo. Per noi che siamo fuori della chiesa e di ogni chiesa, egli è pure un eroe, l’eroe dell’educazione preventiva e della scuola-famiglia.
I suoi prosecutori possono esserne orgogliosi. Noi possiamo dalla loro opera imparare qualche cosa per la scuola laica.
Leggete le parole della circolare; intuite subito che i figli di Don Bosco hanno un grande numero di famiglie e di cittadini d’ogni specie che alimenta il loro movimento: sono gli ex-allievi. Una Idea li tiene legati alla tradizione delle loro scuole; sono gli ex-allievi che i salesiani non abbandonano mai; che frequentano i solenni ritrovi, indetti per loro; che affermano l’Idea in solenni cerimonie, espressione della loro devozione. Questa gente ha fede nella sua scuola; i loro scolari ricordano la loro scuola, fanno qualche cosa per la sua vita. E pagano anche, per glorificarla. Sono forti, sebbene la loro dottrina dimezzi la personalità umana ed il loro misticismo implichi l’abdicazione dello spirito, che si arma solo della coscienza della sua debolezza e della speranza, che rimanda la vita oltre la vita.
Se la nostra scuola non giungerà a tanto: ad essere centro attivo della vita giovanile, che leghi a sé i giovani, anche dopo che l’han lasciata, nell’opera o almeno nel ricordo; se la nostra scuola non avrà i suoi ex-allievi, come allievi grati alla madre e desiderosi qualche volta di rivederla e di rivivere cogli altri loro compagni i giorni lieti dello studio e del lavoro scolastico: non sarà ancora scuola.
Intanto, i nostri scolari scioperano; i nostri giornali politici parlano di cocottes e bandiscono concorsi di bellezza, e danno alla scuola e all’educazione l’ultimo posto delle loro colonne; quasi tutti i nostri deputati trovano di cattivo gusto occuparsi di scuole; i nostri professori si agitano solo per gli stipendi; i nostri maestri mutantur in horas e: nessuna scuola ha una tradizione sua. Scuola? No, ufficio distributore di diplomi. Scolari? No, contribuenti recalcitranti alla tassa di lavoro cerebrale.
Don Bosco? Il segreto è lì: UNA idea. La nostra scuola: MOLTE idee. Molte idee può averle anche un imbecille, prete o non prete, maestro o non maestro. Una idea è difficile. Una idea vuol dire un’anima. Una, una vuol essere!
La nostra «UNA» idea è la divina libertà dello spirito, in contrapposto all’idea dei credenti, che è il mistico annullarsi della persona nel Dio che essa non fa, e che le è di contro come l’assoluto, mentre essa è il nulla.
Ma la divina libertà vuole una gioiosa e insieme faticosa formazione della persona umana nel bimbo, nel fanciullo, nel giovinetto. E noi invece abbiamo svogliati pappagalli, che ripetono la parola quando c’è la chicca (la visione, ohimè, dell’esame, del punto, del posto, del pane, della tessera per la libera concorrenza all’intrigo della vita).
Allora? Meglio don Bosco? Meglio sì, meglio la scuola clericale, o la scuola socialista, o la scuola dell’anarchia, o qualunque scuola dommatica, che questa scuola anti-dommatica che è la scuola del nulla, e non sa essere anti-dommatica se non sostituendo al dommatismo della fede, di una fede, il dommatismo delle notizie, dei sunti, di quadri sinottici delle date e via dicendo; e a una idea, molte idee, cioè nessuna idea.
Don Bosco! Salesiani, continuate il vostro lavoro. Noi, vostri avversarii, vi salutiamo con gratitudine, perché voi e tutti gli altri dogmatici, simili o diversi da voi, se lavorerete con vera fede costringerete – contro il vostro proposito – a rinvigorire le scuole (dalle prime alle superiori) dove una fede e un dogma non si insegna, ma tutte le fedi si studiano per acquistar fede in sé, (fede nel pensiero).

 

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