#iorestoacasa #maviaggiolostesso

Si sta scrivendo molto sulla didattica a distanza, pratica alla quale tutte le scuole si sono dovute improvvisamente adeguare. 

Nella mia realtà scolastica, il passaggio è stato quasi immediato, facilitato dall’uso già ordinario di alcune tecnologie. Il contraccolpo che stiamo subendo, dal punto di vista della programmazione didattica, è piuttosto limitato. Ciò non significa che l’esperienza non sia, anche per noi, traumatica. In particolare per quanto riguarda la scuola media, la vita di cortile e tutti i momenti informali vissuti a scuola rappresentano il tessuto connettivo naturale della nostra didattica ed è chiaro che, per i ragazzi di questa età, l’assenza del rapporto personale è una perdita importante.

Dopo un periodo di entusiasmo dovuto anche alla novità e all’utilizzo costante del PC (nemmeno nella sezione “digitale” lo si usava così tanto, specialmente al mattino in aula), comincia il rischio della noia e sarà importante, da qui alla fine dell’anno, attivare tutte quelle iniziative che permettano di sostenere, anche umanamente, i ragazzi. Qualche chiacchiera informale in più, per esempio, è stata concessa subito, all’interno della lezione, ma ora, in questa seconda parte dell’anno, con la bella stagione che prorompe dalla finestra di casa, sarà davvero necessario uno sforzo di fantasia. Le lezioni a distanza rischiano di trasformarsi in qualcosa di peggiore della classica lezione frontale, ossia una lezione frontale a distanza. In questi casi, meglio preparare un tutorial e concedere la gestione del proprio tempo all’alunno.

Giorni fa, stavo partendo con il piede sbagliato. I ragazzi di prima media si erano tutti diligentemente collegati alle 8.30, ma si percepiva un senso di noia incipiente, ben al di là del volto ancora assonnato di qualcuno, che tra risveglio e passaggio al PC avrà impiegato circa 3-4 minuti. E poi si doveva trattare il tema del “viaggio”. Il viaggio. Con noi tutti diligentemente costretti “ai domiciliari” da oltre un mese, secondo lo slogan #iorestoacasa!

Sono convinto che per rimanere un’istituzione sana, per educare bene alla cittadinanza, la scuola debba anche rimanere un luogo in cui si elabora un pensiero sempre critico. Per ragioni di democrazia interna, ma anche di capacità argomentativa, che analizza sempre la posizione opposta per mettere alla prova le proprie convinzioni.

In prima media, però, questi sono temi ancora troppo ardui e delicati. Il concetto di Stato di eccezione di Agamben andrà affrontato agli ultimi anni di liceo, per dire. Mi sono chiesto, dunque, in pochi secondi, che cosa si potesse fare per riappropriarsi del proprio tempo, per disobbedire civilmente, entro margini sensati di protesta, rispetto a restrinzioni che, francamente, sono dettate più da necessità di controllo generale che da motivazioni mediche (concedersi una passeggiata o una corsa in solitaria, magari per riossigenarsi in un bosco o evadere mentalmente dalla prigionia domestica, fino a prova contraria fa solo bene).

Parlare del viaggio, chiusi tutti in casa, a dei ragazzini di prima media… No, meglio lasciar stare la lezione a distanza. Così, su due piedi, ho assegnato subito un compito per svegliarli.

Prendiamo una canzone che parli di viaggio, anche nel senso più radicale e leggero di svago. Andiamo un po’ a zonzo. Staccatevi dal PC e viaggiate con la fantasia. Mettete in moto il vostro corpo. Fate casino. Svegliate tutti quanti…

E’ stata una bella improvvisata, che ha prodotto questo video:

 

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