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Il puro folle (1930), di Adolfo Wildt

Chiedere ragione del dolore

27 Agosto 2018/0 Commenti/in ARCHIVIO ATELIER/da Andrea Temporelli

Si narra che Parsifal, iniziato alla maturità dal principe Gurnemanz, apprese l’arte di essere ricco e povero nello stesso tempo, generoso nella vittoria e dignitoso nella sconfitta.

Scoprì la ragionevolezza delle cose e l’onore dell’uomo, che si manifesta nel ritegno, nel silenzio, nel porre poche domande, prestando attenzione, piuttosto, a rispondere in modo preciso.

Per questo quando si trovò ospite al miracoloso banchetto, di fronte ad Amfortas, colpito da piaga putrescente, non osò domandare il significato di quanto stava accadendo intorno a lui. Vide strane cerimonie, percepì l’odore acre della morte, ma restò fedele ai dettami della ragione, e non chiese il motivo di tanto dolore. Per questo mancò l’occasione di salvare lo zio e la sua corte, di risollevare la sorte di una terra senza palpiti, e fu maledetto.

Così accade all’uomo di questa società, che conosce un solo modo di affrontare il dolore e la morte: quello di trasformarli in uno show televisivo. Siamo infatti educati a tacere, a soffocare l’assurdo, a confidare che il lauto banchetto non abbia mai termine, perché il mistero (tutto ciò che ci ricorda la nostra ignoranza originaria) non ci riguarda ed è allo stesso tempo una risorsa inesauribile cui fare cieco affidamento. Siamo educati a mascherare le emozioni, a non ascoltarle nel nostro corpo, e poi ci spaventiamo di fronte a certi rituali insensati che ci rapiscono improvvisamente, ci rigettano davanti alla terra desolata nei confronti della quale continuiamo a non assumerci alcuna responsabilità.

Forse la pratica sempre più diffusa e irriflessa di scrivere poesia non è altro che una reazione spontanea a tutto questo, perché la scrittura è un modo per frequentare il nucleo emotivo (il groviglio di pulsioni) attorno al quale cresciamo. E forse chi aspira a essere davvero uno scrittore si dimentica presto di questa banale verità, forte del proprio armamentario di spiegazioni come di una corazza. Ha addirittura vergogna di essere così sincero, o così ignorante, per ammettere la semplicità di fondo della questione.

Oppure commette l’altro fatale errore: quello di compiangersi eternamente, di fare della propria opera una concupiscente frequentazione dell’inesprimibile e dell’assoluto.

E allora come imparare la leggerezza e insieme affondare lo sguardo nel male? Come viaggiare nel tempo con movimenti che ci raccontino la naturalezza, la luminosità e insieme l’impenetrabilità della vita?

Dite: qual è la ragione del vostro dolore?

 

Tags: SMARCAMENTI
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https://www.andreatemporelli.com/wp-content/uploads/2016/05/Parsifal-di-Wildt.jpg 532 800 Andrea Temporelli https://www.andreatemporelli.com/wp-content/uploads/2015/09/andrea-temporelli-logo-header-website.png Andrea Temporelli2018-08-27 07:00:472018-08-26 23:39:45Chiedere ragione del dolore
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