L’arte è sottrarsi

Questa è la mia recensione a Il grande animale di Gabriele Di Fronzo.

Il tema di fondo del Grande animale è la pietà. Questa è l’ombra che si muove sotto la lastra di ghiaccio della scrittura di Gabriele Di Fronzo: tema mai enunciato, per questo ipnoticamente presente sotto ogni riga.

Per ottenere questo effetto così potentemente tragico (che è un carattere più nordico, non congenito alla tradizione italiana) l’autore si affida a un personaggio destinato a rimanere memorabile. Francesco Colloneve è un tassidermista che si rapporta a tutta la realtà a partire da questa sua dimensione: «Ho fatto esperienza che qualunque cosa non si voglia perdere va innanzitutto vuotata, bisogna fare spazio, sgomberare, portare via quello che c’era in precedenza, occorre sempre togliere: solo così, ciò che altrimenti subito scomparirebbe, rimarrà nostro per sempre». Per tanto, egli diviene un perfetto correlativo oggettivo dell’artista, che si affida alla tecnica paradossale dello svuotamento, per rendere la pienezza dell’opera («Vorrei eseguire le mie incombenze così bene», recita la citazione di Lucia Drudi Demby posta sulla soglia del libro, «che non ci si accorga che le ho eseguite»). Continua a leggere

Della poesia non bisognerebbe mai scrivere (di Davide Brullo)

Svetta sul nuovo numero di Atelier (il numero 81) l’articolo di Davide Brullo intitolato La mia Africa. Lo ripropongo qui di seguito. Ne approfitto per annotare che, nella risposta di Giuliano Ladolfi a tale articolo, si racconta che «la rivista ha vissuto un momento di grande disorientamento, quando da un giorno all’altro» io avrei «per una diversità di opinioni sulla pubblicazione di una poesia di pochi versi» «comunicato in modo irrevocabile» la decisione di abbandonare il periodico che avevo inventato, insieme a Giuliano. Mi sembra che questa descrizione degli eventi mi faccia passare per qualcuno che, in modo irresponsabile e a cuor leggero, per mero puntiglio e su una questione irrilevante, abbia arrecato un danno soltanto ad altri. Non mi interessa rimestare su eventi che riguardano un frangente delicato e anche doloroso della mia vita, voglio ricordare quell’età dell’oro con equilibrio, senza idealizzazioni nostalgiche o strappi rancorosi. Mi preme però annotare che le vicende che mi hanno condotto ad abbandonare Atelier non corrispondono a quel resoconto troppo sommario e di parte e tanto meno al senso suggerito da tutti gli impliciti di quelle frasi.

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Il secolo di Luzi

(L’opera scelta come copertina è di Luca Macchi.
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Dopo aver introdotto la figura di Mario Luzi e aver analizzato i primi tre libri che compongono la sua ultima stagione poetica, tracciamo un bilancio complessivo su questo poeta.

Il secolo di Luzi

Se Montale viene considerato, fra i contemporanei, il «poeta centrale, normativo, integralmente novecentesco», il nostro secolo trova in Luzi il poeta che lo ha attraversato più intimamente e che si avvia ora a superarlo [1]. Le sue opere si dispiegano, senza soluzione di continuità, lungo il corso di oltre sessant’anni, da La barca del ’35 all’attuale silloge inedita, anticipata in parte nell’Opera poetica curata da Verdino. Continua a leggere

Piuttosto per sempre sfigato e sconosciuto

(L’opera scelta come copertina è di Simona Vanetti.
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In questi giorni mi è capitato di abbozzare un ragionamento intorno al successo letterario. Come non citare questa pagina del libro di Tiziano Scarpa?

Inizio del capitolo Incontenibili sussulti interiori,
da Il brevetto del geco di Tiziano Scarpa

Morpio aveva un metodo per tenere a bada l’invidia. Faceva così. Si chiedeva: che cosa ti importa veramente? Le opere. Tutto il resto non conta. Che Mauro Giaccame esponga a Londra guadagnando carriole di sterline può farti dimenticare che quelle che fa sono orride puttanate? Che Gianna Belfrate sia la più celebre artista italiana nel mondo, può cancellare il fatto che ha avuto una sola idea e l’ha ripetuta in mille salse da vent’anni in qua? Eccetera. Continua a leggere

Appello per la liberazione di Santi

(L’opera scelta come copertina – tratta da questo video – è di Fulvio Rottichieri.
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Flavio Santi è un talento sprecato per il giallo.

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Luzi: Viaggio terrestre e celeste

Dopo l’analisi di Per il battesimo dei nostri frammenti e di Frasi e incisi di un canto salutare, ecco l’analisi di Viaggio terrestre e celeste di Simone Martini (nell’immagine, l’Annunciazione, opera del pittore; cliccare sull’immagine per vederla per esteso)

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Anche il canto salutare si rigenera. Non esistono approdi nell’incessante creazione e la sorpresa, di fronte alla tensione all’oltranza di un poeta all’apice della propria esperienza, diventa presto un’attesa conferma della veridicità dei suoi assunti. Il rilancio della posta è ormai la sua indole, la croce a cui lo condanna la raggiunta, e mai scontata, naturalezza. Non c’è più nemmeno un’intenzionalità rigida in questo, semmai un vigile abbandono, una folgorante apertura al proprio destino.

Si tratta di una disponibilità assoluta, dalla quale molto si ha da apprendere, oltre la lettera. Continua a leggere

Frasi e incisi di un canto salutare

Dopo la lettura di Per il battesimo dei nostri frammenti, proseguiamo con l’analisi dell’ultima stagione poetica di Mario Luzi.

(L’opera scelta come copertina – cliccare sull’immagine per la visualizzazione completa – è di Paolo del Giudice)

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Il successivo Frasi e incisi di un canto salutare riprende i motivi e i moduli stilistici ravvisati in Per il battesimo dei nostri frammenti. Di primo acchito, anzi, il libro si offre con sembianze più unitarie, fin dall’articolazione meno complessa, che ordina i temi in modo netto, dopo l’ouverture di Auctor, nelle sezioni Genia (23 poesie), Angelica (cinque raggruppamenti rispettivamente di 5, 14, 7, 6 e 4 poesie), Decifrazione di eventi (bipartita in 10 poesie più 15), Il corso dei fiumi (16), Prodigalità (17), Incitamenti (4 più 6 testi) e Nominazione (16), per un totale di 7 sezioni più l’introito (139 poesie). Come si può vedere, i capitoli interni oscillano, relativamente, entro una misura di variabilità limitata. Che il poeta abbia chiuso i conti con la materia e possa insediarsi al centro sapienziale del proprio universo? Continua a leggere

Jonathan Franzen

Jonathan Franzen da alcuni è considerato ormai il più grande scrittore americano vivente, ma queste sigle vanno prese per quello che valgono: pezze giornalistiche per scribacchiare un pezzo che per un pezzo convincerà qualche pazzo in più ad affrontare il prezzo del libro che impazzerà a priori nelle classifiche. Io provengo soprattutto da letture di poesia e di saggistica varia, ma sto affrontando la narrativa in modo sempre più sistematico, per cui quest’anno farò il mio compitino e leggerò anche Purityil suo nuovo, recente titolo. È già qui accanto che mi aspetta. Ma sono così diligente che nel frattempo mi predispongo all’incontro con Franzen rileggendo le considerazioni di un caro amico in merito alle Correzioni, il romanzo che lo ha reso celebre.

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Cesare Viviani

È da poco uscito un nuovo libro di poesia di Cesare Viviani. Si intitola Osare dire e prosegue una fervida stagione creativa di un autore dal percorso veramente singolare e straordinario. Si tratta di un altro poeta imprescindibile di questi anni e in suo onore riprendo un mio saggio, ormai datato, che si interrompe proprio all’avvio della ricerca portata avanti dai suoi libri più recenti, caratterizzati da una chiarezza che, stando agli esordi, si sarebbe detta impossibile. Credo tuttavia che questo mio lavoro critico sia ancora utile per interpretare il percorso compiuto da Viviani e innescare la lettura delle ultime raccolte.

LA TERZA PERSONA DI VIVIANI

«È la terza persona che salva»: con questo verso, all’inizio del settimo degli otto canti in cui è suddivisa L’opera lasciata sola [1], si definisce una svolta decisiva per la poesia di Viviani. All’interno del poema si è appena attuato il passaggio grammaticale dalla prima alla terza persona (la voce narrante compie riflessioni astratte o chiama a esprimersi imprecisati attanti), mentre all’interno di tutta la sua opera si sancisce il passaggio da una ricerca prettamente ‘linguistica’ a una fase ‘filosofica’ (ricorrendo, per ora, a qualche formula generica di approssimazione: va da sé che si tratta di distinzioni insensate, a livelli più profondi di analisi). Continua a leggere

Per il battesimo dei nostri frammenti, di Mario Luzi

Avviamo la lettura dettagliata di alcuni dei libri dell’ultima produzione luziana, cominciando ovviamente da Per il battesimo dei nostri frammenti.

(Il disegno scelto come copertina – cliccare sull’immagine per la visualizzazione completa – è di Tullio Pericoli)

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