Jonathan Franzen (Western Springs, 17 agosto 1959), scrittore statunitense

Jonathan Franzen

Jonathan Franzen da alcuni è considerato ormai il più grande scrittore americano vivente, ma queste sigle vanno prese per quello che valgono: pezze giornalistiche per scribacchiare un pezzo che per un pezzo convincerà qualche pazzo in più ad affrontare il prezzo del libro che impazzerà a priori nelle classifiche. Io provengo soprattutto da letture di poesia e di saggistica varia, ma sto affrontando la narrativa in modo sempre più sistematico, per cui quest’anno farò il mio compitino e leggerò anche Purityil suo nuovo, recente titolo. È già qui accanto che mi aspetta. Ma sono così diligente che nel frattempo mi predispongo all’incontro con Franzen rileggendo le considerazioni di un caro amico in merito alle Correzioni, il romanzo che lo ha reso celebre.

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Poveri professori

Poveri professori

Questo è un brano espunto dal mio romanzo. Ne ero particolarmente affezionato, ma ogni potatura comporta i suoi sacrifici. Vediamo se l’innesto a spacco su questa pagina funziona.

Poveri professori. Una volta erano delle autorità. In paese si salutavano con ossequio: «Professore, buongiorno!», con la parola detta solennemente, per esteso, con la stessa deferenza con cui si salutava un medico o un avvocato. Se un professore si trovava a passare in un locale, nel bel mezzo di una discussione, lo si coinvolgeva per ottenere la soluzione della disputa, e tutti ascoltavano ammirati e anche coloro i quali si scoprivano dalla parte del torto assentivano come bambini ubbidienti. Una volta l’insegnamento era una professione ambita e i genitori ascoltavano le parole degli insegnanti dei loro figli come quelle di un luminare. Continua a leggere

Cesare Viviani

Cesare Viviani

È da poco uscito un nuovo libro di poesia di Cesare Viviani. Si intitola Osare dire e prosegue una fervida stagione creativa di un autore dal percorso veramente singolare e straordinario. Si tratta di un altro poeta imprescindibile di questi anni e in suo onore riprendo un mio saggio, ormai datato, che si interrompe proprio all’avvio della ricerca portata avanti dai suoi libri più recenti, caratterizzati da una chiarezza che, stando agli esordi, si sarebbe detta impossibile. Credo tuttavia che questo mio lavoro critico sia ancora utile per interpretare il percorso compiuto da Viviani e innescare la lettura delle ultime raccolte.

LA TERZA PERSONA DI VIVIANI

«È la terza persona che salva»: con questo verso, all’inizio del settimo degli otto canti in cui è suddivisa L’opera lasciata sola [1], si definisce una svolta decisiva per la poesia di Viviani. All’interno del poema si è appena attuato il passaggio grammaticale dalla prima alla terza persona (la voce narrante compie riflessioni astratte o chiama a esprimersi imprecisati attanti), mentre all’interno di tutta la sua opera si sancisce il passaggio da una ricerca prettamente ‘linguistica’ a una fase ‘filosofica’ (ricorrendo, per ora, a qualche formula generica di approssimazione: va da sé che si tratta di distinzioni insensate, a livelli più profondi di analisi). Continua a leggere

Mario Luzi, di Tullio Pericoli, 1995, pencil on paper, cm 29,5x21

Per il battesimo dei nostri frammenti, di Mario Luzi

Avviamo la lettura dettagliata di alcuni dei libri dell’ultima produzione luziana, cominciando ovviamente da Per il battesimo dei nostri frammenti.

(Il disegno scelto come copertina – cliccare sull’immagine per la visualizzazione completa – è di Tullio Pericoli)

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Cartelli stradali: quale direzione?

Ambivalenza dell’opera

Ieri, scrivendo a proposito del romanzo di Tiziano Scarpa Il brevetto del geco, sono tornato più volte sull’idea di ambivalenza. Avevo già scritto qualcosa in merito, quando mi ero occupato di una raccolta poetica di Alberto Cellotto:

 

Resto fermo. Mi piace
questo inizio, se rimane
un vento di schermo
e entra negli anfratti. Continua a leggere

Ombre sfuggenti, di Arianna Angelini (35x30 cm, puntaelettrica, trapano e puntasecca su plexiglass. stampa con metodo a contatto)

Tiziano Scarpa, scrittore avventato

Mi prefiguravo, una volta terminata la lettura dell’ultimo romanzo di Tiziano ScarpaIl brevetto del geco, di lasciar decantare le mie impressioni ed eventualmente di discuterle con l’autore. Per varie ragioni, invece, licenzio questo testo appena scritto, quasi nemmeno senza averlo riletto. Sento che questa avventatezza corrisponde a ciò che il romanzo ha suscitato in me. Ci sarà comunque modo di riprendere, correggere, rintuzzare, se ce ne fosse bisogno. Del resto, siamo tutti parte di una creazione incessante.

(L’opera scelta come copertina – cliccare sull’immagine per la visualizzazione completa – è di Arianna Angelini)

– Scrittori e scrittori –

Ci sono scrittori che gestiscono la propria opera e ci sono scrittori avventurati, persino avventati in qualche passaggio rischioso e creativo. I primi sono saltimbanchi che recitano la perdita di equilibrio, tranquillizzati dalle reti di salvataggio ben predisposte e collaudate; i secondi sono così attratti dai loro miraggi o obiettivi che non calcolano i profitti o i danni immediati e hanno a volte movimenti bruschi, scatti d’umore. I primi percorrono sentieri noti, i secondi ne creano di nuovi – a costo di perdersi. Continua a leggere

La barca, di Fiorella Nuti

Luzi: un profilo introduttivo

(L’opera scelta come copertina – cliccare sull’immagine per la visualizzazione completa – è di Fiorella Nuti)

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PREMESSA

Soltanto Montale nel secolo scorso ha ottenuto un’attenzione critica e una considerazione da poeta nazionale, sancita con ogni forma di ufficialità possibile alle nostre latitudini, superiore a quella di Mario Luzi. A quest’ultimo è mancato soltanto il Premio Nobel (e si ricorderanno le polemiche quando, dopo anni di candidatura del fiorentino, il premio tornò in Italia, ma a Dario Fo), anche se ha dovuto faticare non poco prima di raggiungere un apprezzamento quasi unanime, se è vero che soltanto in tarda età il vasto percorso conoscitivo disegnato con la sua opera lo ha riscattato dall’immagine di scrittore caposcuola dell’ermetismo e poco più, inviso insomma a buona parte dell’establishment intellettuale. Continua a leggere

25-12-2020, fotografia di Paradisi

L’unica cosa da fare

Che cosa fa il contadino?
Coltiva la terra

Che cosa fa il poeta?
Coltiva la terra Continua a leggere

Mario Luzi, di Enrico Guerrini

La “questione Luzi”

(L’opera scelta come copertina – cliccare sull’immagine per la visualizzazione completa – è di Enrico Guerrini)

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Ecco l’introduzione che scrissi per presentare nel 1999 il mio studio sulla poesia di Luzi, anzi, più precisamente, sull’ultima fase della produzione luziana.

PREMESSA PER UNA LETTURA DELLE SUE OPERE ESTREME 

1. Intraprendere oggi una lettura complessiva della più recente stagione poetica di Mario Luzi è operazione arrischiata e, allo stesso tempo, necessaria. Continua a leggere

Mina, di Elena Boccoli [dettaglio - tecnica mista su tavola, 62x81 cm, 2012]

La colonna sonora del mio romanzo

(L’opera scelta come copertina – cliccare sull’immagine per la visualizzazione completa – è di Elena Boccoli)

In Tutte le voci di questo aldilà il tema più appariscente e dichiarato è la passione per la poesia, ma forse il tema centrale è l’amore in senso lato, in svariate sue manifestazioni. Secondo una strategia calcolata, alla poesia si allude, ma non compare mai esplicitamente.

Quando mi sono trovato costretto a riportare dei versi (ma scelti da un repertorio classico) li ho addirittura trascritti di seguito, senza gli ‘a capo’ identificativi. Come se i versi si dovessero cercare nella prosa (e mi chiedo io stesso se il titolo sia un endecasillabo solo casualmente). Al posto della poesia di tanto in tanto compaiono dei brani di canzoni piuttosto celebri: «citazioni di canzoni che restituiscono lo sfondo poetico dello spirito del tempo un po’ pedestre anche se efficacemente seduttivo», ha spiegato bene Tiziano Scarpa. Continua a leggere