Sipario (particolare), di Giuliana Iannotti

La poesia di Franco Acquaviva

È da poco uscita la raccolta d’esordio di Franco Acquaviva, edita da Ladolfi Editore. Si intitola Teatro nelle fibre del corpo e già questa sigla è una dichiarazione di poetica. Franco è un caro amico e in questi anni ho avuto modo di conoscerlo. Mi ha tirato però un brutto scherzo chiedendomi di introdurre il suo libro, per due buone ragioni. Anzitutto, proprio la vicinanza crea spesso un’interferenza, anche se, ovviamente, concede pure certi vantaggi. Ma, soprattutto, io odio le prefazioni e non credo di saperne scrivere di particolarmente adatte. Non ho saputo, comunque dirgli di no, quindi mi sono cimentato in questo ruolo ingombrante. Fatto sta che il suo libro è proprio bello e meriterebbe attenzione: se non riescono, le mie parole, a suscitare il vostro interesse, sono certo che ci riusciranno le poesie che ho scelto per farvi tastare la qualità dell’opera. Continua a leggere

Humanitas, grafite su tavola (2014), 105 x 69 cm, di Massimo Ezio Domenico Costanzo

La calda mano degli altri (sulla poesia di Alberto Toni)

Per varie ragioni, non seguo più con la costanza che avevo qualche anno fa la poesia contemporanea, ma mi piace segnalare l’uscita di un nuovo libro di Alberto Toni, Vivo così. Si tratta di un volume che Pierangela Rossi ha definito «elusivo, come del resto è nelle esplicite intenzioni dell’autore».  La poesia deve mantenere pur sempre quell’elemento di segreto, come ricordava Ungaretti, che però non è trucco letterario, posa, ma necessità vitale, postura discreta e responsabile rispetto alla realtà: «Vivo così: d’attesa, / spergiurando su cosa mai può essere: / cuculo, tortora d’attesa. Oscilla il lume, / la calda mano degli altri»

Di questo poeta, però, mi ero occupato a suo tempo, in un saggio incluso nei Poeti del limbo. Mi sembra l’occasione giusta per rileggerlo: Continua a leggere

Lick N°1, di Giuditta Annacarmen Solito

Abbasso la critica, evviva la critica. Leccatine a Frye e Cortellessa

(L’opera scelta come copertina, ispirata da una foto – cliccare sull’immagine per la visualizzazione completa –
è di Giuditta. Pubblicata per gentile concessione – collezione privata)

Questo intervento, del gennaio 2007, è apparso sulla rivista «Incroci», in un numero monografico intitolato Confronto sulla critica e curato da Daniele Maria Pegorari (uno dei critici più validi e impegnati del nostro panorama). Precisamente, si tratta del n. 16 della rivista (luglio-dicembre 2007, pp. 85-92). Al di là della situazione contingente da cui nasceva (una promozione critica di Cortellessa alla raccolta di poesie di Aldo Nove), mi sembra contenga provocazioni ancora provocanti. Si snoda in cinque passaggi:

  1. La critica e la poesia non esistono
  2. Il critico crede alla poesia
  3. La critica non ha senso
  4. Il valore di una poesia è un atto di violenza
  5. La poesia consuma la critica.

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Babele, di Laura Costanzi

Un’idea della letteratura italiana nell’esilio planetario delle lingue

(L’opera scelta come copertina – cliccare sull’immagine per la visualizzazione completa – è di Laura Costanzi)

Questo saggio era stato pubblicato in Sentieri poetici stranieri contemporanei, a c. di Federico Italiano e Giuliano Ladolfi, Novara, Interlinea, 2004, pp. 99-105.

1) Trovandomi fortuitamente a esercitare il ruolo di battistrada in questa rassegna sulla poesia contemporanea che si allargherà, a partire dall’indagine intorno alla situazione del nostro Paese, alla letteratura europea, a quella mediorientale e a quella americana, ritengo opportuno soffermarmi su un paio di spunti iniziali, che torneranno utili per lo svolgimento del tema specifico della poesia italiana. Intendo toccare, seppure in modo sommario, la questione del rapporto fra le varie tradizioni nazionali e abbozzare un’idea sintetica della nostra letteratura, intesa nella interezza del proprio svolgimento e nella relazione con il sistema globale delle diverse culture. Continua a leggere

Flying, tecnica mista, Daniele Fedi

Ho voglia di leggere Trigorin

C’è una battuta semplice e fenomenale, nell’opera Il gabbiano di Čechov, che viene pronunciata da Treplev:

È un uomo intelligente, alla mano, un po’, come dire, malinconico. Molto a posto. Ha quarant’anni ed è già famoso, non gli manca niente, ma proprio niente… Adesso non beve che birra e si innamora solo di donne di una certa età. Per quanto riguarda quello che scrive… che ti posso dire? Non è male, ha talento… ma… dopo Tolstoj o Zola non ti vien certo voglia di leggere Trigorin.

Invece, non so perché, a me viene spesso voglia di leggere un Trigorin. Non che consideri gli autori meno famosi di cui recupero qualche libro come destinati per forza a un destino di epigoni: chissà, forse una delle mie speranze è proprio quella di leggere un nuovo Tolstoj e riconoscerne il valore prima che sia riconosciuto da tutti. Continua a leggere

Il poeta Amedeo Giacomini

Amedeo Giacomini

Dieci anni fa, il 23 gennaio 2006, morì il poeta Amedeo Giacomini. Ebbi modo di conoscerlo di persona durante un evento letterario. Mi piace ricordarlo proponendo qui un saggio che scrissi a suo tempo: venne pubblicato sulla rivista “Hebenon”, era addirittura il 2000…

Un canto fatto di nulla. Lettura della poesia di Giacomini [1]

 

Sbegas sul mûr,
chistu si faseve di frus:
un sorêli cui pêi,
doi sèrclis, un baston…
Al ere peciât in che volte,
ma lu é ance cumò
ch’i vin imparât
ch’a si è líbars par sielte,
no par veretât.
E alore, frut, se fâ?…
– Finíssile, luvin dal mont,
tae il cordon, bútiti-jú!… –
MA DOLà?… Continua a leggere

Pagina bianca, di Cristina Pedratscher

Aderire all’indifferenza

Comporre versi è un’arte che ha le sue regole. Questa è la forza e la dannazione della scrittura, da sempre: il limite deve mutarsi virtuosamente in potenzialità, la materia deve brillare e trasfigurarsi.

Oggi tutti hanno la possibilità di scrivere e il bisogno di dar sfogo alle esigenze psichiche di creatività, così spesso frustrate nelle pratiche cui quotidianamente vincoliamo il nostro commercio con il mondo, è un potente propulsore che fa girare a mille le fotocopiatrici dei paesi opulenti, che garantisce sopravvivenza a centinaia di sedicenti editori, che investe di emozioni i freddi supporti informatici, che spalma di marmellata sentimentale il web impalpabile che avvolge il globo terracqueo così confusamente soggiogato da quella strana creatura che è l’uomo. Pertanto, è bene ricordarselo, alla pretesa di genuinità dell’ultimo arrivato che chiede attenzione, in virtù della sua acuta sensibilità che lo approssima agli angeli, resta da preferirsi l’esercizio letterario dell’anima prosciugata per il confronto con la pagina. Continua a leggere

Essere contemporanei (per Giancarlo Pontiggia)

Se per eternità si intende non infinita durata nel tempo, ma intemporalità, vive in eterno colui che vive nel presente (L. Wittgenstein, Q 8.7.16)

Essere contemporanei non significa obbedire alle forme e alla musica del momento. La letteratura di tutti i tempi compone idealmente un sistema che vive fuori dal tempo, senza che il tempo possa sconfessarlo. Dante è a tutti gli effetti contemporaneo di Eliot, nel momento in cui Eliot ha ristabilito un legame con Dante, attraverso il presente. Continua a leggere

Saponette colorate

I libri non sono saponette (lettera aperta a Paolo Di Paolo)

“Non facciamo gli ingenui: i libri, in fondo, sono saponette”
Antonio Manzini, Sull’orlo del precipizio

Caro Paolo,

mi sono imbattuto nella tua lettera a un ipotetico scrittore esordiente e ho finito per leggerla, malgrado la noia che solitamente mi prende di fronte al genere letterario, ormai logoro, della lamentazione culturale, che del resto è inevitabile, per chi in ambiti culturali si muove. La decadenza è un dato di fatto secolare, se non addirittura qualcosa di intrinseco alla letteratura, fin dalla notte dei tempi. Baudelaire è appena nostro nonno. E anch’io ho più volte stigmatizzato la desolazione del nostro contesto, per cui, nel tentare di rispondere alla tua provocazione, mi avvalgo della mia posizione decentrata. Sto tenendo palla e tentando un movimento interessante mentre è chiaro a tutti, anche a me stesso, che parto in fuorigioco: ho esordito da poco come narratore, ma, appunto, ho la ventura di essere invecchiato di un anno in un mese, e di non risultare in ogni caso un autore di primo pelo. Continua a leggere

Il banchiere della conoscenza

sarà possibile costruire una nuova economia della conoscenza? È realistico pensare a una nuova ecologia della Cultura? Saremo capaci di una rinnovata antropologia? Saremo capaci di cambiare il nostro stile di vita?

Con la pubblicazione del mio romanzo, ho scoperto che il mio editore, Mario Guaraldi, è un visionario.  Sentite che cosa scrive, in un intervento: Continua a leggere