Tiziano Scarpa, scrittore avventato

Mi prefiguravo, una volta terminata la lettura dell’ultimo romanzo di Tiziano ScarpaIl brevetto del geco, di lasciar decantare le mie impressioni ed eventualmente di discuterle con l’autore. Per varie ragioni, invece, licenzio questo testo appena scritto, quasi nemmeno senza averlo riletto. Sento che questa avventatezza corrisponde a ciò che il romanzo ha suscitato in me. Ci sarà comunque modo di riprendere, correggere, rintuzzare, se ce ne fosse bisogno. Del resto, siamo tutti parte di una creazione incessante.

(L’opera scelta come copertina – cliccare sull’immagine per la visualizzazione completa – è di Arianna Angelini)

– Scrittori e scrittori –

Ci sono scrittori che gestiscono la propria opera e ci sono scrittori avventurati, persino avventati in qualche passaggio rischioso e creativo. I primi sono saltimbanchi che recitano la perdita di equilibrio, tranquillizzati dalle reti di salvataggio ben predisposte e collaudate; i secondi sono così attratti dai loro miraggi o obiettivi che non calcolano i profitti o i danni immediati e hanno a volte movimenti bruschi, scatti d’umore. I primi percorrono sentieri noti, i secondi ne creano di nuovi – a costo di perdersi. Continua a leggere

Luzi: un profilo introduttivo

(L’opera scelta come copertina – cliccare sull’immagine per la visualizzazione completa – è di Fiorella Nuti)

(Clicca qui per tornare alla “home page” con tutti i materiali su Luzi)

PREMESSA

Soltanto Montale nel secolo scorso ha ottenuto un’attenzione critica e una considerazione da poeta nazionale, sancita con ogni forma di ufficialità possibile alle nostre latitudini, superiore a quella di Mario Luzi. A quest’ultimo è mancato soltanto il Premio Nobel (e si ricorderanno le polemiche quando, dopo anni di candidatura del fiorentino, il premio tornò in Italia, ma a Dario Fo), anche se ha dovuto faticare non poco prima di raggiungere un apprezzamento quasi unanime, se è vero che soltanto in tarda età il vasto percorso conoscitivo disegnato con la sua opera lo ha riscattato dall’immagine di scrittore caposcuola dell’ermetismo e poco più, inviso insomma a buona parte dell’establishment intellettuale. Continua a leggere

La “questione Luzi”

(L’opera scelta come copertina – cliccare sull’immagine per la visualizzazione completa – è di Enrico Guerrini)

(Clicca qui per tornare alla “home page” con tutti i materiali su Luzi)

Ecco l’introduzione che scrissi per presentare nel 1999 il mio studio sulla poesia di Luzi, anzi, più precisamente, sull’ultima fase della produzione luziana.

PREMESSA PER UNA LETTURA DELLE SUE OPERE ESTREME 

1. Intraprendere oggi una lettura complessiva della più recente stagione poetica di Mario Luzi è operazione arrischiata e, allo stesso tempo, necessaria. Continua a leggere

Un ricordo personale di Luzi

Mario Luzi è morto il 28 febbraio del 2005. Allora scrissi una paginetta per il sito della mia scuola, che vi ripropongo. Spiego quali siano stati i miei rapporti con il poeta e soprattutto i motivi che mi hanno suggerito di defilarmi, fra i tanti che si annoveravano fra i suoi discepoli.

(L’opera scelta come copertina – cliccare sull’immagine per la visualizzazione completa – è un disegno di Paola Imposimato)

(Clicca qui per tornare alla “home page” con tutti i materiali su Luzi)

Questa mattina suggerivo ai miei alunni di recuperare un giornale per raccogliere gli articoli sulla morte di Mario Luzi, autore che presto tratteremo. E ne approfittavo per spiegare loro che cosa si intende, in ambito giornalistico, per “coccodrillo” (in gergo, l’articolo di commemorazione di un personaggio famoso, spesso preparato molto prima della sua morte). Continua a leggere

La giornata mondiale della poesia

È primavera, amici, sbocciano i fiori, la luce risveglia la vita in ogni anfratto del mondo, gli uccellini cominciano a cantare… Ed è anche la Giornata Mondiale della Poesia, come ha decretato l’Unesco. Allora, almeno una volta all’anno, senza troppi imbarazzi, mettiamoci in fila per salire sul palco, prendere il microfono e magnificare le bellezze del creato, della vita, dei buoni sentimenti che ci ispirano…

Come non risultare snob nell’affermare apertamente che, a me, la Giornata Mondiale della Poesia sembra una Mondiale Cavolata?

Per carità, se vi serve mettere un appunto sul diario con scritto: “È l’ora della tua buona azione quotidiana” – se vi serve questo appunto, per compiere davvero una buona azione, prendete appunti, lasciate trillare i promemoria sui vostri cellulari, fatevi un nodo alla lingua. Se vi serve la retorica della poesia per cercare un libro di versi, ecco, oggi è il giorno giusto. Speriamo almeno che finiate per cercare della poesia buona, non il solito poeticume. Io, per me, rileggo la provocazione di Davide Brullo (apparsa ieri su “Libero”): Continua a leggere

Il canone del Novecento

(L’opera scelta come copertina – cliccare sull’immagine per la visualizzazione completa – è di Lorenzo Perrone)

A proposito di Luzi, si accennava al canone del Novecento. Affermare che il poeta fiorentino è un punto fermo tra i “classici” contemporanei era in fondo una provocazione, perché a tutti è noto quanto sia arduo stabilire gli autori “da antologia scolastica” fra i protagonisti della letteratura di fine Novecento, senza nemmeno pretendere di arrivare al primo decennio del nostro secolo.

Qualche tempo fa, in modo semiserio, avevo proposto il mio canone privato. Oggi rivedrei sicuramente qualcosa, ci sono autori che adesso mi sembrano sopravvalutati e altri che rivaluterei; tuttavia, a grandi linee, mi sembra di poter sottoscrivere ancora questo ragionamento. Continua a leggere

Mario Luzi

In Quinta Ginnasio in questi giorni sto parlando di Mario Luzi.

Siamo partiti con un percorso che andava dalla canzone contemporanea alla scrittura in versi, per scoprire la differenza tra poeticità (o poetLuzi con Ateliericume, come di solito dico) e la vera poesia; ci siamo concentrati sulle caratteristiche del testo poetico, ripercorrendo anche le figure retoriche; abbiamo infine definito un metodo di analisi della poesia. In questo percorso abbiamo già toccato diversi autori, cercando di definirne un nucleo ideale, un nocciolo poetico e problematico con cui metterci in relazione. Prima di dedicarci, nell’ultima parte dell’anno, alla storia della letteratura (cominciando in effetti il programma del triennio), affronteremo dunque un autore dal lungo percorso, che ci permetterà di attraversare un po’ tutto il Novecento. Continua a leggere

I soliti stronzi

Mi tornano spesso in mente, chissà perché, questo paio di paginette con cui Edmondo Berselli apriva il capitolo Dev’essere stato Alberto Arbasino della sua bellissima “operetta immorale sugli intelligenti d’Italia” intitolata Venerati maestri (io ho la versione negli Oscar Mondadori del 2007, le parole che cito si trovano alle pagine 55-57):

Dev’essere stato Alberto Arbasino, quel giocoliere insigne, a diffondere nei giornali e nei reportage il paradigma fondamentale che impronta e regola la società culturale, cinematografica, teatrale, filosofica e, insomma, generale e totale della nostra scena pubblica. Come è noto a molti, il paradigma suona all’incirca così.

In Italia c’è un momento stregato in cui si passa dalla categoria di «bella promessa» a quella di «solito stronzo». Soltanto a pochi fortunati l’età concede poi di accedere alla dignità di «venerato maestro».

Continua a leggere

Poesia e scienza

(L’opera scelta come copertina – cliccare sull’immagine per la visualizzazione completa – è di Annamaria Papalini)

Non credo che l’arte e la scienza debbano per forza definire la natura del loro rapporto.

Un poeta, uno scrittore o artista che sia potrà benissimo avvalersi di una visione del mondo non allineata con le ultime scoperte scientifiche, e nonostante ciò la propria opera non ne subirà alcun detrimento.

Nella mentalità comune, del resto, è ancora ben radicata una concezione della realtà che si attarda su paradigmi scientifici vecchi di decenni, se non addirittura di secoli.

Tuttavia, personalmente ho sempre nutrito un certo interesse per gli ambiti scientifici. Fatico anzi a concepire quella maledetta separazione della cultura in due sfere, umanistica e scientifica appunto, che mi pare generi un colossale equivoco che stia alla radice della condizione psicostorica che in occidente stiamo sperimentando, e che produce non pochi malesseri.

Continua a leggere

Complici dei nostri becchini (lettera a Flavio Santi)

Finalmente mi appresto a leggere il romanzo di Flavio Santi (La primavera tarda ad arrivare), uno dei talenti più puri della mia generazione. Così riprendo con lui il filo del discorso, che si era interrotto qualche anno fa. Nel 2012 (le date esatte sono: Senigallia 29 luglio, Talonno 9-14 agosto) gli scrissi questa lettera aperta, poi apparsa su “Atelier”, senza peraltro ottenere risposta. Ma forse una risposta non serve e, in ogni caso, per quel che mi riguarda, il dialogo continua. Appena terminata la lettura, offrirò anche le considerazioni sul suo recente noir.

Lettera aperta, anzi piuttosto chiusa e potenzialmente infinita, ma soprattutto per niente paracula a Flavio Santi

Continua a leggere