Mina, di Elena Boccoli [dettaglio - tecnica mista su tavola, 62x81 cm, 2012]

La colonna sonora del mio romanzo

(L’opera scelta come copertina – cliccare sull’immagine per la visualizzazione completa – è di Elena Boccoli)

In Tutte le voci di questo aldilà il tema più appariscente e dichiarato è la passione per la poesia, ma forse il tema centrale è l’amore in senso lato, in svariate sue manifestazioni. Secondo una strategia calcolata, alla poesia si allude, ma non compare mai esplicitamente.

Quando mi sono trovato costretto a riportare dei versi (ma scelti da un repertorio classico) li ho addirittura trascritti di seguito, senza gli ‘a capo’ identificativi. Come se i versi si dovessero cercare nella prosa (e mi chiedo io stesso se il titolo sia un endecasillabo solo casualmente). Al posto della poesia di tanto in tanto compaiono dei brani di canzoni piuttosto celebri: «citazioni di canzoni che restituiscono lo sfondo poetico dello spirito del tempo un po’ pedestre anche se efficacemente seduttivo», ha spiegato bene Tiziano Scarpa. Continua a leggere

Diversi, di Laura Gasparini

Una solitudine popolosa

(L’opera scelta come copertina – cliccare sull’immagine per la visualizzazione completa – è di Laura Gasparini)

Popolazioni di parole che crescono
sulle persone della mia vita

scrivere è sognare i propri
se stessi senza peso
sognare un simile.

Lasciarsi addormentare
su un mezzo pubblico.

(di Roberta Castoldi) Continua a leggere

Mario Luzi, disegno (dettaglio) di Paola Imposimato

Un ricordo personale di Luzi

Mario Luzi è morto il 28 febbraio del 2005. Allora scrissi una paginetta per il sito della mia scuola, che vi ripropongo. Spiego quali siano stati i miei rapporti con il poeta e soprattutto i motivi che mi hanno suggerito di defilarmi, fra i tanti che si annoveravano fra i suoi discepoli.

(L’opera scelta come copertina – cliccare sull’immagine per la visualizzazione completa – è un disegno di Paola Imposimato)

(Clicca qui per tornare alla “home page” con tutti i materiali su Luzi)

Questa mattina suggerivo ai miei alunni di recuperare un giornale per raccogliere gli articoli sulla morte di Mario Luzi, autore che presto tratteremo. E ne approfittavo per spiegare loro che cosa si intende, in ambito giornalistico, per “coccodrillo” (in gergo, l’articolo di commemorazione di un personaggio famoso, spesso preparato molto prima della sua morte). Continua a leggere

Castelporziano, Festival 1979

La giornata mondiale della poesia

È primavera, amici, sbocciano i fiori, la luce risveglia la vita in ogni anfratto del mondo, gli uccellini cominciano a cantare… Ed è anche la Giornata Mondiale della Poesia, come ha decretato l’Unesco. Allora, almeno una volta all’anno, senza troppi imbarazzi, mettiamoci in fila per salire sul palco, prendere il microfono e magnificare le bellezze del creato, della vita, dei buoni sentimenti che ci ispirano…

Come non risultare snob nell’affermare apertamente che, a me, la Giornata Mondiale della Poesia sembra una Mondiale Cavolata?

Per carità, se vi serve mettere un appunto sul diario con scritto: “È l’ora della tua buona azione quotidiana” – se vi serve questo appunto, per compiere davvero una buona azione, prendete appunti, lasciate trillare i promemoria sui vostri cellulari, fatevi un nodo alla lingua. Se vi serve la retorica della poesia per cercare un libro di versi, ecco, oggi è il giorno giusto. Speriamo almeno che finiate per cercare della poesia buona, non il solito poeticume. Io, per me, rileggo la provocazione di Davide Brullo (apparsa ieri su “Libero”): Continua a leggere

L'arca di Noè di Lorenzo Perrone

Il canone del Novecento

(L’opera scelta come copertina – cliccare sull’immagine per la visualizzazione completa – è di Lorenzo Perrone)

A proposito di Luzi, si accennava al canone del Novecento. Affermare che il poeta fiorentino è un punto fermo tra i “classici” contemporanei era in fondo una provocazione, perché a tutti è noto quanto sia arduo stabilire gli autori “da antologia scolastica” fra i protagonisti della letteratura di fine Novecento, senza nemmeno pretendere di arrivare al primo decennio del nostro secolo.

Qualche tempo fa, in modo semiserio, avevo proposto il mio canone privato. Oggi rivedrei sicuramente qualcosa, ci sono autori che adesso mi sembrano sopravvalutati e altri che rivaluterei; tuttavia, a grandi linee, mi sembra di poter sottoscrivere ancora questo ragionamento. Continua a leggere

Mario Luzi

Mario Luzi

In Quinta Ginnasio in questi giorni sto parlando di Mario Luzi.

Siamo partiti con un percorso che andava dalla canzone contemporanea alla scrittura in versi, per scoprire la differenza tra poeticità (o poetLuzi con Ateliericume, come di solito dico) e la vera poesia; ci siamo concentrati sulle caratteristiche del testo poetico, ripercorrendo anche le figure retoriche; abbiamo infine definito un metodo di analisi della poesia. In questo percorso abbiamo già toccato diversi autori, cercando di definirne un nucleo ideale, un nocciolo poetico e problematico con cui metterci in relazione. Prima di dedicarci, nell’ultima parte dell’anno, alla storia della letteratura (cominciando in effetti il programma del triennio), affronteremo dunque un autore dal lungo percorso, che ci permetterà di attraversare un po’ tutto il Novecento. Continua a leggere

Merda d'artista, di Piero Manzoni

I soliti stronzi

Mi tornano spesso in mente, chissà perché, questo paio di paginette con cui Edmondo Berselli apriva il capitolo Dev’essere stato Alberto Arbasino della sua bellissima “operetta immorale sugli intelligenti d’Italia” intitolata Venerati maestri (io ho la versione negli Oscar Mondadori del 2007, le parole che cito si trovano alle pagine 55-57):

Dev’essere stato Alberto Arbasino, quel giocoliere insigne, a diffondere nei giornali e nei reportage il paradigma fondamentale che impronta e regola la società culturale, cinematografica, teatrale, filosofica e, insomma, generale e totale della nostra scena pubblica. Come è noto a molti, il paradigma suona all’incirca così.

In Italia c’è un momento stregato in cui si passa dalla categoria di «bella promessa» a quella di «solito stronzo». Soltanto a pochi fortunati l’età concede poi di accedere alla dignità di «venerato maestro».

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Percezione del sé, di Annamaria Papalini

Poesia e scienza

(L’opera scelta come copertina – cliccare sull’immagine per la visualizzazione completa – è di Annamaria Papalini)

Non credo che l’arte e la scienza debbano per forza definire la natura del loro rapporto.

Un poeta, uno scrittore o artista che sia potrà benissimo avvalersi di una visione del mondo non allineata con le ultime scoperte scientifiche, e nonostante ciò la propria opera non ne subirà alcun detrimento.

Nella mentalità comune, del resto, è ancora ben radicata una concezione della realtà che si attarda su paradigmi scientifici vecchi di decenni, se non addirittura di secoli.

Tuttavia, personalmente ho sempre nutrito un certo interesse per gli ambiti scientifici. Fatico anzi a concepire quella maledetta separazione della cultura in due sfere, umanistica e scientifica appunto, che mi pare generi un colossale equivoco che stia alla radice della condizione psicostorica che in occidente stiamo sperimentando, e che produce non pochi malesseri.

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Allevamento intensivo di polli

Complici dei nostri becchini (lettera a Flavio Santi)

Finalmente mi appresto a leggere il romanzo di Flavio Santi (La primavera tarda ad arrivare), uno dei talenti più puri della mia generazione. Così riprendo con lui il filo del discorso, che si era interrotto qualche anno fa. Nel 2012 (le date esatte sono: Senigallia 29 luglio, Talonno 9-14 agosto) gli scrissi questa lettera aperta, poi apparsa su “Atelier”, senza peraltro ottenere risposta. Ma forse una risposta non serve e, in ogni caso, per quel che mi riguarda, il dialogo continua. Appena terminata la lettura, offrirò anche le considerazioni sul suo recente noir.

Lettera aperta, anzi piuttosto chiusa e potenzialmente infinita, ma soprattutto per niente paracula a Flavio Santi

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nuvole e montagne

Laddove non esistono che nuvole. Sulla poesia di Di Palmo

Se dovessimo impostare il discorso in termini retorici potremmo dire che la dispositio scelta da Pasquale Di Palmo per il suo recente volume di poesia Trittico del distacco (Passigli 2015) segue un criterio “omerico” o “nestoriano”. Delle tre sezioni del libro, infatti, la più convincente è quella centrale (si intitola Centro Alzheimer), che fa da perno alle altre. Potremmo anzi arrivare a dire che si tratti dell’unica vera sezione di poesie del libro: non solo perché la terza (I panneggi della pietà) è composta esplicitamente da prose, ma perché anche la prima (Addio a Mirco), per quanto ricorra alla versificazione, si adagia su una sintassi e su una trasparenza semantica tali da rivendicare (a parte rari scatti) una pronuncia piana. Continua a leggere