Percezione del sé, di Annamaria Papalini

Poesia e scienza

(L’opera scelta come copertina – cliccare sull’immagine per la visualizzazione completa – è di Annamaria Papalini)

Non credo che l’arte e la scienza debbano per forza definire la natura del loro rapporto.

Un poeta, uno scrittore o artista che sia potrà benissimo avvalersi di una visione del mondo non allineata con le ultime scoperte scientifiche, e nonostante ciò la propria opera non ne subirà alcun detrimento.

Nella mentalità comune, del resto, è ancora ben radicata una concezione della realtà che si attarda su paradigmi scientifici vecchi di decenni, se non addirittura di secoli.

Tuttavia, personalmente ho sempre nutrito un certo interesse per gli ambiti scientifici. Fatico anzi a concepire quella maledetta separazione della cultura in due sfere, umanistica e scientifica appunto, che mi pare generi un colossale equivoco che stia alla radice della condizione psicostorica che in occidente stiamo sperimentando, e che produce non pochi malesseri.

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Allevamento intensivo di polli

Complici dei nostri becchini (lettera a Flavio Santi)

Finalmente mi appresto a leggere il romanzo di Flavio Santi (La primavera tarda ad arrivare), uno dei talenti più puri della mia generazione. Così riprendo con lui il filo del discorso, che si era interrotto qualche anno fa. Nel 2012 (le date esatte sono: Senigallia 29 luglio, Talonno 9-14 agosto) gli scrissi questa lettera aperta, poi apparsa su “Atelier”, senza peraltro ottenere risposta. Ma forse una risposta non serve e, in ogni caso, per quel che mi riguarda, il dialogo continua. Appena terminata la lettura, offrirò anche le considerazioni sul suo recente noir.

Lettera aperta, anzi piuttosto chiusa e potenzialmente infinita, ma soprattutto per niente paracula a Flavio Santi

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nuvole e montagne

Laddove non esistono che nuvole. Sulla poesia di Di Palmo

Se dovessimo impostare il discorso in termini retorici potremmo dire che la dispositio scelta da Pasquale Di Palmo per il suo recente volume di poesia Trittico del distacco (Passigli 2015) segue un criterio “omerico” o “nestoriano”. Delle tre sezioni del libro, infatti, la più convincente è quella centrale (si intitola Centro Alzheimer), che fa da perno alle altre. Potremmo anzi arrivare a dire che si tratti dell’unica vera sezione di poesie del libro: non solo perché la terza (I panneggi della pietà) è composta esplicitamente da prose, ma perché anche la prima (Addio a Mirco), per quanto ricorra alla versificazione, si adagia su una sintassi e su una trasparenza semantica tali da rivendicare (a parte rari scatti) una pronuncia piana. Continua a leggere

L'indiscreta

I poeti sono pettegoli

Questo è un editoriale del 2004. Chissà se da allora le cose sono cambiate…

Ci vuole un secolo o quasi
– fiammeggiava Ungaretti sulla porta
della Galleria Apollinaire –
ci vuole tutta la fatica tutto il male
tutto il sangue marcio
tutto il sangue limpido
di un secolo per farne uno… Continua a leggere

Sipario (particolare), di Giuliana Iannotti

La poesia di Franco Acquaviva

È da poco uscita la raccolta d’esordio di Franco Acquaviva, edita da Ladolfi Editore. Si intitola Teatro nelle fibre del corpo e già questa sigla è una dichiarazione di poetica. Franco è un caro amico e in questi anni ho avuto modo di conoscerlo. Mi ha tirato però un brutto scherzo chiedendomi di introdurre il suo libro, per due buone ragioni. Anzitutto, proprio la vicinanza crea spesso un’interferenza, anche se, ovviamente, concede pure certi vantaggi. Ma, soprattutto, io odio le prefazioni e non credo di saperne scrivere di particolarmente adatte. Non ho saputo, comunque dirgli di no, quindi mi sono cimentato in questo ruolo ingombrante. Fatto sta che il suo libro è proprio bello e meriterebbe attenzione: se non riescono, le mie parole, a suscitare il vostro interesse, sono certo che ci riusciranno le poesie che ho scelto per farvi tastare la qualità dell’opera. Continua a leggere

Humanitas, grafite su tavola (2014), 105 x 69 cm, di Massimo Ezio Domenico Costanzo

La calda mano degli altri (sulla poesia di Alberto Toni)

Per varie ragioni, non seguo più con la costanza che avevo qualche anno fa la poesia contemporanea, ma mi piace segnalare l’uscita di un nuovo libro di Alberto Toni, Vivo così. Si tratta di un volume che Pierangela Rossi ha definito «elusivo, come del resto è nelle esplicite intenzioni dell’autore».  La poesia deve mantenere pur sempre quell’elemento di segreto, come ricordava Ungaretti, che però non è trucco letterario, posa, ma necessità vitale, postura discreta e responsabile rispetto alla realtà: «Vivo così: d’attesa, / spergiurando su cosa mai può essere: / cuculo, tortora d’attesa. Oscilla il lume, / la calda mano degli altri»

Di questo poeta, però, mi ero occupato a suo tempo, in un saggio incluso nei Poeti del limbo. Mi sembra l’occasione giusta per rileggerlo: Continua a leggere

Lick N°1, di Giuditta Annacarmen Solito

Abbasso la critica, evviva la critica. Leccatine a Frye e Cortellessa

(L’opera scelta come copertina, ispirata da una foto – cliccare sull’immagine per la visualizzazione completa –
è di Giuditta. Pubblicata per gentile concessione – collezione privata)

Questo intervento, del gennaio 2007, è apparso sulla rivista «Incroci», in un numero monografico intitolato Confronto sulla critica e curato da Daniele Maria Pegorari (uno dei critici più validi e impegnati del nostro panorama). Precisamente, si tratta del n. 16 della rivista (luglio-dicembre 2007, pp. 85-92). Al di là della situazione contingente da cui nasceva (una promozione critica di Cortellessa alla raccolta di poesie di Aldo Nove), mi sembra contenga provocazioni ancora provocanti. Si snoda in cinque passaggi:

  1. La critica e la poesia non esistono
  2. Il critico crede alla poesia
  3. La critica non ha senso
  4. Il valore di una poesia è un atto di violenza
  5. La poesia consuma la critica.

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Babele, di Laura Costanzi

Un’idea della letteratura italiana nell’esilio planetario delle lingue

(L’opera scelta come copertina – cliccare sull’immagine per la visualizzazione completa – è di Laura Costanzi)

Questo saggio era stato pubblicato in Sentieri poetici stranieri contemporanei, a c. di Federico Italiano e Giuliano Ladolfi, Novara, Interlinea, 2004, pp. 99-105.

1) Trovandomi fortuitamente a esercitare il ruolo di battistrada in questa rassegna sulla poesia contemporanea che si allargherà, a partire dall’indagine intorno alla situazione del nostro Paese, alla letteratura europea, a quella mediorientale e a quella americana, ritengo opportuno soffermarmi su un paio di spunti iniziali, che torneranno utili per lo svolgimento del tema specifico della poesia italiana. Intendo toccare, seppure in modo sommario, la questione del rapporto fra le varie tradizioni nazionali e abbozzare un’idea sintetica della nostra letteratura, intesa nella interezza del proprio svolgimento e nella relazione con il sistema globale delle diverse culture. Continua a leggere

Flying, tecnica mista, Daniele Fedi

Ho voglia di leggere Trigorin

C’è una battuta semplice e fenomenale, nell’opera Il gabbiano di Čechov, che viene pronunciata da Treplev:

È un uomo intelligente, alla mano, un po’, come dire, malinconico. Molto a posto. Ha quarant’anni ed è già famoso, non gli manca niente, ma proprio niente… Adesso non beve che birra e si innamora solo di donne di una certa età. Per quanto riguarda quello che scrive… che ti posso dire? Non è male, ha talento… ma… dopo Tolstoj o Zola non ti vien certo voglia di leggere Trigorin.

Invece, non so perché, a me viene spesso voglia di leggere un Trigorin. Non che consideri gli autori meno famosi di cui recupero qualche libro come destinati per forza a un destino di epigoni: chissà, forse una delle mie speranze è proprio quella di leggere un nuovo Tolstoj e riconoscerne il valore prima che sia riconosciuto da tutti. Continua a leggere

Il poeta Amedeo Giacomini

Amedeo Giacomini

Dieci anni fa, il 23 gennaio 2006, morì il poeta Amedeo Giacomini. Ebbi modo di conoscerlo di persona durante un evento letterario. Mi piace ricordarlo proponendo qui un saggio che scrissi a suo tempo: venne pubblicato sulla rivista “Hebenon”, era addirittura il 2000…

Un canto fatto di nulla. Lettura della poesia di Giacomini [1]

 

Sbegas sul mûr,
chistu si faseve di frus:
un sorêli cui pêi,
doi sèrclis, un baston…
Al ere peciât in che volte,
ma lu é ance cumò
ch’i vin imparât
ch’a si è líbars par sielte,
no par veretât.
E alore, frut, se fâ?…
– Finíssile, luvin dal mont,
tae il cordon, bútiti-jú!… –
MA DOLà?… Continua a leggere