Ritratto di Luzi, di Anna Cecchetti (2003)

Il peccato originale di Luzi

Prosegue la pubblicazione di materiali dedicati a Mario Luzi. In questo caso, propongo uno scritto un po’ polemico, che cerca di smascherare alcuni pregiudizi intorno all’autore. Provo anche a dimostrare come le analisi compiute da Mengaldo su Mario Luzi e su Vittorio Sereni siano in gran parte sovrapponibili, ma il giudizio sia opposto – perché, in fondo, ogni interpretazione si basa su una poetica, su alcuni assiomi impliciti. Una volta si parlava di “gusto” letterario; oggi, che di buon gusto ce n’è poco, i critici più seguiti sono quelli di Masterchef.

(L’opera scelta come copertina è di Anna Cecchetti.
Cliccare sull’immagine per la visualizzazione completa)

(Clicca qui per tornare alla “home page” con tutti i materiali su Luzi)

Il peccato originale di Luzi Continua a leggere

Impulso di una stella morta (raggi gamma)

Frantumi di stelle (Intervista a Borgna)

Se in questi anni sto virando sempre più decisamente le mie letture verso la narrativa (ma ho davvero tanto terreno da recuperare), la mia formazione si è basata soprattutto sulla poesia, sulla critica letteraria e sulla saggistica (la più varia). Certo, ormai viviamo in un’epoca in cui la complessità del sapere ha raggiunto livelli tali per cui è impensabile raggiungere una formazione veramente integrale, umanistica se volete (laddove il termine “umanistico” abbraccia feconda e stimola il versante “scientifico” del sapere) e tuttavia credo sia bello e necessario avventurarsi anche fuori dai propri ambiti di competenze, caricandosi in spalla il proprio fagotto di ignoranza, che ci accompagnerà sempre, anzi crescerà insieme alla nostra acquisizione di sapere. Credo anzi che sia intrinsecamente poetico mettere in crisi e dover ristrutturare il linguaggio e il sistema simbolico che ci dà forma, per inventare nuove approssimazioni a una risposta e generare, quindi, una nuova domanda. Mi piace, in quest’ottica, recuperare una mia vecchia intervista a Eugenio Borgna, che all’epoca mi venne commissionata per una rivista ma che rimase inedita, prima di trovare ospitalità presso «Il Segnale» (a. XVII, n. 50, giugno 1998).

FRANTUMI DI STELLE. Il senso dell’esperienza psicotica Continua a leggere

Jonathan Franzen, di Antonello Silverini, illustrazione per La lettura (Corriere della Sera)

Fra me e Franzen

A inizio mese avevo rilanciato una recensione a Franzen, relativa a Le correzioni, il libro che avviò il suo successo planetario. Ora i più sono immersi nella lettura di Purity, che invece io sto rimandando, sia perché ho deciso di dar la precedenza a vari libri di autori italiani contemporanei, sia perché rispetto a certi colossi, a certe letture “dovute”, nutro una sorta di disagio, per cui mi piace affrontarle “fuori tempo”, quando ormai gli echi (positivi o negativi) che le accompagnano si sono affievoliti o spenti del tutto. Continuo questa pratica di distanziamento e ripropongo un’altra recensione, di Edoardo Gino, comparsa sul numero 65 di “Atelier”, sempre relativa a Le correzioni.

Ma quali libri ho frapposto fra me e Franzen? Ho appena letto (e recensito su questo sito) Il brevetto del geco di Tiziano Scarpa, La primavera tarda ad arrivare di Flavio Santi e Il grande animale di Gabriele Di Fronzo, mentre ora sto leggendo Etica dell’acquario di Ilaria Gaspari. Seguiranno (in ordine sparso), oltre a vari libri in formato digitale che ho sul desktop: La rancura di Romano Luperini, L’amore ai tempi di Batman di Massimiliano Parente, Una storia quasi solo d’amore di Paolo Di Paolo, L’addio di Antonio Moresco, Cella di Gilda Policastro, Cade la terra di Carmen Pellegrino, Le tartarughe tornano sempre di Enzo Gianmaria Napolillo, Non adesso, per favore di Annalisa De Simone, Conforme alla gloria di Demetrio Paolin, L’argine di Deborah Gambetta, Un terremoto a Borgo Propizio di Loredana Limone, Unico viaggio di Danilo Laccetti, La vita a rovescio di Simona Baldelli, La forma minima della felicità di Francesca Esposito, Maria di Ísili di Cristian Mannu, Dalle rovine di Luciano Funetta… Continua a leggere

«Kaput», Maurizio Cattelan, Fondation Beyeler, Basilea, Svizzera, 10 giugno 2013. Credits: EPA/GEORGIOS KEFALAS

L’arte è sottrarsi

Questa è la mia recensione a Il grande animale di Gabriele Di Fronzo.

Il tema di fondo del Grande animale è la pietà. Questa è l’ombra che si muove sotto la lastra di ghiaccio della scrittura di Gabriele Di Fronzo: tema mai enunciato, per questo ipnoticamente presente sotto ogni riga.

Per ottenere questo effetto così potentemente tragico (che è un carattere più nordico, non congenito alla tradizione italiana) l’autore si affida a un personaggio destinato a rimanere memorabile. Francesco Colloneve è un tassidermista che si rapporta a tutta la realtà a partire da questa sua dimensione: «Ho fatto esperienza che qualunque cosa non si voglia perdere va innanzitutto vuotata, bisogna fare spazio, sgomberare, portare via quello che c’era in precedenza, occorre sempre togliere: solo così, ciò che altrimenti subito scomparirebbe, rimarrà nostro per sempre». Per tanto, egli diviene un perfetto correlativo oggettivo dell’artista, che si affida alla tecnica paradossale dello svuotamento, per rendere la pienezza dell’opera («Vorrei eseguire le mie incombenze così bene», recita la citazione di Lucia Drudi Demby posta sulla soglia del libro, «che non ci si accorga che le ho eseguite»). Continua a leggere

Matrix: red or blue?

Della poesia non bisognerebbe mai scrivere (di Davide Brullo)

Svetta sul nuovo numero di Atelier (il numero 81) l’articolo di Davide Brullo intitolato La mia Africa. Lo ripropongo qui di seguito. Ne approfitto per annotare che, nella risposta di Giuliano Ladolfi a tale articolo, si racconta che «la rivista ha vissuto un momento di grande disorientamento, quando da un giorno all’altro» io avrei «per una diversità di opinioni sulla pubblicazione di una poesia di pochi versi» «comunicato in modo irrevocabile» la decisione di abbandonare il periodico che avevo inventato, insieme a Giuliano. Mi sembra che questa descrizione degli eventi mi faccia passare per qualcuno che, in modo irresponsabile e a cuor leggero, per mero puntiglio e su una questione irrilevante, abbia arrecato un danno soltanto ad altri. Non mi interessa rimestare su eventi che riguardano un frangente delicato e anche doloroso della mia vita, voglio ricordare quell’età dell’oro con equilibrio, senza idealizzazioni nostalgiche o strappi rancorosi. Mi preme però annotare che le vicende che mi hanno condotto ad abbandonare Atelier non corrispondono a quel resoconto troppo sommario e di parte e tanto meno al senso suggerito da tutti gli impliciti di quelle frasi.

Continua a leggere

Ritratto di Mario Luzi, di Luca Macchi, 2003, Centro Studi La Barca, Pienza (SI)

Il secolo di Luzi

(L’opera scelta come copertina è di Luca Macchi.
Cliccare sull’immagine per la visualizzazione completa)

(Clicca qui per tornare alla “home page” con tutti i materiali su Luzi)

Dopo aver introdotto la figura di Mario Luzi e aver analizzato i primi tre libri che compongono la sua ultima stagione poetica, tracciamo un bilancio complessivo su questo poeta.

Il secolo di Luzi

Se Montale viene considerato, fra i contemporanei, il «poeta centrale, normativo, integralmente novecentesco», il nostro secolo trova in Luzi il poeta che lo ha attraversato più intimamente e che si avvia ora a superarlo [1]. Le sue opere si dispiegano, senza soluzione di continuità, lungo il corso di oltre sessant’anni, da La barca del ’35 all’attuale silloge inedita, anticipata in parte nell’Opera poetica curata da Verdino. Continua a leggere

suCcesso, installazione di Simona Vanetti

Piuttosto per sempre sfigato e sconosciuto

(L’opera scelta come copertina è di Simona Vanetti.
Cliccare sull’immagine per la visualizzazione completa)

In questi giorni mi è capitato di abbozzare un ragionamento intorno al successo letterario. Come non citare questa pagina del libro di Tiziano Scarpa?

Inizio del capitolo Incontenibili sussulti interiori,
da Il brevetto del geco di Tiziano Scarpa

Morpio aveva un metodo per tenere a bada l’invidia. Faceva così. Si chiedeva: che cosa ti importa veramente? Le opere. Tutto il resto non conta. Che Mauro Giaccame esponga a Londra guadagnando carriole di sterline può farti dimenticare che quelle che fa sono orride puttanate? Che Gianna Belfrate sia la più celebre artista italiana nel mondo, può cancellare il fatto che ha avuto una sola idea e l’ha ripetuta in mille salse da vent’anni in qua? Eccetera. Continua a leggere

The Adventures of Jack Namuh, immagine da un video di Fulvio Rottichieri

Appello per la liberazione di Santi

(L’opera scelta come copertina – tratta da questo video – è di Fulvio Rottichieri.
Cliccare sull’immagine per la visualizzazione completa)

Flavio Santi è un talento sprecato per il giallo.

Continua a leggere

sucCesso, installazione di Simona Vanetti

Le cinque vie del successo

(L’opera scelta come copertina – cliccare sull’immagine per la visualizzazione completa – è di Simona Vanetti)

Nell’epoca dei talent show se c’è un fatto evidente a tutti è la nostra incapacità di valorizzare i talenti. Prendiamo proprio l’esempio del mondo dello spettacolo, con più lustrini e coriandoli di quello letterario. Dove sono finiti i cantautori? Semplicemente, non hanno la possibilità di emergere, sono schiacciati dal sistema, che funziona secondo regole spietate che nulla hanno a che vedere con la reale promozione del talento. Proviamo a spiegarle.
Oggi nessuno si sogna di far quattrini vendendo CD. Le case discografiche puntano allora tutto su determinate canzoni, preconfezionate, di repertorio, oppure scritte da chi è parte del giro che conta. E poi che accade? Bisogna promuoverle nelle radio e nelle tivù, così che esse paghino la Siae, che a sua volta pagherà le case discografiche. Quindi si organizzano i talent show, per prendere il fantoccino di turno, gettarlo nell’arena, sfruttarlo per un paio di anni. Poi gli si permetterà di girare qualche pubblicità, magari della TIM, e in seguito si vedrà se sarà disponibile qualche trasmissione di riciclo. Altrimenti, chi s’è visto s’è visto. Sostenendo peraltro l’ultima catena della filiera: gli psicologi di alto rango, pronti a soccorrere i nuovi, illustri e giovani depressi (agli psicologi di rango inferiore resta invece da sfangare tutti i vari problemi legati all’emergenza educativa del nostro Paese, con i vari disturbi di apprendimento annessi).
Lo spiegavo in questi giorni ai miei studenti: “Amate la musica? Cercate gli autori di cui nessuno parla, sostenete chi cerca di trovare una via di fuga dalle fauci onnivore del Mercato, lasciatevi attrarre dai nomi sconosciuti”.
E in letteratura, invece? Quali sono le strade percorribili per ottenere non tanto il successo (e bisognerebbe chiarirsi sul termine – ma questo, un’altra volta. All’immagine di copertina demando lo spernacchiamento del fantoccio), ma la creazione di un circuito virtuoso che permetta l’eventuale valorizzazione del talento? A me ne vengono in mente cinque. (Se qualcuno ne conosce altre, le indichi pure nei commenti: prenderò nota). Continua a leggere

Simone Martini, Annunciazione tra i santi Ansano e Margherita, proveniente dal Duomo di Siena, Galleria degli Uffizi di Firenze, 305x265 cm

Luzi: Viaggio terrestre e celeste

Dopo l’analisi di Per il battesimo dei nostri frammenti e di Frasi e incisi di un canto salutare, ecco l’analisi di Viaggio terrestre e celeste di Simone Martini (nell’immagine, l’Annunciazione, opera del pittore; cliccare sull’immagine per vederla per esteso)

(Clicca qui per tornare alla “home page” con tutti i materiali su Luzi)

– 1 – 

Anche il canto salutare si rigenera. Non esistono approdi nell’incessante creazione e la sorpresa, di fronte alla tensione all’oltranza di un poeta all’apice della propria esperienza, diventa presto un’attesa conferma della veridicità dei suoi assunti. Il rilancio della posta è ormai la sua indole, la croce a cui lo condanna la raggiunta, e mai scontata, naturalezza. Non c’è più nemmeno un’intenzionalità rigida in questo, semmai un vigile abbandono, una folgorante apertura al proprio destino.

Si tratta di una disponibilità assoluta, dalla quale molto si ha da apprendere, oltre la lettera. Continua a leggere