La generazione entrante

Se, come ricorda l’articolo pubblicato ieri, gli autori nati negli anni Ottanta sembravano tardare, a differenza dei poeti nati negli anni Settanta, a mostrarsi all’orizzonte, la rivista Atelier si è impegnata per creare delle condizioni favorevoli, con una pubblicazione che era stata recensita sulla rivista da Elisa Vignali

La generazione entrante. Poeti nati negli Anni Ottanta, a cura di Matteo Fantuzzi, Borgomanero, Ladolfi Editore 2011

di Elisa Vignali

Ponendosi in sostanziale linea di continuità con l’iniziativa promossa da Giuliano Ladolfi nel 1999 con l’Opera comune. Antologia di poeti nati negli Anni Settanta, sempre per «Atelier», il volume La generazione entrante. Poeti nati negli anni Ottanta, a cura di Matteo Fantuzzi, a sua volta poeta ed editor, si propone di “mappare” le esperienze poetiche più sicure e riconoscibili tra gli autori che oggi abbiano vent’anni. Qualche dubbio è lecito muovere proprio sul ricorso al criterio anagrafico, osservato un po’ rigidamente, per la selezione degli autori, quando un allargamento del campo avrebbe magari attivato connessioni più proficue, consentendo di verificare l’effettiva presenza di certe linee vitali (per esempio, la vivacità della poesia neodialettale o la ricezione di determinate tradizioni, anche straniere). Senza contare che proprio in virtù di un simile approccio rimangono esclusi autori nati a cavallo tra i due decenni, ma afferenti per indole e temperamento forse più agli Anni Ottanta che al decennio precedente. Continua a leggere

Ottanta voglia di poesia

(L’opera scelta come copertina è di Eleonora Mazza.
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Era il dicembre 2010 quando scrivevo ciò che segue, cercando il confronto con la generazione successiva alla mia…

I registi moderni non sanno che sulla scena bisogna vedere il buio.
Karl Kraus Continua a leggere

Sulla mia generazione

Di una promessa mantenuta e di nuove scommesse.
Qualcosa di personale intorno alla mia generazione, in forma di congedo

In my end is my beginning

T.S. Eliot

Non so bene, mentre mi apprestavo a leggere nel marzo del ‘94 sulla rivista «Poesia» i primi versi di Fabio Simonelli, se il sentimento più forte che provai fosse la sorpresa o l’invidia. Ma non per le poesie, che non avevo ancora letto e che non avrei mica capito: per la dicitura nella nota biografica: «nato […] nel 1970». Quella data, potenza dei numeri, segnava il primo, ufficiale contatto con la mia generazione, con il suo lavoro poetico. Era una promessa. Continua a leggere

Sommersi, non salvabili

Davide Brullo mi manda questo testo, per inserirsi nei ragionamenti sul tema generazionale che sto approntando, in vista di domenica. Sa bene che concordo per filo e per segno, in particolare per quella impossibilità di riconoscere i libri importanti che pur ci sono, persi come diamanti nel cuore duro della montagna della nostra epoca. Io, in questi giorni, mi sto fissando su un’immagine, che deve ancora accadere: la parata di un gruppo di atleti profughi, alle prossime Olimpiadi. Ecco, l’opera comune sta diventando qualcosa del genere. Scrittori che restano legati alla loro lingua, alla loro tradizione, ma che ormai devono abbandonarla, perché in essa non hanno più cittadinanza. Scrittori che portano il loro talento dentro un nuovo alveo: il sogno di una letteratura mondiale, che non sia una paccottiglia insensata, ma un grandioso concerto di differenze, una festa di innesti, un’amorosa competizione nel superarsi in disciplina e potenza di visione. Continua a leggere

La generazione invisibile

(L’opera scelta come copertina è di Stefano Sbrulli.
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Pare inevitabile, per un discorso sulla poesia italiana degli ultimi decenni, affidarsi almeno inizialmente a qualche logora ma certa impalcatura sociologica, come per esorcizzare un grande e indefinibile mostro la cui vera natura ci sfugge. Con diffidenza lillipuziana proviamo dunque a parlare di Poesia, nella sua enigmatica unità, con l’aggravante della prossimità temporale, ovvero di un’inevitabile distorsione ottica che muta le esatte proporzioni del nostro oggetto d’interesse.

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Generazioni a confronto (3/3)

Generazioni a confronto
Convegno nazionale di Firenze (18 febbraio 2005)
a cura di Gianluca Didino

Parte Terza e ultima

Marco Merlin: Un primo giro, anche abbastanza ampio ci ha portato a gettare a vasto raggio molte problematiche. Ora invito a stringere di nuovo il cerchio ritornando sul testo di discussione, con una nuova tornata di interventi, il primo dei quali sarà di Giulio Mozzi, il quale potrà riprendere il tema Generazioni a confronto secondo una lettura molto libera e personale. Cedo, pertanto, la parola a Giulio Mozzi (e sottolineo che abbiamo cercato volutamente di coinvolgere persone non strettamente legate in modo univoco al mondo della poesia). È nato nel 1960, è autore di libri di racconti soprattutto: Questo è il giardino (Milano, Mondadori 1993), La felicità terrena (Torino,Einaudi 1996), Il male naturale (Milano, Mondadori 1998); prossimo anche l’esordio come romanziere. Si occupa di scrittura creativa: Parole private dette in pubblico (Roma, Theoria 1997); il titolo eliotiano già ci stuzzica sulle connessioni tra narrativa e poesia. Si occupa delle edizioni Sironi, altra sigla editoriale di spicco e di culto, che ha svolto anche un ruolo molto importante nel lancio di giovani autori esordienti. Cediamo a lui la parola perché con il testo di discussione possa offrire anche lui qualche osservazione. Continua a leggere

Generazioni a confronto (2/3)

Generazioni a confronto
Convegno nazionale di Firenze (18 febbraio 2005)
a cura di Gianluca Didino

Parte Seconda

Marco Merlin: Ringrazio Roberto e comincio a raccogliere un po’ di spunti dopo ogni relazione, che saranno poi fruttuosi in un secondo giro. Voglio raccogliere dalle parole sue questo senso che sembra inizialmente riduttivo e che invece io sento appropriato e proficuo: mi sembra utile non parlare strettamente di generazione, ma del modo in cui la giovinezza può diventare il punto d’origine, l’imprinting per molti scrittori, quel quid di formativo che essa contiene. E credo sia importante cogliere questo aspetto in riferimento alla sua conclusione. Se ha senso parlare di giovinezza come molla importante per la letteratura, è bene coltivarla, ma non fino all’eccesso: forse Tondelli doveva superare questo limite. La giovinezza deve anche essere sacrificata, superata. Il discorso generazionale è fruttuoso finché è pretestuoso, serve per poi andare oltre, perché, se si resta ancorati ad esso, diventa poi degradante, limitante come riferimento. E, per quanto riguarda l’editoria (pensiamo alle tante antologie uscite), c’è il sigillo del giovanilismo: il pericolo cioè che lo stimolo della giovinezza venga sfruttato come giovanilismo e che, quindi, nel fare un’antologia di giovani si cela il rischio, che va corso, di cadere sotto una marca editoriale per lanciare prodotti, facilmente smascherabile come operazione commerciale. Continua a leggere

Generazioni a confronto (1/3)

Generazioni a confronto
Convegno nazionale di Firenze (18 febbraio 2005)
a cura di Gianluca Didino

Parte Prima

Giuliano Ladolfi: Buon giorno a tutti e benvenuti al convegno Generazioni a confronto. Dopo poco più di un anno dall’organizzazione dell’incontro, svolto il 5 dicembre 2003 a Palazzo Vecchio sul tema Oltre il Novecento, i cui atti sono stati pubblicati sul n. 32 della nostra rivista, «Atelier» e l’Associazione «Sguardo e sogno» hanno avvertito l’esigenza di promuovere nel salone della Regione Toscana, grazie all’impegno di Paola Lucarini Poggi, un ulteriore dibattito. Continua a leggere

Una generazione di anarchici e di autolesionisti (di Cesare Viviani)

Con questo capitale articolo di Cesare Viviani, pubblicato sul tredicesimo fascicolo di Atelier, avvio un periodo a tema. Nell’arco di questa e della prossima settimana (con una piccola appendice anche su quella successiva) riprenderò infatti interventi relativi al tema della generazione. Il fatto è che domenica 24 luglio sarò coinvolto a Rimini in un incontro, nato per riconsiderare l’esperienza dell’opera comune, e mi si chiederà ragione anche della mia svolta, che mi ha portato a imboccare un lavoro più individuale.

Una generazione di anarchici e di autolesionisti
di Cesare Viviani

Una vocazione autentica, quella della nostra generazione. Continua a leggere

Yves Bonnefoy

Sono morti in questi giorni due giganti della poesia del nostro tempo: Geoffrey Hill, poeta britannico classe 1932, ci ha lasciati il 30 giugno; il 1 luglio invece è toccato a Yves Bonnefoy (nato nel 1923), che possiamo considerare, per intenderci, il Mario Luzi francese (i due tra l’altro erano amici e non mancano grandi analogie nel loro percorso poetico).

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