Lick N°1, di Giuditta Annacarmen Solito

Abbasso la critica, evviva la critica. Leccatine a Frye e Cortellessa

(L’opera scelta come copertina, ispirata da una foto – cliccare sull’immagine per la visualizzazione completa –
è di Giuditta. Pubblicata per gentile concessione – collezione privata)

Questo intervento, del gennaio 2007, è apparso sulla rivista «Incroci», in un numero monografico intitolato Confronto sulla critica e curato da Daniele Maria Pegorari (uno dei critici più validi e impegnati del nostro panorama). Precisamente, si tratta del n. 16 della rivista (luglio-dicembre 2007, pp. 85-92). Al di là della situazione contingente da cui nasceva (una promozione critica di Cortellessa alla raccolta di poesie di Aldo Nove), mi sembra contenga provocazioni ancora provocanti. Si snoda in cinque passaggi:

  1. La critica e la poesia non esistono
  2. Il critico crede alla poesia
  3. La critica non ha senso
  4. Il valore di una poesia è un atto di violenza
  5. La poesia consuma la critica.

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Babele, di Laura Costanzi

Un’idea della letteratura italiana nell’esilio planetario delle lingue

(L’opera scelta come copertina – cliccare sull’immagine per la visualizzazione completa – è di Laura Costanzi)

Questo saggio era stato pubblicato in Sentieri poetici stranieri contemporanei, a c. di Federico Italiano e Giuliano Ladolfi, Novara, Interlinea, 2004, pp. 99-105.

1) Trovandomi fortuitamente a esercitare il ruolo di battistrada in questa rassegna sulla poesia contemporanea che si allargherà, a partire dall’indagine intorno alla situazione del nostro Paese, alla letteratura europea, a quella mediorientale e a quella americana, ritengo opportuno soffermarmi su un paio di spunti iniziali, che torneranno utili per lo svolgimento del tema specifico della poesia italiana. Intendo toccare, seppure in modo sommario, la questione del rapporto fra le varie tradizioni nazionali e abbozzare un’idea sintetica della nostra letteratura, intesa nella interezza del proprio svolgimento e nella relazione con il sistema globale delle diverse culture. Continua a leggere

Flying, tecnica mista, Daniele Fedi

Ho voglia di leggere Trigorin

C’è una battuta semplice e fenomenale, nell’opera Il gabbiano di Čechov, che viene pronunciata da Treplev:

È un uomo intelligente, alla mano, un po’, come dire, malinconico. Molto a posto. Ha quarant’anni ed è già famoso, non gli manca niente, ma proprio niente… Adesso non beve che birra e si innamora solo di donne di una certa età. Per quanto riguarda quello che scrive… che ti posso dire? Non è male, ha talento… ma… dopo Tolstoj o Zola non ti vien certo voglia di leggere Trigorin.

Invece, non so perché, a me viene spesso voglia di leggere un Trigorin. Non che consideri gli autori meno famosi di cui recupero qualche libro come destinati per forza a un destino di epigoni: chissà, forse una delle mie speranze è proprio quella di leggere un nuovo Tolstoj e riconoscerne il valore prima che sia riconosciuto da tutti. Continua a leggere

Il poeta Amedeo Giacomini

Amedeo Giacomini

Dieci anni fa, il 23 gennaio 2006, morì il poeta Amedeo Giacomini. Ebbi modo di conoscerlo di persona durante un evento letterario. Mi piace ricordarlo proponendo qui un saggio che scrissi a suo tempo: venne pubblicato sulla rivista “Hebenon”, era addirittura il 2000…

Un canto fatto di nulla. Lettura della poesia di Giacomini [1]

 

Sbegas sul mûr,
chistu si faseve di frus:
un sorêli cui pêi,
doi sèrclis, un baston…
Al ere peciât in che volte,
ma lu é ance cumò
ch’i vin imparât
ch’a si è líbars par sielte,
no par veretât.
E alore, frut, se fâ?…
– Finíssile, luvin dal mont,
tae il cordon, bútiti-jú!… –
MA DOLà?… Continua a leggere

Pagina bianca, di Cristina Pedratscher

Aderire all’indifferenza

Comporre versi è un’arte che ha le sue regole. Questa è la forza e la dannazione della scrittura, da sempre: il limite deve mutarsi virtuosamente in potenzialità, la materia deve brillare e trasfigurarsi.

Oggi tutti hanno la possibilità di scrivere e il bisogno di dar sfogo alle esigenze psichiche di creatività, così spesso frustrate nelle pratiche cui quotidianamente vincoliamo il nostro commercio con il mondo, è un potente propulsore che fa girare a mille le fotocopiatrici dei paesi opulenti, che garantisce sopravvivenza a centinaia di sedicenti editori, che investe di emozioni i freddi supporti informatici, che spalma di marmellata sentimentale il web impalpabile che avvolge il globo terracqueo così confusamente soggiogato da quella strana creatura che è l’uomo. Pertanto, è bene ricordarselo, alla pretesa di genuinità dell’ultimo arrivato che chiede attenzione, in virtù della sua acuta sensibilità che lo approssima agli angeli, resta da preferirsi l’esercizio letterario dell’anima prosciugata per il confronto con la pagina. Continua a leggere

Essere contemporanei (per Giancarlo Pontiggia)

Se per eternità si intende non infinita durata nel tempo, ma intemporalità, vive in eterno colui che vive nel presente (L. Wittgenstein, Q 8.7.16)

Essere contemporanei non significa obbedire alle forme e alla musica del momento. La letteratura di tutti i tempi compone idealmente un sistema che vive fuori dal tempo, senza che il tempo possa sconfessarlo. Dante è a tutti gli effetti contemporaneo di Eliot, nel momento in cui Eliot ha ristabilito un legame con Dante, attraverso il presente. Continua a leggere

Saponette colorate

I libri non sono saponette (lettera aperta a Paolo Di Paolo)

“Non facciamo gli ingenui: i libri, in fondo, sono saponette”
Antonio Manzini, Sull’orlo del precipizio

Caro Paolo,

mi sono imbattuto nella tua lettera a un ipotetico scrittore esordiente e ho finito per leggerla, malgrado la noia che solitamente mi prende di fronte al genere letterario, ormai logoro, della lamentazione culturale, che del resto è inevitabile, per chi in ambiti culturali si muove. La decadenza è un dato di fatto secolare, se non addirittura qualcosa di intrinseco alla letteratura, fin dalla notte dei tempi. Baudelaire è appena nostro nonno. E anch’io ho più volte stigmatizzato la desolazione del nostro contesto, per cui, nel tentare di rispondere alla tua provocazione, mi avvalgo della mia posizione decentrata. Sto tenendo palla e tentando un movimento interessante mentre è chiaro a tutti, anche a me stesso, che parto in fuorigioco: ho esordito da poco come narratore, ma, appunto, ho la ventura di essere invecchiato di un anno in un mese, e di non risultare in ogni caso un autore di primo pelo. Continua a leggere

Il banchiere della conoscenza

sarà possibile costruire una nuova economia della conoscenza? È realistico pensare a una nuova ecologia della Cultura? Saremo capaci di una rinnovata antropologia? Saremo capaci di cambiare il nostro stile di vita?

Con la pubblicazione del mio romanzo, ho scoperto che il mio editore, Mario Guaraldi, è un visionario.  Sentite che cosa scrive, in un intervento: Continua a leggere

David Bowie

David Bowie e la letteratura

Oggi mi ha raggiunto la notizia della morte del padre di un caro amico. L’SMS è laconico: “Il mio papà non ce l’ha fatta. Stanotte ha lasciato questo mondo. Un abbraccio”.

Mi chiedo che cosa significhi esattamente l’espressione “lasciare questo mondo”.

Dai media, poi, ho appreso che il cancro si è portato via anche David Bowie, icona del rock ecc., camaleonte straordinario ecc., persino Monsignor Ravasi lo ricorda ecc.,  era per tutti il Duca Bianco ecc, grande innovatore ecc., tutti hanno imparato da lui ecc., lui che era l’Androgino, l’abitatore di zone intermedie nell’intersezione di mondi diversi ecc.

Eccetera eccetera.

Ma dopo lo spegnersi delle varie sigle dei tiggì, mi sono chiesto: “Ma chi era, David Bowie”? Voglio dire, non che non lo ignorassi completamente, ma a dirla tutta per me si situava in una galassia lontana e confusa, a comporre una sorta di musica di sottofondo – la musica del nostro tempo. Forse mi porto dentro ritmi e parole sue che nemmeno so attribuirgli, forse mi sono commosso ascoltando alla radio qualche suo pezzo. Tuttavia sono riuscito, dopo uno sforzo di concentrazione, con una carezza di Mnemosine, a recuperare il momento esatto in cui, dodicenne se ricordo bene, mi sono imbattuto, per la prima volta, nella sua figura. “Figura”, sì, o fantasma, se vogliamo – non certamente nella sua voce. Continua a leggere

Il corpo, la voce, lo sguardo

È da poco uscito in libreria il nuovo libro di Tiziano Scarpa, Il brevetto del gecoNon mancherò di leggerlo, anche perché me ne hanno parlato molto bene. Ma i miei affondi nella letteratura seguono ritmi irregolari e, spesso, ho bisogno NON leggere i romanzi che stanno leggendo gli altri, di farli miei fuori tempo. Non ho ancora aperto, per dire, Stabat Mater, dello stesso Tiziano, che pure è un autore che mi interessa eccome, e da tempi non sospetti, prima insomma che si prodigasse a promuovere il mio romanzo.

Ho tra i miei libri preferiti, su due scaffali differenti, ciascuno accompagnato da pochi altri volumi di genere affine, Cos’è questo fracasso Groppi d’amore nella scuraglia.

Mi fa però piacere riprendere qui il racconto di un incontro con Tiziano. Era il 9 maggio 2010. Continua a leggere