Platini e Maradona, storici numeri 10

Il dramma del 10

In certe prove, quelle meno strutturate o propriamente aperte, per giungere al 10 non basta essere corretti, esaustivi, precisi. Occorre anche essere brillanti, possedere uno stile personale, mostrare di aver inserito le conoscenze acquisite entro un sistema ampio di riferimenti, ovviamente non “scolastici”, ma originali e sensati: insomma, occorre dimostrare di avere, suppergiù, la stessa (o analoga o, ancor meglio, superiore) competenza dell’insegnante.

E come potrebbe, un ragazzo, ottenere un simile risultato? Mirabili eccezioni a parte, non è effettivamente possibile.

Ma, cari studenti, non rammaricatevi se qualche insegnante, durante il percorso, fatica a segnare per i temi o per altre prove aperte, come valutazione più alta, anche soltanto un 9. Anzitutto, sappiate che un 9 in un tema equivale a un 10 in una prova di matematica; secondariamente non mancheranno altre verifiche in cui raggiungere l’eccellenza. Infine, magari gli stessi insegnanti che non concepiscono il 10, alla conclusione dell’anno, saranno i primi a promuovere a pieni voti il percorso compiuto, al di là della effettiva media dei voti.

Ma il vero motivo per cui ci potete rassicurarvi, se certi insegnanti ci vanno piano con i 10, è un altro.

Portare addosso il 10 genera ansia di prestazione. Dal 10 ci si aspetta sempre qualcosa di più. E, più del 10, non c’è nulla. E mantenerlo è veramente arduo, se non matematicamente impossibile.

Con un bel 9, potete sentirvi liberi di puntare a rete e fare centro. Avete spazio, davanti a voi.

Il 10, invece, si trova sempre la difesa schierata, e ci si aspetta che sia lui a scardinarla. Magari per gli altri.

Chi raggiunge il 10 non può più migliorare. Capite il dramma?

Chi raggiunge il 10, può solo innovare.

P.S. Ma intanto un bel 10 va a Pietro e ai suoi genitori, che stanno rinnovando il mondo…

 

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