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Andrea Temporelli

Oltre l’inizio. Tutto comincia ora

18 Maggio 2020/0 Commenti/in APPUNTI/da Andrea Temporelli

Il periodo, lungo, di transizione, è terminato. Non mi riferisco alla pandemia in atto, ma al percorso che ho cominciato aprendo questo sito.

Con il mio romanzo avevo chiuso una stagione, fissando un punto nella mia storia. Adesso, per varie ragioni, ho la certezza di essere entrato in una nuova stagione creativa.

Così, mi è capitato di rileggermi. Di più, di rovistare nella mia produzione poetica e di cavarne ciò che dovevo mettere nello zaino, e riprendere il cammino. Ciò che mi lascio alle spalle non viene abbandonato, anzi, a suo modo deve compiersi in ciò che verrà.

Tralasciando l’apprendistato più adolescenziale e giovanile, ho tirato le somme di oltre venticinque anni di poesia. Ne esco rassicurato, rafforzato. Ho annotato spontaneamente nel mio diario alcuni appunti, che ripropongo qui sotto. Non sono destinati forse a nessuno, se non a quel lettore smarrito che io stesso sono diventato per le mie poesie. Gioia, esaltazione, sofferenza, incredulità e altre emozioni di mescolano in una pasta che m’ingolfa il petto, che si irradia in tutto il mio essere. C’è più pace, c’è più forza. 

SUGGERIMENTI AL LETTORE SMARRITO

Se l’inizio è irraggiungibile, occorre circoscrivere la favola feroce dell’origine e − persi tutti i compagni di viaggio − rivoltarsi, scegliere il mondo, andare altrove.

Ecco il senso di un ultimo sguardo alle stelle: il cielo ha mutato oroscopo e qui si fissano le costellazioni provvisorie in cui leggere un destino. Il paesaggio è lo stesso, la città di streghe e di poeti (infilzati per nome incubo dopo incubo) è lontana. Molteplici gli incontri, sempre contrassegnati da una terza impronta misteriosa e nello stesso tempo minacciati da un’ombra, sorella sterile o sconcia locandiera di un regno che ha senso. Qualcuno si lascia sedurre proprio da lei, cede all’incanto del principio, decide di non partire. Proprio per distrarsi dal suo sguardo di Medusa si scrive, si annotano errori, se ne fa florilegio per devozione, mentre si lotta con la retorica che la scrittura stessa impone.

La lotta è soprattutto con i nomi propri, che si vorrebbero irriducibili e in verità sono mascherine di un gioco sofisticato, coriandoli o stelle che incantano con la loro luce intensa, mentre in verità sono già spente. Eppure restano luci necessarie a tracciare una rotta. È quasi un’epopea di uomini che devono risalire la stirpe e abbracciare il terribile segreto, come si abbraccia un angelo – dal momento che qui l’angelo è di carne e sangue, lo si prega perché risparmi col suo fiato la rosa sacra del giardino.

A questo punto sono nomi di donna a puntellare il percorso. Anzitutto quello di colei che porta la contraddizione in doppio sigillo: un nome d’acqua perso nella terra, e un nome di creatura terrestre che affoga in minimi, sconfinati abissi. Atroce chiasmo che si compirà nella terramadre: millenovecentoquarantotto e millenovecentottantaquattro. L’altra donna, la solita compagna di viaggio, sempre lì ad assistere − impotente proprio nel reame in cui si credeva padrona − alla seconda nascita. Lo strappo impone bestemmie, sì, ma che a ben vedere chiamano allo scoperto la figura che continua a lasciare tracce del suo passaggio senza mai mostrarsi. Nascere: diventare nessuno. Smarcarsi dal nome. Strapparselo come se si trattasse della propria carne, per rivestire con questa l’angelo, dargli voce. Bere così alla sorgente avvelenata e medicamentosa del principio. Perché la favola si rovesci e prorompa la storia. Così la vita sarà definita e definitiva.

E la storia è una terra concimata da un coro di perduti, ma su cui balla un piccolo popolo che chiede esempi, risposte. Per offrirle, resta da spogliare l’ultimo mito e mettere a tacere le sirene che potrebbero impedire il viaggio. Lasciarsi alle spalle gli anni più belli della vita, se mai lo fossero davvero. Ecco qui i nomi dell’amore da rompere e disperdere, polvere di stelle, scie di comete che si rompono come sillabe di una lingua impazzita: fino alla scelta dell’unico indistruttibile. È la guerriera nascosta con cui lasciare la terra, la compagna di conflitti senza combattimenti − guerre reali, lontane eppure incombenti. Con lei il tempo detta il ritmo e occorre riprendere equilibrio, cominciare la danza. Solo allora si compirà un ritorno che non è ripiegamento, ma saccheggio di miti, devastazione gioiosa, raccolta d’eredità per migrare altrove. Non senza indugi, comunque, non senza tentennamenti e ferite che si riaprono. E tuttavia il recinto del roseto è sbrecciato irrimediabilmente. Pristina è la rosa dei Balcani. Beslan è la scuola in ogni scuola. E in una grammatica scomposta s’intrecciano memorie di generazione, echi di guerre, richiami di eserciti di ragazzini da accudire. Perché da soli non saprebbero come uscire da Matrix. Devono ancora seguire gli indizi di virgole e di errori creativi, e interpretarli: crepe della lingua che spalancano agnizioni, smarrimenti, voragini di senso.

Il cortile da cui tutto era cominciato è ancora lì davanti, ma è un campo di battaglia nuovo. La guerra torna a essere un gioco, una serie di piccoli riti per contrassegnare la stirpe ed esorcizzare l’epoca. L’eredità è pronta, lo spazio aperto sarà attraversato da altri. Noi, ora, consegnati alla luce, costretti ai lacci della significazione. Si faccia il conto. Si accetti la chiusura degli orizzonti nell’unica strada da perseguire fino in fondo. Un nuovo mondo aspetta. E può raggiungerlo chi si è dimenticato, chi ha raccolto e donato tutta l’eredità. Chi ha sperperato i nomi − il nome.

Questo è l’inizio.

 

Tags: DIARIO
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https://www.andreatemporelli.com/wp-content/uploads/2020/05/Andrea-Temporelli.jpg 1012 800 Andrea Temporelli https://www.andreatemporelli.com/wp-content/uploads/2015/09/andrea-temporelli-logo-header-website.png Andrea Temporelli2020-05-18 14:11:072020-05-18 14:11:07Oltre l’inizio. Tutto comincia ora
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