Ore di scuola

All’inizio di ogni anno scolastico, occorre fare i conti con il piano orario delle lezioni.

Qui si scontrano un paio di teorie opposte: da una parte chi sostiene che sia opportuno “spalmare” il più possibile le ore di una materia lungo la settimana, in modo da dare continuità allo studio; dall’altra l’ipotesi di procedere regolarmente, quando possibile, accorpando le ore di una disciplina secondo moduli di due ore.

Quando una materia ha almeno tre ore, quindi va dislocata comunque su due giorni, è ovvio che sia bene che questi giorni non siano consecutivi, ma mi sembra che, in generale, l’ipotesi delle due ore per materia sia molto più sensata e vantaggiosa. Continua a leggere

Il coro di Ermengarda

Anno Domini 2017.

Liceo (“scuola per la contemporaneità”, secondo uno slogan).

Esame di Maturità.

Fuori è una bellissima giornata, addirittura troppo calda.

Il professore (uno dei membri interni) si sporge sul tavolo verso il candidato, punta i gomiti, si sistema gli occhiali, poi intreccia pensieroso le mani sotto il mento, mentre alza gli occhi sullo studente e gli chiede, perentorio: «Parlami del Coro di Ermengarda». Continua a leggere

Amorevolezza

Se la didattica salesiana si imposta a partire dai termini della ragione e si apre alla dimensione religiosa dell’uomo, non può che sposare l’amorevolezza come linguaggio. Continua a leggere

Religione

La dimensione religiosa di ogni individuo abbraccia una sfera pubblica e una sfera privata, una parte visibile e una parte in ombra. E, come ogni aspetto o atteggiamento percepibile all’esterno affonda le radici in una zona profonda, così anche un discorso sulla fede di una persona alla fine sollecita radici intime. Per questo non è sempre agevole chiedere conto a qualcuno di questa sua realtà. Continua a leggere

Pilastri educativi: Ragione

Ragione, religione e amorevolezza: sono questi i tre pilastri del sistema educativo salesiano.

Ho sempre apprezzato che, in un prete nato nell’anno della Restaurazione, in una delle regioni più anticlericali d’Italia, la religione fosse accompagnata da due poderosi guardiani, uno a destra e uno a sinistra. Senza ragione e senza amorevolezza, qualsiasi dottrina diventa pericolosa. Continua a leggere

La restaurazione impossibile

Immaginate di camminare per Milano e di imbattervi all’improvviso in uomo vestito in maniera sei-settecentesca, che ne so, con ventaglio parrucca gorgiera e quant’altro. Dopo aver rapidamente verificato che non si tratta di un’allucinazione né di un fantasma, ipotizzerete immediatamente l’organizzazione di una festa, di un ritrovo a tema, di uno spettacolo da strada, di un servizio pubblicitario o di qualche altra carnevalata. Non potreste certamente prendere sul serio quell’individuo, qualunque cosa abbia eventualmente da dirvi.

Eppure, ogni tanto mi capita di ricevere delle poesie scritte seriamente in una lingua improponibile: classicistica, certamente non classica, dove si estolle, si percepisce uno spiro in mezzo a qualche dama, o meglio ancora virginee dormienti che appena sveglie volgonsi per farsi mirare dal veron: deh, non le portereste anche voi un fior? Continua a leggere

Sono una bestia innamorata e ferita

In questi giorni di tregua dalla scuola mi sto concedendo un po’ di ozio (attività in famiglia, letture, preparazione di lezioni…).
Colgo l’occasione per ripensare al percorso compiuto quest’anno con il sito e rilancio alcuni vecchi articoli, cui sono particolarmente affezionato. Questo era apparso il 22 febbraio di quest’anno.

Sono una bestia innamorata e ferita. Continua a leggere

L’arte di smarcarsi

(L’opera scelta come copertina è di Marco Paradisi.
Cliccare sull’immagine per la visualizzazione completa)

Tempi grami, questi. Gli autori faticano a trovare critici capaci di masticare con competenza la loro opera, tanto che verrebbe voglia di imitare Umberto Saba, che scrisse, con Storia e cronistoria del Canzoniere, la propria autoesegesi.

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Tutto il mio romanzo

Disse il mio editore Mario Guaraldi un dì: “Il tuo indice è quasi un capitolo a sé, da leggersi da solo”. Lo perdonai all’istante, perché si era al termine di una cena sontuosa.

Ora però l’indice del mio romanzo lo pubblico qui, non tanto per verificare se qualcuno di voi abbia davvero l’ardire di immaginarsi-reinventarsi l’intera storia, guidato dalle suggestioni e dai depistaggi dei miei titoli, ma perché a questo apparato dovrò far riferimento, in un prossimo articolo.

Piccola curiosità: l’idea di inserire i titoli, per esplicitare un certo tono necessario per avvicinare l’opera e per accompagnare il lettore in certi passaggi, soprattutto quelli più ellittici in prossimità della conclusione, covava in me da tempo, ma è stata l’ultima operazione compiuta sul testo. Continua a leggere

Difesa dell’ignoranza (e pubbliche scuse)

L’ignoranza è una brutta bestia, non c’è che dire. Ma in sé è comprensibile, tollerabile, a tratti persino amabile. Siamo tutti ignoranti, in moltissimi ambiti. Ma se l’ignoranza si sposa con l’arroganza e la prepotenza no, non c’è verso, è solo detestabile.

Questa però non è una considerazione moralistica o, peggio, un’accusa per qualcuno. Semmai va presa come un piccolo spunto di poetica personale. La annoto come fosse una specie di premessa a gran parte del mio lavoro. Di tanto in tanto, infatti, riprendo sul sito anche materiali precedenti che mi sembra abbiano una loro utilità e, rileggendomi, ci trovo spesso un inevitabile accento caratteriale, che si impasta nelle trame del ragionamento (quanto sia diventato ormai un tratto di stile, non saprei). Sono stato o, peggio, sono ancora una persona arrogante? Non lo so, può darsi che lo sia. Spero, qualora fossi risultato oggettivamente così, di esserlo stato in buona fede, sulla spinta cioè della passione e dell’ardore giovanile, più che per reale supponenza. Continua a leggere