Narrativa d’oggidì: la voce di Brullo

Davide Brullo è più di un amico, è un fratello. E’ più di un autore che stimo, è l’unico che può uccidermi. Vale la pena ascoltarlo

Perché scrivi?

La stessa domanda me la ha imposta qualche settimana fa una ragazza pazzesca di diciotto anni. Perché ho bisogno di dedicarmi esclusivamente a qualche cosa, di sprecarmi e spremermi in qualcosa. Lei ha replicato, disarmata, “ma non ti basta un uomo?”. Continua a leggere

Gabriele Dadati

Narrativa d’oggidì: Gabriele Dadati

Gabriele Dadati, lo confesso, è tra i giovani autori che più mi interessano, anche per quell’idea artigianale (ma in senso profondo) che ha della scrittura

Perché scrivi?

Per salvare. Il verbo va inteso nell’accezione che ha ad esempio nella frase “Hai salvato il file sul quale stavi lavorando?”. Vale a dire: mettere al sicuro dei dati. Che poi siano dati della memoria, dell’intuizione, del sentimento ecc., questo lo si vede di volta in volta. Continua a leggere

Francesca Petrizzo

Narrativa d’oggidì: Francesca Petrizzo

Non esiste la narrativa odierna, sostiene giustamente Francesca Petrizzo, perché separarsi dalle opere della tradizione è insensato…

Perché scrivi?

Perché devo, è parte di me. Ci sono storie che mi vengono in mente dal niente, storie che mi assillano per anni, finché non acconsentono a essere scritte. Vivo raccontando, racconto vivendo, anche quando non sto materialmente scrivendo. E se mi rifiuto la mia Musa mi prende per la gola e non mi lascia andare finché non mi metto a scrivere.

Qual è il tuo scarto rispetto alla narrativa odierna?

Ogni scrittore è un universo a sé, non credo si possa parlare di narrativa ‘odierna’ o ‘passata’. A volte ci sono cose lontane millenni nel tempo, ma che ci toccano più da vicino di un romanzo scritto l’altroieri. Io scrivo romanzi storici, mi proietto nel passato; ma studiando storia so che il passato è soltanto l’inizio del filo che ci porta al futuro.

Indicami un ingrediente a te caro per l’elaborazione del capolavoro di domani

Non so se riuscirò mai a scrivere un capolavoro; ma so che qualsiasi cosa degna di essere letta, per quanto banale possa suonare, debba essere scritta dall’anima e dalle viscere. Non si mente con la scrittura; se si finge, se non si sente quello che scrive, si sente e si vede. Non sono una fan di quegli scrittori, come Oscar Wilde, che sono tutti raffinatissima forma, e nessuna sostanza al di sotto. Meglio una scrittura ruvida ma potente, alla John Steinbeck.

Strappa un angolo dalla tua veste perché ci si possa fare un’idea del tessuto: autocìtati.

«Io sono di pietra.»

Come si forma un’opera nella tua officina?

Dipende. A volte cullo un’idea per anni e poi, in un pomeriggio, butto giù tutto. Altre volte l’idea dev’essere elaborata con calma, ma è ritrosa: soltanto un classico incatenamento alfieriano alla scrivania aiuta a tirarla fuori.

Qual è il tuo maggior cruccio, rispetto a quanto hai finora scritto?

Non aver scritto di più.

La critica più intelligente che hai ricevuto diceva che…

Forse, non necessariamente Elena, il mio personaggio, era la persona incompresa che ho descritto; forse, mi disse questo lettore, era davvero una cagna vuota. Benché non condividessi la sua opinione, quel lettore aveva appena compiuto l’azione più importante che qualsiasi lettore, qualsiasi scrittore con un po’ di cuore possa fare: rigirare una storia, osservarne il rovescio. È così che si scopre il nuovo, costantemente, anche in miti vecchi millenni.

(L’immagine di copertina è tratta da qui)

 

Gabriele Picco

Narrativa d’oggidì: Gabriele Picco

Gabriele Picco non è solo uno scrittore, ma anche un artista visivo e questa sua inclinazione particolare si percepisce nel rapporto che instaura con la pratica della scrittura, dalla scintilla iniziale al processo formativo.

Perché scrivi?

Per non annoiarmi, e perché in certi momenti mi fa stare anche molto bene. Continua a leggere

Maurizio Torchio

Narrativa d’oggidì: Maurizio Torchio

La scrittura, ci insegna Maurizio Torchio, ha un valore conoscitivo, perché lavora su questioni universali. Poi il discorso si asciuga, l’inessenziale evapora, e resta il racconto

Perché scrivi?

«La gioia di scrivere. / Il piacere di perpetuare. / La vendetta di una mano mortale.» (Szymborska) Continua a leggere

Massimiliano Parente

Narrativa d’oggidì: la voce di Parente

Massimiliano Parente non esita ad andare contronatura, a lottare contro i salotti e la mediocrazia: vive per scrivere ciò che nessun altro potrebbe scrivere

Perché scrivi?

Perché rappresento una rivoluzione contro la natura. Continua a leggere

Filippo Tuena

Narrativa d’oggidì: Filippo Tuena

Stile e passione sono i capisaldi del lavoro di Filippo Tuena, che ricorre spesso ad ambientazioni storiche e resiste alle lusinghe del romanzesco…

Perché scrivi?

Piacere necessario. Continua a leggere

Narrativa d’oggidì: Antonella Lattanzi

Conoscere tutta la letteratura del mondo – e darsi alla scrittura, completamente, per rubare un po’ di felicità: così Antonella Lattanzi

Perché scrivi?

Perché mi rende felice. Continua a leggere

Narrativa d’oggidì: Davide Bregola

Davide Bregola non si lascia incantare dallo stereotipo più diffuso, secondo il quale lo scrittore scrive “per necessità” – affermazione che significa tutto e nulla…

Perché scrivi?

Ho avuto diverse fasi nella mia vita in cui la scrittura ha preso nuovi e diversi significati. Una volta, diversi anni fa, dicevo che scrivevo per necessità. Fondamentalmente lo dicevo perché faceva effetto ed era sufficientemente nebuloso da significare molto o nulla. Continua a leggere

Giorgio Fontana

Narrativa d’oggidì: Giorgio Fontana

Alla ricerca dell’equilibrio tra l’amore per la parola (potenza narrativa) e l’amore per i personaggi (forza emotiva), Giorgio Fontana risponde alle nostre domandine impertinenti

Perché scrivi?

Eh, saperlo. Alla fine sono arrivato a questa conclusione: scrivo perché è il mio modo fondamentale di rapportarmi alla realtà — sia esistenzialmente che eticamente. È il mio modo di mettere insieme i pezzi, e di porgere questo insieme ad altri. Continua a leggere