(La foto è di Dino Ignani.
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Nell’atto di consegnarci, con Nomi distanti, un omaggio ad alcune voci predilette della sua personale memoria poetica, Antonella Anedda proteggeva quell’offerta alla luce di un distacco, che non rappresentava una semplice forma di pudore. I Nomi cui dava udienza interiore nelle sue pagine erano infatti distanti non solo perché parlanti in una lingua altra (lingue straniere, ma anche i dialetti di Noventa, Loi e Doplicher) e perciò da una tradizione e da una storia diversa, e non solo perché voci fra loro eterogenee: quelle voci erano così stigmatizzate perché giusto il distacco garantiva lo spazio necessario allo schiudersi di un dialogo più intimo, non letterario. Continua a leggere
(La fotografia in copertina è di Dino Ignani.
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GIOVANNA ROSADINI, IL SISTEMA LIMBICO
di Marco Godio
Secondo Stephen Hawking, noto fisico e cosmologo, è possibile aprire un passaggio attraverso la quarta dimensione, il tempo: oltrepassare la velocità della luce è impossibile, ma avvicinarsi ad essa con mezzi umani equivarrebbe infatti a viaggiare nel futuro. Al fine di chiarire ai “non addetti ai lavori” questa teoria, il professore, cattedra di matematica a Cambridge, ha elaborato un aneddoto fantascientifico (basato sul progetto dell’acceleratore di particelle del CERN di Ginevra): immaginiamo un binario, che attraversi la nostra Terra, e un treno superveloce che, alimentato da un enorme propulsore, riesca a percorrere la circonferenza del pianeta sette volte al secondo, avvicinandosi così alla velocità della luce (che visuale distorta si avrebbe dai finestrini!) Poniamo che una bambina si metta a correre sul treno: la sua velocità, aggiunta a quella del veicolo, potrebbe raggiungere il limite cosmico? No! Le leggi della natura glielo impedirebbero, rallentando il passare del tempo. Di conseguenza, per cento anni di mondo, sul treno sarebbe passata solo una settimana… «Nel flusso strisciato delle luci / la strada mi scorre attraverso»: ebbene, abbiamo scoperto anche la poesia di Giovanna Rosadini. Di qualcosa del genere stiamo parlando: di un tunnel spazio-temporale costruito con parole d’acciaio. L’immortalità, il superamento del limite umano è l’obiettivo, l’utopia dell’autrice. Il sistema limbico al quale vorrebbe ridurre anche la sua mente razionale, il silenzio di particelle di poesia in cui vorrebbe addormentarsi per sempre, è imprigionato nella catena di molecole complesse disegnata a parole sul libricino. Continua a leggere
Il titolo d’esordio di Aliprandi (La sposa perfetta, curiosamente identico a quello di una raccolta di Alessandro Carrera), la citazione di Girolamo Fontanella che pone sulla soglia del libro («Sia premio il bacio al mio cantar dovuto») e la dedica che segue («per Annalisa») informano subito il lettore circa la natura di canzoniere assunta dalla silloge. Continua a leggere
https://www.andreatemporelli.com/wp-content/uploads/2015/09/poeti-nel-limbo.jpg329202Andrea Temporellihttps://www.andreatemporelli.com/wp-content/uploads/2015/09/andrea-temporelli-logo-header-website.pngAndrea Temporelli2017-04-07 07:00:492024-06-04 23:53:19Poeti contemporanei: Luigi Aliprandi
Questo intervento rappresenta il mio esordio critico. Ero appena una matricola…
Un senso di smarrimento, d’incertezza, di distanza dal pubblico emerge in molti scrittori, insieme alla spiacevole impressione di camminare su un’asse marcia […]. Una settimana dopo l’altra, le bussole dei critici indicano successivamente tutti gli orizzonti della rosa dei venti, venti che ci vien voglia di definire quanto meno deboli variabili. Questi anni, malgrado l’evidente abbondanza di talenti critici (forse il loro segno più distintivo), sembrano avere più difficoltà di altri periodi nel cominciare a selezionare autonomamente questa ricchezza di contributi. Non sappiamo se la letteratura sia in crisi, ma è evidente che esiste una crisi del giudizio letterario.
Oggi festeggio il mio compleanno rileggendo una poesia in cui sono chiamato direttamente in causa. È di Paolo Iacuzzi e fa diversi riferimenti al sottoscritto (convocato per nome, anzitutto) e all’opera comune, ovvero all’esperienza “generazionale” che portai avanti con la rivista Atelier (la «collana annerita» allude per esempio all’edizione Atelier del Cielo di Marte, in veste completamente nera).
(L’opera scelta come copertina è di Antonia Bufi.
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da Paolo Fabrizio Iacuzzi, Jacquerie, Torino, Aragno 2000, pp. 41-48
LA GENERAZIONE DEI NEMICI
per M.M.
I
Ritrovarsi fra tanti amici. Noi per dire
io Andrea e Marco in un nome. Ritrovarsi
per stare in agguato. Perdemmo presto
i nostri padri. Ma noi per dire io abbiamo Continua a leggere
https://www.andreatemporelli.com/wp-content/uploads/2016/12/Remove.jpg800800Andrea Temporellihttps://www.andreatemporelli.com/wp-content/uploads/2015/09/andrea-temporelli-logo-header-website.pngAndrea Temporelli2017-04-04 06:38:282018-04-06 15:07:45La generazione dei nemici
(La fotografia in copertina è di Dino Ignani.
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Si muove su una traccia tematica e melodica decisamente caproniana la poesia di Febbraro, soprattutto nella sezione d’apertura del Secondo fine, intitolata La voce fraintesa. Va detto subito che l’indagine teologica del poeta, il quale sulla scorta del Feyerabend citato può permettersi di usare idee (l’idea di Dio, anzitutto) senza accettarle, riesce a sterzare su una traiettoria abbastanza originale il proprio discorso, pur rimanendo sulla pista maestra. L’estensione dei testi oltre la misura breve e brevissima e la messa in scena di maschere rese esplicite dai titoli (L’eremita, Adamo, Il poeta, Il crociato ecc.) gli permettono di non insistere su una musicalità elementare e ben individuata, pur con l’uso di versetti incalzanti che preparano e sanciscono gli scatti gnomici con rime facili. Continua a leggere
https://www.andreatemporelli.com/wp-content/uploads/2016/12/Febbraro.jpg515800Andrea Temporellihttps://www.andreatemporelli.com/wp-content/uploads/2015/09/andrea-temporelli-logo-header-website.pngAndrea Temporelli2017-04-03 07:00:132017-03-26 22:49:26Poeti contemporanei: Paolo Febbraro
Anna Maria Farabbi è scrittrice che coniuga con efficacia pronuncia disinibita e naturalezza. La sua parola attraversa e fonda miti personali, ma non si lascia annoverare in scuole di moderni mitografi dell’io-cosmo (qualche occasionale rapporto e qualche contiguità poetica non cancella la marginalità e l’autonomia che risalta fra i dati biografici più evidenti dell’autrice). Allo stesso modo, la sua poesia si nutre delle linfe di una sensibilità femminile che non ha più bisogno di farsi azione politica, ma si distilla, ancor più necessaria, nella sfera di una coscienza non introflessa, accogliendo le spinte telluriche di un dettato a suo modo conchiuso, ma capace di sprigionare la solarità di un gesto lirico, radicato in paesaggi e forme per nulla astratti. Insomma, l’esperienza della perugina si nutre degli umori di una prospettiva generazionale che vive (o sopravvive) nella schiacciante contiguità con i sussulti del Secondo Novecento (Postermetismo, Orfismo, Femminismo, Sperimentalismo), guadagnandosi un esiguo margine di autonomia, una sfasatura minima eppur determinante. Continua a leggere
La vicenda editoriale di Giuliano Donati si rivela doppiamente paradigmatica nel panorama degli autori nati nei primissimi anni Sessanta. Autore di due libri pubblicati in tempi ravvicinati, ha dovuto attendere poi molti anni prima di dare alla luce il terzo volume, La collinetta. Le difficoltà di emersione di molti autori allora assai promettenti e attivi definisce il contesto che ha dettato non soltanto le occasioni pubbliche del loro lavoro letterario, ma anche il clima in cui si sono formati. Continua a leggere
Introducendo Prendi ad esempio me, Attilio Lolini ricostruiva il percorso di formazione del poeta, ricordando l’importante contatto epistolare con Caproni e la presenza del giovane nei salotti letterari di Romano Bilenchi. Ciofi deve infatti a Caproni, che per lettera lo esortò a evitare «ambiziosi intellettualismi» e a coltivare la musica del testo (che da sola rappresenterebbe i tre quarti della poesia), l’impronta predominante dei suoi versi. Lo si apprende in modo inequivocabile leggendo Non a caso, la raccolta con cui egli amplia la silloge apparsa nel 1993. L’egida del magistero caproniano non si limita esteriormente a dettame di soluzioni metriche o stilistiche; diventa affinità di tono, somiglianza di carattere nel rendersi presenti alle cose. «Così Fabio Ciofi», annotava Lolini, «seguendo i “consigli” di quel grande disamorato che fu Caproni, torna ai toni crepuscolari dei migliori suoi coetanei». Continua a leggere
(La foto è di Dino Ignani.
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La tentazione di leggere le Poesie familiari di Gabriella Sica sulla scorta delle affermazioni rinvenibili in Sia dato credito all’invisibile, volume di «prose e saggi» edito quasi contemporaneamente, è avallata dalla stessa autrice, che definisce quest’ultimo un «controcanto in prosa» del primo (così si legge nel risvolto). E in effetti nel brano introduttivo dichiara: Continua a leggere
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