Poeti contemporanei: Stefano Dal Bianco
C’è, congenita alla nostra cultura occidentale, la sottile tentazione del suicidio, la malia dell’annullamento, il desiderio della scomparsa. Su tutti gli esempi possibile, campeggia il silenzio di Rimbaud, con la sua fuga o forse con il suo affondo nel mondo, dopo essersi spogliato degli infingimenti dell’uomo di lettere. Di questo enigmatico desiderio di sparizione (che talvolta giunge al feticismo di una poetica di oggetti, al più sottile anelito all’anonimato, alla regressione in un ambito culturale ai margini della contemporaneità) ci parla Dal Bianco. Questo, precisamente, è il tema che pare dominare la sua opera, processo alchemico al cui interno è possibile giocare la decisiva partita con sé stessi, in modo asettico (ma subendo naturalmente la seduzione di passare ai fatti). Per questo il suo minimalismo e il suo classicismo addirittura petrarchista, esibito fin da La bella mano, assumono connotati funebri. Continua a leggere










