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Messaggio nella bottiglia

Un messaggio in bottiglia

Sul nuovo numero della rivista “Atelier” compare questo ampio saggio, che prende in esame il mio volume di saggi Smarcamenti, affondi e fughe. Ringrazio direttori e redattori della rivista per l’attenzione e le belle parole, a tratti persino esagerate.

Andrea Temporelli: un messaggio in bottiglia
di Giulio Greco

1. Smarcamenti

Smarcamenti, affondi e fughe (Borgomanero, Ladolfi, 2016, pp. 402, 20 euro) di Andrea Temporelli non va inteso come riedizione di saggi e neppure come un compendio teorico, ma come un vero e proprio manuale di “poetica militante” o forse “militare”, come suggerisce l’editoriale n. 21 del marzo 2001.
Il testo raccoglie il pensiero e l’anima battagliera del cofondatore di «Atelier»: gli editoriali, le interviste narrate, le lettere aperte, pubblicate sulla rivista. Continua a leggere

Revolution, di Emanuele Taglieri

Silenzio dalla Repubblica delle Lettere

(L’opera scelta come copertina è di Emanuele Taglieri.
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Nel riflettere, sul suo sito, in merito a una mia intervista e al libro Smarcamenti, affondi e fughe, Salvatore Anfuso ha riaperto la discussione intorno alla morte della poesia.

No, fermi tutti, specialmente quelli che passano di qui perché interessati alla poesia. So che della “morte della poesia” non ne potete più. Non ne posso più nemmeno io. E allora, perché ho ripreso l’insensata, esangue sigla? La poesia è viva, vivissima. Peccato che si sia trasformata in un fiume sotterraneo, che circoli esattamente dove più nessuno sappia ascoltarla, inverarla. Insomma, la poesia (italiana) è morta perché si è persa, perché vive nell’anonimato: non fatemi ripetere quanto è scritto nel programma di questo sito. Continua a leggere

Un passo oltre l’inizio

 

Chi soffre non è profondo
M. De Angelis

Ricapitoliamo, ancora una volta, la situazione.
I poeti non credono nella parola, ma nel prestigio editoriale. Continua a leggere

THE LONELY TREE, di Wanda D'Onofrio, fotografia digitale, 40x30 cm

Cercansi opere di solitudine e profezia

(L’opera scelta come copertina è di Wanda D’Onofrio.
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Se un uomo rinuncia alla poesia per il potere,
avrà molto potere.

Se un uomo si vanta delle sue poesie,
verrà amato dai cretini. Continua a leggere

The Clown - Part IV, di Stefano Bonazzi (Digital composition printed on photographic fine art paper. Frame, Size 70 x 100 cm)

La cultura non è spettacolo

(L’opera scelta come copertina è di Stefano Bonazzi.
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La vita di uno scrittore è molto vulnerabile, quasi nuda. Non dobbiamo piangerci sopra. Lo scrittore fa la sua scelta e a essa è vincolato. Ma è vero che si è esposti a ogni vento e che alcuni venti sono davvero gelidi. Si è isolati, e in una posizione non facile. Non si ha alcun riparo, alcuna protezione, a meno che non si menta, nel qual caso, ovviamente, ci si costruisce la propria protezione e, si potrebbe dire, si diventa un politico.
Harold Pinter Continua a leggere

L'eremita, di Salvatore Carvelli, acrilico, 25x50 cm

Liberarsi della letteratura

(L’opera scelta come copertina è di Salvatore Carvelli.
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Siamo sull’orlo di uno strappo. E ogni strappo costa sangue.
Questo Paese sta privando, se non l’ha già fatto, la mia generazione di un futuro. Il conto è salato, ma qualcuno, prima o poi, ce lo dovrà pagare.
Flavio Santi

Nel novembre del 2006 scrissi un editoriale che annunciava la fine di quella che qui abbiamo sempre chiamato opera comune. È rimasto inedito, giudicato inopportuno. Era invece solo intempestivo. Poi tutto è precipitato molto in fretta, purtroppo.

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Il fuoco della dea mi pervade, di Kumudra (olio, 100x140x3 cm)

Non con minore energia

(L’opera scelta come copertina è di Kumudra.
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Nel novembre del 2006 scrissi il testo che compare qui sotto. Doveva diventare un editoriale di Atelier, ma è rimasto inedito, prima di entrare ora negli Smarcamenti.

Il lavoro è appena iniziato, le linee delineate esigono l’experimentum crucis, un’azione che è “verifica” nel senso etimologico del termine, verum facere, inverare o smentire.
G. Ladolfi

Inutile negarlo: l’opera comune è finita. L’età è stata fatta fiammare, e bene, per quel che si è potuto. Inutile cercare di mantenere un profilo indistinto, di gruppo: ormai ci conoscono per nome e soprannome. La giovinezza non può essere eterna. Amen. Continua a leggere

Popole Misenga si allena vicino a casa sua, a Rio de Janeiro, il 27 maggio. (Felipe Dana, Ap/Ansa)

Sommersi, non salvabili

Davide Brullo mi manda questo testo, per inserirsi nei ragionamenti sul tema generazionale che sto approntando, in vista di domenica. Sa bene che concordo per filo e per segno, in particolare per quella impossibilità di riconoscere i libri importanti che pur ci sono, persi come diamanti nel cuore duro della montagna della nostra epoca. Io, in questi giorni, mi sto fissando su un’immagine, che deve ancora accadere: la parata di un gruppo di atleti profughi, alle prossime Olimpiadi. Ecco, l’opera comune sta diventando qualcosa del genere. Scrittori che restano legati alla loro lingua, alla loro tradizione, ma che ormai devono abbandonarla, perché in essa non hanno più cittadinanza. Scrittori che portano il loro talento dentro un nuovo alveo: il sogno di una letteratura mondiale, che non sia una paccottiglia insensata, ma un grandioso concerto di differenze, una festa di innesti, un’amorosa competizione nel superarsi in disciplina e potenza di visione. Continua a leggere

La scena del risveglio del protagonista, dal film Matrix

Dormite nella pancia di Matrix

Questa intervista a cura di Davide Brullo è apparsa su “La voce di Romagna” del 18 giugno. Nel pubblicarla, Davide ha voluto togliere il suo nome, dai pochi esemplari che mi ero permesso di avanzare: qui sotto invece lo trovate là dove deve essere.

Magmatico, radicale, radioso: Andrea Temporelli ha scritto una delle opere critiche più avventate e vigorose del tempo presente. Lo abbiamo stanato dalla sua solitudine

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Samurai

Guerra lirica. Sugli ‘Smarcamenti’

Davide Brullo ha segnalato, da par suo, il mio ultimo libro. Qui di seguito il testo del suo intervento e, alla fine, il pdf della pagina originale.

GUERRA LIRICA
di Davide Brullo

Andrea Temporelli raccoglie gli editoriali di “Atelier” (e un mucchio di altre cose). Ne viene fuori un folgorante manuale per il poeta guerriero. Lo capiranno in pochi

Quasi un manuale di guerra. Andrea Temporelli, che da tempo si è fatto fuori dalla banale bagarre letteraria, propagando, dalla sua solitudine, un romanzo-granata come Tutte le voci di questo aldilà (Guaraldi, 2015), ha deciso di pubblicare gli editoriali scritti per la rivista di “Atelier” nei 18 anni (dal 1996 al 2013) in cui ne ha retto, con audacia e follia, il timone. Per farla breve, silenziosamente, con ghigno da alchimista e da anarchico, è uno dei libri di “teoria letteraria” più folgoranti dell’ultimo decennio. Ecco perché. Continua a leggere