L'indiscreta

I poeti sono pettegoli

Questo è un editoriale del 2004. Chissà se da allora le cose sono cambiate…

Ci vuole un secolo o quasi
– fiammeggiava Ungaretti sulla porta
della Galleria Apollinaire –
ci vuole tutta la fatica tutto il male
tutto il sangue marcio
tutto il sangue limpido
di un secolo per farne uno…

(Frattanto
sul marciapiede di fronte
a due a due sottobraccio tenendosi
a due a due odiandosi in gorgheggi
di reciproco amore
sei ne sfilavano. Sei.)

V. Sereni

I poeti sono pettegoli. La prima cosa che guardano nel libro del collega è la firma del prefatore, la notizia biografica o la fotografia, che si pubblica solo nei libri dei principianti, ma che è utilissima per giudicare la qualità dell’autore e capire se farà strada.

I poeti sono allegri e festaioli e appena possono partecipano ai festival, alle presentazioni, ai convegni, ai premi: ogni occasione è buona anche solo per raccogliere il nuovo gossip o rivedere gli amici. Tornati a casa, raccontano con enfasi le mirabolanti imprese e aggiornano la lista degli amici e dei nemici, ma soprattutto annotano tutto quello che, nella manifestazione, non andava bene, ma non perché abbiano intenzione di organizzarne una migliore, no, solo per ribadire che loro avrebbero fatto meglio. Non a caso, i poeti più bravi erano gli amici.

I più sfigati, che non sono stati invitati nemmeno dopo averlo richiesto, raccolgono le indiscrezioni e dicono di aver fatto bene a snobbare simili consessi, non perché loro siano superbi, ma perché si capiva subito che c’era del marcio e che tutto era stato pensato per promuovere gli organizzatori. Poi, però, guardano le fotografie degli amici che sorridono sottobraccio e si mordicchiano le mani, chiedono se la pizza era buona e se costava molto.

I poeti sono aggiornatissimi: conoscono i libri prima che escano. Non hanno bisogno di comprarli e leggere, per carità, rischierebbero di farsi influenzare e poi sanno già chi sono i bravi e onesti e chi sono i mediocri e disonesti. E, siccome i poeti sono anime belle, non esisteranno mai poeti onesti e mediocri, è un’evidente contraddizione in termini. Soltanto i critici possono essere contemporaneamente bravi e disonesti e a dire il vero lo sono quasi sempre, perché, appunto, non sono mica poeti.

I poeti che fanno i critici, o i critici che fanno i poeti, sono guardati con diffidenza, perché hanno una natura ambigua: bisogna frequentarli con discrezione, tollerarli come omosessuali che è meglio tenerseli buoni, perché altrimenti diventi un razzista e nella comunità dei poeti vieni emarginato. Poi, sapessi quanti hanno davvero gusti strani… Tanto più che le poetesse sono pochine e bruttine: appena se ne vede una carina che pubblica da un editore migliore, si sa che ciò è dovuto a concorrenza sleale.

I poeti, comunque, alla fine si amano tutti, anche se per un po’ si sono mandati a quel paese. Però non sopportano, assolutissimamente, i narratori che si cimentano con i versi, pietosi del resto, ma che vendono molto di più delle loro duecento, duecentotrenta copie. Però ci sono anche i poeti che ne vendono dieci mila, tutte in provincia. Se soltanto avessero un editore con un minimo di distribuzione e voglia di pubblicizzarli, diventerebbero celebri e finirebbero in tivù. Per questo i poeti sono sempre in cerca di un editore migliore e si scambiano notizie sui prezzi, sulle scadenze, sui contratti.

I poeti non hanno gusti certi, oggi una poesia piace e domani no. Non ce n’è una bella sempre e questo è un bene perché, prima o poi, c’è posto per tutti. Se fanno comunque le antologie e gli si domanda il motivo, visto che domani non piacerà nemmeno più a loro, rispondono che se gli va di pisciare, pisciano, e se gli va di fare un’antologia, fanno un’antologia, loro che possono. Mica dovranno rendere conto a qualcuno (anche perché quel qualcuno è sempre il poeta invidioso che non ha partecipato nonostante avesse avanzato richiesta prima di tutti).

Adesso, poi, i poeti sono diventati anche precocissimi e a trent’anni pensano già al Meridiano.

 

2 commenti
  1. Avatar
    Monica Ambrosi dice:

    Sono umani anche i poeti e forse il loro è un “mondo piccolo” e autoreferenziale. Noi lettori (io almeno) li consideriamo esseri soprannaturali circonfusi di un’aura quasi mistica e ci rifiutiamo di vederne i limiti. In fondo le loro opere vivono di vita propria e ciò ci basta. E poi “lasciamoli divertire”!

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