La voce

La voce dell’opera

Un’opera eccede il suo autore. Per questo, lo scrittore non è il depositario del significato di un testo: è il testo stesso a produrre il suo senso (qui servirebbe addentrarsi nella differenza tra “significato” e “senso”: un’altra volta, forse).

Ciò ha una conseguenza precisa: l’autore non sa tutto dell’opera. Se un lettore “trova un senso” a un testo che magari è estraneo alle intenzioni di chi l’ha composto, non è detto che non sia “giusto”. Non è detto nemmeno, a dire la verità, che vada bene a priori. Chiunque può dire: “per me questa canzone significa questo”; “per me questa poesia, rappresenta, nella mia vita, questo”, ma per arrivare a dire che, “non solo per me”, un testo significa qualcosa, devo pormi il problema della coerenza. Devo cioè dimostrare che la mia interpretazione è giustificata (resa lecita) proprio dal testo, dai suoi elementi costitutivi: e, oltre al testo, dal suo con-testo.

Altra considerazione: tutti scrivono per “essere capiti”. Però può darsi che, per rispettare le regole che l’opera, nel suo farsi, impone, l’autore risulti “difficile”. Cercando l’esattezza del senso, il significato può farsi opaco.

«Ho fiducia nelle canzoni. E mi arrendo anche alla realtà secondo la quale una volta che le tue canzoni sono là fuori, tu sei soltanto un’altra voce nella discussione», disse una volta Bruce Springsteen, anche lui alle prese con il problema dell’interpretazione dei propri testi.

E, tuttavia, alla fine capita di essere fraintesi.

Come intervenire, allora?

Il cantante ha molti vantaggi rispetto allo scrittore. Anzitutto, in generale, una canzone è molto più immediata di una poesia, e poi ha un interprete specifico che coincide, talvolta, con il suo autore. Il cantante incontra fisicamente il suo pubblico, può permettersi, se lo crede, di aggiungere una battuta per presentare un testo. Il suo ruolo sociale, così forte e riconosciuto, gli assegna molta voce in capitolo, spesso su questioni ben più importanti dell’interpretazione corretta delle sue canzoni.

Un poeta, invece, vive attraverso la voce dell’opera. La sua voce fisica, per lo più, resta ignota. Certo, spesso ci sono presentazioni di libri, ma si tratta di situazioni piuttosto ingessate, rituali, autoreferenziali, in cui è difficile incontrare davvero “il pubblico”, il fantomatico lettore anonimo e magari casuale. Alla presentazione dei libri ci vanno, se va bene, i soliti amici, gli altri poeti (qualcuno anche solo per invidia o senso del dovere), pochi curiosi di passaggio.

Ora, dove conducono tutte queste riflessioni?

Proprio al punto da cui ero partito.

 

1 commento
  1. massimiliano dice:

    “Cercando l’esattezza del senso, il significato può farsi opaco.”

    A quando l’articolo su senso e significato?

    Aspettiamo 🙂

    Grazie.

    Rispondi

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