Poeti contemporanei: Nicola Vitale

(La fotografia in copertina è di Dino Ignani.
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È una fenomenologia dell’esperienza individuale a farsi carico della coralità suggerita dal titolo Progresso nelle nostre voci, esito preminente di un lavoro lungo quindici anni (che ha trovato espressione anche in un’altra raccolta, minore e speculare: La forma innocente). Per riprendere un termine che ritorna quasi ossessivamente, soprattutto all’inizio, è una serie di «affetti», familiari e personali (gli amici, la gente comune) a filtrare nei capitoli che delineano gli stati attraversati dal poeta. La coralità evocata è implicita soprattutto nelle dinamiche della coscienza, della sua ricerca di una dimensione esistenziale pacificata con le cose. Le figure che a tratti si affacciano in queste pagine, infatti, si parificano alle evenienze del mondo. Non per il peso della loro storia individuale sono chiamate in causa le altre persone, ma in quanto partecipi di quel soggetto collettivo, il corpo dell’umanità afflitto dalla malattia dell’essere e in viaggio verso una dimensione (utopica?) di integrità. Perciò si alternano con naturalezza testi in cui l’io campeggia e altri in cui risulta indistinto nella realtà carpita per via di riflessione con raziocinante anelito di oggettività. Continua a leggere

Paradigma Atelier

Questo testo era stato preparato per il convegno organizzato a Firenze da Atelier, per celebrare il ventennale della rivista (La critica letteraria oggi: la fucina ventennale di Atelier). È ora accolto nel fascicolo n. 85 della rivista (marzo 2017).

Mi viene chiesto, per l’occasione celebrativa del ventennale di Atelier, di volgere lo sguardo indietro e di offrire un resoconto del lavoro critico svolto nell’ambito della gloriosa esperienza di questa rivista. Si potrebbero passare semplicemente in rassegna certi numeri speciali, i miei libri di critica che hanno poi raccolto il lavoro sparso su quelle pagine, ricordare le incursioni nel web e tutto il lavoro di scouting rivolto in particolare verso la generazione dei Settanta, ma senza disdegnare acquisizione di voci significative che hanno definito sconfinamenti su qualsiasi generazione. Continua a leggere

Poeti contemporanei: Gianni D’Elia

La poesia incivile di Gianni D’Elia

La vocazione poetica di Gianni D’Elia è sorta dalle ceneri di una stagione della propria vita, in cui i fantasmi della giovinezza si accompagnarono con l’educazione e la militanza politica (in Lotta Continua), in anni duri e tormentati della nostra storia recente. E lo stigma di una perdita irrimediabile, con le inflessioni nostalgiche e i sommovimenti di una memoria inquieta, connota da sempre la parola di questo autore, come se la scrittura fosse il prolungamento di un’azione divenuta impossibile, un fare che cauterizza il vuoto della storia, individuale e generazionale, di cui si fa carico. Continua a leggere

Poeti contemporanei: Antonella Anedda

(La foto è di Dino Ignani.
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Nell’atto di consegnarci, con Nomi distanti, un omaggio ad alcune voci predilette della sua personale memoria poetica, Antonella Anedda proteggeva quell’offerta alla luce di un distacco, che non rappresentava una semplice forma di pudore. I Nomi cui dava udienza interiore nelle sue pagine erano infatti distanti non solo perché parlanti in una lingua altra (lingue straniere, ma anche i dialetti di Noventa, Loi e Doplicher) e perciò da una tradizione e da una storia diversa, e non solo perché voci fra loro eterogenee: quelle voci erano così stigmatizzate perché giusto il distacco garantiva lo spazio necessario allo schiudersi di un dialogo più intimo, non letterario. Continua a leggere

Poeti contemporanei: Luigi Aliprandi

Ma questo, poi, che fine avrà fatto?

Il titolo d’esordio di Aliprandi (La sposa perfetta, curiosamente identico a quello di una raccolta di Alessandro Carrera), la citazione di Girolamo Fontanella che pone sulla soglia del libro («Sia premio il bacio al mio cantar dovuto») e la dedica che segue («per Annalisa») informano subito il lettore circa la natura di canzoniere assunta dalla silloge. Continua a leggere

Omertà della critica

Questo intervento rappresenta il mio esordio critico. Ero appena una matricola…

Un senso di smarrimento, d’incertezza, di distanza dal pubblico emerge in molti scrittori, insieme alla spiacevole impressione di camminare su un’asse marcia […]. Una settimana dopo l’altra, le bussole dei critici indicano successivamente tutti gli orizzonti della rosa dei venti, venti che ci vien voglia di definire quanto meno deboli variabili. Questi anni, malgrado l’evidente abbondanza di talenti critici (forse il loro segno più distintivo), sembrano avere più difficoltà di altri periodi nel cominciare a selezionare autonomamente questa ricchezza di contributi. Non sappiamo se la letteratura sia in crisi, ma è evidente che esiste una crisi del giudizio letterario.

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Poeti contemporanei: Paolo Febbraro

(La fotografia in copertina è di Dino Ignani.
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Si muove su una traccia tematica e melodica decisamente caproniana la poesia di Febbraro, soprattutto nella sezione d’apertura del Secondo fine, intitolata La voce fraintesa. Va detto subito che l’indagine teologica del poeta, il quale sulla scorta del Feyerabend citato può permettersi di usare idee (l’idea di Dio, anzitutto) senza accettarle, riesce a sterzare su una traiettoria abbastanza originale il proprio discorso, pur rimanendo sulla pista maestra. L’estensione dei testi oltre la misura breve e brevissima e la messa in scena di maschere rese esplicite dai titoli (L’eremita, Adamo, Il poeta, Il crociato ecc.) gli permettono di non insistere su una musicalità elementare e ben individuata, pur con l’uso di versetti incalzanti che preparano e sanciscono gli scatti gnomici con rime facili. Continua a leggere

Della maestria (per lo Yeti di Enrico Macioci)

(L’opera scelta come copertina è di Lele De Bonis.
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Sono sempre stato dalla parte degli avvistatori di yeti, dei visionari che mettono la faccia in qualcosa che ai più pare inverosimile, anzi, addirittura ridicolo. Limitarsi al buon senso ci dà il sostegno dei conformisti, ma uno scrittore deve sempre fare i conti, alla fine, con l’aldilà. Continua a leggere

Poeti contemporanei: Annamaria Farabbi

Anna Maria Farabbi è scrittrice che coniuga con efficacia pronuncia disinibita e naturalezza. La sua parola attraversa e fonda miti personali, ma non si lascia annoverare in scuole di moderni mitografi dell’io-cosmo (qualche occasionale rapporto e qualche contiguità poetica non cancella la marginalità e l’autonomia che risalta fra i dati biografici più evidenti dell’autrice). Allo stesso modo, la sua poesia si nutre delle linfe di una sensibilità femminile che non ha più bisogno di farsi azione politica, ma si distilla, ancor più necessaria, nella sfera di una coscienza non introflessa, accogliendo le spinte telluriche di un dettato a suo modo conchiuso, ma capace di sprigionare la solarità di un gesto lirico, radicato in paesaggi e forme per nulla astratti. Insomma, l’esperienza della perugina si nutre degli umori di una prospettiva generazionale che vive (o sopravvive) nella schiacciante contiguità con i sussulti del Secondo Novecento (Postermetismo, Orfismo, Femminismo, Sperimentalismo), guadagnandosi un esiguo margine di autonomia, una sfasatura minima eppur determinante. Continua a leggere

Poeti contemporanei: Giuliano Donati

La vicenda editoriale di Giuliano Donati si rivela doppiamente paradigmatica nel panorama degli autori nati nei primissimi anni Sessanta. Autore di due libri pubblicati in tempi ravvicinati, ha dovuto attendere poi molti anni prima di dare alla luce il terzo volume, La collinetta. Le difficoltà di emersione di molti autori allora assai promettenti e attivi definisce il contesto che ha dettato non soltanto le occasioni pubbliche del loro lavoro letterario, ma anche il clima in cui si sono formati. Continua a leggere