Poeti contemporanei: Mario Benedetti

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Sono prose slavate le poesie che compongono Umana gloria, in parte anticipate in alcune plaquettes (ma spesso troviamo poesie mantenute di libro in libro, guardando alle opere precedenti). La loro potenza poetica è tutta in questa povertà di cose che sembrano provenire da una terra lontana (e Una terra che non sembra vera è il titolo sintomatico di un’operetta precedente). Qui le parole sono corrose nella loro pretesa lirica, che viene addirittura umiliata nei versi che introducono la sezione In città, con i quali l’autore, interrogandosi sulla solitudine (ma tale interrogazione è stata così a lungo ripresa da aver perso il punto interrogativo, trasformandosi già in altro), domanda clemenza per il gesto di chiedere ascolto, riportando all’improvviso, e senza commenti, una notizia di cronaca: «La donna ha disteso la coperta sul pavimento per non sporcare, si è distesa prendendo le forbici per colpirsi nel petto, / un martello perché non ne aveva la forza, un’oscenità grande. // L’ho letto in un foglio di giornale. // Scusatemi tutti». Continua a leggere

Poeti contemporanei: Massimo Bocchiola

Nei poeti che hanno esordito negli anni Novanta si avverte, rispetto ai decenni passati, una maggiore inclinazione alla chiarezza espressiva, che non comporta necessariamente un depotenziamento stilistico, ma una focalizzazione della ricerca dal solo significante al livello del segno e del testo organicamente concepiti, come a dire nella direzione che va dalla musicalità più evidente alla musica profonda di un’opera. Contribuisce a questa tendenza l’assimilazione, relativamente recente, entro il solco novecentesco dell’apporto basilare della poesia dialettale e di altre importanti esperienze in lingua precedentemente sottovalutate (si pensi a Bertolucci). La raccolta di Bocchiola Al ballo della clinica è in questa direzione esemplare. D’altronde, Franco Brevini introducendo la prima sezione del libro (prima che i gatti, cui fanno seguito né un saio né il deserto e al ballo della clinica), quando apparve nel Terzo quaderno di Poesia contemporanea, rendeva apertamente conto del patrocinio morale di Raffaello Baldini all’opera del giovane scrittore, individuando nella discorsività e nella «luce di umile concretezza in cui si stagliano le cose» gli elementi principali di affinità con gli autori dialettali. Continua a leggere

Educare o inculcare?

Malgrado tutto, il docente mantiene pur sempre un ruolo di potere, se non altro quando chiude la porta ed entra nella sua trincea quotidiana. Continua a leggere

Oroscopo di Magrelli

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La riedizione, presso Einaudi, dei tre libri pubblicati da Magrelli in un unico, complessivo volume di Poesie, con l’aggiunta di un esiguo numero di inediti, assume per l’autore il valore di una calcolata consacrazione [1]. Da tempo Magrelli è infatti considerato l’enfant prodige della poesia italiana degli ultimi decenni, per il precoce ed eccezionale esordio già dalla fine degli anni Settanta sulle principali riviste e antologie, sancito ufficialmente con l’uscita in volume nel 1980 presso Feltrinelli, a soli ventritré anni, di Ora serrata retinae [2], opera prima che troverà un vasto e inusuale consenso critico ed editoriale. Continua a leggere

Poeti contemporanei: Vito Bonito

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Vitaniello Bonito è poeta dalla voce concentratissima, che opera nella progressiva distillazione e decantazione dei testi: il suo è un procedere insieme conchiuso e aperto, che dal minimo dettaglio di un componimento può rimandare alla struttura macrotestuale, come se l’obliterazione del superfluo, e soprattutto delle occasioni biografiche, durante il percorso formativo dell’opera, incastonasse ogni frammento su un sottofondo continuo, derivato dalla fusione dei diversi motivi originari. Continua a leggere

Vendere racconti (o del qualunquismo)

Leggevo ieri un interessante articolo di Salvatore Anfuso, Vendere racconti a una rivista cartacea. Ci si chiede qui se esistano ancora riviste (cartacee) in grado di pagare la pubblicazione di racconti (sì, ne esistono) e se esistano riviste di un certo prestigio letterario, capaci di “lanciare” anche nuovi autori, che non siano eccessivamente partigiane, snob, letterariamente orientate, che siano insomma aperte a ogni forma di contributo, a prescindere dal genere, affinché un racconto “scritto bene” trovi accoglienza. Attraverso il tam-tam dei commenti, è emerso inoltre il sogno di fondare una nuova rivista, che rispondesse, se ho ben capito, a tutti i requisiti finora indicati, ovvero: Continua a leggere

Poeti contemporanei: Paolo Del Colle

L’esperienza di Paolo Del Colle all’altezza del libro d’esordio, Gemme apicali, è risolvibile entro l’araldica preziosità suggerita dal titolo, che si concretizza nelle scelte lessicali ricercate (stipa, belletta, m’arruga, tedio, scerbato) e in una sintassi giocata su un effetto di straniamento, ancora legato a un’aura classicista, come dimostrano le innumerevoli inversioni e dislocazioni degli elementi frasali (a partire dal verbo, spesso relegato in posizione conclusiva). Ma si veda anche questo esempio, che rende per mezzo di altra strategia il medesimo effetto: «gli avanzi vorticano / sorti dai cumuli sbandati volano, / labile occupazione a tratti, a strappi; / non giunge requie / in cui s’attende, infine, quel che spetta. / Da un compito il dibattersi lamenta / che storni tenace l’inquieto tempo, / dal cui posare si riassesta il macero». Qui è soprattutto la ritmica testuale, imposta dai numerosi sdruccioli, a conferire il senso di un’euforia linguistica quasi dannunziana, benché modernamente sincopata. Continua a leggere

Poesie dall’inferno

Non amo le prefazioni e tendo a declinare gli inviti a scriverne, ma qualche eccezione capita. È il caso delle parole che seguono: parole dovute a una persona cara, anzi due, ma anche a un libro particolare: L’umana ferocia o Poesie dall’inferno, di Giorgio Anelli, edito per le Edizioni Kolibris. Continua a leggere

Poeti contemporanei: Silvia Bre

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Le barricate misteriose è titolo che promette qualcosa di battagliero, una pronuncia frontale e impegnata, benché si intuisca già nella connotazione data dall’aggettivo una sfumatura attenuante. Infatti, leggendo il volume, ci si trova di fronte a una scrittura raccolta in una specie di stupore sospeso. Lo spazio che si apre innanzi alla barricata è «un campo di silenzio», non ci sono slanci combattivi, dal momento che mancano persino i nemici. La promessa del titolo si scioglie pertanto in un senso minimalistico di resistenza al divenire, al passaggio quotidiano dell’esistenza. Ci troviamo coinvolti in un eroismo privato, persino squisitamente femminile in taluni accenti e pose. Già le sigle interne delle sezioni smentiscono l’impennata del titolo generale, a partire dal più importante di essi, I riposi, che suona come un invito a «concedere un’apertura ai tempi morti, agli spazi inconsapevoli, alla consapevole incertezza, all’imperfezione», come ebbe a dire a suo tempo Giuliano Donati. Continua a leggere

Poeti contemporanei: Gabriele Frasca

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L’esempio massimo della contiguità fra tendenza neometrica e sperimentalismo è, però, il talentuoso Gabriele Frasca. I titoli delle sue raccolte poetiche (è anche autore di saggi e di romanzi, l’ultimo dei quali, Santa Mira, andrebbe confrontato proficuamente con la sua ricerca in versi: ci limitiamo a rinviare allo scritto di Paolo Giovannetti apparso su Tirature ’03) sono altamente significativi: Rame, Lime e Rive ben esemplificano il procedimento combinatorio (ma gli esempi sarebbero molteplici: non si perda nell’ultimo libro la parola che chiude la sezione rimavi, «rimi», che si riverbera nel titolo della sezione successiva, rivi, la quale si apre con la parola «rivà»…) che insieme al furore sintattico (per riprendere la formula adottata dallo stesso autore in un celebrato studio sulla sestina) sta alla base della sua opera: pare di assistere a una lucreziana caduta di atomi-sillabe che, dentro l’ordigno universale della gabbia metrica, proliferano caoticamente. Continua a leggere